sabato 17 aprile 2021

L'ora dell'Esecutivo & la demenza da complotto

EXIT ! n°18, Febbraio 2021 Editoriale e Lettera aperta
- di Thomas Meyer -

Nel 2020, anno del Coronavirus, il processo di crisi si è intensificato. La pandemia ha colpito al cuore il capitalismo in crisi. L'effetto è particolarmente drammatico per i sistemi sanitari, in panne e sottomessi al diktat economico; ma lo è ancora di più in quelle regioni dove la popolazione si è trovata del tutto indifesa sia contro il virus che nei confronti delle conseguenze dovute  alle misure che sono state prese nella «lotta contro la pandemia». Inoltre, il Coronavirus non è apparso per caso nel mondo, ma è direttamente legato al dominio capitalistico sulla natura. Riguardo l'apparizione della pandemia, ci sarebbe molto da dire a proposito della cosiddetta Zoonosi, un'infezione che può essere trasmessa all'uomo dagli animali. Con  il progredire della crisi del capitalismo, diventa sempre più difficile - nonostante tutta la «retorica ecologica» - proteggere la natura e gli animali dal processo di valorizzazione, e quindi dalla distruzione da parte del capitale. Nella misura in cui il capitale perde sostanza sempre più, esso aumenta la pressione per sottomettere ancora di più al processo di valorizzazione quelle che sono le basi della vita. La produzione industriale di carni, il commercio di animali selvatici, la distruzione delle specie e della foresta tropicale, ecc., favoriscono la trasmissione del virus. I corridoi globali del commercio e del viaggio ne assicurano la propagazione. Nei centri occidentali, il virus si confronta con delle democrazie che hanno puntato tutto sullo sforzo di rimettere in sesto l'accumulazione del capitale in difficoltà, e di combattere gli effetti sociali della crisi - che si incarnano in quel «materiale umano superfluo» alla valorizzazione del capitale che, oltre a coloro che sono socialmente declassati, comprende soprattutto i migranti - per mezzo di misure autoritarie-repressive, fino allo stato di emergenza legittimato democraticamente. A tale proposito, le misure adottate contro il Coronavirus coincidono con la transizione dal polo liberale al polo autoritario della socializzazione democratico-capitalista.
Tuttavia, le misure anti-Covid si distinguono - malgrado le critiche giustificate in alcuni casi (parziale incoerenza delle misure, minimizzazione dei «danni collaterali» [*1], ecc. - dai consueti «schemi di reazione» autoritari; da un lato, dovuti al fatto che il virus non è affatto un fantasma bensì una pericolosa realtà, e dall’altro perché le misure mirano - contrariamente al solito - a proteggere delle persone e dei gruppi che sono minacciati, come lo sono i malati e gli anziani, i quali rappresentano del capitale umano che non è (o non lo è più) valorizzabile). Però questo non ha niente a che vedere con un'improvvisa illuminazione umanitaria dei governi, ma piuttosto con il fatto che per mantenere il funzionamento del sistema bisogna continuare a lavorare e a consumare (nel secondo «lockdown», i bambini, per far lavorare i genitori, vengono mandati negli asili e a scuola), mentre le restrizioni che riguardano gli spazi privati come quelli che attengono alla ristorazione, all'intrattenimento e alla cultura che vengono presupposti come necessari per il rallentamento del virus e per proteggere il sistema sanitario da un sovraccarico (dal momento che le capacità del «sistema sanitario competitivo» vengono considerate come se fossero delle «costanti naturali».
In realtà, la pandemia sta determinando il rafforzamento di alcune tendenze, tra cui la cosiddetta digitalizzazione, a proposito della quale gli ideologhi e gli agitatori giustificatori promettono che sarà questa la soluzione a tutti i problemi. Le geremiadi concernenti il fallimento dell'istruzione, soprattutto quella dei bambini socialmente svantaggiati, sono solo dei pretesti per poter difendere e sostenere la particolare «urgenza» della digitalizzazione. In questo modo, si può fare di necessità virtù. L'inasprimento dello stato di emergenza permette di poter fare un prova generale di quella che sarà l'era post-Covid. Ciò vale anche per i quelli che appaiono come i contorni emergenti di una politica sanitaria autoritaria, che mirerà a rendere la società sempre più resiliente, flessibile e tollerante nei confronti dei futuri rischi sanitari. Si tratta di una politica di immunizzazione contro quelle che si presentano come crisi prevedibili (cambiamento climatico di provenienza antropogenica, impoverimento sociale di massa, ecc.) accettate come inevitabili, o contro le quali l'unica soluzione sarà quella di prendere delle misure di tutela. Nel contesto del primato della Resilienza preventiva, tutto ciò che favorisce la pandemia e nutre le future epidemie e i prossimi contagi, può allora continuare secondo quelli che sono i normali familiari modelli della crisi: dominio della natura, allevamento industriale e valorizzazione degli animali, globalizzazione e mobilità per la produzione e il commercio, ecc.; tutto questo sotto il dominio astratto dell'irrazionale capitalistico fine in sé. Quest'ultimo aspetto, dev'essere preservato a tutti i costi; anche se è completamente illusorio. In questo contesto, per istituire uno stato di emergenza permanente, sarà possibile basarsi su tutto ciò che in buona coscienza è stato fatto durante la crisi del Coronavirus. In questo modo, la restrizione dei diritti fondamentali verrà giustificata a partire da delle misure di politica sanitaria. Questa è «l'ora dell'esecutivo» [*2]. Bisogna però ricordare che ai fini del rafforzamento permanente dell'apparato securitario, attuato attraverso leggi di polizia, con la sorveglianza per mezzo di telecamere su tutto l'insieme del territorio (Stasi 2.0 [*3]), ecc., non c'è stato alcun bisogno che fosse necessaria una pandemia [*4]. La trasformazione della «democrazia liberale» in un brutale Stato di polizia, nel quale la polizia può fare ciò che vuole con poteri sempre più estesi, costituisce la possibilità e il nucleo stesso della democrazia borghese in sé. Per poter «far fronte» a qualsiasi problema, le persone sono state spesso disposte a sacrificare tutto per la «sicurezza». Dopo tutto, la sicurezza è un «diritto fondamentale», come ha dichiarato nel 2013 l'ex ministro federale tedesco degli interni Hans-Peter Friedrich.
La democrazia rende visibile il proprio nucleo repressivo attraverso la sua «gestione delle contraddizioni». Allorché scoppiano delle rivolte, che spesso non rappresentano altro che degli sfoghi senza alcun contenuto (come a Stuttgart a giugno [*5]), queste non vengono percepite come un'espressione dell'irrazionalità e dell'assurdità della «normalità» borghese. In quello che è fondamentalmente un contesto di insensatezza e di mancanza di riflessione, ecco che simili scoppi di violenza vengono accolti con indignazione: si rimane «scandalizzati» e «scioccati». Invece, al contrario, la violenza poliziesca viene giudicata in maniera diversa. Viene «giustificata» ed è «necessaria», financo «proporzionata». Inoltre, lo Stato ha il dovere di reprimere duramente la «resistenza al potere dello Stato» [*6]. E questo è particolarmente vero quando si tratta di fare rispettare la «proprietà privata»: a tal fine, si possono mobilitare 1.500 poliziotti per «sfrattare» una ventina di persone (!) da uno squat (Berlin, Liebigstraße 34[*7]). Il «buon uso» dei diritti fondamentali nel «migliore dei mondi» consiste esattamente nell'affermare l'«esistente» in maniera conveniente e ben educata. Ogni dibattito sulla violenza nelle manifestazioni e nelle proteste viene completamente deprivato di qualsiasi senso se la violenza «legittima», o legittimata, della polizia viene trasfigurata fino a diventare «Stato di diritto», in cui le relazioni di potere e di dominio, il razzismo, le disuguaglianze sociali, la penuria di alloggi, ecc. vengono tenuti fuori dal dibattito. Il fatto che sia la società borghese stessa ad essere profondamente violenta in quello che è il suo «normale funzionamento», attraverso l'esclusione sociale e il razzismo, tra le altre cose, nei «dibattiti» ipocriti sulla violenza viene tenuto nascosto o esternalizzato: come dire, negli Stati Uniti il razzismo può effettivamente costituire un problema, ma in Germania, si tratterebbero solo di «casi individuali». Che assurdità il fatto che in questo paese non ci sia nessuno che si riconosca in Donald Trump quando definisce organizzazione terroristica gli Antifa [*8] e si conforma alla dottrina di Stato della Repubblica Federale Tedesca (teoria dell'estremismo anti-antifascista [*9]) [*10]. Il babau è sempre l'altro. Lo sforzo della RFT e dei suoi organi repressivi (in questo è coinvolto perfino il MAD [*11]) per mettere le mani sui militanti responsabili dell'ironico détournement dei manifesti pubblicitari [*12], è grottesco. La frenesia della persecuzione nei loro confronti. in contrasto con la zoppicante volontà di smantellare le reti dell'estrema destra in seno alla polizia e al Bundeswehr (NSU .0.2) [*13], Hannibal [*14], Nordkreuz [*15]. ecc.). mostra ancora una volta quali sono le priorità delle «autorità di sicurezza» [*16].

Quella di applicare due pesi e due misure, è una pratica del tutto consueta: mentre le manifestazioni di estrema destra possono svolgersi senza grandi difficoltà, malgrado le violazioni dei vari regolamenti - come la «Corona-Demo» [*17] a fine ottobre a Berlino -, le manifestazioni di sinistra vengono violentemente represse, come quella di Ingelheim: una manifestazione contro il partito nazista «Die Rechte». Lo slogan è: «Chi si oppone ai nazisti non incontrerà mai un un poliziotto simpatico». Il diavolo sa perché. Anche in questo caso, non si tratta di «casi eccezionali». Il nemico è a sinistra ed è esattamente come tale che un antifascista viene trattato dalla polizia: in quanto nemico, per cui la logica della «legge e dell'ordine» si concretizza nel gas al peperoncino e nel manganello. Il trattamento riservato ai rifugiati mostra alla fine in che cosa consistano i «valori democratici» [*19]. Fascisti e democratici concordano su questo. L'unica differenza è che i buoni democratici si impongono un velo di dignità, a partire dal quale pensano poi di poter criticare le posizioni razziste dell'AfD; cosa che non impedisce loro di fare ciò di cui poi accusano ideologicamente l'AfD di volere. Il tanfo da cui in apparenza prendono le distanze è il loro. Alla fine rimangono catturati da quella che la propria ombra rimossa e incompresa. È la stessa società borghese a creare il proprio supposto contrario. Oggi, le misure anti-Covid non rimangono incontrastate. Ma quelle che si sentono di più, non sono le obiezioni che riguardano le conseguenze sociali e psicologiche, o le critiche all'impoverimento del sistema sanitario [*20], ma piuttosto quelle degli «Hygiene-Demos» e dei «Querdenker» [*21], a carattere rosso-bruno e che si richiamano all'ideologia cospirativa [*22].  Il fatto che queste manifestazioni siano state così bene accolte è altresì legato a questa novità per cui il famoso mainstream, il «centro illuminato della società», scivola sempre più verso la destra. La cosa si manifesta da un lato per mezzo di discorsi razzisti (AfD, Pediga), che mirano a «spingere indietro i confini dell'indicibile» (Gauland [*23]). Una tattica, questa, che ha chiaramente avuto successo se consideriamo, per esempio, che Die Zeit [*24], nel 2018, ha aperto molto seriamente un dibattito sui «pro» e i «contro» rispetto al soccorrere i rifugiati. La destra si trova laddove c'è il centro, si potrebbe formulare con Kurt Lenk [*25]. D'altra parte, è da molto tempo che un certo numero di giornalisti ha fatto della crisi una questione di propaganda reazionaria. I loro best-seller si moltiplicano. In questo modo si paga l'ignoranza della sinistra, che non ne vuole sapere niente del «collasso della modernizzazione» [*26], del «limite interno», della «critica categoriale» e della teoria della crisi, e che ha ostinatamente rifiutato ogni dibattito relativo a questi temi [*27]. Probabilmente, gli costa troppo in termini di capacità di riflessione dovere alla fine ammettere che si è sbagliata per anni (si ricordi, per esempio, l'imbarazzante pamphlet anti-tedesco dal titolo «Il valore, è il teorico» [*28]. Ora, attraverso questa «breccia» sta saltando dentro ogni genere di oscurantismo, con le sue reazionarie «interpretazioni della crisi». Il liberale di destra Markus Krall [*29], per esempio, le cui prese di posizione rasentano il delirio, ritiene che la Germania si trova in procinto di diventare una «dittatura eco-socialista», che potrà essere impedita solo da una «rivoluzione borghese» [*30]. Tutti questi pensatori reazionari della crisi, hanno in comune il fatto di credere che il capitalismo possa riprendersi, e che tra le altre cose potrebbe farlo attraverso una riforma del sistema monetario, per esempio reintroducendo il gold standard. L'oro sarebbe dopo tutto, «l'ultima assicurazione contro la crisi», secondo Max Otte (membro della «Werteunion» [*31]), organizzatore dei «Neues Hambacher Fest» [*32], ospite fisso di Ken Jebsen [*33] e sostenitore di una «coalizione borghese» con l'AfD [*34]. Appare chiaro come questo discorso sia rivolto a coloro che hanno dei patrimoni importanti e quindi temono di perderli a causa del processo di crisi. Le classi medie cominciano ad aver paura, e stanno sudando... estremismo di centro. Ma l'armadio degli orrori non è ancora pieno. In questi ambienti circola un tale Thorsten Schulte, il «ragazzo d'argento»[*35], revisionista storico della peggior specie (che ha pubblicato il best-seller «Fremdbestimmt» [Eteronomia]), ovviamente ospite fisso di Ken Jebsen, e che il 1° agosto a Berlino, davanti al palazzo della Cancelleria federale, ha dichiarato: «Non possiamo fare altro che prendere le distanze dal satanico (!) sistema di governo che regna in questa Cancelleria federale, e io prego Dio e Gesù Cristo - e dicendo questo non sto facendo propaganda, ho qui un rosario [...] Gesù Cristo è dalla nostra parte. E io lo dico chiaramente. Voi, oggi siete tutti testimoni  dell'inizio - sto parlando molto seriamente - dell'Apocalisse (!) [...]. Ed è per questo che qui tendo a voi, esseri satanici (!) laggiù dentro, questa croce. Noi, con l'amore e con la via di Dio, contribuiremo all'autodeterminazione [...] E con l'amore faremo crollare questo sistema.» Qui, il desiderio autoritario che si manifesta da tempo in seno  alla «svolta decisionista autoritaria» [*36] del postmodernismo si accompagna a un delirio ideologico complottista mescolato ad un solforoso gergo religioso o religioso-populista [*37]. Questo genere di discorso, adornato di «pietà» missionaria, corrisponde all'immagina globale di Schulte e dei suoi simili; dopo tutto, «i teorici del complotto [...] sono pieni stracolmi dei bisogno di comunicare, e dello zelo missionario della persuasione» [*38].

Per mezzo di «Q-Anon», una teoria del complotto particolarmente bizzarra sta guadagnando sempre più influenza (ivi compreso anche nelle proteste tedesche cosiddette «anti-Corona») e, tra l'altro, è stata promossa da Donald Trump. Diversi candidati repubblicani al Congresso (si dice che siano stati circa una sessantina) si sono dichiarati seguaci di «Q» (Marjorie Taylor Greene è stata effettivamente eletta al Congresso). Secondo tale delirio complottista, Trump sarebbe uno che combatte lo «Stato profondo», una «organizzazione di élite, di pedofili» che, in dei sotterranei, tortura e uccide dei bambini rapiti al fine di produrre - a partire dalla loro sofferenza - dell'adrenocromo, un derivato dell'adrenalina che servirebbe per un elisir di giovinezza. Appare evidente il parallelismo con la leggenda antisemita della pratica dell'omicidio rituale. Nel momento in cui quella che si esprime è la demenza complottista, ecco che l'antisemitismo diventa sempre più vicino, come ancora una volta è stato dimostrato dalla crisi del Coronavirus: «Per esempio, in Inghilterra circa una persona si cinque è più o meno d'accordo con l'idea che gli ebrei abbiano creato il virus per far collassare l'economia e trarre profitto dalla situazione». Analogamente, si possono osservare le auto-vittimizzazioni antisemite nel corso delle contestazioni «anti-Corona» in Germania, tra i famosi «antivax», i quali visibilmente si auto-allucinano come se fossero gli «Ebrei di oggi», indossando delle magliette con una stella gialla (!) sulle quali hanno scritto «non vaccinati» (!!) [*39]. Appare quindi evidente come gli oppositori alla vaccinazione, posseduti dai loro affetti deliranti, non sono in grado in alcun modo di formulare una critica delle politiche sanitarie (ad esempio, nel senso di una critica della riduzione delle cure mediche causata da «ragioni di redditività»). Lo dimostra anche l'antisemita teorico della cospirazione Christoph Hörstel [*40] (un habitué della kermesse antisemita Al-Quds [*41] che si svolge a Berlino), il quale parla assai seriamente di un'«ideologia del virus». Secondo lui, i virus sarebbero il prodotto di oscure macchinazioni... Contrariamente a ciò che possono credere il loro seguaci, «le teorie del complotto [...] non offrono mai dei controprogetti alternativi rispetto al preponderante senso comune di una società [...] ma piuttosto non fanno altro che agganciarsi in maniera opportunistica alle opinioni dominanti» [*42], che si limitano a riformulare; per esempio lo fanno «cercando» un risposta stanca e stucchevole formula «a chi giova?», che ovviamente è buona per poter dare qualsiasi «risposta a tutto». La pandemia di Coronavirus e le misure adottate contro di essa vengono analizzate secondo il medesimo identico schema. Ernst Wolff [*43], ad esempio (nel 2019, ripetutamente invitato da Ken Jebsen come relatore alla «conferenza anti-censura» complottista di Ivo Sasek [*44]) analizza il Lockdown in questo modo: «Sicuramente, il lockdown non è stato niente di più che il pretesto deliberatamente creato per attuare ciò potrebbe essere l'ultimo grande salvataggio del sistema finanziario esistente» [*45].

Il risultato di questa «soggettivazione della crisi» è solo una rivolta conformista. Questi Querdenker ["Pensatori trasversali"] sono mille miglia lontani da una critica del movimento di valorizzazione del capitale e del modo in cui essa favorisce l'emergere e il diffondersi delle pandemie (un flusso di merci, interconnesso a livello globale, distruzione dell'ambiente, «sistema di assistenza sanitaria a basso costo», ecc.). Gli ideologi complottisti di ogni tipo non criticano affatto il capitalismo (o il denaro, o il lavoro, ecc.), ma lo naturalizzano [*46]. Il fatto che si presentino come «alternativi» o «critici» è un pessimo scherzo di cattivo gusto, letteralmente da sbellicarsi dal ridere. Merita sottolineare qui che la «sinistra» è assai lontana dall'essere esente dai deliri legati alle teorie del complotto [*47]. Questo tipo di pensiero non può essere trovato solo nelle sette staliniste come il MLPD [*48], ma anche tra i vari «critici del neoliberismo» di sinistra, i quali insinuano che il neoliberismo abbia più o meno coinciso con sorta di golpe subdolo, e che potrebbe essere abolito attraverso una politica «corretta» [*49]. Tuttavia, il «Fronte trasversale» [Querfront] che viene spesso invocato a proposito di queste proteste da parte di «pensatori scorretti» [Queerdenker] ed altri, solleva più domande che risposte. Se le posizioni di sinistra (estrema), di destra (estrema) e quella liberal-conservatrice sembrano convergere, ciò non avviene perché stiamo assistendo a delle «alleanze» tra campi distinti (contrariamente agli «sforzi trasversali» della Repubblica di Weimar), ma piuttosto perché il campo di riferimento categoriale che li accomuna sta arrivando a toccare i suoi limiti storici, e tutti quanti loro si stanno imbarbarendo in quella che è la loro obsolescenza. Ovvero, riprendendo le parole di Robert Kurz, «Le ideologie di destra, di sinistra e liberali, così come le posizioni borghesi, piccolo-borghesi e proletarie non possono essere delimitate in maniera chiara. Nessuna di queste alternative apparenti è più in grado di contrassegnare indipendentemente un campo storico, nessuna di esse può mantenere di per sé una qualche coerenza intellettuale. Il pragmatismo e l'eclettismo, oramai estenuati, che investono tutti i campi, che d'altronde non sono più tali, tradiscono la pura e semplice impotenza di fronte all'evoluzione sociale mondiale, impossibile da coglie per le scuole di pensiero e per gli schemi di interpretazione finora in uso. Tale impotenza comune, che manda in frantumi qualsiasi chiara distinzione tra contenuto teorico e politico, segna il declino e il fallimento di un quadro di riferimento comune» [*50]. Si può pertanto parlare di una paralisi della coscienza. Una società incapace di stabilire una distanza critica da sé stessa, e i cui soggetti, privi di qualsiasi riflessione critica, immaginano il capitalismo come una fatalità ineluttabile, favorisce ogni genere di «interpretazioni del mondo» che sono insensate o anacronistiche. La demenza da complotto, sempre più diffusa, viene a completare la paralisi. La «sensibilità per le teorie del complotto [...] aumenta in maniera chiara ogni volta che si impone l'idea che non esiste più alcuna possibilità di strutturare la vita in maniera indipendente e autodeterminata e che, al contrario, regnano e operano in segreto solo quelle che sono delle potenze anonime. In simili situazioni apparentemente disperate, che possono essere causate, ad esempio, dal declino sociale e da un drastico deterioramento della situazione economica, le teorie del complotto aprono una fittizia strada maestra per l'interpretazione delle relazioni più complicate, la quale può dare la sensazione rassicurante di sapere finalmente cosa sta succedendo intorno e di fronte a sé stessi [...]» [*51]. È ovvio che non è sufficiente opporsi alle teorie del complotto e ai loro seguaci con degli argomenti e dei fatti, come a volte si cerca di fare. Va sottolineato che una critica della complotto-mania è insufficiente, perfino falsa, se si oppone ad essa una ragione strumentale, che finisce per essere nient'altro che la «ragione immanente» del modo di produzione e di vita capitalista, essa stessa profondamente irrazionale. Più le «strategie della crisi» sono infondate e disperate, meno è probabile che la mania complottistica e la ragione borghese (o i suoi derivati barbarici) abbiano possibilità di divergere. Questo è tanto più vero nel momento in cui la «normalità» non può più essere mantenuta o simulata. L'elezione di Joe Biden alla presidenza degli Stati Uniti non cambierà niente. Al contrario, c'è da aspettarsi una nuova intensificazione delle contraddizioni sociali. Ci possiamo aspettare inoltre che la stessa cosa provenga anche da degli «schemi di reazione» autoritari provenienti dallo Stato cosiddetto «di diritto». L'«esercizio» dello stato di emergenza nel corso dell'epidemia di Coronavirus darà presto i suoi frutti. Rimane ancora necessario, in questi tempi di imbarbarimento della coscienza, concettualizzare in maniera adeguata le condizioni sociali. Perché ciò rimanga possibile in futuro, vi chiediamo di continuare a sostenerci. I testi pubblicati in questo numero di Exit ! attestano il nostro contributo in tal senso.

I testi su questo numero:

- Il testo «La fine dell'Occidente nella crisi del Coronavirus» di Tomasz Konicz traccia, sullo sfondo del processo storico di crisi nel momento in cui si comincia a raggiungere il limite interno del capitale, gli sconvolgimenti relativi all'egemonia americana, così come la sua graduale erosione in seno al sistema di alleanza, in via di disintegrazione, del sistema occidentale. A partire dalla trasformazione della base economica della posizione egemonica di Washington, che ha avuto luogo ben oltre quarant'anni fa, innescata dalla fine del boom fordista del dopoguerra e dal successivo periodo di stagflazione, così come dal cambiamento del ruolo della macchina militare statunitense dopo la fine della "guerra fredda" contro il socialismo di stato crollato nel 1989, l'accento si trova ora sul ruolo centrale svolto dai cicli di deficit globali, inclusa la finanziarizzazione del capitalismo, nel mantenere l'egemonia statunitense fino al 2008. Con l'impennata della crisi del 2008, tuttavia - secondo la tesi centrale del testo - la concorrenza di crisi si è affermata anche all'interno dell'Occidente, così che è stato proprio il nazionalismo economico dell'amministrazione Trump ad accelerare la disintegrazione dell'Occidente e l'eventuale crollo dell'egemonia americana. Pertanto, un ritorno allo status quo prima di Trump non è più possibile. Il processo storico di crisi sarebbe pertanto progredito a tal punto che, alimentato in particolare dalla crisi del Coronavirus, qualsiasi tentativo dei centri occidentali di ripristinare la "stabilità" si rivelerebbe inutile.

- L'obiettivo del testo «La crescita e la crisi dell'economia brasiliana come crisi della società del lavoro: bolla finanziaria, capitale fittizio e critica della dissociazione del valore» [*52] di Fábio Pitta è quello di correlare i fenomeni di crescita economica in Brasile, a partire dal 2003 fino alla crisi economica dopo il 2012-2013, all'economia della bolla finanziaria alimentata dal capitale fittizio, visto come momento di riproduzione globale del capitalismo contemporaneo, nella sua crisi fondamentale. Il testo parte da una critica agli autori brasiliani che analizzano la crisi solo in termini di «arretratezza» del Brasile. Ma si riferisce a una bolla nei mercati finanziari dei derivati sulle materie prime, che ha portato a un aumento significativo dei prezzi, e che ha fatto salire le esportazioni brasiliane e il debito del paese. Questo ha permesso la concorrenza per il debito tra le imprese della cosiddetta «economia reale», portando a un'accelerazione dello sviluppo delle forze produttive, a un aumento della composizione organica del capitale e a un'esclusione del lavoro vivo dai processi produttivi; tutto questo è successo in Brasile a partire dagli anni '70, ma si è intensificato di recente. Tali  processi hanno potuto durare solo fino allo scoppio della bolla delle materie prime tra il 2011 e il 2014, come conseguenza dello scoppio della bolla finanziaria globale nel 2008, che in questo testo, a partire da Robert Kurz, viene compreso secondo le determinazioni del capitale fittizio e dell'accumulazione simulata. Dal 2012, il Brasile ha sperimentato un alto debito pubblico e privato, disoccupazione di massa, fallimenti aziendali diffusi, instabilità politica e l'ascesa del radicalismo di destra, che ha esacerbato la barbarie sociale e la violenza contro le donne, i neri, i popoli indigeni e i lavoratori rurali. Infine, il testo difende la necessità della critica radicale della dissociazione del valore, che, nella sua critica del capitale, della merce e del lavoro, mira all'abolizione di questa mediazione sociale.

- Il testo di Thomas Meyer vuole essere un nuovo contributo alla serie di articoli «Alternative al capitalismo - Valutazione» [*53]. In questo testo vengono esaminati il movimento della decrescita e dei beni comuni. Appare chiaro come queste cosiddette alternative al capitalismo non solo sono lontane da una critica categorica, ma sono anche compatibili con una gestione repressiva della crisi. Partendo da concetti come quello di «moneta locale», si vuole fare ricorso a dei sostituti del mercato e dello Stato al fine di prolungare un capitalismo zombie. La necessità di mettere in discussione il capitalismo in modo «pratico» sarebbe oggi più urgente che mai, per esempio mettendo in discussione la «finanziabilità», ma i movimenti della decrescita e dei beni comuni non offrono molto più di quella che è un'«alternativa» svolta nel bel mezzo della miseria sociale della crisi; i punti cruciali, come la questione della sintesi sociale, non vengono neppure affrontati.

- Dopo la ripubblicazione, nell'ultimo numero di Exit !, del testo di Robert Kurz sul delirio automobilistico, l'articolo di Thomas Koch, «Sull'attualità de "La strada aperta dal caos di crisi", di Robert Kurz», esamina gli sviluppi più recenti, e ora ancora più nitidi, dell'automobilismo, specialmente se visti sullo sfondo della catastrofe climatica e dei movimenti ambientalisti. Quali sono le opzioni racchiuse nelle «visioni future» della mobilità elettrica, o della guida senza conducente, e delle soluzioni tecnologiche alla perdita di controllo globale che viene associata alle parole chiave «Coronavirus» e «clima»? L'articolo riflette criticamente anche sugli sviluppi che hanno avuto luogo con il famigerato scandalo delle emissioni e la sua proiezione di una gestione lontana dalla realtà nella patria dell'automobilismo.

- Nel suo contributo, Andrea Urban affronta gli aspetti culturali-simbolici dell'«Imbarbarimento del patriarcato» (Roswitha Scholz). Si basa soprattutto sui vari cambiamenti che sono stati socialmente discussi in relazione ai rapporti di genere, in particolare le tendenze postmoderne al rilassamento delle norme e delle identità di genere. Negli ultimi decenni, per esempio, c'è stata una crescente normalizzazione delle carriere professionali delle donne e un aumento della partecipazione femminile in posizioni di responsabilità, in particolare nella sfera economica e politica. Questo contesto include anche misure politiche per l'uguaglianza di genere (quote rosa, ecc.). D'altra parte, gli uomini stanno vivendo, tra l'altro a causa di questi sviluppi nel campo delle relazioni di genere, ma anche a causa delle crescenti perturbazioni nel mercato del lavoro, notevoli attacchi alla loro posizione egemonica storicamente costituita e quindi anche alla loro identità maschile - tendenze che sono state recentemente discusse nel senso di una «crisi della mascolinità». Al cuore di questo contributo troviamo la tesi secondo cui, contrariamente alle comuni valutazioni (femministe), tali cambiamenti non possono essere visti come indicazioni di un crescente addolcimento, o addirittura di un superamento delle strutture patriarcali e androcentriche storicamente costituite, ma piuttosto come indicazioni del loro successivo imbarbarimento nella crisi fondamentale del capitalismo e della conseguente relazione di valore-dissociazione. Ciò è particolarmente evidente nel fatto che le gerarchie di genere continuano ad essere riprodotte quasi senza soluzione di continuità, sia materialmente che simbolicamente, anche se parzialmente in forme diverse.

- In una sua recensione, Roswitha Scholz critica il manifesto  «Femminismo per il 99%» [*54] pubblicato nel 2019. Mostra come le autrici di questo testo, Cinzia Arruza, Tithi Bhattacharya, Nancy Fraser, siano lontane dal proporre una critica radicale del patriarcato produttore di merci, in quanto rimangono intrappolate nell'orizzonte di un marxismo della lotta di classe ormai superato e anacronistico.

- Il saggio di Robert Kurz, del 1993, «La democrazia divora i suoi figli» [*55], è stato pubblicato in portoghese [*56], con prefazione di Roswitha Scholz [*57]. In francese, è stata pubblicata una nuova edizione del «Guy Debord» di Anselm Jappe [*58], così come il secondo e il terzo numero di «Jaggernaut - Crisi e critica della società capitalista-patriarcale» [*59], con testi, tra gli altri, di Claus-Peter Ortlieb. Di Robert Kurz: «L'Industria Culturale nel 21° Secolo. Sull'attualità della concezione di Adorno ed Horkheimer» [*60]. Un'antologia di scritti sulla crisi del Coronavirus: «De virus illustribus» [*61]: questo volume mostra che la nuova crisi economica globale non è una conseguenza del virus, ma era iniziata molto prima. Esamina le difficoltà di far ripartire il capitalismo, così come le esitazioni degli Stati incerti tra «salvare l'economia» e «salvare il popolo», e descrive le conseguenze specifiche, soprattutto dal punto di vista della critica del valore-dissociazione, in un paese come il Brasile. Si analizzano le nuove tecniche di sorveglianza e ci si chiede se almeno la coscienza ecologica possa beneficiare di questa crisi.

- Il libro «Cemento. Arma di costruzione di massa del capitalismo», di Anselm Jappe [*62], analizza il ruolo del cemento, il quale viene molto meno criticato di altri materiali usati massicciamente, come la plastica o il petrolio. Dopo averne riassunto la storia e le conseguenze, mostra che questo materiale può essere visto come il lato «concreto» dell'astrazione del valore: il «congelamento» del valore menzionata da Marx si materializza nel cemento, che è sempre lo stesso - una quantità senza qualità - e che ha livellato la diversità che avevano le costruzioni nel mondo, a favore di un'architettura monotona basata sul cemento.

- La "Schmetterling-Verlag" ha pubblicato il libro di Tomasz Konicz: «Capitale, l'assassino del clima - Come un sistema economico distrugge le basi della vita» [*63].

Thomas Meyer per la redazione di Exit !, novembre 2020. EXIT! Krise und Kritik der Warengesellschaft (exit-online.org)

NOTE:

[*1] - Per una panoramica, si veda: Ralf Wurzbacher: "Risiken und Nebenwirkungen, aber keine Packungsbeilage - Die Corona-Eindämmung droht mehr Leid zu verursachen, als sie verhindert" [Rischi ed effetti collaterali, ma nessuna istruzione per l'uso - Il lockdown rischia di causare più sofferenza di quella che previene], Nachdenkseiten del 20/11/2020. Tuttavia, i «danni collaterali» e la loro entità andrebbero considerati nel contesto dell'economia del sistema sanitario e non come un argomento fondamentale contro le misure anti-Covid. Sulla critica dell'«ospedale imprenditoriale», si veda anche: Verena Kreilinger; Winfried Wolf; Christian Zeller: Corona, Krise, Kapital - Plädoyer für eine solidarische Alternative in den Zeiten der Pandemie [Corona, Crisi, Capitale - Un appello per un'alternativa solidale in tempi di pandemie], PapyRossa Verlag, Colonia 2020, pp. 62 ss.

[*2] -  Si veda per esempio Gössner, Rolf: "Durchregieren per Dekret - Infektionsschutzgesetz: Die parlamentarische Demokratie befindet sich im Ausnahmezustand. Das muss sich endlich ändern" [La democrazia parlamentare è in uno stato di eccezione. Alla fine, questo deve cambiare]: Der Freitag numero 47/2020.

[*3] - "Stasi 2.0" è un termine serve  criticare i vari progetti di politica interna del governo tedesco, tra cui le perquisizioni online di computer privati o la conservazione dei dati, proposta dall'allora ministro federale degli interni Wolfgang Schäuble, ma anche le restrizioni legali sulla neutralità della rete e la libertà di informazione. La scelta del termine Stasi 2.0 allude sia alla politica di sorveglianza della RDT da parte del Ministero della Sicurezza di Stato (Stasi in breve) sia al termine Web 2.0, che si riferisce agli ultimi sviluppi della tecnologia Internet. [NdT]

[*4] - Si veda: Gruppe Fetischkritik Karlsruhe: "Das Virus - Kritik der politischen Pandemie I/II" [Il Virus - Critica della Pandemia Politica 1 e 2], 2020, su exit-online.org .

[*5] - Il 20 e 21 giugno 2020, a Stoccarda, dopo un test antidroga sono scoppiati dei disordini. Per alcune ore, centinaia di giovani hanno saccheggiato i negozi del centro città e si sono scontrati con la polizia. [NdT]

[*6] - Si veda: Peer Heinelt: "Unmittelbarer Zwang - Gewalt im Polizeidienst - da lässt der Gesetzgeber seinen Schergen reichlich Spielraum" [Coercizione immediata - violenza nella polizia - il legislatore lascia molto spazio di manovra ai suoi scagnozzi], Konkret 10/2020.

[*7] - Il "Liebig 43", uno squat trentennale e simbolo della sinistra radicale di Berlino, è stato sloggiato il 9/10/2020 da una mobilitazione sovradimensionata delle forze dell'ordine. [NdT]

[*8] - Si veda: Tomasz Konicz, "Terrortruppe Antifa?" Telepolis, 2/6/2020.

[*9] - La teoria dell'estremismo, o «teoria del ferro di cavallo», rappresenta una divulgazione della teoria del totalitarismo (di Hannah Arendt, tra gli altri). Viene sostenuta in particolare dai politologi Eckhard Jesse e Uwe Backes. Questa teoria presuppone che le posizioni estremiste, come il razzismo, si trovino principalmente ai "margini" dello spettro politico. «Teoria del ferro di cavallo» significa che le frange estremiste della società, cioè l'estrema sinistra e l'estrema destra, sono (quasi) simili nelle loro posizioni, poiché entrambe rifiutano la «democrazia liberale». Questa "teoria" è probabilmente la dottrina dello stato federale tedesco (dato che il servizio di intelligence interno tedesco, cioè il Verfassungsschutz, la utilizza). Porta a un'equazione tra destra e sinistra, cioè a una banalizzazione del fascismo. Il razzismo e l'antisemitismo rimangono incompresi, perché sono fenomeni della società nel suo insieme e non possono essere localizzati solo in certe "frange". In pratica, la teoria dell'estremismo porta alla criminalizzazione o alla crescente impossibilità di un impegno organizzato della sinistra contro il fascismo o contro le posizioni dell'estrema destra in generale. In particolare, l'agitazione dell'AfD contro «l'estremismo di sinistra» rappresenta un pericolo crescente per il lavoro antifascista. [NdA per i traduttori].

[*10] - Si veda l'antologia: Eva Berendsen; Katharina Rhein; Tom David Uhlig (eds.): Extremum unbrauchbar - Über Gleichsetzungen von links und rechts [L'elemento extremum è inutilizzabile - Sull'assimilazione di sinistra e destra], Berlino 2019.

[*11] - Il "Servizio di controspionaggio militare", in tedesco Amt für den Militärischen Abschirmdienst o MAD, è uno dei tre servizi segreti della Germania, responsabile dell'intelligence e del controspionaggio militare. Fa parte della Bundeswehr e ha sede a Colonia con quattordici uffici regionali in varie città della Germania (Fonte: https://fr.wikipedia.org/wiki/Amt_f%C3%BCr_den_Milit%C3%A4rischen_Abschirmdiens ).

[*12] - Vedi: Peter Nowak, "Terrorabwehrzentrum gegen satirisch verfremdete Plakate" [Centro antiterrorismo contro il sequestro di manifesti satirici], Telepolis del 26/2/2020. Vedi anche: Leander F. Badura, "Wir zuerst. SPD. " ["Siamo i primi. SPD"], freitag.de del 12/5/2020.

[*13] - Dal 2018, gli estremisti di destra tedeschi hanno inviato minacce di morte anonime a vari destinatari, tra cui gli avvocati delle vittime degli attacchi "NSU" e altre persone che si impegnano a combattere il razzismo, l'antisemitismo o i migranti, tramite "NSU 2.0". Va notato che la maggior parte delle vittime sono donne. La firma si riferisce al gruppo terroristico di estrema destra "Nationalsozialistischer Untergrund" (NSU), che ha ucciso almeno dieci persone tra il 2000 e il 2007, nove delle quali per motivi razzisti. Queste lettere minatorie contengono informazioni personali che non sono disponibili al pubblico. In diverse occasioni, queste date sono state cercate in computer appartenenti alla polizia di Hesse, Berlino e Amburgo. Una rete di estrema destra all'interno della polizia è sospettata di essere l'autore o almeno un complice.

[*14] - "Hannibal" è il soprannome di un sottufficiale della Bundeswehr che apparteneva al Comando delle forze speciali (KSK) di Calw ed era a capo di una rete di survivalisti di destra sospettati di preparare una rivolta armata e l'uccisione in massa di nemici politici e migranti per un "X-day". La rete consisteva nel gruppo Nordkreuz e le sue propaggini, riservisti, agenti di polizia giudiziaria, membri delle forze speciali (SEK), giudici, impiegati dell'Ufficio per la protezione della Costituzione (Verfassungsschutz) e altre agenzie di sicurezza tedesche. [NdT]

[*15] - La rete "Nordkreuz" [Croce del Nord] era una componente di "Hannibal" (vedi nota precedente) nella regione di Mecklenburg. Si sospetta che ancora oggi continui le sue attività. [NdT]

[*16] - Si veda, per esempio: Martin Kaul; Christina Schmidt; Daniel Schulz: "Hannibals Schattenarmee" [L'esercito ombra di Annibale], taz.de del 16/11/2018, così come: "Rechte Netzwerke und die "Affäre Caffier"" [Reti di destra e l'"affare Caffier"], Jung und Naiv numero 489, oppure: youtube.com del 27/11/2020.

[*17] - I «Corona-Demos» sono manifestazioni in Germania, con centinaia di persone, contro le misure anti-Covid. In queste file, i rappresentanti dell'estrema destra e i cospirazionisti sono fortemente presenti.

[*18] - Si veda: Tomasz Konicz, "Braunstaat BRD? "[la RFT, uno stato bruno?], Telepolis del 29/10/2020. Si veda anche: Anett Selle, "Polizeigewalt bei Demo in Ingelheim - Blut und Panik im Tunnel" [violenza della polizia alla manifestazione di Ingelheim - sangue e panico nel tunnel], taz.de del 18/8/2020. Questa manifestazione a Ingelheim, nella Renania-Palatinato, contro un raduno del partito "Die Rechte", noto per le sue dichiarazioni di negazione dell'Olocausto, è stata violentemente repressa dalla polizia, causando un gran numero di feriti. Subito dopo il loro arrivo alla stazione ferroviaria di Ingelheim, un centinaio di contro-dimostranti sono stati ammassati dalla polizia in uno stretto tunnel. I video mostrano l'uso di manganelli e spray al peperoncino in entrambe le uscite. La gente urla e soffoca. La polizia urla e colpisce il soffitto basso con i suoi manganelli. NdT]

[*19] - Si veda: Herbert Böttcher, "Moria - Eine vorhersehbare Katastrophe, 2020", così come, dello stesso: "Wir schaffen das! - Mit Ausgrenzungsimperialismus und Ausnahmezustand gegen Flüchtlinge" ["Ce la faremo! - Con l'imperialismo escludente e lo stato di emergenza contro i rifugiati], 2016, su exit-online.org.

[*20] - La seguente antologia offre una panoramica da una prospettiva marxista: Sascha Stanišic; René Arnsburg (eds.): Pandemische Zeiten - Corona, Kapitalismus, Krise und was wir dagegen tun können [Tempi pandemici - Corona, capitalismo, crisi e cosa possiamo fare contro], Manifest Verlag, Berlino, 2020.

[*21] - In Germania, le manifestazioni contro le misure anti-Covidi  dapprima si svolsero sotto il nome di «Hygiene-Demos», soprattutto a Berlino, e furono poi riprese dal movimento «Querdenker» [pensatori scorretti] di Stoccarda. Sebbene questi eventi sono frequentati da un pubblico ampio e diversificato, sono stati dominati da movimenti di estrema destra e cospiratori. Nel seguito, abbiamo scelto di mantenere il nome tedesco di «Querdenker». [NdT]

[*22] - Su questo argomento si veda: Elisa Nowak, "Ultrarechte Machtprobe", freitag.de del 30/8/2020, così come Gerhard Hanloser: "Ressentiment und Souveränismus", Telepolis del 1/9/2020. In cui si nota ripetutamente che, soprattutto durante le manifestazioni dopo il secondo lockdown, non sono stati "solo" i teorici della cospirazione o i nazisti a muoversi, ma anche coloro che sono economicamente rovinati dalle misure anti-Covid. Si deve obiettare, tuttavia, che non sono esattamente diversi da queste correnti di destra e non stanno cercando di creare qualcosa di proprio. Sono quindi più compatibili con «interpretazioni della crisi» reazionarie, piuttosto che con una critica emancipatrice. Vedi anche: Kommunalinfo Mannheim: "Vom Querdenken zur Querfront" [Da Querdenken al fronte trasversale], youtube.com del 2/12/2020. Il termine «fronte trasversale» descrive quello che in Francia è chiamato il movimento «rosso-bruno". Si riferisce alle politiche di alleanza nella Repubblica di Weimar e agli sforzi dei nazionalsocialisti per conquistare parti del movimento operaio socialista e comunista.

[*23] - Eberhardt Alexander Gauland è uno dei due leader del gruppo AfD nel Bundestag. Un politico populista molto apprezzato dalla frangia più radicale del partito di estrema destra; si è distinto per le sue uscite razziste e anti-migranti e per la sua glorificazione dei soldati tedeschi «durante le due guerre mondiali». [NdT]

[*24] - Die Zeit (Time in tedesco) è un settimanale tedesco di «sinistra-liberale».

[25] - Vedi: Kurt Lenk, Rechts wo die Mitte ist - Rechtsextremismus, Nationalsozialismus, Konservatismus [A destra dove sta il centro - estremismo di destra, nazionalsocialismo, conservatorismo], Nomos, Baden-Baden 1994.

[*26] - Vedi: Robert Kurz Il crollo della modernizzazione, Albi, Crise & Critique, 2021

[*27] - Vedi per esempio: Claus Peter Ortlieb, "Absturz einer Debatte - Zu Andreas Exners Versuch einer Auseinandersetzung mit der Krisentheorie", 2008, su exit-online.org . Vedi anche: Robert Kurz, "Krise und Kritik I/II" [Crisi e critica 1 e 2] in exit! - Krise und Kritik der Warengesellschaft numeri 10/11, Berlino 2012/13.

[*28] - Pubblicato dall'Initiative Sozialistisches Forum, Friburgo 2000 [L'ISF è uno dei gruppi leader del movimento anti-tedesco, con sede a Friburgo. NdT]

[*29] - Markus Krall è un economista, consulente di gestione e saggista tedesco. È vicino alla scuola austriaca di economia (scuola di pensiero eterodossa, basata sull'individualismo metodologico) ed è considerato un "profeta d'urto" con richieste politiche stravaganti, ad esempio la limitazione o l'abolizione del suffragio universale (privazione del diritto di voto per i beneficiari del welfare) e l'istituzione di una monarchia elettiva come parte di una "controrivoluzione". È spesso invitato a dibattiti di estrema destra e cospiratori. (Ed.)

[*30] - Su Krall: Thomas Meyer, "Kleinbürgerliche Hirne in der Krise - Die "Zombiefizierung" des Geistes und der Niedergang des Kapitalismus," 2020, su exit-online.org, così come i contributi di Andreas Kemper: andreaskemper.org.

[*31] - Un'associazione di membri della CDU/CSU con posizioni molto di destra aperta alla discussione con l'AFD. [NdA]

[*32] - Un raggruppamento nazionalista situato tra l'ala destra della CDU/CSU e la frazione "moderata" dell'AFD. [NdA]

33] - Giornalista, Youtuber e popolare teorico della cospirazione in Germania. I suoi argomenti preferiti includono la "cospirazione" dell'11 settembre e le accuse contro Bill e Melinda Gates nella crisi di Covid.

[*34] - Si veda: Max Otte, Weltsystemcrash - Krisen, Unruhen und die Geburt einer neuen Weltordnung [Il crollo del sistema mondiale - crisi, disordini e la nascita di un nuovo ordine mondiale], Finanzbuch Verlag, Monaco 7a ed. 2020, prima 2019, p. 484. Per esempio, taz.de del 14/2/2020 cita Otte: «Su una base puramente personale, tuttavia, sono dell'opinione che la CDU dovrebbe esplorare la possibilità di coalizioni con l'AfD a tutti i livelli (!). »

[*35] - Thorsten Schulte, che usa lo pseudonimo Silberjunge [ragazzo d'argento], è un ex banchiere d'investimento tedesco, consulente di gestione e autore di bestseller. Nelle sue pubblicazioni politiche, sposa teorie di cospirazione di estrema destra e si impegna nel revisionismo storico. È legato al populismo della nuova destra e simpatizzante dell'AfD. Ha partecipato attivamente - anche come oratore - alle proteste contro le misure anti-Corona nel 2020. [NdT]

[*36] - Il decisionismo è una dottrina politica, etica e giuridica che afferma che i precetti morali o politici sono prodotti di decisioni prese da organi politici o legali. Questa teoria è stata sostenuta da Carl Schmitt, un filosofo e giurista nazista. Vedere: Roswitha Scholz, "Die Rückkehr des Jorge - Anmerkungen zur "Christianisierung" des postmodernen Zeitgeistes und dessen dezisionistisch-autoritärer Wende", exit! - Krise und Kritik der Warengesellschaft, numero 3, Bad Honnef 2006, pp. 157-175.

[*37] - Sulla "presa di potere" populista della religione, vedi : Concilium - Internationale Zeitschrift für Theologie: Populismus und Religion [Concilium - Rivista internazionale di teologia: populismo e religione], numero 2/2019, Ostfildern 2019.

[*38] - Così lo storico Rudolf Jaworski in: "Verschwörungstheorien aus psychologischer und aus historischer Sicht" [Teorie del complotto da una prospettiva psicologica e storica], in: Ute Caumanns; Mathias Niendorf : "Verschwörungstheorien - Anthropologische Konstanten - historische Varianten" [Teorie del complotto - Costanti antropologiche - Varianti storiche], pubblicazioni dell'Istituto Storico Tedesco Varsavia, Osnabrück 2001, p. 19.

[*39] - Si veda: Thorsten Fuchshuber, Antisemitismus in der Pandemie: Alter Wahn, neues Gewand [L'antisemitismo nella pandemia: vecchia delusione, nuovo abito], jungle.world del 23.7.2020. Sui "Corona-Demos" [manifestazioni contro le misure anti-Covid] in Germania, vedi anche: https://report-antisemitism.de/documents/2020-09-08_Rias-bund_Antisemitismus_im_Kontext_von_covid-19.pdf così come: "Momentmal: Vom "Querdenken" zur Querfront - Coronaproteste als Podium für Antisemitismus" [Dal "pensiero incrociato" [Querdenken] al fronte incrociato - Manifestazioni anti-Covid, un podio per l'antisemitismo], youtube.com del 29.11.2020.

[*40] - Christoph R. Hörstel è un giornalista e attivista politico tedesco. Tra le altre cose, Hörstel sostiene opinioni cospiratorie riguardanti l'11 settembre, la guerra in Afghanistan, il conflitto in Medio Oriente, il diritto all'esistenza di Israele e le scie chimiche, tra gli altri. [NdT]

[*41] - Sul "giorno di Al-Quds", vedi Wahied Wahdat-Hagh: Der islamistische Totalitarismus - Über Antisemitismus, Anti-Bahaismus, Christenverfolgung und geschlechtsspezifische Apartheid in der "islamischen Republik Iran, antibahaismo, persecuzione dei cristiani e apartheid di genere nella "Repubblica Islamica dell'Iran"], Peter Lang GmbH, Internationaler Verlag der Wissenschaften,Frankfurt 2012, pp. 151 ss [La manifestazione di Berlino Al-Quds è una manifestazione antisionista organizzata da Hezbollah, tra gli altri, nella Giornata Mondiale Al-Quds (Gerusalemme in arabo). È stato istituito nel 1979 dall'Ayatollah Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica dell'Iran, e si tiene l'ultimo venerdì del mese di Ramadan. NdT]

[*42] - Jaworski 2001, op. cit. p. 27

[*43] - Ernst Wolff è un autore e giornalista tedesco. Il suo obiettivo principale è la critica del sistema finanziario e monetario globale, compreso il ruolo del FMI, della Banca Mondiale, della Federal Reserve, del sistema di Bretton Woods e della moneta fiat. È abile nelle teorie del complotto e sostiene tesi strutturalmente antisemite. [NdT]

[*44] - Ivo Sasek è un predicatore laico svizzero, autore di scritti religiosi e leader della "Generazione Organica di Cristo" (OGC) che ha fondato nel 1999. Questa organizzazione, classificata come una setta, ha tra 2000 e 3000 membri di lingua tedesca. Nel 2008, Sasek ha fondato la "Coalizione anti-censura" (AZK), un forum dedicato all'esoterismo di destra, alle teorie del complotto, all'antisemitismo, alla xenofobia e al revisionismo storico, compresa la negazione dell'Olocausto. Queste organizzazioni e i loro numerosi media sono gestiti dal Panorama Center di Sasek a Walzenhausen, in Svizzera.

[*45] - Ernst Wolff di Wall Street Special: "Corona-Pandemie - Endziel digitaler Finanzfaschismus" [Corona Pandemic - Final Destination of Digital Financial Fascismus], youtube.com del 7/9/2020, a partire da circa 10 min.

[*46] – Si veda per esempio "Plan B" di Andreas Popp e Rico Albrecht: https://www.wissensmanufaktur.net/plan-b/ .

[*47] - Vedi Martin Wassermann: "Agenten, Eliten und Paranoia - Das Verschwörungsdenken in der deutschen Linken" [Agenti, Elites e Paranoia - Il pensiero cospiratorio nella sinistra tedesca], Berlino 2012, https://associazione.files.wordpress.com/2020/02/maulwurfsarbeit_ii.pdf .

[*48] - Il "Partito Marxista-Leninista di Germania" (MLPD) è un piccolo partito maoista-stalinista tedesco. È stata fondata il 20 luglio 1982 e si è sviluppata dalla "Lega dei lavoratori comunisti di Germania" (KABD), che è esistita dal 1972 al 1982. [NdT]

[*49] - Vedi il capitolo "Die Krise als subjektives Willensverhältnis" in: Robert Kurz: "Krise und Kritik II", exit! - Krise und Kritik der Warengesellschaft numero 11, Berlino 2013, p.98 e seguenti.

[*50] - Robert Kurz: Das Weltkapital - Globalisierung und innere Schranken des modernen warenproduzierenden Systems [Il capitale mondiale - La globalizzazione e il confine interno del moderno sistema di produzione delle merci], Berlino 2005, p. 367.

[*51] - Jaworski 2001, op. cit. p. 22.

[*52] - Questo testo apparirà in francese con il titolo : Le Brésil dans la crise du capital au XXIème siècle, Crise & Critique, Albi, 2021.

[*53] -Precedentemente pubblicati: ""Gemeinwohlökonomie" di Dominic Kloos" ["The Economy of the Common Good" di Dominic Kloos] (2018) e ""Bedingungsloses Grundeinkommen" di Günther Salz" [Il "Reddito di base incondizionato" di Günther Salz] (2019). Entrambi i testi sono disponibili anche su exit-online.org.

[*54] - Cinzia Arruzza, Tithi Bhattcharya, Nancy Fraser, Femminismo per il 99% - un manifesto, La découverte, Parigi, 2019.

[*55] - Pubblicato per la prima volta in: Edition Krisis (ed.): Rosemaries Babies - Die Demokratie und ihre Rechtsradikalen [I bambini di Rosemary - La democrazia e i suoi radicali di destra], Unkel Rhein/Bad Honnef, 1993.

[*56] -  Robert Kurz: A Democracia devora seus Filhos, Consequência, Rio de Janeiro, 2020

[*57] - Vedi anche: Roswitha Scholz, "Die Demokratie frisst immer noch ihre Kinder" - heute erst recht! "["La democrazia divora ancora i suoi figli" - soprattutto oggi], uscita! - Krise und Kritik der Warengesellschaft, numero 16, Springe, 2019, pp. 30-60.

[*58] - Anselm Jappe: Guy Debord, La Découverte, Parigi, 2020.

[*59] Crisi e critica, Albi, 2020.

[*60] (ivi) Pubblicato per la prima volta nel 2012 in exit! - Krise und Kritik der Warengesellschaft, numero 9.

[*61] (ibidem)

[*62] L'Échappée, Parigi 2020

[*63] Schmetterling-Verlag, Vienna/Berlino 2020


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