lunedì 11 settembre 2023

Il "punto di vista di classe" del capitale variabile !!

Parola d'ordine «giustizia climatica» ?
- Il modo in cui l'opportunismo tedesco di sinistra ha addomesticato il movimento per il clima -
di Tomasz Konicz  [***]

Rispetto alla crisi climatica, la sinistra tedesca arriva in ritardo; e oltretutto lo fa portandosi dietro un anacronistico bagaglio ideologico. Quasi tutte le correnti di quella stessa sinistra fermamente conservatrice, che per decenni ha ridicolizzato o banalizzato la crisi climatica, è passata ora all'uso inflazionistico del termine "giustizia climatica". Non c'è volantino, evento, o appello a una manifestazione che riesca a fare a meno dell'uso di una parola che sembra solo stia cercando di associare e mescolare la "questione sociale" alla crisi climatica. Dal "Junge Welt" a "Jungle World", dal Partito della Sinistra alla famigerata sinistra sindacale, dai post-autonomisti ai vecchi marxisti; se esiste ancora un denominatore comune in quelle che sono le dichiarazioni relative alla politica climatica provenienti da questo spettro in regressione, be' allora esso è costituito dall'uso inflazionistico di una parola nella quale, in realtà, a fondersi sono solo opportunismo, pigrizia e cecità ideologica. Giustizia climatica significa che le questioni climatiche devono essere affrontate in modo equo. Così, nelle diverse varianti, viene richiesta un'equa distribuzione degli oneri relativi alla trasformazione ecologica della società ("de-carbonizzazione") e/o quegli oneri che hanno a che fare col sopportare le conseguenze dovute al cambiamento climatico. A livello globale, giustizia climatica significherebbe che le aree metropolitane ricche, dovrebbero essere loro a sopportare il peso della crisi climatica e della de-carbonizzazione, al fine di alleviare e sostenere in tal modo la periferia martoriata. La crisi climatica viene vista come se fosse il grande catalizzatore che dovrebbe consentire una redistribuzione della ricchezza dall'alto verso il basso; e questo tanto all'interno della società vera e propria quanto globalmente, tra centri e periferie. In particolar modo, a essere formulata a partire dal concetto di giustizia climatica, è la critica dei Verdi, che pertanto lamenta, nelle misure di politica climatica di Berlino, la mancanza di una componente sociale.

Solo che il grande problema, con tutti i discorsi sulla giustizia climatica, è semplicemente quello che la crisi climatica non è affatto una crisi distributiva, e pertanto, di conseguenza, non si può rispondere a essa sollevando la questione sociale. La crisi climatica è una crisi sistemica [*1], che pone perciò in maniera inevitabile una questione sistemica: il capitale, in quanto valore che si valorizza per mezzo della produzione di merci, deve consumare, bruciandole, le risorse del mondo, deve privare l'umanità delle sue basi ecologiche di vita in modo da poter così continuare a garantire il suo illimitato processo di valorizzazione [*2]. L'eterna creazione di plusvalore, costituisce l'essenza della dinamica feticistica del capitale. E tutto questo dev'essere trasformato in storia; oppure sarà questo che trasformerà in barbarie il processo di civiltà. Non si tratta di "ripartire gli oneri", ma di lottare per una alternativa sistemica in cui valga la pena vivere. Detto concretamente, si tratta di superare in maniera emancipatoria la forma merce, la quale oggi consente che i bisogni vengano soddisfatti solamente se farlo genera ancora domanda di mercato. Non si tratta di distribuire più equamente quella che è una produzione di merci ecologicamente disastrosa - la quale è solo espressione del processo di valorizzazione del capitale - ma bisogna superarla prima che tutto questo si trasformi in barbarie. Anziché blaterare di giustizia climatica, una sinistra che volesse ancora agire in maniera progressiva, secondo la sua visione, in modo da indicare la necessità di una sopravvivenza della civiltà nel superamento emancipatore della relazione di capitale vista come totalità sociale, dovrebbe parlare di una crisi climatica capitalistica. Non perché ciò sarebbe "popolare", ma perché corrisponderebbe alla realtà oggettiva della crisi e perché è semplicemente la verità. La trasformazione del sistema, è una necessità oggettiva che deriva dalle contraddizioni ecologiche ed economiche, interne alla dinamica del capitale, la quale si serve del mondo come se fosse solamente mero materiale di quella che è un'auto-valorizzazione reale-astratta [*3]. Di conseguenza, le società tardo capitaliste si sfalderanno e verranno distrutte dalle proprie contraddizioni. Resta da vedere che cosa verrà dopo. Ciò verrà deciso nel corso di quella che sarà la prossima lotta di trasformazione [*4]. Il compito della sinistra dovrebbe pertanto essere quello di diffondere tra la popolazione una coscienza radicale della crisi, in quanto precondizione della possibilità di una trasformazione emancipatoria. Per superare il feticismo del capitale che attraversa in maniera inconscia l'umanità, in modo da arrivare a dare una forma consapevole al processo di riproduzione sociale, il primo passo dovrebbe essere quello di rendersi conto della natura della crisi, così come l'abbiamo qui delineata. Per trovare una via d'uscita, le persone dovrebbero essere in grado di riflettere fino a che punto si trovano ora profondamente immersi nella merda capitalista. Si tratta semplicemente di dire qual è il problema. E farlo, non è affatto difficile o complicato. Le argomentazioni, secondo le quali, in un mondo finito la crescita infinita è impossibile,  sono, per cominciare, penetranti e in genere comprensibili, senza però semplificare eccessivamente o distorcere il problema. Nel frattempo, tra la popolazione si è da tempo generalizzata una consapevolezza ottusa e irriflessa della crisi; la quale è piuttosto qualcosa come una premonizione della crisi sistemica. Su tale premonizione di una crisi sistemica, si tratta di riflettere consapevolmente, al fine di formare una coscienza radicale della crisi; vale a dire, una consapevolezza che faccia della necessità di sopravvivere la base di ogni pratica di una trasformazione emancipatoria del sistema.

Un osso, per l'Alt-sinistra conservatrice
È ovvio che il capitalismo è incapace di affrontare la crisi climatica. È sufficiente uno sguardo al materiale empirico a disposizione [*5]. E praticamente non esiste alcun altro termine pseudo-di-sinistra in grado - più di  quanto faccia "giustizia climatica" (il quale distorce una questione oggettivamente anticapitalista, trasformandola in una questione di redistribuzione socialdemocratica-riformista) - di ostacolare in maniera più efficace ogni comprensione della necessaria lotta di trasformazione per un futuro post-capitalista. Infatti, la "giustizia climatica" non è altro che ideologia più opportunismo, dopo che queste due cose sono state schiacciate e pressate insieme, in modo da assumere una forma concettuale. Per quanto ci siano molti gruppi, o individui, che continuano a ripetere a pappagallo questa parola, facendolo solo per cecità ideologica e per pura sconsideratezza, esistono tuttavia dei fattori oggettivi che ne spiegano la sua ripida ascesa. Da un lato,la cosa ha a che fare con il processo di disintegrazione del cosiddetto "Partito della Sinistra", che promuove e favorisce il diffondersi di simili mostruosità verbali. Le correnti tradizionaliste, nazional-sociali, e/o semplicemente reazionarie della sinistra, per cui Sahra Wagenknecht ha coniato l'ossimoro politico di "conservatorismo di sinistra" [*6], sono ora sul punto di portare a termine la loro transizione nella Nuova Destra; cosa che ha avuto inizio poco più di un decennio fa, attraverso la fondazione di un nuovo Partito [*7]. Tuttavia, sono proprio i prodotti della decadenza populista del vecchio e anacronistico marxismo della lotta di classe a promuovere questa regressione a destra. A questo schieramento formato da dei milionari da talk show e di piloti Porsche - in cui si continua a coltivare un inconsistente feticcio della lotta di classe, che assume una tinta nazionale ed è, in definitiva, compatibile con il fascismo - bisogna pur dare un contentino, gettandogli un osso sotto forma dello slogan "giustizia climatica", in modo da limitare così la migrazione in atto della vecchia sinistra, dalle file del Partito della Sinistra alla Nuova Destra. La cosa sta ormai assumendo tratti comici, che assomigliano a un'assurda rievocazione del feticcio proletario stalinista, quando ad esempio la leader del Partito della Sinistra, Janine Wissler, evidenzia le virtù proletarie della lista dei candidati alle elezioni europee [*8] al fine di immunizzarli contro le critiche dei milionari nazional-socialisti di Sahra Wagenknecht, che protestano per l'affronto perpetrato nei confronti degli "elettori tradizionali" della classe operaia. La candidata di punta, Carola Rackete, nota grazie al suo impegno nei salvataggi in mare, non è solo un'attivista per il clima che combina «la questione di classe con la lotta per la giustizia climatica», ma nella sua esperienza ha anche acquisito familiarità con le «dure condizioni di lavoro» dei marittimi, trovandosi così «molto più vicina» alla classe operaia di quanto lo siano molti altri. Questo anacronistico elogio delle mani callose della classe operaia, svolto in un ambito di partito dominato dagli snob della classe media e da milionari di talk show come Sahra Wagenknecht, assolve pertanto una sua funzione interna al partito: come già detto, serve a contribuire a integrare nel partito quelle che sono le correnti regressive della vecchia sinistra, al fine di limitarne la loro migrazione verso il fronte trasversale. Ciò, viene accompagnato da delle narrazioni corrispondenti che, con avventurosi contorsionismi (si ricorre per lo più all'utilizzo di alcune citazioni di Marx), imputano alla classe operaia un ruolo di primo piano, oggettivamente dato, e ponendola pertanto a guida nella protezione del clima. Questo feticcio, sintetico e ridotto, della lotta di classe di sinistra potrebbe ancora essere comprensibile in dei paesi come la Francia, che vengono periodicamente scossi da grandi, per quanto insignificanti, ondate di protesta a causa di quella che è la loro cecità nei confronti della crisi. Nella Repubblica federale di Germania, la cosa appare semplicemente assurda.

"Lotta di classe ecologica" ?
Questo feticcio della lotta di classe ha perciò assai poco a che fare con la realtà tedesca, dove i lavoratori salariati esprimono il loro punto di vista di classe, e lo fanno in quanto capitale variabile, attraverso la rabbia nei confronti degli adesivi e dei volantini climatici di "ultima generazione", i cui blocchi rendono loro difficile poter riprendere in tempo il lavoro (e quindi valorizzare il capitale). E così, implicitamente, il Partito della Sinistra assume il punto di vista di classe del capitale variabile (scusate, della classe operaia!). Così, Die Zeit, tra le altre cose, ha pubblicato alcuni estratti di una lettera, indirizzata al movimento per il clima dalla principale candidata del Partito di Sinistra, Carola Rackete, in cui critica i blocchi e le azioni dirette di "ultima generazione", e lo fa in nome di una «lotta di classe ecologica», per mezzo della quale «la protezione del clima dovrebbe migliorare la giustizia sociale nel Nord del mondo». E in nome della giustizia climatica, «disuguaglianza sociale e differenze di classe» devono essere smantellate (Non deve essere solo Klaus Ernst [*9], ma dovrebbero essere tutti a guidare una Porsche?). Questa folle idea, che alla fine equivale alla demagogia sociale del voler far rivivere il vecchio stato sociale capitalista nel bel mezzo della crescente crisi climatica [*10], viene accompagnata dagli appelli alla moderazione nel corso delle proteste per il clima. Le forme radicali di protesta che hanno come fine quello di essere delle "immagini mediatiche", non sono una "soluzione sufficiente", e gli attivisti dovrebbero abbandonare il loro "zelo missionario" per prendere atto anche di altri problemi sociali. Se da un lato, è giusto chiamare chiaramente per nome i criminali climatici, dall'altro è anche necessario «tendere sempre loro la mano, al fine di poter parlare, e partecipare così a cercare interessi e preoccupazioni comuni».

Delle azioni radicali impedirebbero la formazione di una "maggioranza sociale" per la protezione del clima, ecc. Insieme ai soliti riferimenti al percorso parlamentare, che ora si vuole addirittura utilizzate per espropriare RWE e Wintershall (probabilmente allo stesso modo in cui il Partito della Sinistra ha attuato l'esproprio delle società edilizie di Berlino), quella che viene espressa è la preoccupazione che una "escalation di tattiche" potrebbe portare al fatto che il movimento per il clima perda il suo "legame con la società". Solo che è semplicemente assurdo, scrivere questo in un momento in cui le società tardo capitaliste rischiano di perdere ogni connessione a causa dell'escalation della crisi climatica, grazie alla loro continua esposizione reazionaria al fascismo senza ostacoli. Il tutto si legge solo come uno dei soliti tentativi di addomesticare un movimento spontaneamente emergente, dirompente, in modo da metterlo così sotto controllo [*11]. Si tratta della classica gestione del movimento: servire le élite funzionali tardo capitaliste riconoscendoli come amministratori di crisi; e infine, en passant, negare la vecchia fede di sinistra nella missione storica del proletariato. Nonostante l'escalation della crisi climatica capitalista, il feticizzato "soggetto rivoluzionario" vuole soprattutto la pace sul fronte del lavoro; e il Partito della Sinistra sta cercando di attuare questa vera e propria satira di quello che è un "interesse di classe" attraverso delle strategie di addomesticamento. Che cos'è, dunque, la lotta di classe ecologica? È una sopravvivenza, nella sinistra post-wagenknecht, dell'ottuso wagenknechtismo tedesco, il quale si è sempre indignato per coloro che, disposti a lavorare, sono bloccati nell'ingorgo climatico. Un fraseggio post-proletario che serve a imporre l'interesse del capitale variabile in quello che è un utilizzo del capitale senza problemi. Questo fraseggio intorno al castello in aria della lotta di classe ecologica, serve a stroncare sul nascere le lotte che si stanno effettivamente svolgendo, e che sono concretamente alimentate dalla crisi sistemica socio-ecologica. E sembra essere proprio questo il "punto di vista di classe" del capitale variabile: non vuole essere in ritardo rispetto al lavoro salariato, il quale è la sostanza del capitale.

Una Critica Radicale – anche di "Last Generation"
Non è solo l'opportunismo a fabbricare simili assurdità, come quella di una lotta di classe che fa di tutto pur di evitare la lotta; può anche essere solo questione di semplice ignoranza della crisi, un'ignoranza che non riesce a cogliere il carattere feticistico di quella che è una crisi sistemica in pieno svolgimento. La crisi climatica capitalista è un momento, mediato dal mercato, durante il quale l'accumulazione illimitata di capitale ha bisogno di bruciare quantità sempre maggiori di materie prime nella produzione di merci. Socialmente, non c'è nessuno che abbia sotto controllo questo processo di valorizzazione del capitale che cerca ciecamente di ottenere per il più alto tasso possibile di profitto. Questo processo reale-astratto cesserà di bruciare il mondo, solo se verrà superato in maniera consapevole, oppure se si interromperà proprio a causa delle sue contraddizioni ecologiche e sociali; e in tal modo trascinerà con sé il processo di civiltà nell'abisso della barbarie. Per dirla in maniera che soddisfi al livello infantile nel quale vengono fabbricati i mostri concettuali come la "giustizia climatica": la crisi climatica capitalista – ossia, l'interazione tra valorizzazione del capitale ed emissioni di gas serra – non si preoccupa affatto di ciò che la vecchia sinistra ottusa, o addirittura interi settori della popolazione, ne pensa.

Nel momento in cui, il crescente numero di condizioni meteorologiche estreme devasta intere regioni, dietro tutto questo non c'è alcun interesse, non si materializza nessun punto di vista di classe relativo all'imminente inabitabilità di intere regioni. Il capitale, in quanto dinamica cieca e contraddittoria della sua stessa auto-valorizzazione, distrugge il mondo, la società; e con essa le sue stesse basi economiche e commerciali. Per quanto la stragrande maggioranza della popolazione si stia aggrappando con tutte le sue forze al capitalismo (un'immagine questa, che non è lontana dalla realtà), a causa delle sue contraddizioni sociali ed ecologiche, esso è comunque destinato a crollare. A questo proposito, ciò che pensa la popolazione, del capitalismo o della crisi climatica, non ha alcuna importanza. Nessuno deve essere "convinto" o "conquistato" al fine di agire in modo "rivoluzionario". Non si tratta di mettere insieme delle maggioranze (il proletariato), per un eventuale "rivoluzione" che deriverebbe in maniera quasi automatica dalla loro stessa posizione nel processo di valorizzazione del capitale. Dal momento che non esiste alcun "soggetto rivoluzionario", ecco che allora la questione della consapevolezza della crisi diventa decisiva. Esiste una possibilità di impedire la caduta nel fascismo, solo nella misura in cui si diffonde nella popolazione la consapevolezza radicale del carattere sistemico della crisi, che possa così corrispondere alla necessità di una trasformazione sistemica. Ecco perché, come ho ripetuto più volte all'inizio, è fondamentale dire che cosa sta succedendo, piuttosto che cercare di manipolare le persone mediante la demagogia sociale [*12].

Ed è proprio il formarsi di una coscienza radicale e trasformativa della crisi a essere sabotata da gran parte della sinistra. Il feticismo distruttivo del capitale, prende quotidianamente a schiaffi il pensiero della vecchia sinistra che continua a esprimersi in termini di "interessi" e di "punti di vista di classe". Ed è quasi ammirevole, il modo in cui l'ideologia della vecchia sinistra - di concerto con quello che è solo puro opportunismo - riesca a ignorare sempre e continuamente tutto questo nella sua critica reazionaria del movimento per il clima, facendolo proprio nel bel mezzo dell'inizio della catastrofe climatica, snocciolando la vecchia tiritera della lotta di classe e regredendo fino al punto di chiedere un ritorno al capitalismo renano o al capitalismo di stato del XX secolo. I punti di non ritorno del sistema climatico sono già stati superati; e in una simile situazione, vediamo la sinistra regressiva che vorrebbe semplicemente tornare alla RDT, o alla vecchia Repubblica di Bonn della Germania occidentale [*13].

Naturalmente, è ovvio che il movimento climatico – soprattutto "ultima generazione" – dev'essere criticato. Ma una critica radicale e progressista, per essere tale, dovrebbe consistere nel mettere a confronto le azioni e le richieste concrete con la realtà del clima capitalista e della crisi sistemica. La disponibilità, da parte degli attivisti, a rischiare la vita e l'incolumità fisica in azioni pericolose, contrasta con una fede ingenua nella politica, la quale invece viene semplicemente chiamata a intraprendere un'azione volta a proteggere efficacemente il clima. È da qui che deve partire la sinistra se vuole agire secondo il suo progetto, cominciando a contrapporre a queste illusioni politiche tardo-borghesi la realtà della crisi sistemica. La critica non dovrebbe quindi essere rivolta alla pratica conflittuale, quanto piuttosto alle coraggiose richieste di "ultima generazione", che garantirebbero al movimento anche la necessaria consapevolezza radicale della crisi. Le azioni dirompenti di "ultima generazione", che in pratica sconvolgono e interrompono le costrizioni quotidiane del business tardo capitalista e indicano quindi il problema reale e ineludibile della trasformazione del sistema, anziché nutrire illusioni su una gestione politica della crisi climatica.

Crisi sistemica, opportunismo e capitalismo di Stato
È ovvio che la crisi climatica capitalista non può essere risolta sollevando questioni di distribuzione; né a livello nazionale, né, soprattutto, a livello globale. Dopo tutti questi decenni - dopo la definitiva uguaglianza giuridica dei salariati nella prima metà del XX secolo - in cui le sinistre imperterrite hanno cercato di motivare il proletariato a fare la rivoluzione, si dovrebbe considerare errata la visione marxista della lotta di classe. Certo, tutto sarebbe più facile se il proletariato agisse come un "soggetto rivoluzionario", se le lotte di classe fossero le "locomotive del progresso"; ma non lo sono.

Nelle lotte di classe, il capitale variabile (secondo Marx, che si è contraddetto, è questa la classe operaia nel processo di produzione del capitale) negozia la sua propria quota di plusvalore. Questo è tutto, non c'è alcun altra potenza, se non il capitale. Di fronte alla crisi climatica, è semplicemente ridicolo continuare ancora a coltivare questo feticcio della lotta di classe. La situazione è analoga a quella che vede un sistema mondiale socialmente ed economicamente diviso. I costi ecologici consequenziali all'ascesa della Cina, dimostrano precisamente come, all'interno del sistema globale capitalista, una perequazione delle condizioni di vita tra periferia e centri, sia ecologicamente impossibile [*14], e che, di conseguenza, se si vuole che le persone della periferia non sprofondino nella miseria e nel caos climatico, allora dev'essere cercato un percorso di sviluppo post-capitalista . La soluzione ragionevole, media, moderata della crisi climatica capitalista risiede quindi nella ricerca di un'alternativa di sistema post-capitalista, di percorsi di trasformazione del sistema, nonché nella corrispondente critica radicale e categorica delle società tardo capitaliste in agonia.

La soddisfazione, ecologicamente rovinosa e selettiva, dei bisogni in forma di merce, la funzione del denaro in quanto equivalente di valore, la subordinazione della società ai mostruosi e feticisti vincoli della dinamica del capitale che si stanno rompendo a causa delle loro contraddizioni interne, devono essere messi in discussione in maniera offensiva, e questo non perché tutto ciò sarebbe particolarmente "radicale", ma a partire dal fatto che tutte queste categorie si trovano già in una dissoluzione indotta dalla crisi. Questa non è una profezia astratta. Questo processo di auto-dissoluzione sta già avvenendo in maniera assai concreta, ad esempio nel momento in cui avviene che il denaro perde il suo valore, attraverso la stagflazione [*15]. Ciò che il Partito della Sinistra - insieme al suo ambito, ideologicamente accecato, di vecchi comunisti, dirigenti di movimento e sindacalisti di sinistra - sta mettendo in atto all'interno della sinistra, è l'emarginazione della critica categorica e della teoria della crisi radicale, al fine di fare spazio alla regressione, indotta dalla crisi, che porta all'utilizzo di vecchi termini e concetti di sinistra, come proletariato, classe, lotta di classe. Il sistema capitalista si trova in una crisi irreversibile, sia ecologicamente che economicamente. La trasformazione del sistema è inevitabile.

L'unica domanda è: che cosa viene dopo? Ciò dipenderà dalle lotte concrete che verranno intraprese nel periodo di trasformazione [*16] Ed è proprio questa semplice e scomoda verità che la vecchia sinistra sta oscurando con tutte le sue forze. Qual è il senso di tutto questo? Si può supporre che molti dirigenti del "Partito della Sinistra" si rendano conto di star propagando delle sciocchezze quando reagiscono alle conseguenze socio-ecologiche della crisi sistemica con delle campagne di redistribuzione grandiosamente fallimentari, le quali in realtà equivalgono solo  a demagogia sociale [*17]. A spingere queste persone, è la persistente speranza opportunistica della partecipazione al governo. Il Partito della Sinistra si considera come la "coscienza sociale" del Green New Deal già fallito, un'illusoria trasformazione ecologica del capitalismo – da qui l'assurdo discorso sulla "giustizia climatica" e su una "lotta di classe ecologica", che per quel che riguarda la protesta concreta, va di pari passo con gli appelli alla moderazione. L'anacronistico discorso proletario non è altro che un'espressione della paura della proletarizzazione di un partito dominato dagli snob della classe media, i quali si trovano sull'orlo dell'abisso, e cercano rifugio in un opportunismo illusorio pur di non sprofondare nella "classe operaia".

Di conseguenza, il feticcio della lotta di classe, degenerato ormai solo in un modo di dire, si trova a essere accompagnato da un persistente feticcio dello Stato, allorché tutte le speranze di riforma poggiano sul tardo Stato capitalista, vale a dire, su un'istituzione sviluppata nel corso della storia dell'imposizione capitalista - indispensabile per il processo di sfruttamento, visto come "capitalista totale ideale" - e che è stato naturalmente anche influenzato dai processi di erosione legati alla crisi. In tempi di crisi, lo Stato acquista sempre più peso come "gestore della crisi", ad esempio negli anni '30 del 20 ° secolo, quando le tendenze capitaliste statali spesso si accompagnavano a una fascistizzazione delle società in crisi. La minaccia di una deriva autoritaria, in particolare nella Repubblica Tedesca, con la gestione della crisi da parte di quei cordoni ombelicali bruni [*18], dei quali è inframmezzato un apparato statale fin troppo esteso [*19], e che ci viene venduto come post-capitalismo dai giornalisti di Taz, per mezzo di una rietichettatura a buon mercato [*20]; cosa che incontra il vivo interesse di un ampio spettro di correnti di sinistra-liberale, che va dalla sinistra sindacale fino ai comunisti dell'età della pietra di "jungen Welt" [*21]. La speranza è quella che nell'apparato statale e di partito ci possa essere un luogo climatizzato; è questa la risposta pratica alla crisi che viene data da queste correnti della post-sinistra. Tuttavia, l'orrore di essere amministrati e vessati, nella prossima crisi sistemica, da delle vecchie sinistre ideologicamente impazzite, e da degli opportunisti di sinistra moralmente negletti,  impallidisce di fronte alla realtà effettivamente minacciosa della crisi: e questo perché, a causa della sua rapida ascesa dovuta alla crisi, è la nuova destra tedesca quella che ha le migliori possibilità di diventare il soggetto dell'imminente amministrazione della crisi interna capitalista.

- Tomasz Konicz [***]- Pubblicato su konicz.info il 6 settembre 2023 -

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NOTE:

1 https://www.konicz.info/2018/06/06/kapital-als-klimakiller/

2 https://www.mandelbaum.at/buecher/tomasz-konicz/klimakiller-kapital

3 https://www.konicz.info/2014/04/04/automatisches-subjekt/

4 https://francosenia.blogspot.com/2022/10/le-cose-non-continueranno-essere-cosi.html

5 https://www.konicz.info/2022/01/14/die-klimakrise-und-die-aeusseren-grenzen-des-kapitals/

6 https://www.konicz.info/2021/06/29/schreiben-wie-ein-internettroll/

7 https://www.konicz.info/2014/06/12/gemeinsam-gegen-rothschild/

8 https://www.nd-aktuell.de/artikel/1175630.linkspartei-janine-wissler-linke-sollte-sich-nicht-aneinander-abarbeiten.html (Ringrazio Claas Gefroi per avermi segnalato questa intervista.)

9 https://www.sueddeutsche.de/politik/klaus-ernst-porsche-1.5488774

10 https://francosenia.blogspot.com/2022/10/autunni-caldi.html

11 https://www.zeit.de/politik/2022-12/klimaaktivismus-letzte-generation-klassenkampf-carola-rackete-momo

12 https://www.konicz.info/2022/11/07/rockin-like-its-1917/

13 In questo modo, molti esponenti della sinistra non sono molto lontani da alcuni esponenti della destra che, ad esempio, auspicano il ritorno delle relazioni di genere del regime di Adenauer. Il sociologo Zygmunt Bauman ha definito questa "retrotopia".

14 https://oxiblog.de/klimakrise-und-china/

15 https://www.konicz.info/2021/11/16/zurueck-zur-stagflation/

16 https://francosenia.blogspot.com/2022/10/le-cose-non-continueranno-essere-cosi.html

17 https://www.konicz.info/2022/11/07/rockin-like-its-1917/

18 https://www.konicz.info/2019/03/11/wie-tief-reicht-der-braune-staatssumpf/

19 https://www.konicz.info/2018/12/03/bleibt-schattenarmee-im-dunkeln/

20 https://www.konicz.info/2022/12/29/alter-kack-neuer-frack/

21 https://www.jungewelt.de/loginFailed.php?ref=/artikel/447267.klimawandel-und-ressourcen-weniger-soll-mehr-sein.html

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