domenica 12 novembre 2023

Scavando…

Ogni qual volta Marx applica il termine "lavoro", e tutti i suoi derivati (forza lavoro, pluslavoro, ecc.), alle società premoderne, la cosa appare in qualche modo sempre un po' anacronistica, e di fatto ci impedisce di comprendere tali società; di conseguenza, la stessa cosa avviene anche con le società moderne. Per quanto riguarda ciò, bisogna riconoscere che Jean Baudrillard è stato uno dei primi autori ad aver affrontato questo problema in Marx, già fin dal 1973, senza tuttavia però assumerne le conseguenze, al fine di trarne le conclusioni; anzi, piuttosto, allontanandosene. C'è anche da dire che, a conti fatti, neppure quella che è stata la sua critica (si veda: Jean Baudrillard, "Lo Specchio della Produzione. Critica dell’industria del desiderio" - Introduzione e postfazione alla nuova edizione di Maurizio Ferraris. Mimesis Eterotopie) ha trovato all'epoca quell'eco che avrebbe meritato. Insieme a Cornelius Castoriadis – di quest’ultimo, in particolare il famoso saggio, "Valore, uguaglianza, giustizia, politica: da Marx ad Aristotele e da Aristotele a noi", in C. Castoriadis, “Gli incroci del labirinto”, Hopefulmonster, Firenze 1988 - Baudrillard è di certo uno dei primi lettori (e traduttori) di Marx che riesce a intravedere ciò che Robert Kurz, ne "La Sostanza del Capitale" [ https://francosenia.blogspot.com/2015/12/assoluto-e-relativo.html e segg.], avrebbe definito come «l'aporia marxiana riguardo la nozione di lavoro». Aporia, questa, che Baudrillard coglierà nel momento in cui approfondirà la necessità di distinguere, in continuità con Rosdolsky, Breuer e alcuni autori della Neue Marx-Lektüre, nel contesto delle contraddizioni nell'opera di Marx, tra un Marx essoterico e un Marx esoterico. (Si veda in proposito, "Baudrillard, lecteur de Marx" di Gérard Briche, su http://www.palim-psao.fr/article-baudrillard-lecteur-de-marx-par-gerard-briche-47310022.html

Nota basata su un testo di @Bruno Lamas. Fonte: @Palim Psao.

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