lunedì 19 dicembre 2022

Da dormire in piedi …

Tra Guerra fredda e quadri di Vermeer, una possente spy story letteraria, inedita in Italia. Il capolavoro narrativo di un grande scrittore, protagonista e testimone del Novecento. Quando Ramón Mercader si presenta al controllo passaporti dell’aeroporto di Zurigo, il suo destino è segnato. Tutto ha avuto inizio quattro giorni prima, una volta lasciata Madrid per un viaggio d’affari ad Amsterdam. Ramón non si occupa solo di import-export: è una spia dell’Urss in terra di Spagna. La sua copertura, però, sta rischiando di saltare, e i servizi americani sono sulle sue tracce. Anche i russi e i tedeschi dell’Est si interessano a lui, e Ramón, in quella partita di caccia, potrebbe essere esca o selvaggina. È per questo che dalla capitale olandese è volato a Zurigo, per cercare di prendere contatto con i suoi capi, capire chi sta tradendo chi…

Jorge Semprún non ha scelto a caso il nome del suo protagonista: Ramón Mercader, quello «vero», è stato l’assassino di Trotsky. Attraverso il suo personaggio romanzesco e il suo omonimo reale, l’autore rievoca l’intera storia del movimento comunista, dalla Terza Internazionale alla guerra di Spagna, dalle repressioni di Stalin alla burocratizzazione del mondo sovietico negli anni Sessanta. Intorno alla tragica epopea del protagonista e degli altri personaggi, maschili e femminili, teneri e violenti, in una trama dalle sorprese continue, si dipanano i ricordi personali di Semprún, ma soprattutto il filo collettivo di una grande meditazione storica sul destino delle rivoluzioni.

(dal risvolto di copertina di: Jorge Semprún. "La seconda morte di Ramón Mercader". Settecolori, pagg. 450, €28)

Caccia alla spia
- Guerra fredda e pittura fiamminga: arriva in Italia il capolavoro di Jorge Semprún ispirato all’uccisione di Lev Trotskij -
di Pablo Maurette 

Scrive Roberto Calasso ne La rovina di Kasch che «il fondamento del sacrificio è in questo: che ciascuno è due, e non uno». Questo ha da vedere con il fatto che, come si spiega qualche pagina dopo, «atto sacrificale [è] qualsiasi atto dove chi agisce contempla sé stesso mentre agisce». Jaime Ramón Mercader del Río è nato in Spagna il 7 febbraio di 1913 e morto di cancro a Cuba il 18 ottobre di 1978. Fu agente del NKVD e oggi è noto per avere ammazzato Lev Trotskij con una piccozza da ghiaccio il 20 agosto del 1940, a Città del Messico. Ramón Mercader Avendaño (nome reale Evgenij Davidovich Ginsburg) fece la spia per l’Urss in Spagna e morì “suicidato” in una stanza d’albergo in Olanda durante un viaggio d’affari alla fine degli anni Sessanta. Questo secondo Mercader è il protagonista immaginario del capolavoro di Jorge Semprún, che arriva per la prima volta nelle librerie italiane in una magnifica traduzione di Leopoldo Carra. Senza mai occuparsene in profondità, La seconda morte di Ramón Mercader gira attorno a uno degli atti sacrificali più spettacolari e sanguinosi del Novecento. La grottesca uccisione di Trotskij è stata evidenza agghiacciante della brutalità del regime stalinista. Inoltre, per Semprún, questo assassinio riflette in grande misura i colori cupi dell’anima del Partito comunista, un organismo cannibale e autodistruttiva. L’omonimia tra il protagonista, ucciso, e il Mercader storico, uccisore, questo sdoppiamento fatidico, rivela la cancellazione dell’identità singolare e la completa disumanizzazione su cui si sostengono i regimi totalitari. Difatti, nel romanzo di Semprún, la storia del Novecento e il destino delle rivoluzioni convergono in una stanza d’albergo e in un atto sacrificale a tradimento.

La vita di Jorge Semprún è un affresco della storia del Novecento in Europa; sembra perfino l’argomento di un dramma epico. Nato a Madrid nel 1923 in una famiglia benestante di intellettuali, a tredici anni emigrò coi suoi genitori in Francia e dopo in Olanda a causa della Guerra civile spagnola. Di ritorno in Francia, a diciotto anni, mentre studiava filosofia alla Sorbona, si arruolò nella Resistenza francese e si iscrisse al Partito comunista spagnolo. Due anni dopo, nel 1943, fu arrestato dalla Gestapo e inviato a Buchenwald. Fortunato tra i salvati di Primo Levi, Semprún tornò in Francia dopo la fine della guerra e si mise a lavorare per far crollare la dittatura di Franco. Nel 1963, vinse il Premio Formentor per Il grande viaggio, dove racconta la sua esperienza nel lager. Un anno dopo, fedele alla sua personalità scismatica, fu espulso dal Partito comunista per ripudiare i crimini di Stalin. Nonostante la sua lingua letteraria sia stata sempre il francese, è stato considerato dagli inizi della sua carriera un autore spagnolo. Dopo la caduta del franchismo, tornò in politica per diventare ministro della Cultura in Spagna durante il governo di Felipe González. Morto a Parigi nel 2011, Semprún ci lasciò una ventina di libri e altrettanti film di cui compose la sceneggiatura, tra cui Z di Costa Gavras, Stavisky il grande truffatore di Alain Resnais, e Le strade del sud di Joseph Losey.

La seconda morte di Ramón Mercader, pubblicato originalmente in francese da Gallimard nel 1969 e vincitore del Premio Fémina, non è uscito in Spagna fino al 1978 a causa della censura franchista. Si tratta di un romanzo del tutto sorprendente perché raduna in sé tre tradizioni diverse: la trama è da romanzo di spionaggio nei tempi della Guerra fredda, stile John le Carré. Nello stile, secco, austero, addirittura crudele si percepisce la traccia del nouveau roman. Per ultimo, la struttura non lineare della narrazione richiama alla mente i giochi formali tipici del boom latinoamericano, e in particolare La morte di Artemio Cruz, di Carlos Fuentes (1962). Lunghe digressioni sulla storia dell’arte (la pittura fiamminga è un elemento centrale nel romanzo), la letteratura e la politica apportano inoltre degli elementi saggistici.
Mentre il lettore si fa largo tra la folla assurda di personaggi, l’elenco infinito di nomi, la molteplicità di scenari e la pluridimensionalità temporale, il libro va pian piano svelando una trama quasi impenetrabile e potenzialmente incomprensibile che è destinata a rimanere inconclusa. A pagina 238, la metà precisa del romanzo, Semprún rivela l’essenza della sua opera in una sorte di confessione metanarrativa: «Una storia senza senso... una storia da dormire in piedi, come si suol dire». Una storia à dormir debout, in francese, è una storia che non sta né in cielo né in terra, spiega il traduttore. Prendendo in prestito le parole di Fabrizio De André sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini, La seconda morte di Ramón Mercader racconta una storia sbagliata. In questo senso, si può dire che è finanche un trattato di filosofia politica novecentesca.

- Pablo Maurette - Pubblicato su Robinson dell'8/10/2022 -

giovedì 15 dicembre 2022

Al capezzale del Capitale

La politica monetaria è sull'orlo della bancarotta?
- Una sintesi delle contraddizioni della politica di crisi borghese, vista nell'attuale fase di stagflazione (Prima parte di una serie sull'attuale scoppio della crisi) -
di Tomasz Konicz

Possiamo dire di avere ancora dei soldi? Ovvero, detto in altri termini: Riuscirà finalmente la politica a tenere sotto controllo l'inflazione? All'inizio di novembre, dopo molti mesi di inflazione in costante aumento, il New York Times aveva percepito un barlume di speranza per la politica monetaria [*1]. Secondo gli ultimi dati, l'inflazione negli Stati Uniti si è ora  leggermente moderata, il che è «una notizia gradita tanto alla Federal Reserve quanto alla Casa Bianca». Secondo i dati, l'inflazione ha rallentato, dall'8,2% di settembre al 7,7% dello scorso ottobre; le previsioni parlavano del 7,9%. Anche l'«inflazione di base», che esclude gli aumenti dei prezzi dell'energia e dei generi alimentari, ha subito un rallentamento, passando in quello stesso periodo dal 6,6 al 6,3%. Aumentare i tassi di interesse da parte della Federal Reserve statunitense, che quest'anno ha portato il tasso di riferimento dallo 0,25% al 4%, sembra perciò avere avuto un effetto [*2]. E in termini monetari, il punto finale non è stato ovviamente ancora raggiunto. I banchieri centrali della Fed, hanno dichiarato che i tassi di riferimento dovranno essere portati a un livello compreso tra il 4,75 e il 5,25%, per poter riportare finalmente l'inflazione sotto controllo [*3] Nel rapido aumento dei tassi - il più rapido dalla lotta contro la stagflazione nei primi anni '80 [*4] - non è prevista alcuna «pausa», hanno dichiarato i funzionari della Fed ai media statunitensi [*5]. Ciò sembra rivedere quella che è stata la tendenza di lungo periodo alla riduzione dei tassi di interesse iniziata negli anni '80 [*6], con la quale la politica monetaria doveva stimolare e stabilizzare l'economia e la sfera finanziaria.
L'ultima volta che il tasso di riferimento della Fed ha superato il 5% è stato nel 2008, all'apice della bolla immobiliare negli Stati Uniti e nell'UE. In seguito ha poi prevalso una politica di tassi di interesse che di fatto è stata pari a zero, attuata come parte della risposta alla crisi dopo lo scoppio della bolla. I tentativi di aumentare il tasso di riferimento (a oltre il 2%, nel 2019) dopo lo scoppio della pandemia (2020) sono stati abbandonati. Oltre ai rapidi aumenti del tasso di riferimento, dovrebbe essere la «stretta monetaria» della Fed, a contribuire a riportare negli Stati Uniti l'inflazione sotto controllo. Ricordiamo che dopo i principali episodi di crisi del XXI secolo, il sistema finanziario globale ha dovuto essere stabilizzato  attraverso il famigerato quantitative easing, a partire dal quale le banche centrali hanno effettivamente stampato denaro acquistando titoli di Stato e obbligazioni sui mercati finanziari, per poter così fornire loro una liquidità aggiuntiva. La liquidità che è stata generata dagli acquisti sul mercato finanziario, ha provocato un aumento dei prezzi nella sfera finanziaria. La portata che hanno avuto queste iniezioni di liquidità - che nell'ultimo decennio hanno contribuito in modo significativo alla temporanea stabilizzazione del sistema finanziario globale intrappolato in una bolla di liquidità - è facilmente visibile nei totali dei bilanci delle banche centrali.

Breve storia del «capitalismo delle banche centrali»
L'inizio del «capitalismo delle banche centrali» [*7], è stato segnato dallo scoppio della bolla immobiliare, avvenuto negli Stati Uniti e in Europa nel 2008 [*8], allorché il sistema finanziario globale è stato inondato di titoli garantiti da dei mutui spazzatura, e che - dopo il fallimento della Lehman Brothers - è entrato in uno stato di crisi che ha minacciato l'intero sistema globale. Che fare? Per necessità, a partire dal febbraio del 2009 la Fed ha iniziato ad acquistare dal mercato finanziario tutta questa spazzatura, in modo da poter poi ricominciare a concedere prestiti nella sfera finanziaria «congelata». A metà 2010, la Fed aveva già «stampato», e immesso nella sfera finanziaria, più di 1000 miliardi di dollari per acquistare questi «titoli garantiti da ipoteca» (Mortgage Backed Securities – MBS), cui, quando si era all'apice della bolla immobiliare erano stati aggregati ipoteche che avevano un diverso rating creditizio. E questa reazione quasi spontanea alla crisi, simile alla politica dei tassi d'interesse zero, si è consolidata come una nuova linea guida politica, quasi una nuova costante politica, nella quale vediamo le banche centrali che detengono quantità sempre maggiori di «titoli» nei loro bilanci [*9]. Gli MBS - nonostante i numerosi tentativi di liberarsene - non sono mai scomparsi dal bilancio della Fed . Nel lungo periodo, il valore nominale di queste cartolarizzazioni di mutui ipotecari è addirittura aumentato, passando da circa 1.100 miliardi nel 2010 a oltre 1.700 miliardi nel 2016 e a 2.700 miliardi nella primavera del 2022. I tentativi di ridurre gli MBS presenti nel bilancio della Fed, hanno destabilizzato i mercati finanziari, al punto da dover essere abbandonati, o quanto meno - con lo scoppio della pandemia - sono stati interrotti a causa della crisi. Le banche centrali sono così diventate di fatto prigioniere della bolla di liquidità [*10] che esse stesse hanno creato in reazione allo scoppio della crisi del 2007/2008. L'imminente collasso del sistema finanziario globale, sulla scia del crollo immobiliare (fallimento di Lehman Brothers nel 2008 e conseguente «congelamento» dei mercati finanziari globali), avrebbe potuto quindi essere evitato solo al prezzo di una nuova ulteriore formazione di bolle, in ultima analisi attraverso un trasferimento di bolle, dalla bolla immobiliare alla bolla della liquidità. Così facendo, la politica monetaria, che ha sostenuto il mercato immobiliare attraverso l'acquisto di MBS, è diventata anche il pilastro centrale dell'economia, dal momento che gli immobili sono un importante fattore economico. Gli eccessi speculativi nella sfera finanziaria, fungono pertanto da motore ciclico per l'economia reale, se si considera che, ad esempio, la bolla immobiliare negli Stati Uniti e nell'UE è stata accompagnata da un'economia forte, finanziata in ultima analisi dal credito nel settore delle costruzioni. In Spagna, al culmine della febbre speculativa, si è verificata una vera e propria carenza di manodopera, che ha offerto a centinaia di migliaia di lavoratori immigrati dalla Bulgaria e dalla Romania delle opportunità di guadagno nel settore edile spagnolo. Per contro, dopo lo scoppio di queste bolle, la disoccupazione nella Penisola Iberica ha superato il 20% [*11]. Questo legame tra la politica monetaria espansiva delle banche centrali e le dinamiche cicliche dell'economia reale, diventa ancora più chiaro nel quadro della grande bolla di liquidità [*12], che ora ha sostituito la febbre immobiliare transatlantica. Gli acquisti di titoli garantiti da ipoteca da parte delle banche centrali, sono stati rapidamente superati dai programmi di acquisto di titoli di Stato. A partire dal 2010, la Federal Reserve ha iniziato ad acquistare massicciamente i «Treasuries» del governo statunitense, consentendo così alla sfera finanziaria di decollare nuovamente in modo speculativo [*13] e a Washington di attuare gli stimoli economici e i tagli fiscali dell'ultimo decennio. I numeri parlano chiaro [*14]: nel 2007, poco prima del crollo della bonanza immobiliare, la Fed deteneva circa 700 miliardi di dollari di titoli di Stato; nel 2012 ne deteneva più di 1,200mila miliardi e nel 2016 quasi 2,500mila miliardi. (La situazione è simile anche nell'Eurozona, dove gli acquisti di titoli di Stato da parte della BCE sono stati oggetto di controversie politiche tra la RFT e la periferia meridionale)[*15]. E questa montagna di debito pubblico costituisce quello che la politica monetaria statunitense ha voluto ridurre lentamente a partire dal 2018, in modo che nel 2019 i Treasury nel bilancio della Fed ammontassero «solo» a poco più di 2.000 miliardi di dollari. Poi è arrivata la pandemia, che ha nuovamente creato scompiglio nel settore finanziario globale - già gonfiato dalle iniezioni di liquidità e destabilizzato dalla stretta monetaria iniziata nel 2018 - e ha provocato un blocco dell'economia mondiale dovuto al parziale congelamento delle catene di approvvigionamento globali. La politica monetaria non ha avuto altra scelta che quella di portare all'estremo la stampa di moneta: a metà del 2022, nel bilancio della Fed erano presenti 5.700 miliardi di dollari di debito pubblico statunitense. Nel contempo, gli MBS sono stati nuovamente acquistati in misura crescente, tanto che il loro volume è quasi raddoppiato, passando da 1.400 miliardi, alla fine del 2019, agli oltre 2,7mila miliardi della metà del 2022. Proprio l'espandersi della stampa di moneta, ha generato sia una domanda governativa (Treasuries) sia una domanda privata (MBS), stimolando così tanto l'economia quanto la sfera finanziaria. A metà del 2022, il bilancio della Fed era cresciuto fino a un totale di novemila miliardi di dollari (principalmente titoli di Stato e titoli garantiti da ipoteca) [*16]. Le «iniezioni di liquidità» che hanno contribuito a trasformare la Fed in una sorta di discarica per il sistema finanziario globale, hanno dato impulso all'economia. E hanno temporaneamente stabilizzato i mercati finanziari, al costo di sempre nuovi eccessi speculativi; fino all'assurdo affair Gamestop sul mercato azionario [*17]. Ciò è stato possibile, solo perché l'inflazione nell'area del dollaro, che funziona ancora come valuta di riserva mondiale, è rimasta bassa. E i tassi di inflazione sono rimasti bassi solo perché la stampa di moneta da parte delle banche centrali ha portato a un'inflazione dei prezzi delle obbligazioni nei mercati finanziari nel contesto della suddetta bolla di liquidità, la quale ha avuto bruscamente fine solo grazie allo scoppio della pandemia e all'inflazione emergente (a proposito: La «Teoria Monetaria Moderna» neokeynesiana [*18] , una sorta di setta di pensiero trasversale degli economisti, ha partorito la sua assurda ideologia della crisi proprio durante la bolla della liquidità, sfruttando questo legame malinteso tra la politica monetaria espansiva e l'inflazione del mercato finanziario, secondo cui la stampa di moneta è possibile quasi all'infinito finché non prevale la piena occupazione). L'inflazione di cui si parlava all'inizio è quindi dovuta non solo alla pandemia, all'aggravarsi della crisi climatica e alla guerra in Ucraina [*19], ma anche alla fine di questa bolla di liquidità, dove la liquidità generata dai programmi di acquisto sfugge alla sfera finanziaria e cerca opportunità di investimento tangibili e resistenti alla crisi nel mondo reale [*20]; e laddove i rialzi dei tassi di riferimento sono l'unico strumento che è rimasto alla politica monetaria per poter combattere questo aumento dei prezzi.

Crepe alla base
È solo in un simile contesto storico contemporaneo, che il fondamentale re-orientamento della politica monetaria intrapreso dalla banca centrale statunitense, diventa pienamente comprensibile. Se la Fed proseguirà su tale strada, si tratterà di un cambiamento di paradigma che porrà fine a un'epoca di politica monetaria espansiva durata circa 14 anni. I rialzi dei tassi di interesse da parte della Fed, si accompagnano a una riduzione della «montagna di obbligazioni» che la Fed stessa ha accumulato. Nel frattempo, il bilancio della Fed è stato ridotto dal picco di 8,93mila miliardi del maggio 2022 a 8,62mila miliardi [*21]. Ciò è stato realizzato, non attraverso vendite attive sui mercati finanziari, ma riducendo i nuovi acquisti di obbligazioni e gli MBS in scadenza. In tal modo, 60 miliardi di dollari di titoli di Stato al mese non verranno sostituiti da dei nuovi acquisti da parte della Fed; il che, secondo la banca centrale, dovrebbe causare una riduzione «prevedibile e regolare» del totale del bilancio [*22]. Nel caso degli MBS, si tratta di circa 35 miliardi di dollari al mese. Ma per quella che di fatto è la spina dorsale del sistema finanziario globale [*23] - vale a dire, per il mercato obbligazionario statunitense - che cosa significa se la Fed comincia a comprare meno titoli di Stato americani? A metà novembre, ad esempio, il Financial Times (FT) ha riferito circa le crescenti «crepe nel mercato obbligazionario statunitense», che stavano diventando visibili in seguito alla svolta di politica monetaria della Fed [*24]. Secondo il FT, il più importante mercato obbligazionario del mondo, con un volume di 24.000 miliardi di dollari, stava ora mostrando delle instabilità simili a quelle viste poco dopo lo scoppio della pandemia, quando «i timori di un crollo economico globale» portarono a un crollo di «prezzi e liquidità». In parole povere: nessuno voleva comprare più debito pubblico statunitense, perciò la Fed è dovuta intervenire con il suo «quantitative easing». Il Financial Times cita quali sono i due indicatori che hanno raggiunto un livello critico di crisi, che è stato simile a quello del marzo 2020. La liquidità del mercato obbligazionario è diminuita, rendendo difficile l'esecuzione di operazioni di grande entità. Di conseguenza, i broker hanno ora difficoltà a negoziare pacchetti obbligazionari per un valore di 400 milioni, le quali in precedenza potevano invece essere trattati facilmente attraverso l'E-commerce. Inoltre, la profondità del mercato è diminuita rapidamente. Questo misura il volume delle transazioni al di sopra del quale il prezzo di mercato può essere influenzato. Nella primavera del 2020, quando il sistema finanziario aveva subito un breve shock a causa della pandemia, le transazioni inferiori a 200 milioni di dollari potevano influenzare il prezzo delle obbligazioni. Dopo l'ultima tornata di programmi di acquisto di obbligazioni da parte della Fed, la profondità del mercato è salita nuovamente a oltre 500 milioni di dollari per transazione, per poi scendere a meno di 200 milioni di dollari dopo l'inizio della «stretta monetaria» attuata dalla Fed. Simultaneamente, nel 21° secolo il volume totale del mercato dei Treasury statunitensi si è moltiplicato: da circa tremila miliardi nel 2000, fino a oltre quattromila miliardi poco prima dello scoppio della bolla immobiliare nel 2007, e poi a quasi 16mila miliardi alla vigilia della pandemia nel 2019. Attualmente, il volume del mercato, come detto, è di circa 24mila miliardi. I mercati obbligazionari sono ora «uno spazio fragile», con una «liquidità terribile» - ha lamentato un banchiere d'investimento parlando con il FT - che aumenta le «probabilità di un crollo finanziario». In altre parole, la vulnerabilità alle crisi del sistema nel suo complesso, sta rapidamente aumentando, ora che è stato privato delle «iniezioni di liquidità» delle banche centrali. Tuttavia, questo «senso di vulnerabilità» nel mercato dei titoli di Stato statunitensi rappresenta un grosso problema per gli investitori istituzionali - come i fondi pensione o i governi stranieri - i quali normalmente investono i loro soldi nei Treasury, considerati sicuri e stabili, spiega il FT. Il mercato dei titoli di Stato statunitensi, funge effettivamente da base del sistema finanziario globale, laddove il denaro viene investito con la prospettiva di rendimenti bassi ma sicuri da parte di grandi investitori - come i fondi pensione o le compagnie di assicurazione - che fanno affidamento su rendimenti affidabili. E ora, secondo il FT, queste fondamenta stanno mostrando sempre più «crepe». Se ormai, nel mercato obbligazionario statunitense non c'è più «liquidità», ciò «implica anche qualcosa in termini di stabilità generale dei mercati finanziari», ha dichiarato un analista al quotidiano economico londinese. Secondo il Financial Times, qualsiasi crisi di rilievo nel mercato obbligazionario richiederà l'intervento delle banche centrali, ma questo non «comunicherebbe quel tipo di stabilità e di certezza da cui dipendono gli investitori di tutto il mondo». Cosa ancora più importante, tale «intervento» equivarrebbe a sospendere la «stretta monetaria» descritta in precedenza; e quindi si tornerebbe alla stampa di moneta, che si suppone andrebbe aggirata, e proprio a causa dell'inflazione. Le banche centrali sembrano quindi intrappolate nella loro stessa bolla di liquidità [*25], dal momento che l'imminente fine della stampa di moneta inflazionistica sta causando delle crepe proprio nelle fondamenta del sistema finanziario globale.

La festa della liquidità è finita
La grande svolta nella politica monetaria, da parte delle banche centrali che devono abbandonare l'era del quantitative easing per passare alla stretta monetaria, sta lasciando il segno anche sui mercati immobiliari. La festa decennale, che i proprietari di case hanno potuto celebrare grazie alla politica dei tassi d'interesse di fatto pari a zero delle banche centrali, secondo quanto riportato dal Financial Times in ottobre sta per finire. Le vendite, nei mercati immobiliari di quasi tutte le aree metropolitane degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, si trovano ora in una spirale discendente, mentre il rapido aumento dei tassi di interesse fa temere anche un aumento delle insolvenze [*26]. In Germania, secondo uno studio del DIW [*27], i prezzi delle case dovrebbero scendere del dieci per cento. Previsioni simili - di una perdita di valore «superiore al dieci per cento» - sono state fatte per molte grandi città degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e persino della Grande Londra. Il problema, con il calo apparentemente moderato dei prezzi, è che esso si sta verificando in un contesto inflazionistico. A causa di un'inflazione generale di circa l'11% nel Regno Unito, il calo reale dei prezzi degli immobili si è sommato per circa il 25%, cosa che così sarebbe superiore «alla dolorosa correzione dopo la crisi finanziaria» del 2007/08, ha spiegato il FT. Al contrario, la differenza più importante rispetto allo scoppio della crisi di allora riguarda i cosiddetti titoli garantiti da mutui subprime, con i quali gli acquirenti di case con un cattivo rating creditizio hanno potuto negoziare ipoteche che sono state poi impacchettate con altri prestiti per la casa, e scambiate sui mercati come MBS. Queste cartolarizzazioni di mutui ipotecari, sono state il fattore principale che ha esacerbato la crisi finanziaria globale, dal 2008 in poi; e questa volta non sono di certo nella sfera finanziaria. In tal senso, la maggiore stabilità del mercato immobiliare si riflette nella percentuale inferiore al dieci per cento dei mutui per l'acquisto di abitazioni con basso capitale proprio: all'apice della bonanza immobiliare era il sette per cento nel Regno Unito, mentre ora è il quattro per cento. Tuttavia, l'inversione di tendenza dei tassi d'interesse aumenterà la vulnerabilità del settore immobiliare in espansione e della corrispondente sfera finanziaria, poiché l'aumento dei tassi d'interesse aumenterà l'onere finanziario per la classe media e la flessione del mercato immobiliare è questa volta solo un momento parziale della crisi - interagendo con altre dinamiche. Milioni di mutuatari di mutui a tasso variabile si trovano quindi ad affrontare spese più elevate a causa dell'aumento dei tassi d'interesse, mentre il rallentamento economico generale porta a una rapida diminuzione dei redditi. In Gran Bretagna, ad esempio, si prevede che il tenore di vita diminuisca del 7,1% nei prossimi due anni, il che rappresenterebbe il più grande calo degli ultimi sei decenni [*28]. Gli alti tassi di interesse e la minaccia di recessione a seguito della stretta monetaria, stanno pertanto destabilizzando l'intera sfera finanziaria, che negli ultimi dieci anni è stata mantenuta in crescita solo grazie all'inondazione di denaro da parte delle banche centrali. Nell'eurozona, dove le dispute sulla politica monetaria tra il centro tedesco e la periferia meridionale sono una tradizione fin dalla crisi dell'euro, di fronte a queste contraddizioni la BCE ha dovuto effettuare una sorta di speciale spurgo monetario: i rialzi dei tassi d'interesse [*29], e la fine dei programmi di acquisto di obbligazioni della BCE [*30] sono stati accompagnati dal lancio di un nuovo programma di crisi, il Transmission Protection Instrument (TPI). In caso di necessità - quando il differenziale dei tassi d'interesse tra le obbligazioni tedesche e quelle dell'Europa meridionale tornerà a crescere e si profilerà una nuova minaccia di disgregazione dell'eurozona - il TPI consentirà alla BCE di riacquistare, in misura illimitata, titoli di Stato e titoli di debito del settore privato, al fine di stabilizzare l'euro. Pertanto, in questo modo i guardiani monetari europei osano inasprire la loro politica monetaria solo grazie a una sorta di polizza assicurativa, che se necessario consente loro di stampare nuovamente moneta. A rischiare di crollare sotto il peso del debito accumulato, soprattutto nell'Eurozona [*31], non sono solo i mercati del debito sovrano, ma anche i mercati delle obbligazioni societarie cominciano a non funzionare più, diventando sempre più instabili e vulnerabili agli shock esterni. A metà novembre il New York Times ha riferito sulla situazione di tensione nel mercato delle obbligazioni societarie, dove le previsioni indicano che il 7,5% di tutte le obbligazioni con basso rating potrebbero andare in default l'anno prossimo [*32]. La situazione non è migliore per i debiti delle famiglie, i quali, nell'attuale stagflazione statunitense, sono aumentati del 15% [*33]. Generalmente, le numerose bolle del debito e le instabilità nella sfera finanziaria, sono solo espressione dell'aumento globale dell'onere del debito, il quale è passato da circa il 200% della produzione economica mondiale, all'inizio del secolo, a oltre il 350% nello scorso anno. Nei Paesi dell'OCSE, questa montagna di debito ammonta al 420% del PIL, in Cina al 330% [*34]. A ogni bolla speculativa globale, questo debito ha continuato a crescere fortemente, e gran parte di questi prestiti non sono stati utilizzati per investimenti redditizi, ma per spese di consumo. Il sistema funzionava semplicemente a credito - ed è stata proprio la politica monetaria espansiva a permettere la costruzione di questa torre del debito sui mercati finanziari globali. Decisiva per il corso dell'attuale crisi, è l'interazione che si sta sviluppando tra inflazione, rallentamento economico e instabilità della sfera finanziaria. La svolta della politica monetaria verso l'inasprimento monetario, paralizzerà l'economia nella misura in cui il costo del credito aumenterà, riversandosi a sua volta sul settore finanziario sotto forma di rischio di insolvenza dei prestiti. L'economia reale e la sfera finanziaria, possono quindi destabilizzarsi a vicenda (per non parlare di fattori di crisi esterni, quali nuovi eventi meteorologici estremi o la minaccia di una grande guerra).

La trappola della crisi
La grande differenza tra il crollo finanziario globale del 2008/09 e l'esplosione della crisi pandemica del 2020, è l'inflazione, la quale ora impedisce la consueta politica di crisi. Finora le banche centrali potevano semplicemente abbassare i tassi di interesse, e iniettare nuova liquidità nel settore finanziario attraverso il quantitative easing per attutire le conseguenze di una crisi. In inglese esiste l'espressione «to kick the can further down the road» ["prendere a calci il barattolo, spingendolo più lontano lungo la strada"], che descrive assai bene quale sia stata la politica di crisi del capitalismo degli ultimi due decenni. La contraddizione interna di un sistema globale tardo-capitalista che, di fatto, funziona a credito e soffoca la propria produttività, è stata prorogata per mezzo di una dinamica speculativa sempre nuova, spinta ad assumere dimensioni sempre più grandi. Ogni bolla del debito e dei mercati finanziari, dopo il suo inevitabile scoppio, è stata trasferita traslocandola, grazie a tassi di interesse a zero e una politica monetaria espansiva, in un altro boom speculativo ancora più grande: dalla bolla delle azioni di internet che è scoppiata nel 2000, alla bolla immobiliare del 2008, alla bolla della liquidità che ha collassato nel 2020 in seguito alla pandemia. Non essendo questo più possibile, la politica si trova ora in un vicolo cieco, in una trappola di crisi [*35], a causa del fatto che la lotta all'inflazione richiede una politica monetaria restrittiva, mentre invece la crescente instabilità dei mercati finanziari e l'incombente recessione suggeriscono nella realtà una politica monetaria allentata e in espansione. Le banche centrali dovrebbero perciò perseguire simultaneamente una politica monetaria che sia allo stesso tempo espansiva e restrittiva; cosa che non fa altro che evidenziare quale sia l'aporia della politica borghese della crisi, nella crisi sistemica che, nel contesto della finanziarizzazione neoliberale del capitalismo, viene sopraffatta dagli eccessi speculativi e del debito. Nel frattempo, questa fondamentale autocontraddizione della politica della crisi, dominata dall'economia delle bolle di questi ultimi decenni, si esprime anche nei conflitti in seno alle élite capitalistiche funzionali [*36]. Mentre i "falchi" monetaristi danno la priorità alla lotta contro l'inflazione, ecco che le "colombe" chiedono invece un allentamento dei tornelli monetari da fare per mezzo di rapidi tagli dei tassi d'interesse, in modo da limitare così le conseguenze della crisi ed evitare un'escalation. Entrambi gli schieramenti hanno pertanto ragione in quelle che sono le loro diagnosi al capezzale del capitale: gli elevati tassi di interesse e la politica monetaria restrittiva, strangolano l'economia e destabilizzano il sistema, mentre la politica monetaria espansiva e il quantitative easing alimentano ulteriormente l'inflazione. In questo modo, però, le "terapie" di entrambe le fazioni diventano obsolete. Stavolta, questa trappola della crisi [*37] della politica che dura da anni, e che è stata travolta dalle bolle dei mercati finanziari, potrebbe chiudersi, facendo sì che la classe politica potrà solo determinare il corso della crisi sistemica: l'inevitabile svalorizzazione del capitale assumerà la forma di deflazione o di inflazione? Finora, le élite del capitalismo funzionale sono sempre riuscite a trasformare ogni scoppio di crisi in una nuova formazione di bolle, ritardando la svalutazione del capitale (il barattolo è stato calciato più in là). Ma questo non significa che la strategia di ritardare palesemente la crisi avrà successo anche questa volta, soprattutto a causa della pressione inflazionistica. A un certo punto, il castello di carte della finanza globale crolla, il che, come detto, può avvenire anche in interazione con fattori esterni, climatici o geopolitici. Che stavolta possa esserci un forte impatto economico, lo suggerisce un attendibile indicatore precoce: il coefficiente di stupidità della sinistra, secondo il quale, nella sinistra tedesca il grado di marginalizzazione della teoria della crisi è proporzionale al grado di sviluppo latente del prossimo focolaio di crisi. Poco prima di quella che sarà la prossima crisi economica, nessuno dei presenti sulla scena vuole sentir parlare di crisi [*38]. E adesso è proprio così. Dagli snob del mondo accademico fino ai leader sindacali di sinistra, tutti quanti vogliono parlare solo di redistribuzione e di demagogia sociale, nel mentre che il limite interno del capitale, il quale sta soffocando nella sua stessa produttività [*39], viene ora semplicemente negato, dal momento che esso impedirebbe la desiderata partecipazione opportunistica. Il prossimo scoppio di crisi economica, quindi, è probabile che stia proprio dietro l'angolo, a partire dal fatto che l'ignoranza opportunistica [*40] della sinistra tedesca è sempre stata affidabile.

- Tomasz Konicz -  9/12/2022 - [***]

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NOTE:

1 https://www.nytimes.com/2022/11/10/business/economy/october-inflation-data.html

2 https://de.statista.com/statistik/daten/studie/419455/umfrage/leitzins-der-zentralbank-der-usa/

3 https://www.cnbc.com/2022/11/16/feds-daly-sees-rates-rising-at-least-another-percentage-point-as-pausing-is-off-the-table.html

4 https://www.konicz.info/2021/11/16/zurueck-zur-stagflation/

5 https://www.statista.com/statistics/1338105/volcker-shock-interest-rates-unemployment-inflation/

6 https://www.statista.com/statistics/247941/federal-funds-rate-level-in-the-united-states/

7 https://www.bpb.de/shop/zeitschriften/apuz/geldpolitik-2022/507732/zentralbankkapitalismus/

8 https://www.konicz.info/2006/11/30/platzt-die-blase-2/

9 https://www.stlouisfed.org/open-vault/2022/may/how-will-fed-reduce-balance-sheet

10 https://www.konicz.info/2018/02/05/gefangen-in-der-liquiditaetsblase/

11 https://www.konicz.info/2010/03/11/spanische-krankheit/

12 https://www.konicz.info/2015/09/09/anatomie-einer-liquiditaetsblase/

13 https://www.konicz.info/2021/04/13/oekonomie-im-zuckerrausch-weltfinanzsystem-in-einer-gigantischen-liquiditaetsblase/

14 https://www.stlouisfed.org/open-vault/2022/may/how-will-fed-reduce-balance-sheet

15 https://www.konicz.info/2022/06/11/fed-und-ezb-in-geldpolitischer-sackgasse/

16 https://fred.stlouisfed.org/series/WALCL

17 https://www.konicz.info/2021/01/30/hedge-fonds-gamestop-und-reddit-kleinanleger-die-grosse-blackrock-bonanza/

18 https://www.nd-aktuell.de/artikel/1146327.modernen-monetaeren-theorie-gelddrucken-bis-zur-vollbeschaeftigung.html

19 https://www.konicz.info/2022/07/27/ruhm-und-aehre/

20 https://www.konicz.info/2021/08/08/dreierlei-inflation/

21 https://fred.stlouisfed.org/series/WALCL

22 https://www.stlouisfed.org/open-vault/2022/may/how-will-fed-reduce-balance-sheet

23 https://www.konicz.info/2022/07/22/schuldenberge-in-bewegung/

24 https://www.ft.com/content/632411eb-c3fa-4351-a3b6-b0e30bdc0ef7

25 https://www.konicz.info/2018/02/05/gefangen-in-der-liquiditaetsblase/

26 https://www.ft.com/content/528500c8-7cfa-4aaf-9fca-7692aafeb9ce

27 https://www.faz.net/aktuell/finanzen/zinswende-immobilienwert-koennte-um-bis-zu-10-prozent-fallen-18482215.html

28 https://www.ft.com/content/5f081f77-ed30-4a06-864e-7e4cc3204017

29 https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2022/html/ecb.mp221027~df1d778b84.de.html

30 https://www.derstandard.de/story/2000136438818/ezb-stoppt-ankaeufe-von-anleihen-was-sind-die-folgen

31 https://www.derstandard.de/story/2000136438818/ezb-stoppt-ankaeufe-von-anleihen-was-sind-die-folgen

32 https://www.nytimes.com/2022/11/10/business/economy/corporate-bonds-fed-interest-rates.html

33 https://www.cnbc.com/2022/11/16/credit-card-balances-jump-15percent-as-americans-fall-deeper-in-debt.html

34 https://www.marketwatch.com/story/high-debts-and-stagflation-have-set-the-stage-for-the-mother-of-all-financial-crises-11670004647

35 https://www.heise.de/tp/features/Politik-in-der-Krisenfalle-3390890.html

36 https://www.ft.com/content/2fc01b1e-fe5b-43b2-825f-bf6a3679a9fd

37 https://www.heise.de/tp/features/Politik-in-der-Krisenfalle-3390890.html

38 https://www.konicz.info/2020/12/09/der-linke-bloedheitskoeffizient/

39 https://oxiblog.de/die-mythen-der-krise/

40 https://www.konicz.info/2022/10/06/opportunismus-in-der-krise/

mercoledì 14 dicembre 2022

La poetessa dell’apprensione !!

Considerata per tutta la vita la regina del mystery, Patricia Highsmith è oggi riconosciuta come “una delle più grandi scrittrici moderniste” (Gore Vidal). Amata dai lettori di tutto il mondo, la Highsmith non ha mai autorizzato una propria biografia, lasciando fino alla fine i lettori, dal suo ritiro in Svizzera, all’oscuro delle vere ragioni dei turbamenti che si intravedono nella sua scrittura. Soltanto nel 1995, mesi dopo la sua scomparsa, l’editor Anna von Planta ha ritrovato in un cassetto i diari e taccuini dell’autrice: un patrimonio di oltre ottomila pagine manoscritte, che aiutano a scoprire il mondo segreto nascosto dietro alle sue pagine leggendarie. A partire dagli anni giovanili al Barnard College, nel 1941, Patricia Highsmith tiene costantemente un diario delle sue giornate, e appunta su numerosi taccuini idee e spunti per le sue storie. Questo volume organizza e presenta per la prima volta questi testi, preziosi per cogliere l’intreccio fatale tra la vita privata dell’autrice e il suo immaginario letterario. La giovane Pat si scatena nei bar del Greenwich Village degli anni quaranta, grazie a Truman Capote frequenta Flannery O’Connor nella colonia di artisti di Yaddo, ma già davanti ai primi successi (come il romanzo Sconosciuti in treno, pubblicato nel 1950 e presto adattato da Alfred Hitchcock per il cinema) una domanda la tormenta: “Qual è la vita che ho scelto?”. Una libertà di pensiero e scrittura che si scontra con il bigottismo dell’America di McCarthy, costringendola a pubblicare sotto pseudonimo il suo capolavoro Carol, che pure riceverà una straordinaria accoglienza commerciale. In cerca di sollievo dal provincialismo degli Stati Uniti, la Highsmith gira l’Europa con le sue inseparabili sigarette fino ad approdare in Italia, a Positano. Qui, rivelano i suoi appunti, nasce il personaggio che l’avrebbe consacrata, l’antieroe affascinante e pericoloso Tom Ripley. Per cinquant’anni Patricia Highsmith ha raccontato la sua vita turbolenta nei diari e taccuini: un’autobiografia irrituale e fedelissima, la cronaca della ribellione di una donna contro le convenzioni, e del percorso luminoso di una scrittrice verso l’olimpo della letteratura.

(dal risvolto di copertina di: Patricia Highsmith, Diari e taccuini 1941-1995. La nave di Teseo, pagg. 1099 euro 40)

Il talento di Mrs Highsmith
- di Giancarlo De Cataldo -

Se ci si immerge nelle oltre mille pagine dei Diari e taccuini di Patricia Highsmith, si fa fatica a distaccarsene. Un’intera vita scorre sotto i nostri occhi, e il racconto segue la sceneggiatura imposta da chi l’ha vissuta. Pat l’omosessuale insieme ribalda e prudente nell’America puritana degli anni Quaranta, dove portare i pantaloni, per una donna, è altamente sospetto, e ogni tanto, per tacitare le malelingue, occorre andare a letto con qualche maschio, anche se non ne vale mai la pena. Pat il cui cuore si spezza due o tre volte a settimana per una qualche artista stravagante del Village o per la timida commessa: ma poi si stanca presto, e passa ad altro, incurante, egoista, narcisista, e sono molti di più i cuori che spezza lei. Pat che passa dai venti ai trent’anni in una nebbia alcoolica di feste, incontri, viaggi, eccessi, palpitazioni, seduzioni e profonde crisi della durata di un whisky e una sigaretta, sempre sorretta dalla certezza di essere una grande scrittrice che prima o poi “sfonderà”. Pat che sembra dover crollare da un momento all’altro sotto i colpi di una vita di stravizi e poi ne esce con un romanzo d’esordio che si chiama Sconosciuti in treno: sì, proprio quello che ispirò a Hitchcock Delitto per delitto. Verso la fine del 1952, mentre si trova a Positano, Pat «si affaccia dal balcone della sua stanza d’albergo una mattina e in lontananza scorge un uomo in pantaloncini e sandali che cammina lungo la spiaggia con un asciugamano sulle spalle. Sembra perso nei suoi pensieri e in lui c’è qualcosa di enigmatico e di accattivante. Non lo rivede mai più, ma quei pochi minuti bastano a renderlo famoso in tutto il mondo, diventa il modello per Tom Ripley, l’antieroe che assicurerà finalmente la sua svolta letteraria». Troviamo questa notazione a pagina 606. La riporta la curatrice, Anna von Planta, sua storica editor e amica di lunga data. Che subito dopo ci avverte: «Pat non registra questo momento né nel suo diario né in nessuno dei taccuini». La sterminata legione dei suoi lettori verrà a sapere della genesi di Tom Ripley soltanto molto dopo, in un saggio del ’90. Eppure, Highsmith riempie diciotto diari e trentotto taccuini per un totale di oltre ottomila pagine. Perché, allora, Pat non trova uno spazio, sia pure minimo, per «l’antieroe che assicurerà finalmente la sua svolta letteraria»?

Forse perché Highsmith è Ripley e Ripley è Highsmith: il personaggio letterario ha il talento di non possedere alcun talento, se non quello di un cinico e sofisticato animale da preda; e Highsmith è un’autrice di immenso talento in perenne conflitto con un lato altrettanto cinico e predatorio: è disposta a rivestirlo di splendore letterario, ma non a riconoscerlo, affrontarlo, debellarlo o scendervi a patti. Ma forse Highsmith, che diari e taccuini rivede anche ad anni di distanza, potrebbe aver tagliato riferimenti esistenti, o ha semplicemente deciso, a un certo punto, che era meglio lasciare che il “mistero” Ripley restasse per sempre tale. In ogni caso, chi tiene un diario e nel contempo frequenta da star il mondo delle lettere coltiva la certezza che quelle parole saranno lette e commentate. E si regola di conseguenza, lavorando a fondo sull’immagine di sé che il diario è destinato a rimandare. Perciò, non chiedete autenticità a chi si racconta in prima persona: se non quella che può dilagare, di là delle intenzioni, dalla forza stessa delle situazioni, dei personaggi, delle esperienze. Highsmith racconta così, da grande narratrice, una vita a tratti esagerata se non decisamente esagitata, oscillando fra una sorta di beffardo “inno al sé” e momenti di depressione, autocommiserazione, flagellazione. I primi anni sono, com’è naturale, i più esaltanti. Nel romanzo di formazione si tende sempre a parteggiare per l’eroina. Anche se non è proprio un modello, anzi, forse proprio per questo. Come quando riporta gusti e giudizi sulle sue amanti, sorta di censimento del piacere già praticato anni prima da Schnitzler: impensabile, oggi, in tempo di social ficcanaso. Più invecchia, più i toni si fanno cupi, i giudizi sprezzanti; il successo non lenisce quel rovello interiore del quale Pat si nutrirà per tutta la vita. Nemmeno quando il suo nome circolerà per il Nobel: onore imprevedibile, per chi scrive romanzi con delitto. Graham Greene l’aveva definita «la poetessa dell’apprensione». Lei, in un sussulto di affascinante vitalismo, a ventisei anni, nella notte che chiude il 1947, annota: «2.30 del mattino. Il mio brindisi di capodanno a tutti i demoni, le lussurie, le passioni, le avidità, le invidie, gli amori, gli odi, gli strani desideri, i nemici fantasmatici e reali, l’esercito di ricordi, con cui lotto: possano non darmi mai pace». Ripley non avrebbe saputo dirlo meglio.

- Giancarlo De Cataldo - Pubblicato su Robinson dell'8/10/2022 -

Collasso !!

In una sua "Lettera aperta alla mailing list dei traduttori", del 2005, Robert Kurz faceva notare che:

« La maggior parte della sinistra, compresa perfino anche quella radicale, o continua a rimanere prigioniera, ancora intrappolata, nel vecchio paradigma del marxismo tradizionale, oppure è ricaduta in quelle che appaiono come delle varianti di una sorta di utopismo neo-contadino-borghese. In simili condizioni, diventa decisivo prendere sul serio la sfera della teoria, vista come campo autonomo, e concentrarsi su di essa in quanto progetto. L'obiettivo principale è quello di eliminare e superare i vecchi paradigmi, il quale può essere conseguito solo se viene data priorità alle questioni teoriche fondamentali. Ed è proprio per questo che appare necessaria una discussione polemica. Noi non possiamo certo arrivare a una "svolta" nel senso di ottenere una risonanza immediata su larga scala, se non vista nel senso di una lotta per l'egemonia teorica del nuovo paradigma di critica della dissociazione del valore, nel senso di una "opinion leadership" sulla riflessione essenziale, dal momento che il nostro principio teorico è in grado di interpretare e chiarire i problemi globali della crisi meglio di quanto lo possono fare le teorie tradizionali della sinistra, che attualmente rimangono ancora egemoni nella critica sociale. I nostri interlocutori immediati non sono i movimenti e le istituzioni sociali, e pertanto nemmeno le masse di operatori, bensì quei moltiplicatori che si trovano nei movimenti e nelle istituzioni, i quali sulla base della propria esperienza hanno sviluppato una consapevolezza dei problemi che li ha reso sensibili al nuovo paradigma teorico. È solo attraverso la "deviazione" di questi moltiplicatori che in futuro la critica della dissociazione del valore potrà essere resa più rilevante dal punto di vista sociale. Ma ciò significa anche che non dobbiamo aspettarci risultati immediati. [...]

Il capitalismo si presenta come l'unità della sostanza e della forma, nonché come l'unità di forma e di dissociazione. Nel momento in cui quest'unità si rompe, ecco che ci troviamo di fronte alla storia della decadenza del capitalismo, e non alla sua improvvisa scomparsa. In questa storia della decadenza, da un lato, l'accumulazione della forma, in gran parte desustanzializzata, e in quanto programma di simulazione finanziario-capitalistica, continua ancora oggi, nel mentre che, allo stesso tempo, lo stock di capitale reale, ridotto ma niente affatto dissolto, viene riorganizzato a livello transnazionale attraverso il processo di globalizzazione. Quanto a essa, nemmeno la forma borghese del soggetto è scomparsa, e in questo contesto, piuttosto, si imbarbarisce e comincia ad agire attraverso reazioni irrazionali. In tale contesto, un momento essenziale è costituito dall'aggravarsi del rapporto di dissociazione sessuale: nella crisi dell'identità maschile moderna si verifica un "imbarbarimento del patriarcato" (Roswitha Scholz). Tutto questo non avviene al di fuori e al di là del capitalismo e delle sue forme feticistiche, ma nel processo di una storia di decadenza e decomposizione di queste forme. "Il "collasso", visto nel senso di un limite interno assoluto, non può quindi essere puntuale, localizzabile a una data, ma riguarda, per così dire, l'epoca di un processo di liquidazione, nel quale i meccanismi di socializzazione (il denaro, la concorrenza, l'individuazione astratta) e le istituzioni (il mercato, lo Stato, ecc.), costituiti in modo capitalistico, rimangono ancora in vigore, e ciò avviene propri quando essi diventano vuoti e portatori di rovine».

fonte: Palim Psao

domenica 11 dicembre 2022

Futuro perfetto !!

«Secondo la psicoanalisi, nella mente niente perisce e nulla scompare. In quanto individui, siamo sempre come perseguitati, tormentati. Cercando un'analogia che potesse essere adeguata, Freud arrivò a paragonare la mente a una città i cui tutti gli strati storici esistono simultaneamente, dal momento che ogni stadio precedente continua a persistere insieme a quello immediatamente susseguente, che apparentemente sembra averlo seppellito, o esserselo lasciato alle spalle. Vista in un simile contesto, la psicoanalisi costituisce una contro-storia che incanala, proiettandolo verso il futuro, tutto ciò che del passato reprimiamo e continua a sforzarsi di ottenere la propria consapevolezza. Freud ha sempre insistito sul fatto che a possedere la chiave della sua verità inconscia, è il paziente e non l'analista.
Nei suoi scritti successivi alla seconda guerra mondiale, negli anni Cinquanta, Donald Winnicott ci descrive un paziente che andava a cercare nel futuro un brandello del suo passato perduto, ed era quello l'unico luogo in cui forse poteva sperare di trovarlo. Si tratta del tempo del futuro perfetto: il tempo nel quale, per Lacan, si svolge e si dipana l'esperienza della psicoanalisi, allo stesso modo in cui lo abbiamo visto prima in relazione alla scrittura modernista la quale mette in crisi anche la logica temporale occidentale dominante: ciò che sarò stato nel processo di ciò che sto diventando.»

(da: Jacqueline Rose, "Sobre a violência e sobre a violência contra as mulheres", Fósforo, 2022)

venerdì 9 dicembre 2022

Il «retrobottega dell’anima» !!

Si potrebbe ragionevolmente supporre che l’autore di 1984, uno degli scrittori piú politicamente e attivamente impegnati del nostro tempo, l’accanito fumatore che immaginiamo curvo sulla macchina da scrivere come se ci fosse incatenato, avrebbe condannato in maniera categorica l’irresponsabile apatia di colleghi come Henry Miller, la cui visione politica risultava a suo modo di vedere sprovveduta, autoreferenziale, come minimo disinvolta. Eppure, nel suo celeberrimo saggio del 1940, lo scrittore inglese antifascista per antonomasia compie un gesto di autoriale generosità: riconosce agli artisti il diritto di trovare rifugio «nel ventre della balena». A partire dall’incontro tra Orwell e Miller, e tramite incursioni nel pensiero di altri leggendari scrittori come Albert Camus e l’Italo Calvino di La giornata d’uno scrutatore, Ian McEwan ci conduce al nocciolo della questione: ammesso che alla sua base ci sia un’esperienza personale autentica, un romanzo politico potente ed efficace è possibile. E tuttavia, soprattutto all’interno del nostro mondo iperconnesso, lo scrittore non deve perdere di vista il lusso della solitudine. Negli ultimi decenni l’artista è costantemente sollecitato a staccarsi dal comodo ventre della balena per nuotare in una realtà di catastrofi, eventi politici, morti di personaggi venerati e fragori e turbolenze dei social media. Se questo rischia di condurlo troppo distante da quella che Henry James chiamava la «vita percepita», ovvero il dettaglio, la banalità del quotidiano, è bene che lo scrittore riesca a raggiungere di nuovo, almeno per un poco, un luogo silenzioso e riparato da cui poter osservare il mondo e immaginare.

(dal risvolto di copertina di: Ian McEwan, "Lo spazio dell'immaginazione". Einaudi, pp. 56 € 12,00)

Ian McEwan e la solitudine dell’intellettuale
- di Franco Marcoaldi -

Ian McEwan ci ha abituato ad alternare prove narrative, animate da colori e timbri i più diversi, con puntuali interventi di chiaro intento etico-politico. Ora prende di petto la vexata quaestio dell’impegno dell’intellettuale con un pamphlet incentrato sulla dualità Orwell-Miller e intitolato Lo spazio dell’immaginazione (Einaudi). Difficile trovare nel Novecento due posizioni così antitetiche. George Orwell è lo scrittore politico per antonomasia, Henry Miller lo scettico blu, l’edonista che mai e poi mai lascerebbe una sua sola parola in pasto alla politica. Solo che il primo, Orwell, è infinitamente più generoso e riconosce all’altro tutto il diritto di starsene tranquillo “nel ventre della balena”, come intitolerà un suo famoso saggio. Da qui parte McEwan, che si chiede: a fronte di un mondo che rovina davanti ai nostri occhi, è giusto che lo scrittore coltivi il proprio orto, senza preoccuparsi di quanto accade di fuori? E poi: siamo così sicuri che sussista ancora quello stato di beata solitudo, o ormai vale anche «per lo scrittore ciò che è vero per chiunque altro?». E cioè, che «perfino nel ventre della balena arriva la banda ultraveloce?». Tanto che «l’abolizione della solitudine è uno degli aspetti angosciosi del mondo distopico orwelliano, nel quale spegnere la tv è vietato?». McEwan, che pure ritiene possibile scrivere bei romanzi politici (lui stesso ne ha scritti), e che sicuramente simpatizza in modo esplicito per Orwell, ritiene comunque indispensabile lasciare allo scrittore quella “divina libertà” di cui parlava un altro super-impegnato come Albert Camus riferendosi alla musica di Mozart. In fin dei conti, preservare con le unghie e con i denti “lo spazio dell’immaginazione” è anch’esso in ultima istanza un atto politico. Perché l’umanità tutta dovrebbe menare vanto di tale atout, la più formidabile arma per creare «nuove forme di bellezza, nuove visioni, nuove rotture».
Oggi, si sa, vanno contemporaneamente in scena: catastrofe climatica, possibili guerre nucleari, un’ingiustizia sociale intollerabile e repentine involuzioni democratiche. In mezzo ci siamo noi: «La nostra formidabile intelligenza», scrive McEwan, «in disperato conflitto con la nostra formidabile stupidità». Già. Ma quanto più la seconda sembra prevalere, tanto più va salvaguardato «il retrobottega dell’anima», per dirla con Montaigne. Perché è li che alberga, poca o tanta, la potenza liberatoria dell’immaginazione.

- Franco Marcoaldi - Pubblicato su Robinson dell'8/10/2022 -

mercoledì 7 dicembre 2022

Fughe patologiche ?!??

«Ero calmo da molto tempo quando un bel giorno mi svegliai in ferrovia.»
Un caso psichiatrico abbastanza insolito e che desta ancora meraviglia, quello di Albert Dadas, che in stato di sonnambulismo viaggia per la Francia e per l’Europa, arrivando semiaddormentato fino a Vienna, a Mosca (nel 1881, dove viene incarcerato come nichilista), a Costantinopoli e ad Algeri. È il suo medico, Philippe Tissié a raccontare i viaggi trascrivendo le parole di Albert, che prende in cura dal 1886 e che definisce sonnambulo diurno; e che ripetutamente metterà sotto ipnosi per indagarne più a fondo la mente, pratica medica allora in voga, di cui la comunità scientifica discuteva, assieme a sogni, sonnambulismo, suggestione, isteria e doppia personalità. La curatrice, Valeria P. Babini, ricostruisce nella postfazione il rapporto stretto tra il medico e il suo paziente, come una storia a due, dove due sono i protagonisti e narratori, inserendo il caso nei dibattiti psichiatrici dell’epoca.

(dal risvolto di copertina di: Il caso clinico del viaggiatore sonnambulo, di Philippe Tissié. Quodlibet, pagg. 181, € 15)

Se viaggiare diventa una malattia
- Sonnambulismo. Il caso clinico di un paziente afflitto da un disturbo assai anomalo: viene preso da attacchi che lo rendono incosciente e lo spingono a partire -
di Paolo Albani

Uno dei casi più interessanti di sonnambulismo, studiato dallo psicologo Théodore Flournoy, da Carl Gustav Jung e anche dal grande linguista Ferdinand de Saussure, è quello di Hélène Smith, pseudonimo di Catherine-Elise Müller (1861-1929), una ragazza svizzera di modeste condizioni, che durante le sue sedute spiritiche cade in trance sonnambula e compie viaggi astrali descrivendo civiltà aliene (produce scritture in lingue sconosciute fra cui il marziano) e parla in un sanscrito inventato.
Altrettanto interessante è il caso, meno noto, del sonnambulismo ambulatorio di Albert Dadas (1860-1907) che all’epoca in cui incontra Philippe Auguste Tissié, medico alienista francese che lo studia per anni (siamo nel luglio del 1886 in un reparto dell’ospedale Saint-André di Bordeaux), è «un giovane un po’ magro e gracile, ma muscoloso», la cui «fisionomia è di volta in volta intelligente e inibita». Giovane stagista in psichiatria al servizio del dottor Albert Pitres, che lavora nell’ospedale Saint-André di Bordeaux, Tissié si occupa, per la sua tesi di dottorato Les aliénes voyageurs. Essai médico-psychologique (1887), della cosiddetta «follia incontrollata» o «automatismo ambulatoriale», patologia di cui soffre Dadas. Da questo lavoro di Tissié, e da altri suoi studi sui sogni, Valeria P. Babini, già docente di Storia della Psicologia all’Università di Bologna, ha curato una bella antologia – documentata, curiosa e intrigante – su Il caso clinico del viaggiatore sonnambulo.

Qual è il disturbo che affligge Dadas, al punto da farne un caso clinico? Non riesce a fare a meno di partire quando gli prende il bisogno, un impulso irrefrenabile che lo costringe a fare anche 60/70 chilometri a piedi in una sola giornata. Dal racconto dello stesso Dadas, che ha del romanzesco (sono parole di Tissié), l’uomo, novello «ebreo errante», parte all’improvviso, camminando spedito e a caso, spesso perde i documenti, viene arrestato per vagabondaggio, sbattuto in prigione o ricoverato in ospedale. I suoi viaggi, passione che coltiva fin dall’età di 12 anni, dopo che è caduto sbattendo la testa, lo portano a Parigi, Nantes, Lione, a Mosca dove rischia l’impiccagione con l’accusa di essere un nichilista, in Olanda, Germania, Svizzera, Austria (a Vienna un professore lo presenta ai suoi allievi come «il Viaggiatore di Tissié») e persino in Algeria. Per lo più raggiunge questi luoghi senza sapere come. Durante le sue fughe «patologiche», si trova in uno stato simile al sonnambulismo. Il meccanismo che provoca l’allontanamento di Dadas dalla famiglia (si sposa nell’estate del 1887, ha una figlia, Marguerite-Gabrielle, che, dopo la morte per tubercolosi della madre, viene adottata) e dagli impegni (lavora in prevalenza come operaio nella Compagnia del gas di Bordeaux) è il seguente: da sveglio sente parlare di un paese o di una città, durante la notte li sogna e al mattino si mette subito in movimento per raggiungerli. Prima di ogni attacco che lo spinge a partire, il carattere di Dadas muta, annota Tissié, diventa cupo e taciturno, avverte un violento mal di testa accompagnato da sudorazioni, ronzii alle orecchie, vertigini e un tremito nervoso. Pur di sbrigarmi, confessa Dadas al medico francese, indosserei un vestito da donna. «Camminare spedito mi sgombra la testa»: più cammina velocemente, più la sua testa si «rinfresca». Sono pensieri che, come se un martelletto percuotesse il nervo scoperto della letteratura che amo, mi trasportano nel flusso ipnotico di Camminare di Thomas Bernhard, dove il personaggio chiave del racconto è invischiato nel «meditare sino allo sfinimento su cose insolubili».

Una volta in viaggio, l’isterico Dadas, incallito onanista (si masturba anche 9, 10 volte per notte), non sa più quel che fa, è incosciente. Poiché è un caso non conosciuto, Tissié conia per lui il termine di captivé (catturato, nel senso di prigioniero di un pensiero che lo forza a viaggiare); si tratta di un soggetto che parte in seguito a un sogno o a una forte emozione che gli provoca lo stato di sogno da sveglio. La cura escogitata da Tissié per lenire lo stato morboso del suo paziente è l’ipnosi la cui applicazione, dice il medico francese, «ci ha dato fino a oggi buoni risultati». Con la terapeutica suggestiva, Tissié provoca nel paziente un sonno ipnotico durante il quale gli ordina vari comportamenti, ad esempio, di non masturbarsi più e di non andarsene più da Bordeaux. Fra i «folli letterari» studiati da Raymond Queneau negli anni Trenta del Novecento, c’è J.-M. Boisseau che nel 1847 stampa a Parigi un opuscolo di 9 pagine in cui propone, per «rallentare e accelerare a volontà il movimento giornaliero della terra», un bizzarro esperimento: far camminare insieme cento milioni di uomini e più di dieci milioni di animali domestici, in modo da provocare un ritardo o un anticipo nell’insorgenza del sole all’orizzonte. Chissà se l’instancabile camminatore Albert Dadas avrebbe partecipato con entusiasmo a questo «esercizio (di stile) fisico».

- Paolo Albani - Pubblicato su Domenica del 2/10/2022 -

lunedì 5 dicembre 2022

Nel secolo del … Soggetto !!

Il testo che segue propone un modo interessante di coniugare la critica della forma-soggetto con la critica del valore. Viene tradotto e pubblicato in Francia per gentile concessione dei due autori [*1], che qui si ispirano alla teoria della derivazione, la quale - negli anni Settanta – è stata parte di un dibattito tedesco sullo Stato, piuttosto sconosciuto fuori dalla Germania, che veniva portato avanti principalmente da esponenti della Neue-Marx-Lektüre. La questione centrale riguardava spiegare il fatto che la forma sociale capitalista si trova divisa in due sfere apparentemente autonome; la sfera economica e la sfera politica. Exposto e Varela propongono di trasferire questo dibattito al problema del rapporto tra la forma-soggetto e il «soggetto automatico». La stimolante proposta di questo testo tocca un nodo che attiene alla relazione storica tra marxismo e psicoanalisi, e fa sperare nella possibilità di un rinnovamento teorico, sebbene non sappiamo ancora come collocare e valutare questa proposta di «derivazione» dialettica della forma-soggetto capitalistica, che rimanda al difficile problema di mediare tra soggettività e oggettività; problema assai più delicato di quello che si riferisce alla relazione tra le sfere funzionali del capitale. E questo perché ogni persona (compreso il teorico) è allo stesso tempo soggetto e oggetto della sua analisi, attore e paziente del capitale; come ben sottolineano gli autori. Il soggetto dell'inconscio in senso freudiano non è identico all'inconscio della forma-soggetto; si tratta di un modo singolarizzato e non generale che ostacola la critica della forma.

Per un derivazionismo della forma-soggetto capitalistica
- di Emilio Exposto e Gabriel Rodríguez Varela -

0.
L'ipotesi di questo testo è quella secondo cui la forma-soggetto, storicamente specifica della modernità capitalistica, sia logicamente derivabile in quanto forma semplice e astratta della costituzione dell'individuo sociale, della forma-merce. La forma-soggetto funziona come limite impersonale, nella cui immanenza si organizza l'esperienza concreta e complessa degli attori particolari e degli agenti collettivi nelle relazioni sociali capitalistiche. Nel quadro delle linee guida metodologiche che attraversano il programma derivazionista dello Stato - così come è stato redatto nel libro "Estado y capital" (2017) [*2], scritto da Adrián Piva e Alberto Bonnet - ci limiteremo solo ad alcune note che servono da contributo a una teoria della derivazione dialettica della forma-soggetto capitalista.

1.
Di primo acchito, si potrebbe dire che in Karl Marx non troviamo alcuna nozione sofisticata del soggetto. Da qui, ad esempio, gli innumerevoli sforzi per un'intersezione tra il marxismo e la psicoanalisi, alla ricerca di una concezione rigorosa del soggetto moderno e della Produzione Storica della soggettività. Nondimeno, nella teoria critica della modernità di Marx, la questione del soggetto rimane centrale. Schematicamente, riscontriamo: a) la critica marxiana del capitale sociale globale, visto come «soggetto automatico» del metabolismo sociale moderno; b) la critica del feticismo e della merce in quanto soggetto delle relazioni sociali di scambio; c) la questione della comprensione della classe operaia come «soggetto rivoluzionario»; e d) la concezione della prassi concreta dell'essere umano in quanto «soggetto della storia». A partire da queste oscillazioni marxiane, è possibile discernere, nelle loro linee generali, alcune forme complesse del marxismo nelle quali si accentua ora l'una ora l'altra posizione riguardo il problema del soggetto; che viene classicamente ridotto agli schemi del cosiddetto «economismo», «politicismo» o «volontarismo».

2.
A partire dalle ricerche della prima generazione della Scuola di Francoforte sulla razionalità strumentale (Adorno e Horkheimer) o sull'«uomo a una dimensione» (Marcuse), fino alle esplorazioni esistenziali di Sartre svolte nel cuore della dialettica materialista e del materialismo storico, passando per le ricerche di Althusser sull'ideologia o per l'interrogazione lacaniana da parte di Žižek o di Jameson oggi, vediamo che il problema del soggetto si trova al centro delle teorie critiche di origine marxista. Reich, lo stesso Engels o Lukács si sono tutti interrogati sulla forma della costituzione soggettiva, vista come problema cruciale della rivoluzione sociale, culturale e politica. Elías Palti in "Une archéologie du politique" [*3] sostiene che il XIX secolo è il secolo della Storia, il XX secolo è il secolo della Forma e il XXI secolo è il secolo del Soggetto, considerato come problema epistemologico. In questo quadro, per una teoria critica di origine marxista, una derivazione della forma-soggetto è un compito attuale inevitabile.

3.
Il soggetto, conosce una genesi e una formazione storica; il soggetto non è affatto originale. Quello che noi chiamiamo abitualmente soggetto ha una funzione eminentemente moderna. È solo nella modernità capitalista che il legame sociale si struttura attraverso relazioni di dominio impersonale nelle quali emerge la funzione che fa esperire al soggetto la libera coscienza di produttore indipendente di merci, attraverso la quale le persone si costituiscono individualmente come alienate rispetto al capitale. L'assoggettamento al capitale, derivante dall'espropriazione dei mezzi di produzione e dalla separazione dei produttori sociali dai loro mezzi di esistenza, costituisce il soggetto dell'agire/lavorare come alienato dalla relazione sociale capitalista. L'individuo, a prescindere dall'assoggettamento personale, si costituisce come soggetto libero nel, e attraverso, l'assoggettamento anonimo al capitale. L'«individuo sociale» (Marx) si configura come scisso: siamo attori-oggetti incoscienti del capitale che, nella stessa medesima porzione di materia sociale, non possono fare a meno di esperirsi in quanto soggetto dell'agire/lavorare nelle pratiche concrete in cui ci costituiamo.

4.
L'esperienza dell'essere-soggetto non ha niente a che vedere con un universale metastorico e antropologico, e ha ancor meno a che fare con le raffigurazione relative al particolare (cittadino, persona, ecc.). Pertanto, il soggetto non coincide con l'essere umano, né con l'«Io». La forma logica dell'esperienza del soggetto consiste in un derivato risultante da una data organizzazione delle relazioni sociali di produzione (e da un dato regime di produzione sociale delle relazioni); e non è mai un'ipotesi, qualcosa di sostanziale, un dato che precederebbe la performatività delle pratiche capitalistiche. La nostra ipotesi è che, senza capitale non esiste soggetto. Nel capitalismo, l'«essere umano» si afferma perciò come subjectum, invertendo l'ordine storico delle determinazioni sociali (egli è l'agente inconsapevole del capitale) e, di conseguenza, esperisce sé stesso come fondamento delle rappresentazioni e degli atti; operando altresì come entità privilegiata dello sfruttamento della natura.

5.
Il filo conduttore di un derivazionismo della forma-soggetto è il seguente: a partire dalle pratiche sociali coinvolte nella produzione inconscia del feticismo della merce, è possibile derivare e dedurre i limiti formali del campo di sperimentazione dell'individuo sociale capitalista. Le forme sociali della mediazione capitalistica - secondo Moishe Postone in "Tempo, lavoro e dominio sociale" (2006) - sono bifronti: esse danno forma sia a forme astratte che concrete, differenziate ed equivalenti; istituiscono forme di oggettivazione e di soggettivazione. A rigore: la forma-soggetto è derivabile e deducibile dalla forma-merce. La merce è l'oggetto, la cosa, l'a priori del soggetto capitalista.

6.
Ogni e qualsiasi individuo sociale può essere un agente concreto di una pratica sociale in una relazione storica, solo se egli assume la forma di un soggetto. La forma-soggetto, nei termini di Althusser, è infatti la forma storica di esistenza di qualsiasi individuo sociale capitalista in quanto agente delle pratiche sociali dominanti. La forma-soggetto, in senso stretto, è una forma di esistenza delle relazioni sociali capitalistiche. Infatti, i rapporti sociali di produzione e di riproduzione includono necessariamente anche i rapporti sociali giuridici, desiderativi, discorsivi e ideologici i quali, per funzionare, impongono a ciascun individuo la configurazione della forma-soggetto. Gli individui agiscono quindi sempre come soggetti, essendo anche agenti dell'auto-valorizzazione del valore (il capitale sociale globale come soggetto di dominio).

7.
«Il termine di forma-soggetto indica una forma a priori - ma che però è limitata a una fase storica - nella quale tutti i comportamenti e tutte le coscienze devono "modellarsi" in modo che l'individuo possa così essere riconosciuto come "soggetto"» [*4].Ciò che normalmente viene chiamato soggetto è, in linea di principio, un'istanza formale e funzionale derivabile, nella sua forma astratta e semplice, dalla relazione sociale di base del capitalismo: la merce. L'individualità trova nella forma-soggetto esattamente proprio la forma limite del campo di sperimentazione. Ma il soggetto-esperienza non è affatto un'illusione, e ciò sebbene il soggetto non sia nemmeno una sostanza. Si tratta di un tipo di relazione sociale delimitata. È un forma-processo, dal momento che tale forma (nella sua astrazione anonima) non è sempre identica a sé stessa. Il carattere soggettivante della forma-valore si rivela allorquando la relazione tra le merci agisce attraverso la preformazione della relazione soggettiva, «inter» e «intra»: i legami tra le persone tendono a ricevere e assumere, direttamente o indirettamente, la forma delle merci.

8.
Modellati dalla forma-valore, noi, gli esseri umani, assecondiamo le esigenze della produzione di merci, dal momento che ne siamo i suoi esecutori inconsapevoli. Attraverso il derivazionismo, non cerchiamo altro che elaborare «una critica della forma-soggetto, senza alcuna salvezza ontologica» [*5]. La cosa ruota attorno a una prospettiva che consiste nel criticare il soggetto «in quanto è una forma di esistenza capitalistica» [*6]. Se l'individualità, in quanto forma soggetto, è una realtà moderna, storicamente organizzata e socialmente prodotta, essa allora non può che essere finita, trasformabile e infine eliminabile. Come la merce, la forma-soggetto ha il suo segreto nel processo storico di produzione che la regola.Tuttavia, però il derivazionismo è possibile solo in una società nella quale la forma-merce è la forma generale che assume il prodotto del lavoro, e in cui, di conseguenza, la relazione feticistica costituisce il limite anonimo e oggettivo dell'esperienza.

9.
«Il soggetto è anche il luogo del dibattito storico, e in esso si manifesta la verità del sistema che lo attraversa» [*7]. Le persone particolari, nella misura in cui esse personificano una merce, una classe sociale e un'organizzazione di relazioni sociali particolari, rispetto all'elaborazione e alla verifica dei limiti reali dell'individuo visto come forma-soggetto di pratiche concrete, non esistono come anteriorità (sostanzialismo) ed esteriorità (realismo). Non c'è alcun termine che non sia tendenzialmente determinato, nella sua forma semplice e astratta, dalla mediazione oggettiva del lavoro astratto e dalla determinazione soggettiva del valore nelle relazioni sociali.

10.
La totalizzazione della forma-merce genera la forma dei soggetti che la producono. Osservando le contraddizioni immanenti relative alla forma di apparizione degli oggetti e delle relazioni sociali (merci), è possibile stabilire un «processo di derivazione di alcune forme [forma-soggetto] a partire da altre forme[forma-merce]» [*8]. Le merci non mascherano le reali relazioni sociali tra gli esseri umani, ma piuttosto organizzano le pratiche e le abitudini di una determinata società, funzionando come un nodo di mediazione sociale che opera come un limite dell'esperienza concreta. La merce e l'individuo sociale configurato in quanto soggetto, non costituiscono altro che delle forme, differenziate e derivate, di quelle relazioni sociali che li producono; e li producono entrambi allo stesso modo.

11.
Il cuore del problema risiede nello svolgere una critica della forma-soggetto che è comune a tutti i membri viventi nella società capitalista, anche se questo non significa certo che il «contenuto» della forma sia esattamente lo stesso per tutti. Marx ha definito il valore come il «soggetto automatico» del capitalismo; cosa che sembra essere l'opposto di quell'autonomia e di quella libertà a cui di solito vengono associati il concetto e le pratiche di costituzione soggettiva. Dunque, il soggetto (il capitale) e la forma-soggetto sono ciò da cui dobbiamo emanciparci, non ciò con cui dobbiamo emanciparci. Il superamento rivoluzionario del capitalismo non può consistere nel trionfo di un soggetto prodotto dall'assoggettamento al capitale. Nelle teorie tradizionali, la valorizzazione positiva del soggetto presuppone che il soggetto sia la base per il superamento del capitalismo, e che sia necessario «liberare il soggetto represso/castrato» in modo da sviluppare il suo potenziale. Ma il soggetto è una forma di dominio capitalistico.

12.
Il feticismo delle merci costituisce una teoria critica della nascita storica della soggettività e dell'oggettività, viste in quanto forme sociali alienate nel contesto della logica del valore. Il feticismo non è una distorsione causata dalla mistificazione o dall'immaginazione isolata degli individui, ma dipende dall'alienata astrazione reale delle relazioni sociali capitalistiche. Per Marx, la forma non è un prodotto del pensiero puro. È il modo di esistenza alienato secondo cui si danno le relazioni sociali. Ecco perché la chiave per una comprensione critica della forma-soggetto è costituita dalla forma stessa. Il feticismo implica una relazione sociale realmente oggettivata che ci costituisce, dal momento che si riferisce a un'astrazione reale e sociale che riguarda costitutivamente persone in carne e ossa. Il feticismo costituisce il non-conscio della libera coscienza del libero produttore di merci. E questo perché il problema non è il contenuto concreto della coscienza, quanto piuttosto la forma che delimita la coscienza: vale a dire, l'oggettivazione dell'astrazione impersonale che la domina in maniera semi-automatica. La forma astratta e oggettivata che dà forma e modella l'individualità capitalista si differenzia dall'astrazione ana-storica, in quanto essa non è più nemmeno separata da un materiale politico storicamente determinato. In questo modo, la forma-soggetto è l'a priori materiale-politico che conferisce una forma all'esperienza delle relazioni capitalistiche.

13.
Tra la forma-merce e l'individuo sociale, in quanto forma-soggetto, esiste una relazione di «identità formale». Qui è possibile attuare una riscrittura categoriale di ciò che Leon Rozitchner definisce i sistemi di distanziamento dell'individualismo borghese, visto come forma realmente scissa e reificata del soggetto (presa di distanza rispetto a sé stesso, dagli altri, dalla società, ecc.). La merce è la categoria reale che produce il limite sociale dell'esperienza dell'individualismo borghese, in quanto determinazione oggettiva pre-individuale di quella che è la funzione del soggetto nel capitalismo. Un tale aspetto è anche inscindibile dal carattere bifido del lavoro capitalista (astratto e concreto). In questo senso, le pratiche sociali feticistiche e inconsce conferiscono forma alle moderne tecnologie di oggettivazione e soggettivazione.

14.
La sottomissione al capitale consiste nel processo incosciente in cui avviene il divenire-soggetto e il divenire-subordinato a quelle che sono le cieche compulsioni legate alla relazione di merce. La sottomissione al capitale, da non confondere con un fatalistico addomesticamento, oppure con il volgare determinismo meccanicistico, è condizione e presupposto della possibilità di una configurazione conflittuale del soggetto. Nell'automatismo della valorizzazione capitalistica, un simile meccanismo psichico del capitale è costitutivo della produzione della forma processuale del soggetto. L'assoggettamento - che si produce continuamente e in modo precario nelle pratiche attuali - costituisce il processo inconscio del divenire-soggetto. Il soggetto si forma in una «sottomissione primaria» o «subordinazione fondante» [*9] del capitale, di cui il capitale è l'effetto pragmatico. Ma nell'immanenza delle pratiche concrete il capitale-macchina non agisce solo sull'individuo, ma esso agisce sul soggetto, e viene agito dal soggetto, dell'agire/lavorare nell'immanenza delle pratiche concrete. Questa doppia opacità e ambivalenza fondante che forma il soggetto nella sua servitù involontaria al capitale, è storicamente determinante in quella che è la configurazione inconscia del processo di individuazione all'interno delle relazioni sociali dominanti.

15.
Per dirla sempre con Leon Rozitchner, il soggetto costituisce un nucleo di verità storica (nid de vipères), a partire dal fatto che in ogni corpo vengono elaborate, e si dibattono in une in conflitto, le contraddizioni inerenti al modo di produzione storico. Nelle forme sociali della mediazione capitalistica, intese come relazioni oggettive e soggettive, l'antagonismo tra capitale (classe capitalista) e lavoro (classe operaia) si coagula. La forma sociale degli oggetti è congruente con la forma sociale dei soggetti immanenti alla lotta di classe. Tuttavia, la forma d'essere dell'individuo sociale, e delle classi sociali, trova di fronte a sé (e «in sé») delle forme corrispondenti di oggetti sociali: le merci. La merce ha la medesima forma reale e contraddittoria che hanno gli individui e le classi che la consumano, la producono e la scambiano nel sistema che li ha prodotti entrambi. Il processo di individuazione (individuale e collettiva) implica l'instaurarsi del«l'impero di un'oggettiva forma contraddittoria [la forma-merce] (...) nel nostro modo di essere» [*10]. In senso logico, la forma sociale degli oggetti è coerente con la forma sociale dei soggetti.

16.
Il limite logico del campo di sperimentazione viene determinato dalla struttura, scissa e reificata della forma-soggetto. La merce non è nient'altro che una cosa sensibile e soprasensibile. La forma-soggetto, a sua volta, ha una struttura simile a quella della merce stessa: fisicamente metafisica (corpo e spirito). Nel suo modo di apparire, la merce è un oggetto la cui forma riproduce una scissione fondamentale: valore e valore d'uso; che è inseparabile dal duplice carattere che ha il lavoro che viene svolto dall'individuo capitalistico: lavoro concreto e lavoro astratto. Così, nel lavoro, nel valore e nella merce queste forme di dominio impersonale trovano la loro ratifica nella forma-soggetto.

17.
Il feticismo della merce si presenta per l’appunto come una forma a priori, come la relazione astratta di una costituzione inconscia che precede ogni e qualsiasi forma concreta di azione e pensiero, relativamente indipendente dalla volontà e dalla rappresentazione umana. Il capitalismo non è un sistema che opprime dall'esterno dei soggetti umani di per sé sostanzialmente distinti dal sistema stesso. Il capitalismo crea dei soggetti che considerano il mondo intero come se fosse un mero mezzo per raggiungere i propri interessi [*11]. Ed è per questo che ciò che «inizia con il più oggettivo, l'oggetto-merce, finisce con il più soggettivo,il soggetto-feticcio» [*12]. Così facendo, la forma-soggetto, a causa dell'efficacia inconscia del feticismo della merce, assume la forma autoreferenziale di un'individualità sociale feticizzata e feticizzante. Il feticismo e il narcisismo della forma-soggetto, il suo carattere egocentrico e distruttore, non corrisponde a una rappresentazione ideologica, a una distorsione percettiva, a un epifenomeno immaginario o a una produzione patologica, ma esso è radicato in quella che è una relazione sociale produttiva del capitalismo. Questo tende a sfociare in un paralogismo che forma la matrice dei limiti logici della funzione soggetto: una componente feticcio che si presenta come l'equivalente generale del campo della sperimentazione. Questo paralogismo consiste in un'estrapolazione: fare di quella che è una parte separabile, un tutto separato. In questo caso, la parte relativa, l'essere sperimentato soggetto dell'agire/lavorare, viene presentata come assoluta.

18.
La forma a priori del soggetto capitalista configura quali sono i limiti che riproducono e distribuiscono i «valori» di coloro che circolano in quanto «soggetti» e di coloro che circolano come «non soggetti». Questi ultimi sono sfruttati e configurati in modo da riprodurre le condizioni materiali di produzione del soggetto (per il Soggetto). Il capitalismo, in quanto ordine sociale istituzionalizzato,La forma a priori del soggetto capitalista configura i confini che riproducono e distribuiscono i «valori» di coloro che circolano come «soggetti» e di coloro che circolano come «non soggetti». Questi ultimi sono sfruttati e impostati per riprodurre le condizioni materiali di produzione del soggetto (per il soggetto). Il capitalismo, in quanto ordine sociale istituzionalizzato, secondo Nancy Fraser [*13], prevede la creazione ineguale di confini storici instabili che costituiscano forme concrete di dominazione particolare associate alla dominazione maschile, all'oppressione coloniale, ecc. Il soggetto viene configurato a partire dalla divisione gerarchica tra rapporti di produzione maschilizzati (lavoro produttivo riconosciuto come soggetto, «libero» e retribuito), e rapporti di riproduzione femminilizzati (lavoro riproduttivo e obbligatorio, non riconosciuto come soggetto, mal pagato, o non retribuito), dove si afferma un patriarcato capitalista cis-eterosessuale, inseparabile da delle frontiere che dissociano violentemente «valore e non-valore» [*14], l'umano dal non-umano, l'economico dal politico, lo sfruttamento dall'espropriazione razziale e coloniale.

19.
La forma-soggetto, nella misura in cui essa costituisce il limite logico di contenuti empirici vissuti, determina la subordinazione di tutti coloro che non acquisiscono la forma del lavoro astratto produttore di valore (e dei «valori simbolici e immaginari» a tale forma associati: competizione, calcolo, aggressività, ecc.). Il soggetto capitalista si forma sul modello del rapporto gerarchico tra l'anima e il corpo, lo spirito e la natura, la forma e la materia. Questo rapporto gerarchico e questa iniqua separazione corrispondono alla particolare discriminazione tra uomini/donne, bianchi/neri, ecc. In questo modo, così come i valori d'uso delle merci vengono determinati dall'indistinta forma sociale del valore, allo stessa maniera anche gli individui e i loro usi (del piacere, del dolore, della conoscenza, dei corpi, ecc.) vengono prodotti sotto il dominio astratto-impersonale della forma-soggetto. Ciò non significa che quest'ultima non sia incarnata in maniera ineguale anche nel regno empirico, vissuta in particolare dagli individui; ma vuol dire che essi sono sempre stati alienati in questa forma indifferente e generale chiamata soggetto-forma.

20.
La forma-soggetto universale (questo universalismo vuoto, cieco e astratto) non è un errore verificatosi in un processo trans-storico, un residuo o un presunto eccesso della soggettivazione capitalista, oppure una struttura trascendentale inerente a ogni epoca e dappertutto.Il fatto di fungere nelle relazioni sociali da soggetto dell'agire/lavorare, in contrapposizione alla nostra condizione di oggetto-agente della valorizzazione, è una necessità specifica del capitale in quanto soggetto dominante della vita materiale moderna. In questo senso, ipotizziamo che esista uno «sviluppo combinato» tra la sussunzione reale del lavoro nel capitale e la sussunzione logica e tendenziale degli individui nella forma-soggetto. La sussunzione formale (Descartes), materiale (Kant) e totale (Hegel) degli individui nel soggetto capitalista, è un fatto tendenzialmente universale, per cui il valore diventa una logica inconscia che determina     quei processi di soggettivazione che hanno luogo nell'immanenza delle relazioni sociali del capitalismo moderno.

21.
L'individuo non viene intrappolato per mezzo della «colonizzazione esterna» da parte del capitale-vampiro, dal momento che l'individuo non è una sostanza fiorente, o un'essenza generica dell'essere umano pronta a essere liberata una volta fatta esplodere la forma-merce. La forma-soggetto, costitutiva di ciascuno di noi in quanto individuo sociale capitalista alienato dal capitale, è solo l'altra faccia della forma-merce in quanto «cosa sociale» capitalistica. Ed è per questo motivo che una critica radicale della forma-soggetto capitalista dovrebbe essere in grado di superare le aporie del pensiero contemporaneo, il quale va sempre a ricadere, o in una metafisica del soggetto o in una filosofia idealista (della storia, del linguaggio, ecc.). Nel primo caso - quello che ci interessa in questo testo - vengono postulate istanze quali la potenza plurivoca, il desiderio, la vitalità dell'immaginazione, la performatività delle pratiche concrete della parola o l'esperienza corporea immediata, le quali tendono tutte a cercare di individuare una matrice incontaminata di soggettività, che poi sarebbe il motore della resistenza o del processo emancipatorio, nel senso che aggirerebbe l'efficacia costitutiva delle relazioni dominanti. Ma la questione delle pratiche di costituzione del soggetto, in una società realmente dominata dal Soggetto automatico (la valorizzazione del valore), piuttosto che fabbricare pseudo-metafisicamente dei «soggetti politici rivoluzionari» precostituiti, o fermarsi unilateralmente alle «pratiche di cura» delle persone nei confronti di sé stessi e gli altri, dovrebbe invece cercare di operare a partire da una critica della forma-soggetto, che è quella che ci costituisce come alienati dal capitale sociale. Non è necessario liberare il soggetto da una forma esterna che lo opprime: è necessario abolire la forma-soggetto capitalista.

- Emilio Exposto e Gabriel Rodríguez Varela -

NOTE:

[1] Emilio Exposto et Gabriel Rodríguez Varela, « Para un derivacionismo de la forma-sujeto capitalista », dans Alpha, n°53, 2021: https://dialnet.unirioja.es/servlet/articulo?codigo=8464323

[2] Alberto Bonnet, Adrián Piva, Estado y Capital. El debate alemán sobre la Derivación, Herramienta, 2017.  

[3] Elías Palti, Una arqueología de lo político, Fondo de Cultura Económica, 2018.

[4] Anselm Jappe, La société autophage, Paris, La Découverte, 2017, p. 23, note 2.

[5] Robert Kurz, « La era del capitalismo pasó: la izquierda y la dialéctica sujeto-objeto del fetichismo moderno », Entretien sur Marxismo critico, 13/07/2016.Online : https://marxismocritico.com/2016/07/13/la-era-del-capitalismo-paso/

[6] Ibid.

[7] León Rozitchner, Las desventuras del sujeto político, Elcieloporasalto, 1996, p. 28.

[8] Alberto Bonnet, Adrián Piva, op. cit., p. 40.

[9] Judith Butler, La vie psychique du pouvoir. L’assujettissement en théories, Léo scheer, 2002.

[10] León Rozitchner, Freud y el problema del poder, Losada, 2008, p. 79.

[11] Anselm Jappe, op. cit.

[12] León Rozitchner, Freud y el problema del poder, op. cit., p. 101.

[13] Nancy Fraser, « Behind Marx’s Hidden Abode », New Left review, n°86, 2014.

[14] Roswitha Scholz, « Das warenproduzierende Patriarchat. Thesen zu Kapitalismus und Geschlechterverhältnis », dans Utta Isop und al. (sous la dir.), Spielregeln der Gewalt, transcript, 2009.

OPERE CITATE:

Althusser, Louis (2014). Psicoanálisis y ciencias humanas. Nueva Visión.
Bonnet, Alberto & Piva, Adrián (2017). Estado y Capital. El debate alemán sobre la derivación. Herramienta.
Butler, Judith (2001). Los mecanismos psíquicos del poder: teorías de la sujeción. Ediciones Cátedra.
Fraser, Nancy (2014). Tras la morada oculta de Marx. Por una concepción ampliada del capitalismo. New Left Review N° 86. https://newleftreview.es/issues/86/articles/nancy-fraser-tras-la-morada-oculta-de-marx.pdf
Jappe, Anselm (2018). La sociedad autofaga. Capitalismo, desmesura y autodestrucción. Pepitas de Calabaza.
Kurz, Robert (2016). El colapso de la modernización. Del derrumbe del socialismo de cuartel a la crisis de la economía mundial.
Postone, Moishe (2006). Tiempo, trabajo y dominación social. Una reinterpretación de la teoría crítica de Marx. Marcial Pons.
Palti, Elías (2018). Una arqueología de lo político. Fondo de Cultura Económica.
Rozitchner, León (2008). Freud y el problema del poder. Losada.
—— (1996). Las desventuras del sujeto político. El cielo por asalto.
Scholz, Roswitha (2013). El patriarcado productor de mercancías. Tesis sobre capitalismo y relaciones de género. Revista Constelaciones n°5. http://constelaciones-rtc.net/article/view/815


FONTE: GRUNDRISSE Psychanalyse et capitalisme