giovedì 26 febbraio 2009

Walker



Ettore Giovannitti, con la sua larga cravatta di seta e il suo panciotto di velluto, è fra gli organizzatori dello sciopero di Lawrence, Massachussetts, del 1912. Nel corso dello sciopero, i
sindacalisti italiani dell'IWW introducono modalità di lotta mutuate dall'esperienza in patria. Le cucine operaie e la decisione di mandare, con grande pubblicità, i figli degli scioperanti come ospiti presso i sostenitori dello sciopero in altre città.
Accusato di complicità morale nell'uccisione di una giovane scioperante, Ettore Giovannitti si difende da sé. Con un inglese efficace, e con fervore, rammenta ai giudici del New England come le tradizioni del loro stato includono i ribelli che combatterono per liberarsi dal dominio inglese.
Giovannitti verrà assolto, mentre di lì a poco Sacco e Vanzetti verranno condannati a morte. Giovannitti cercherà di vincere, con ogni mezzo, le resistenze anti-italiane, almeno all'interno del movimento operaio. Lo farà fungendo da tramite politico-culturale, mettendo in gioco la sua conoscenza di entrambe le lingue. Mentre è in carcere, per i fatti di Lawrence, compone una delle più note e intense poesie della letteratura americana, "The Walker".
Poema che testimonia della sua capacità di liberarsi dei cascami letterari della sua scrittura in italiano, muovendo verso una comunicazione in lingua inglese del tutto poetica.
Giovannitti, negli anni a venire, sarà anche un pioniere nell'uso della radio per sensibilizzare gli operai. A quanto pare, avrebbe anche scritto delle sceneggiature per Hollywood!



L'uomo che cammina
di Arturo Giovannitti

Odo tutta la notte passi sulla mia testa.
Vengono e vanno. Di nuovo vengono e vanno per tutta la notte.
Arrivano dall'eternità in quattro passi e ritornano all'eternita' in
quattro passi, e tra il venire e l'andare c'è
il silenzio e la notte e l'infinito.
Perché infiniti sono i nove piedi di una cella di prigione, senza
fine e' la marcia
di chi cammina tra il giallo muro di mattoni e il rosso
cancello di ferro, pensando cose che non possono essere incatenate e
non possono
essere chiuse a chiave, ma che vagano lontano nel luminoso mondo,
ciascuna
in un selvaggio pellegrinaggio verso una meta stabilita.

Per tutta la notte inquieta odo passi sulla mia testa,
chi cammina? Non lo so. E' lo spettro della cella, è il
cervello insonne, un uomo, l'uomo, l'Uomo che cammina.
Uno-due-tre-quattro: quattro passi ed il muro.
Uno-due-tre-quattro: quattro passi e il cancello di ferro.
Ha misurato il suo passo, l'ha misurato accuratamente,
scrupolosamente,
continuamente, come il boia misura la corda e il
becchino la bara: tanti piedi, tanti pollici, tante
frazioni di pollice per ognuno dei quattro passi.
Uno-due-tre-quattro. Ogni passo risuona pesante e cavo sul mio
capo, e l'eco di ogni passo suona cavo dentro la mia testa
poiché li conto nell'ansia e nel terrore: quella volta, forse, nel
cammino incessante, avrebbero potuto essere cinque passi al posto di
quattro
tra il giallo muro di mattoni ed il rosso cancello di ferro.
Ma lui ha misurato lo spazio così accuratamente, cosi'
scrupolosamente, così minutamente che niente interrompe il ritmo
grave della lenta, fantastica marcia.

Quando tutti sono addormentati ( E chi può sapere, tranne me, quando
tutti dormono?) tre
cose rimangono sveglie nella notte. L'Uomo che cammina, il mio cuore
e il vecchio orologio che ha l'anima di un demonio - perché mai,
da quando una rozza mano dai peli rossi fece oscillare per
la prima volta il pendolo nella prigione, il vecchio orologio
ticchettò una intera ora di gioia.

Tuttavia, il vecchio orologio che segna tutto e registra ogni cosa,
e che suona il rintocco della morte, il saggio, vecchio
orologio che sa ogni cosa, non conosce il numero dei
passi dell'Uomo che cammina, né i battiti del mio cuore.
Poiché né per l'Uomo che cammina, né per il mio cuore c'è un secondo,
un minuto, un'ora o qualsiasi altra cosa che stia nel vecchio
orologio-non c'è altro che la notte, l'inquieta notte, la vigile
notte, e passi che vanno, e passi che vengono e i
selvaggi tumultuosi battiti che li seguiranno per sempre.

Tutti i suoni degli esseri viventi e delle cose inanimate, e tutte le
voci e tutti i rumori della notte che ho ascoltato nella mia
ansiosa veglia.
Ho ascoltato i lamenti di chi piange una cosa che è morta
e i sospiri di chi cerca di soffocare una cosa che non
morirà;
Ho ascoltato i singhiozzi soffocati di chi piange con la sua testa
sotto le grezze coperte, e i sussurri di chi
prega con la sua fronte sulla dura, fredda pietra del pavimento;
Ho ascoltato chi ride di una acuta sinistra risata di follia verso
l'orrore sfrenato sul giallo muro, e verso gli occhi rossi
dell'incubo che guarda furioso attraverso le barre di ferro;
Ho ascoltato nell'improvviso silenzio di ghiaccio, chi tossisce di
una tosse secca ed echeggiante, e ho desiderato pazzamente che la sua
gola non rantolasse ancora e non sputasse sul pavimento, poiché
nessun suono
è stato mai più atroce di quello del suo sputo sul pavimento;
Ho sentito chi faceva terribili giuramenti, che ho ascoltato con
riverenza e soggezione, poiché sono più sacri delle suppliche di una
vergine;
E ho ascoltato, cosa più terribile di tutte, il silenzio di duecento
cervelli, tutti presi da un unico, inesorabile, implacabile,
terribile pensiero.
Tutto questo ho ascoltato nella vigile notte,
e il mormorio del vento al di là dei muri,
e i rintocchi di una lontana campana,
e il doloroso canto funebre della pioggia,
e le più lontane eco della città addolorata,
e i terribili battiti, selvaggi battiti, pazzi battiti di Un
Cuore che e' il piu' vicino al mio cuore.

Tutto questo ho ascoltato nella tranquilla notte,
ma niente e' più alto, più forte, più desolato, più potente o più
terribile dei passi che ho udito sulla mia testa tutta la notte.
Paurosi e terribili sono tutti i passi degli uomini sopra questa
terra, perhé essi discendono o salgono.

Discendono da piccole collinette e alte cime e alte quote,
attraverso strade ampie e angusti sentieri, si posano sulle nobili
scale di marmo e sulle stridenti scale di legno - e alcuni scendono
verso i sotterranei e altri verso la tomba e altri ancora giù verso
le fosse della
vergogna e della scelleratezza e ancora vengono verso lo splendore di
un impenetrabile abisso, dove niente c'è all'infuori dei bianchi,
fissi, spietati bulbi oculari del Destino.
E ancora altri passi arrivano. Salgono verso la vita e verso l'amore,
verso la fama, verso il potere, verso la vanità, verso la verità,
verso la gloria, verso
il patibolo, verso tutto eccetto che verso la Libertà e l'Ideale.
E tutti salgono le stesse strade e le stesse scale che gli altri
scendono; poiché mai, da quando l'uomo ha iniziato a pensare come
vincere e sorpassare il simile, altre strade e altre scale sono state
trovate.
Scendono e salgono i timorosi passi degli uomini e
alcuni zoppicano, alcuni arrancano, alcuni si affrettano, alcuni
trottano, alcuni corrono
Sono calmi, lenti, rumorosi, vivaci, rapidi, agitati, pazzi e
la loro cadenza è più spaventosa per le orecchie di colui che sta
fermo ancora.
Ma di tutti i passi degli uomini che scendono e salgono, nessuno
di loro è così terribile quanto quelli che vanno sempre diritti
sul morto livello di un pavimento di prigione, da un giallo muro di
pietra ad un rosso cancello di ferro.

Lungo tutta la notte, cammina e pensa. E' piu' spaventoso
perché cammina e i suoi passi risuonano vuoti sopra la mia
testa, o perché pensa e non esprime i suoi pensieri?
Ma lui pensa? Perché dovrebbe pensare? E io penso? Io ascolto solo i
passi e li conto. Quattro passi ed il muro. Quattro
passi ed il cancello. Ma al di là? Al di là? dove va lui
al di là del cancello e del muro?

Egli non va al di là. Il suo pensiero si infrange là sul cancello di
ferro
forse si infrange come un'onda di collera, forse come un improvviso
fiume di speranza, ma ritorna sempre a colpire il muro come un
cavallone di impotenza e disperazione.
Cammina avanti e indietro dentro l'angusta cavità roteante di questo
pensiero sempre tempestoso e furioso. Solo un pensiero-costante,
fisso immobile, sinistro, senza forza e senza voce.
Un pensiero di pazzia, frenesia, agonia e disperazione, un pensiero
infuso di inferno, poiché è un pensiero naturale. Tutte le cose
naturali sono cose impossibili, mentre ci sono prigioni nel mondo -
pane, lavoro, felicità, pace, amore.
Ma lui non pensa a questo. Mentre cammina pensa alla cosa più
sovrumana,
più inaccessibile, più assurda del mondo:
Pensa ad una piccola chiave di ottone che gira attorno appena per
metà e apre il rosso cancello di ferro.

Questo è tutto ciò che l'Uomo che cammina pensa, mentre cammina per
tutta la notte.
E quello è ciò che duecento menti soffocate nell'oscurità e nel
silenzio della notte pensano, e quello è ciò che anche io penso.
Straordinaria è la suprema saggezza del carcere che fa fare a tutti
il medesimo pensiero. Meravigliosa è la provvidenza della legge
che rende tutti uguali anche nella mente e nel sentimento. Caduta è
l'ultima barriera del privilegio, l'aristocrazia dell'intelletto.
La democrazia della ragione ha uniformato tutte le duecento menti
alla comune apparenza dello stesso pensiero.
Io che non ho mai ucciso, penso come l'assassino;
Io che non ho mai rubato, ragiono come il ladro;
Io penso, ragiono, desidero, spero, dubito, aspetto come l'assassino
pagato,
come l'appropriatore indebito, il falsario, il contraffattore,
l'incestuoso,
lo stupratore, l'ubriacone, la prostituta, il ruffiano, io, io che
sono solito pensare all'amore, alla vita, ai fiori, alla poesia
e alla bellezza e all'ideale.
Una piccola chiave, una piccola chiave, piccola come il mio piccolo
dito, una piccola chiave di
scintillante ottone.
Tutte le mie idee, i miei pensieri, i miei sogni sono congelati in
una piccola chiave di scintillante ottone.
Tutto il mio ingegno, tutta la mia anima, tutta quella
improvvisamente fluttuante e latente forza
della mia vita più profonda sono nella tasca di un uomo dai capelli
bianchi vestito di blu.

E' grande, potente, formidabile, l'uomo dai capelli bianchi,
poiché egli ha nella sua tasca il potente talismano che fa
piangere un uomo, un uomo pregare, ed uno ridere e uno
tossire, e uno camminare e tutti restare svegli e ascoltare e pensare
lo stesso pensiero che fa impazzire.
Il più grande di tutti gli uomini, è l'uomo con i capelli bianchi e
la piccola
chiave d'ottone, poiché nessun altro uomo nel mondo potrebbe
costringere
duecento uomini a pensare così a lungo lo stesso pensiero.

Sicuramente
quando la luce si spegne, scriverò un inno in suo onore, che
lo proclamerà più grande Mohammed e Arbues e
Torquemada e Mesmer,e di tutti gli altri maestri degli altri
pensieri dell'uomo. Lo chiamerò Onnipotente, poiché tiene
ogni cosa di tutti e di me in una piccola chiave di ottone nella sua
tasca.
Tiene in pugno ogni cosa di me eccetto il ferro marchiante del
disprezzo e
il "claymore"di odio per il mostruoso complotto che può
far pensare allo stesso cancello, alla stessa chiave e alla stessa
uscita sulle differenti e assolate autostrade della vita,
l'apostolo, l'assassino, il poeta e il mezzano.
Fratello mio, non camminare più.
E' sbagliato camminare su una tomba, è un sacrilegio percorrere
quattro passi dalla lapide verso il fondo e quattro passi dal
fondo verso la lapide.
Se smetti di camminare fratello mio, non ancora per molto tempo
questa resterà una tomba,
poiché mi restituirai la mia mente, che è incatenata ai tuoi
piedi, e il giusto pensare ai miei propri pensieri.
Ti imploro, fratello mio, perché io sono stanco della lunga veglia,
stanco di contare i tuoi passi, appesantito dal sonno.
Fermati, riposati, dormi, fratello mio, poiché l'alba è davvero
vicina e non è
la chiave sola che può aprire il cancello.

di Arturo Giovannitti

1 commento:

franco senia ha detto...

THE WALKER

by Arturo Giovannitti, 1914

I hear footsteps over my head all night.
They come and they go. Again they come and they go all night.
They come one eternity in four paces and they go one eternity in
four paces, and between the coming and the going there is
silence and the Night and the Infinite.
For infinite are the nine feet of a prison cell, endless is the march
of him who walks between the yellow brick wall and the red
iron gate, thinking things that cannot be chained and cannot
be locked, but that wander far away in the sunlit world, each
in a wild pilgrimage after a destined goal.


Throughout the restless night I hear the footsteps over my head,
Who walks? I know not. It is the phantom of the jail, the sleepless
brain, a man, the man, the Walker.
One-two-three-four: four paces and the wall.
One-two-three-four: four paces and the iron gate.
He has measured his pace, he has measured it accurately,

scrupulously,
minutely, as the hangman measures the rope and the
gravedigger the coffin - so many feet, so many inches so
many fractions of an inch for each of the four paces.
One-two-three-four. Each step sounds heavy and hollow over my
head, and the echo of each step sounds hollow within my head
as I count them in suspense and in dread that once, perhaps, in
the endless walk, there may be five steps instead of four
between the yellow brick wall and the red iron gate.
But he has measured the space so accurately, so scrupulously, so
minutely that nothing breaks the grave rhythm of the slow,
fantastic march.

When All are asleep, (and who knows but I when all sleep?) three
things are still awake in the night. The Walker, my heart
and the old clock which has the soul of a fiend - for never,
since a coarse hand with red hair on its fingers swung for
the first time the pendulum in the jail, has the old clock tick-
tocked a full hour of joy.


Yet the old clock which marks everything and records everything,
and to everything tolls the death knell, the wise old
clock that knows everything, does not know the number of
the footsteps of the Walker nor the throbs of my heart.

For not for the Walker, nor for my heart is there a second, a
minute, an hour or anything that is in the old clock -- there
is nothing but the night, the sleepless night, the watchful
night, and footsteps that go, and footsteps that come and the
wild, tumultuous beatings that trail after them forever.

All the sounds of the living beings and inanimate things, and all
the voices and all the noises of the night I have heard in my
wistful vigil.
I have heard the moans of him who bewails a thing that is dead
and the sighs of him who tries to smother a thing that will
not die;
I have heard the stifled sobs of the one who weeps with his head
under the coarse blankets, and the whisperings of the one
who prays with his forehead on the hard, cold stone of the
floor;
I have beard him who laughs the shrill sinister laugh of folly at
the horror rampant on the yellow wall and at the red eyes
of the nightmare glaring through the iron bars;
I have heard in the sudden icy silence him who coughs a dry
ringing cough and wished madly that his throat would not
rattle so and that he would not spit on the floor, for no sound
was more atrocious than that of his sputum upon the floor;
I have heard him who swears fearsome oaths which I listen to in
reverence and awe, for they are holier than the virgin's
prayer;
And I have heard, most terrible of all, the silence of two hundred
brains all possessed by one single, relentless, unforgiving
desperate thought.
All this have I heard in the watchful night,
And the murmur of the wind beyond the walls,
And the tolls of a distant bell,
And the woeful dirge of the rain
And the remotest echoes of the sorrowful city
And the terrible beatings, wild beatings, mad beatings of the One
Heart which is nearest to my heart.

All this have I heard in the still night;
But nothing is louder, harder, drearier, mightier or more awful than
the footsteps I hear over my head all night.

Yet fearsome and terrible are all the footsteps of men upon this
earth, for they either descend or climb.
They descend from little mounds and high peaks and lofty altitudes
through wide roads and narrow paths, down noble marble
stairs and creaky stairs of wood - and some go down to the
cellar, and some to the grave, and some down to the pits of
shame and infamy, and still come to the glory of an unfathom-
able abyss where there is nothing but the staring white, stony
eyeballs of Destiny.
And again other footsteps climb. They climb to life and to love,
to fame, to power, to vanity, to truth, to glory and to the
scaffold - to everything but Freedom and the Ideal.
And they all climb the same roads and the same stairs others go
down; for never, since man began to think how to overcome
and overpass man, have other roads and other stairs been
found.
They descend and they climb, the fearful footsteps of men, and
some limp, some drag, some speed, some trot, some run -
they are quiet, slow, noisy, brisk, quick, feverish, mad, and
most awful is their cadence to the ears of the one who stands
still.
But of all the footsteps of men that either descend or climb, no
footsteps are so fearsome and terrible as those that go straight
on the dead level of a prison floor, from a yellow stone wall
to a red iron gate.


All through the night he walks and he thinks. Is it more frightful
because he walks and his footsteps sound hollow over my
head, or because he thinks and speaks not his thoughts?
But does he think? Why should he think? Do I think? I only hear
the footsteps and count them. Four steps and the wall. Four
steps and the gate. But beyond? Beyond? Where goes he
beyond the gate and the wall?


He goes not beyond. His thought breaks there on the iron gate
Perhaps it breaks like a wave of rage, perhaps like a sudden
flood of hope, but it always returns to beat the wall like a
billow of helplessness and despair.
He walks to and fro within the narrow whirlpit of this ever storming
and furious thought. Only one thought - constant, fixed
immovable, sinister without power and without voice.
A thought of madness, frenzy, agony and despair, a hellbrewed
thought, for it is a natural thought. All things natural are
things impossible while there are jails in the world - bread,
work, happiness, peace, love.
But he thinks not of this. As he walks he thinks of the most

superhuman,
the most unattainable, the most impossible thing in
the world:
He thinks of a small brass key that turns just half around and
throws open the red iron gate.


That is all the Walker thinks, as he walks throughout the night.
And that is what two hundred minds drowned in the darkness and
the silence of the night think, and that is also what I think.
Wonderful is the supreme wisdom of the jail that makes all think
the same thought. Marvelous is the providence of the law
that equalizes all, even, in mind and sentiment. Fallen is the
last barrier of privilege, the aristocracy of the intellect.
The democracy of reason has leveled all the two hundred minds
to the common surface of the same thought.
I, who have never killed, think like the murderer;
I, who have never stolen, reason like the thief;
I think, reason, wish, hope, doubt, wait like the hired assassin
the embezzler, the forger, the counterfeiter, the incestuous,
the raper, the drunkard, the prostitute, the pimp, I, I who
used to think of love and life and flowers and song and
beauty and the ideal.
A little key, a little key as little as my little finger, a little

key of
shining brass.
All my ideas, my thoughts, my dreams are congealed in a little
key of shiny brass.
All my brain, all my soul, all that suddenly surging latent power
of my deepest life are in the pocket of a white-haired man
dressed in blue.

He is great, powerful, formidable, the man with the white hair,
for he has in his pocket the mighty talisman which makes
one man cry, and one man pray , and one laugh, and one
cough, and one walk, and all keep awake and listen and think
the same maddening thought.
Greater than all men is the man with the white hair and the small
brass key, for no other man in the world could compel two
hundred men to think for so long the same thought. Surely
when the light breaks I will write a hymn unto him which
shall hail him greater than Mohammed and Arbues and Tor-
quemada and Mesmer, and all the other masters of other
men's thoughts. I shall call him Almighty, for he holds every-
thing of all and of me in a little brass key in his pocket.

Everything of me he holds but the branding iron of contempt and
the claymore of hatred for the monstrous cabala that can
make the apostle and the murderer, the poet and the procurer,
think of the same gate, the same key and the same
exit on the different sunlit highways of life.

My brother, do not walk any more.
It is wrong to walk on a grave. It is a sacrilege to walk four
steps from the headstone to the foot and four steps from the
foot to the headstone.
If you stop walking, my brother, no longer will this be a grave,
- for you will give me back my mind that is chained to your
feet and the right to think my own thoughts.
I implore you, my brother, for I am weary of the long vigil, weary
of counting your steps, and heavy with sleep.
Stop, rest, sleep, my brother, for the dawn is well nigh and it is
not the key alone that can throw open the gate.