Politica dell'identità religiosa
- Sul carattere moderno dei fondamentalismi religiosi -
di Julian Bierwirth
Osservazione preliminare
Nel contesto del lavoro del gruppo "Krisis", e della critica della dissociazione del valore (Wertkritik), quello che è il il significato della religione nella società capitalista è già stato oggetto di numerose analisi. Molti testi sono stati tradotti in francese nella raccolta pubblicata da "Éditions Crise & Critique", "L'Exhumation des dieux" [*1]. In queste riflessioni, la questione relativa alla rinascita del fondamentalismo religioso occupa un posto centrale, e in questo contesto, Ernst Lohoff ebbe a proporre il concetto di "Religionismo". Finora, l'attenzione è stata principalmente sullo studio del Religionismo islamico all'interno del sistema capitalista mondiale. Alla luce degli sviluppi recenti, in Medio Oriente e Nord Africa, Julian Bierwirth non si limita, oggi, in questo discorso presentato in un campo estivo del 2024, a offrire una sintesi delle principali tesi finora sviluppate dai diversi autori del gruppo Krisis. Cerca inoltre anche di interpretare il religionismo ebraico contemporaneo, in quanto reazione specifica alla modernità capitalistica. Tuttavia, qui, non si tratta di offrire un'analisi definitiva, quanto piuttosto di delineare le prime linee di ricerca da poi approfondire.
Indice:
1. La modernità capitalista come reinvenzione della religione
2. I sistemi di credenze moderni visti come offerta di significato
3. Il religionismo come fenomeno moderno
4. Il religionismo come politica identitaria
5. Sionismo ed Ebraismo Neo-ortodosso, nel contesto della modernizzazione capitalista
1. La modernità capitalista come reinvenzione della religione
L'istituzione di una società capitalista globale, ha creato un quadro di riferimento unico, non solo per i processi economici, ma anche per quel che riguarda i riferimenti culturali di significato. Questo processo, viene spesso interpretato come se fosse la Secolarizzazione. In realtà, si tratta piuttosto di una trasformazione della religiosità, ed è quello che si esprime, da un lato, a partire dal fatto che i sistemi di credenze ereditati sono stati sostituiti da dei nuovi riferimenti di significato, quasi-religioso, chiamati "religioni laiche". D'altra parte, la religione stessa non è affatto scomparsa, ma ha semplicemente cambiato carattere, fondamenta e pratiche per adattarsi alle forme moderne di pensiero e azione.
1.1 - Il quadro di riferimento comune della modernità capitalista, non porta a un'omogeneizzazione delle condizioni sociali di vita, ma, al contrario, a un'intensificazione costante delle differenze sociali. Tutto ciò si lega a un'economia dinamica, la quale minaccia costantemente le certezze acquisite, creando così uno scenario di paura generalizzata. Non solo ci sono enormi differenze all'interno di ogni società capitalista, in termini di possibile accesso alla ricchezza sociale, ma, da paese a paese, ci sono anche delle differenze estreme all'interno del capitalismo mondiale. Tutto ciò si accompagna a livello individuale, a una diffusa paura di degrado, e da un senso di minaccia, visto in un contesto di crisi che si sta sviluppando su scala globale.
1.2 - Quando esaminiamo per la prima volta la storia dell'istituzione del quadro di riferimento capitalistico, vediamo subito che questo processo è accompagnato dall'istituzione di una serie di nuovi sistemi di pensiero, i quali assumono un carattere quasi religioso, e che determinano il pensiero di parti importanti dell'umanità. Ciò vale per l'Illuminismo (la fede nella scienza, come credenza nel progresso tecnico e nella trasformazione), per il nazionalismo (la credenza nell'eternità della nazione) e per il socialismo (la credenza nel sacro principio del lavoro, e nella classe vista come unità di tutti i lavoratori). Attraverso queste grandi religioni laiche, sono stati creati dei nuovi riferimenti di significato, offrendo così agli esseri umani sostegno e guida, in un mondo in continuo cambiamento.
1.3 - All'inizio della modernità capitalistica, tra individuo e religione esisteva una forte identità. Ogni persona può così essere collegata a una religione; la conversione tra le diverse visioni del mondo è certamente possibile, ma appare relativamente rara. Con l'ascesa delle religioni laiche, inizialmente, le pratiche religiose tradizionali finirono per trovarsi sulla difensiva. Nella vita di molte persone, l'importanza della religiosità sta diminuendo, anche se non sempre esse rispondono abbandonando apertamente le loro comunità religiose. Con il progresso della modernizzazione capitalista, le conversioni tra religioni diventano sempre più comuni. Con il progredire di una tale evoluzione, la religiosità assume sempre meno il carattere di una caratteristica naturale, e viene sempre più vista come il risultato di scelte individuali. Negli anni '60, c'era già stato un aumento dell'esoterismo, dove la ricerca di senso era diventata tanto individualizzata quanto flessibile. Da quel momento in poi, gli individui cominciano a non vedere più la propria identità come se fosse determinata dalla religione ma, al contrario, arrivano a vedere la religione come se fosse qualcosa che hanno scelto, assemblato liberamente, e che infine hanno riconosciuto come "giusta". Questo, inoltre, comportava anche la costante modifica e l'adattamento dei contenuti dei sistemi di credenze individualizzati, secondo le esigenze dell'individuo. Questa specificità di religiosità individualizzata, gioca ancora oggi un ruolo importante, tanto per coloro che si rivolgono, per la prima volta, a una religione (i convertiti), sia per chi ritorna alla fede. Questo è ancora più vero se lo vediamo man mano che l'instabilità della dinamica capitalista globale rafforza ulteriormente la necessità di sicurezza, e quella di un "terreno solido sotto i nostri piedi".
2. I sistemi di credenze moderni come offerta di significato
La società capitalista globale, è un sistema altamente dinamico che sfida gli individui, e lo fa fisicamente e mentalmente, in modo intensivo. Le nuove religioni laiche, così come i sistemi di credenze, metafisici, modernizzati, offrono offerte che permettono agli "individui isolati" di far fronte a queste richieste.
2.1 - Questa "funzione" concreta, può variare a seconda del sistema di credenze. La convinzione nel progresso, ad esempio, ci permette di credere che presto tutto sarà meglio (anche se la situazione attuale può sembrare dire il contrario). Questa funzione è attualmente esercitata principalmente nel dibattito sulle politiche climatiche (nella discussione sulla cattura e lo stoccaggio del carbonio o sulla tassa sul carbonio). La convinzione nel progresso, trasmette l'idea che il mondo funzioni "come una macchina", e che sia quindi possibile per l'umanità regolare i processi ecologici su questo pianeta, attraverso una gestione abile della natura. Ora stiamo assistendo all'ultimo sussulto di questa convinzione, la quale perde sempre più credibilità proprio di fronte al peggioramento della crisi climatica. La strategia del governo Netanyahu, in Israele, di voler prendere il controllo di Gaza e della Cisgiordania grazie a una tecnologia militare superiore, può essere decifrata anch'essa come se fosse un'utopia secolarizzata del progresso. Sarà inoltre importante osservare le forme e le incertezze degli sviluppi legati alla credenza nel progresso, vista nel contesto degli sviluppi rapidi nel campo della "intelligenza artificiale".
2.2 - La fede nella nazione, da parte sua, permette di concepire che la propria esistenza non tragga il suo significato solo dal successo sul mercato, ma anche dall'appartenenza alla comunità immaginata del "popolo". Questa concezione rimane particolarmente popolare in quelle regioni che, nonostante una minaccia o un declino economico e politico imminente, dispongono ancora di considerevoli risorse di potere (Stati Uniti, Germania, Russia). Essa si manifesta nei successi elettorali dei nuovi attori neo-autoritari (come Trump, l'AfD, ecc.). Tutte queste correnti associano la chiamata alla nazione all'idea secondo cui rafforzarla migliorerà anche le condizioni di vita degli individui isolati.
2.3 - La fede nel principio sacro del lavoro, da parte sua, fa sì che si possa vivere il proprio compito come se fosse una soddisfazione dei propri bisogni. La rappresentazione di una comunità di lavoratori - la "classe" - offre inoltre una prospettiva di redenzione: non appena tutti i membri della comunità si vedranno come una classe, e agiranno di conseguenza, ecco che la rivoluzione mondiale porterà immediatamente all'avvento del regno socialista dei cieli. All'interno della sinistra politica (come ZORA, Young Struggle, Klasse gegen Klasse, Kommunistischer Aufbau, ecc.), quest'idea costituisce la base per la rinascita di organizzazioni neo-autoritarie
2.4 - Nella postmodernità del tardo capitalismo, i tipi ideali di questi sistemi di credenze secolari cominciano a sfumarsi e mescolarsi. Il culto della performance della borghesia, ad esempio, aveva dato origine a una forma di adorazione del lavoro che oggi gode di grande popolarità tra la borghesia media, nella quale la glorificazione del lavoro non viene più giustificata dall'appartenenza a una "classe", ma piuttosto dal desiderio di performance individuale, vale a dire, da una "concezione di normalità" che non viene troppo gravata e dall'ottimismo del progresso. In tal modo, ecco che la fede nel lavoro viene associata a quella nel progresso. Il Patto di Sarah Wagenknecht, invece, associa la fede nella nazione alla fede nel sacro principio del lavoro. Resta da vedere, se questo legame si rivelerà fruttuoso. Si teme però che risieda proprio in questo il potenziale per un movimento regressivo, e tuttavia politicamente efficace. I primi successi elettorali nelle elezioni europee del 2024 sembrano indicare una simile tendenza.
2.5 - Nel processo di crisi in corso, l'uso delle comunità religiose non ha in alcun modo perso la sua rilevanza in quanto offerta significativa, anzi: su scala globale, il numero di membri delle comunità di fede è in aumento da decenni. Tutte queste offerte significative, con i fondamentalismi indù e islamici, così come con l'ebraismo ultra-ortodosso e le varie sette evangeliche (in particolare il movimento pentecostale), negli ultimi decenni, hanno guadagnato costantemente influenza.
3. Il religionismo come fenomeno moderno
Le varie interpretazioni fondamentaliste delle religioni, possono essere comprese anche in quanto fenomeni moderni. Ernst Lohoff definisce questa ideologia come "religionismo" [*2]. I religionismi non rappresentano in alcun modo un ritorno a un sistema di credenze originale, tradizionale e conservatore. Sono fondamentalmente e altamente moderni, e si disconnettono dagli aspetti centrali dell'ortodossia religiosa.
3.1 - Il religionismo islamico è una reazione all'integrazione del mondo arabo nell'economia di mercato moderna. Nella tradizione filosofica di Jamal ad-Din al-Afghani (1838-1897), fondatore del riformismo islamico, ad esempio, l'idea di un Islam modernizzato è centrale, deve prendere le distanze dalle pratiche religiose tradizionali, e dare così al mondo musulmano il suo giusto posto nel mondo. Da un lato, gli aspetti concreti e materiali della modernizzazione (produzione industriale, tecnologia, dominio razionale della natura) vengono positivamente affermati, mentre in questa tradizione gli aspetti astratti relativi all'economia monetaria e allo stato di diritto moderno (banche, interessi e diritti umani sono considerati non islamici in questa tradizione) vengono respinti. Inoltre, la religione islamica si appropria delle disposizioni ideologiche della modernità. L'Umma, ad esempio, presenta forti somiglianze con una versione non spaziale della nazione; Il riferimento ai testi religiosi deve sostituire i codici legali moderni e questi testi devono ora essere interpretati letteralmente. La comunità non deve più essere siriana, irachena o libanese, ma islamica. L'identità comune ha un nemico che si trova al di fuori della comunità: "l'Occidente".
3.2 - Il religionismo cristiano, è anche ideologicamente orientato verso lo spostamento degli aspetti ideologici del nazionalismo. Aspira a una grande nazione cristiana, e non a una "nazione" americana o tedesca. Deve anche basarsi sui comandamenti degli antichi testi religiosi, interpretati letteralmente. L'idea di un pieno diritto all'istruzione per i genitori, che respinge qualsiasi interferenza dello Stato, o della scuola nell'istruzione, riflette questa concezione moderna del sé. I bambini appaiono come una proprietà che appartiene esclusivamente alla loro sfera d'influenza, e che diventa (supposto) diritto dell'uomo cristiano onesto educare e rimettersi sulla giusta strada. Questo vale anche per i dibattiti intorno o contro i diritti all'aborto, in cui si esprimono rivendicazioni di dominio simili a quelle di proprietà sui corpi delle donne. Queste varianti di "possesso fantasma" (Eva von Redecker), fanno parte delle linee centrali lungo cui i cristiani fondamentalisti, in Nord America o in Europa, delineano la loro identità comune contro un nemico all'interno della propria società: la corrente dominante, secolarizzata e woke, che tradisce la nazione.
3.3 - L'ebraismo (ultra)ortodosso è anch'esso una reazione all'espansione della società mercantile moderna. C'è una forte enfasi sul ritorno alla parola di Dio, così come sulla sua interpretazione generalmente letterale. Inoltre, vengono rifiutati anche gli aspetti astratti della società moderna, mentre si possono utilizzare innovazioni tecnologiche. Questo è particolarmente evidente nel messianismo religioso, che si sta diffondendo sempre di più in Israele, a partire dalla vittoria israeliana nella Guerra dei Sei Giorni (1967). Combinandosi con una profonda fede nei testi sacri, la pratica simultanea delle superstizioni mistiche, insieme a un talvolta aggressivo rifiuto della società maggioritaria laica israeliana, fa sì che nella post-modertnità, questa corrente sia paradigmatica del neo-religionismo. Come altre forme di religionismo, l'ebraismo ultraortodosso risolve la tensione tipica della modernità capitalista tra l'individuo e la generalità astratta, attraverso la totale sottomissione dell'individuo a una volontà divina. L'attuale discussione sul servizio militare obbligatorio per gli ultraortodossi, che si sta svolgendo in Israele, ne è un esempio. I rappresentanti del religionismo ebraico sostengono che il futuro di Israele sia comunque "nelle mani di Dio". Ecco perché lo studio della Torah è almeno altrettanto importante per la conservazione dello stato ebraico quanto per la difesa efficace delle persone che vivono in Israele. Qui, sia l'esistenza individuale che quella collettiva è resa direttamente dipendente dalla "volontà divina".
4. Il religionismo come politica identitaria
Proprio così come le religioni laiche, anche il religionismo funziona, tra le altre cose, come politica identitaria. È proprio perché nelle società secolarizzate la religiosità è tutt'altro che evidente, che essa dev'essere attualizzata dai marcatori pubblici. La marcatura dell'identità diventa così il meccanismo centrale che permette di costruire la propria identità contro una società maggioritaria secolarizzata. Questi sviluppi condividono l'idea che un miglioramento della propria situazione possa essere raggiunto solo riarmonizzando le norme culturali con simboli religiosi. In questo contesto, elementi religiosi, nazionalisti e altri elementi ideologici sono combinati in modo specifico per ciascuna regione.
4.1 - Nell'Islam, la componente della politica identitaria si manifesta in particolare nelle prescrizioni di abbigliamento. La questione di come un uomo musulmano degno di rispetto dovrebbe portare la barba è centrale, quanto lo sono i requisiti per l'abbigliamento e il copricapo delle donne musulmane. Qui, sembra particolarmente importante sapere quali marcatori vengono utilizzati nello spazio pubblico.
4.2 - Anche in Germania, stiamo assistendo alle lotte identitarie del cristianesimo fondamentalista, in particolare sotto forma di lotta per l'iscrizione della croce nello spazio pubblico. I noti dibattiti sulla centralità del Natale e della Pasqua, riguardo la "nostra identità", fanno anch'essi parte di questa politica identitaria religiosa.
4.3 - Nel religionismo ebraico, come detto prima, la differenziazione rispetto alla società maggioritaria israeliana gioca anch'essa un ruolo centrale. Prima di tutto si fa tramite prescrizioni di abbigliamento. L'invito generale a vestirsi con modestia viene qui chiamato Zni'ut [*3]. Ciò include coprire il proprio corpo con abiti che si allontanano dall'accentuazione delle forme del corpo. Gli uomini ortodossi, a volte indossano uno shtreimel, e le donne in tich ricordano sorprendentemente le prescrizioni di copertura note nel fondamentalismo islamico. Negli ambienti ultraortodossi, la distinzione dal mainstream laico è ulteriormente marcata dalla lingua, con lo yiddish che viene preferito all'ebraico moderno. La crescente importanza dei ristoranti kosher in Israele, fa anch'essa parte di questa tradizione religiosa di segnare le differenze in modo visibile, soprattutto verso l'esterno. Il dibattito politico su chi possa essere considerato ebreo, e chi non possa esserlo, fa anch'esso parte di questa messa in scena della politica identitaria. La conversione all'ebraismo è solitamente un prerequisito per ottenere la cittadinanza israeliana. Tuttavia, ciò è riconosciuto dai rabbini ortodossi solo se i (nuovi) credenti mostrano la loro fede in modo sufficientemente visibile.
4.4 - Le diverse costellazioni storiche e sociali nelle diverse regioni del sistema-mondo capitalistico portano anch'esse a differenze nella manifestazione delle ideologie religiose. Nella regione del Medio Oriente e in Nord Africa, ad esempio, la critica alla dipendenza coloniale o imperiale dai centri europei e americani gioca un ruolo centrale nelle produzioni ideologiche. In Europa e Nord America, invece, la paura di un degrado e la sensazione di essere minacciati da altri attori culturali ed economici presumibilmente in forte espansione sono di grande importanza nel determinare le ideologie che attraversano le società capitaliste. In Israele, il dibattito sul sionismo, le relazioni tra diversi gruppi ebraici (come la discriminazione contro gli ebrei mizrahi [*4] o l'importanza della religiosità nella società israeliana) così come l'antisemitismo – inteso come una visione feticizzata delle relazioni sociali capitaliste e onnipresente nel mondo [*5] al fine di "plasmare la concezione di questa espressione regionale del religionismo".
5. Sionismo e Ebraismo Neo-ortodosso nel contesto della modernizzazione capitalista
Il sionismo, è essenzialmente un movimento nazionale laico nella tradizione delle tre religioni laiche: combina le idee dell'Illuminismo, la religione del lavoro e la nazione. L'ebraismo ultraortodosso, invece, rappresenta una variante del religionismo, e può essere intesa come un tentativo di abbandonare i (presunti) malvagi desideri della secolarizzazione, a favore di una nuova religiosità. Tuttavia, questo non è semplicemente un ritorno alle tradizioni religiose arcaiche, ma costituisce una reazione mascherata religiosamente a quelle che sono le sfide della modernità capitalista.
5.1 - Per molti ebrei, l'Illuminismo veniva visto come un'opportunità. Vedevano in esso la possibilità di diventare parte integrante della società maggioritaria all'interno del quadro di un nazionalismo secolarizzato in rapida espansione. Questo desiderio venne rafforzato anche dall'istituzione di una forma specificamente moderna di singolarizzazione. A causa di questa singolarizzazione, la posizione sempre minacciata di questi individui nel mondo, li ha portati a voler sentirsi parte di un grande tutto. Questi ebrei riformisti e secolari, si consideravano appartenenti alla tradizione culturale dell'ebraismo e desideravano associarla alla modernità. Erano radicati sia nella borghesia liberale, sia nel movimento operaio socialista. La corrente religiosa e conservatrice del sionismo, si unì al movimento solo nel XX° secolo, e venne inizialmente in gran parte marginalizzata. Può pertanto già essere vista come una reazione alla (imminente) secolarizzazione della comunità ebraica.
5.2 - Il sionismo, già nel XIX° secolo, fu una reazione al fallimento dei tentativi di integrare le giovani nazioni capitaliste nella "normalità" dell'Europa. Questo fallimento divenne particolarmente evidente con l'Affare Dreyfus (1894-1906). Da ciò in poi, alcuni attivisti conclusero che l'integrazione nelle società nazionali esistenti non fosse possibile, e che gli ebrei avevano quindi bisogno di uno stato-nazione proprio. Il fatto che, da un lato, la corrente sionista principale si considerasse laica, ma dall'altro dovesse sempre ricorrere a motivazioni religiose (come l'idea del ritorno alle Colline di Sion, già presente nel termine "sionismo"), produsse delle contraddizioni insolubili, le quali rimangono ancora oggi al centro del dibattito socio-politico, in Israele. Così, il rapporto tra una società di performance e di difesa da un lato, e la ricerca e l'ortodossia ebraica dall'altro, viene tematizzata in un dibattito interno israeliano riguardo l'introduzione del servizio militare obbligatorio per gli ultraortodossi. Ed ecco che in tal senso, in ogni caso, il sionismo è un fenomeno dell'Illuminismo, e rimane storicamente legato al "centro", o alla "sinistra" politica. Lo slogan popolare odierno secondo cui "il sionismo è di destra", ignora la sua emergenza storica.
5.3 - Il sionismo è una reazione, sotto forma di modernità capitalista, all'antisemitismo della modernità capitalista. L'enfasi sulla nazione, come soggetto della comunità ebraica, deve quindi riprodurre le contraddizioni che sono sempre insite nella nazione come forma moderna di comunione. Inoltre, le radici del sionismo nell'Illuminismo si riflettono anche nelle politiche dell'attuale governo autoritario di destra in Israele. L'idea di poter dominare Gaza e la Cisgiordania, attraverso una tecnologia superiore, si è rivelata una visione del mondo soluzionista-tecnica infondata.
5.4 - Come parte dell'emergere della modernità capitalista e della laicizzazione, che la accompagnò, vennero intrapresi anche sforzi di riforma all'interno della fede ebraica. In quello che è noto come "Ebraismo Riformato", sono stati importati nella pratica religiosa ebraica alcuni elementi del protestantesimo. Mentre, al contrario, l'emergere dell'Ortodossia ebraica è stata una reazione all'espansione di un tale movimento laico, orientato ai diritti umani e influenzato dall'Illuminismo. Essa rimane segnata dalla paura dell'assimilazione, e quindi desidera aggrapparsi a una presunta tradizione. Questa tendenza ruota attorno a una pratica della fede stretta e letterale. Questa corrente è profondamente religiosa e ancora oggi si oppone al progetto sionista. Secondo la concezione (ultra)ortodossa della fede, l'antica espulsione dai luoghi storici dell'ebraismo è considerata una punizione inflitta da Dio. Non sarebbe quindi legittimo tornare nella regione senza un chiaro segno divino. Gran parte di queste correnti è quindi ancora contraria a un insediamento nella regione del Medio Oriente e Nord Africa, e allo Stato di Israele.
5.5 - Nel 1967, nel contesto delle vittorie di Israele nella Guerra dei Sei Giorni, alcune frange dell'Ortodossia così come il campo nazionale-religioso interpretarono queste vittorie inaspettate di un piccolo paese contro gli eserciti di paesi vicini molto più grandi come un segno divino necessario e, quindi, come un incentivo a colonizzare attivamente gli ex insediamenti storici. Questa corrente è all'origine del movimento dei coloni che fonda nuovi insediamenti in Cisgiordania e si oppone politicamente a qualsiasi restituzione di territori sotto amministrazione israeliana. Questo movimento non si considera sionista. Il suo obiettivo non è né uno stato-nazione ebraico laico, né l'acquisizione di potere politico nei confronti di altri stati-nazione. L'obiettivo dichiarato è, al contrario, quello di ripopolare le regioni in cui l'ebraismo storico è esistito. Qui gli ebrei devono praticare la loro fede, ognuno a modo proprio, ma rispettando la lettera del testo. All'interno della società israeliana, questi sono i gruppi politici situati all'estrema destra. Gli "ultra-destra" in Israele quindi non sono necessariamente sostenitori di uno stato-nazione sionista laico nella tradizione dell'Illuminismo.
5.6 - La rottura centrale, che questo gruppo crea con la tradizione religiosa, non va sottovalutata. Si manifesta principalmente in un cambiamento nel messianismo dell'ebraismo. Le speranze messianiche tradizionali sono sempre state passive, poiché attendevano l'iniziativa di Dio per riportare gli ebrei nella Terra Promessa attraverso le sue azioni. Questa visione del mondo viene ora sempre più sostituita da un messianesimo attivo, che vuole promuovere la "causa ebraica".
- Julian Bierwirth, 2024 - Pubblicato su "Critique de la valeur-dissociation. Repenser une théorie critique du capitalisme", il 13/3/2026 -
NOTE:
[1] In francese, si può leggere la raccolta del gruppo Krisis, L'Esumazione degli Dei. Per una teoria critica dell'islamismo e del fondamentalismo dei "valori occidentali" nell'era del capitalismo di crisi, Albi, Crise & Critique, 2021.
[2] Vedi Ernst Lohoff, "L'Esumazione di Dio. Dalla Nazione Sacra al Regno Celeste Globale", in L'Esumazione degli Dei, op. cit.
[3] Il termine "Zni'ut" è un termine ebraico che in inglese significa modestia. Esso si riferisce ai limiti del modo in cui gli ebrei religiosi devono vestirsi e comportarsi in pubblico, cioè una sorta di codice di condotta. Ad esempio, una donna non dovrebbe indossare una minigonna o una maglietta senza maniche in pubblico, poiché questo può avere un effetto erotico disturbante in determinate circostanze. Anche i modi di fare di una persona giocano un ruolo molto importante.
[4] Ebrei mizrahi è il termine ebraico comune per indicare popolazioni o individui ebrei provenienti da Africa, Asia e soprattutto dal Medio Oriente.
[5] Vedi Clément Homs (a cura di), Il pericolo antisemita. Antisemitismo strutturale nella modernità capitalista, Albi, Crisis & Critique, 2025.
1 commento:
Grazie Franco Senia, è molto interessante.
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