La Retirada non segna affatto la fine della guerra civile spagnola. Al loro arrivo in Francia, gli oppositori della dittatura di Francisco Franco riprendono subito la lotta contro quel regime. Non si fermeranno per trent'anni, senza mai smettere di denunciare il franchismo ed i suoi crimini, cercando in tutti i modi di porvi fine. In modo diverso e seguendo strade diverse, a partire dalla loro storia politica e secondo i tempi e le circostanze, parteciperanno alle manifestazioni di protesta, faranno propaganda, organizzeranno quelle azioni volte al sostegno di quanti sono rimasti in Spagna, a lottare. Ma questa lotta non è stata monopolio degli spagnoli. L'anti-franchismo è stato un crogiolo in cui hanno confluito antifascisti spagnoli e francesi che, mentre si battevano contro il regime di Franco, ne denunciavano le collusioni con il governo francese. Quasi tutte le città della Francia, soprattutto le città della Francia del sud, terra d'esilio per gli spagnoli, hanno visto sfilare questi cortei cosmopoliti, più o meno numerosi, più o meno animati e combattivi, secondo i diversi momenti storici.
Ma la storia ha sepolto questi episodi, ha zittito questa memoria, con il suo silenzio e la sua mancanza d'interesse. Diversamente, la cultura dell'esilio è rimasta associata all'antifranchismo, ed oggi continua ad essere supportata da numerose associazioni di esiliati, costituite principalmente dai figli e dai nipoti di coloro che varcarono la frontiera nel 1939. In tutto il sud della Francia, questa trasmissione della memoria continua ad essere assicurata e trasmessa da alcune istituzioni locali.
Perché, dimenticare significherebbe accettare di essere sepolti sotto il peso di una tripla sconfitta: quella della guerra, quella dell'esilio e quella dell'oblio. Significherebbe azzerare la storia di tutti quei militanti per inchiodarla al loro status di sconfitti, dimenticando così anche il senso del loro esilio ed il significato politico che queste lotte hanno avuto, e continuano ad avere. Per continuare, per capire, per continuare a capire.
Solo un blog (qualunque cosa esso possa voler dire). Niente di più, niente di meno!
sabato 11 maggio 2013
Memoria
venerdì 10 maggio 2013
Inizi
“Gli imputati non hanno mai negato l’accusa di aver abusato dei fondi dell’unione studenti. Anzi, essi ammettono apertamente di aver fatto pagare 5000 franchi per la stampa e la distribuzione di 10.000 opuscoli, per tacere delle spese per altra pubblicistica ispirata a Internationale Situationniste. Queste pubblicazioni esprimono idee e aspirazioni che, per usare un’espressione eufemistica, non hanno nulla a che vedere coi compiti di un unione degli studenti. Basta infatti leggere queste pubblicazioni di cui gli accusati sono gli autori, per constatare che questi cinque studenti, appena usciti dall’adolescenza, senza alcuna esperienza, col cervello ingombro da teorie filosofiche, sociali, politiche ed economiche mal digerite, non sapendo come dissipare la loro squallida noia quotidiana, emettono la vana, arrogante e derisoria pretesa di esprimere giudizi definitivi e bassamente ingiuriosi sui loro colleghi, i loro docenti, Dio, le religioni, il clero, i governi e i sistemi politici del mondo intero. Poi respingendo ogni morale e ogni ostacolo legale, arrivano cinicamente fino ad incoraggiare il furto, la distruzione degli studi, la soppressione del lavoro, la sovversione totale, e la rivoluzione proletaria mondiale senza possibilità di ritorno per godere senza ostacoli. In virtù del loro temperamento sostanzialmente anarchico, queste teorie e questa propaganda sono assolutamente pericolose. La loro grande diffusione negli ambienti studenteschi e nel grande pubblico, per mezzo della stampa locale, nazionale ed estera, è una minaccia alla moralità, agli studi, alla reputazione e dunque al futuro stesso degli studenti dell’Università di Strasburgo”.
- Sentenza del Tribunale di Strasburgo, con cui si condanna il gruppo di studenti che, nel 1966, ha pubblicato l'opuscolo "Della Miseria nell'ambiente studentesco, considerata nei suoi aspetti economici, politici, psicologici, sessuali e soprattutto intellettuali, e di qualche mezzo per porvi rimedio” -
giovedì 9 maggio 2013
La malinconia della patria
"In un amore, la maggioranza cerca una patria eterna. Altri, sebbene molto pochi, un eterno viaggiare. Questi ultimi sono i melanconici che cercano di evitare il contatto con la Madre Terra. Cercano di tenere lontano la malinconia della patria. E gli rimangono fedeli."
Walter Benjamin e Asja Lacis si incontrarono a Capri, nel 1924. In un caffè, forse fu Ernst Bloch a presentarla a Benjamin come "regista teatrale e allieva di Erwin Piscator". Più tardi avrebbe collaborato anche con Brecht ed avrebbe avuto il merito di farglielo conoscere, a Benjamin. Se ne innamorò subito, di questa bolscevica della prima ora, il filosofo tedesco con "occhiali che diffondevano luce come fossero due piccoli proiettori, capelli scuri e sottili, naso delicato, mani maldestre" - nelle parole di Asja. Si rivedranno ancora, nei due anni seguenti, a Riga, a Mosca, accarezzando l'idea di lasciare i rispettivi compagni. Nel 1928, arriveranno perfino a vivere insieme, a Berlino, per qualche tempo. Poi, Asja tornerà a Mosca, mentre Benjamin, alla fine divorzierà dalla moglie, Dora. Vorrebbe sposarla, Asja, mentre il tempo e la distanza hanno lavorato, insieme, contro di loro. Continueranno le lettere, poi Asja verrà arrestata, condannata ai lavori forzati, sparirà. Benjamin la ricorderà, sempre.
A Capri, Benjamin aveva conosciuto anche "Storia e coscienza di classe" di György Lukács, il libro che Bloch gli aveva dato da leggere, e in cui si era ritrovato, così come si era ritrovato in quella "rivoluzionaria di professione". "Un vero amore mi rende simile alla donna amata"; annota Benjamin sul suo diario, scrivendo dell'influenza straordinaria che tre donne - i suoi grandi amori - avevano esercitato sulla sua vita. Tre diverse donne che avevano amato i tre diversi uomini che lui era stato. E di queste tre donne, Asja era quella che più lo aveva influenzato, quella che gli aveva cambiato radicalmente la vita e lo aveva trasformato in un "uomo nuovo". Poco tempo dopo averla conosciuta, comincerà a scrivere i testi che confluiranno in "Strada a senso unico". Il libro comincia con una dedica:
"Questa strada si chiama
VIA ASJA LACIS
dal nome di colei che
DA INGEGNERE
l’ha aperta dentro l’autore"
mercoledì 8 maggio 2013
Duplex e Analisi
Può capitare, di questi tempi, anche di sentir dire che la cifra della bontà del sistema capitalistico deriverebbe dal fatto che a casa del professor Alesina, quand'era ragazzino, c'era il "duplex", mentre oggi, invece, lui può arrivare ad avere fino a quattro telefoni, o telefonini che siano. Come dire che questo modo di produzione, oramai arrivato al capolinea, meriterebbe di continuare a sopravvivere, e ad affamarci, solo per il fatto che, grazie ad esso, il professore Alesina può chiamare casa, da Harvard, senza trovare occupato.
Fortuna ha voluto, invece, che a casa di Robert Kurz, evidentemente, il duplex non c'era!
Gremliza: Cosa accadrà nel momento in cui avverrà il peggio del peggio, lo scenario che ciascuno di noi sta elaborando: il collasso del sistema finanziario? Niente più pane, il blackout energetico, si fermerà la metropolitana? O avverrà quella bancarotta dalla quale - diceva August Bebel - si vedrà sorgere la rivoluzione? La fine del capitalismo?
Vogl: Né l'uno né l'altro. La produzione non cesserà, ed il capitalismo non crollerà in questo modo. Per diverse ragioni: prima cosa, un collasso del sistema finanziario è la precondizione perché ci sia la possibilità che si verifichi, sebbene in ritardo, una qualche redistribuzione, redistribuzione dall'altro verso il basso. Ed inoltre, possiamo affermare in tutta coscienza che una cosa come il capitalismo, qualsiasi cosa esso sia, non crollerà solo a causa delle sue tensioni interne e delle sue contraddizioni.
Kurz: Bisogna distinguere fra una crisi, e perfino fra il crollo del capitalismo, e la trascendenza del capitalismo. Sono due cose diverse. L'attuale trascendenza emancipatrice dal capitalismo dipende da una coscienza critica, che si può sviluppare o meno. Essa è indipendente dalla crisi. Il capitalismo è un'imposizione che dovrebbe essere sempre criticata. La crisi, d'altra parte, è puramente oggettiva, non è il risultato della critica, ma è piuttosto una logica sistemica indipendente dalla coscienza degli agenti sociali. Tuttavia, lo stato della critica può rafforzarsi e cambiare, come avviene con la critica pratica nei confronti dello sviluppo della crisi. Un collasso del sistema finanziario globale è già avvenuto. In un modo che non ha precedenti, la creazione futura di plusvalore è già stata ipotecata. Il capitalismo ha già esaurito il suo futuro, lo ha già consumato, ad un punto tale che una ripresa è semplicemente impossibile. Adesso siamo dentro un procedimento in cui, passo dopo passo, la creazione di questo valore fittizio, anticipato, viene realizzato come sviluppo della crisi. Cosa accade quando si verifica un crollo? Non si tratta solo del crollo del sistema finanziario. Piuttosto, quella che adesso viene pre-finanziata è l'attuale produzione. E' tutto indebitato.
Gremliza: Perciò le luci si starebbero spegnendo?
Kurz: Sì, io penso di sì. Un crollo significa che tutto ciò che non può essere finanziato verrà cessato. E lo stiamo già sperimentando, ma fino a d'ora lo shock è stato assorbito. Adesso, nella situazione in cui siamo arrivati, se si verifica un crack, allora le cose arriveranno ad un punto morto anche nella sfera reale della produzione. A cominciare dal settore delle infrastrutture, la sanità, l'istruzione, fino alla produzione industriale ed ai servizi privati, tutto.
(Dialogo svoltosi nel corso di una tavola rotonda avvenuta all'inizio dello scorso anno)
martedì 7 maggio 2013
Meraviglioso
Addio Ray, dovunque te ne sia andato, nel paese di Sindbad o nel mondo degli argonauti, spero che tu possa divertirti e meravigliarti, quanto hai divertito e meravigliato me!
Raymond Frederick "Ray" Harryhausen (June 29, 1920 - May 7, 2013)
rifugi
Garden City, Stati Uniti, 1955.
Beati, come cimici in un tappeto, i componenti di questa famiglia, potranno continuare a sopravvivere da 3 a 5 giorni, dopo che la bomba H avrà colpito la loro ridente cittadina, sepolti dentro questo rifugio che è stato precedentemente interrato. Kidde Kokoon - così si chiama il rifugio - è stato costruito dai Laboratori Nucleari Walter Kidde di Garden City, Long Island, e dovrebbe riuscire ad offrire protezione da un'esplosione nucleare che avvenga in un raggio che vada dalle 3 fino alle 12 miglia. I suoi effetti salvifici dovrebbero estendersi anche alle conseguenze della pioggia radioattiva.
Ad un'estremità del rifugio è collocata una ventola che serve ad immettere aria purificata mediante un filtro speciale. La manovella che si può vedere nella foto, serve nel caso di mancata alimentazione elettrica. L'equipaggiamento include un rilevatore di radiazioni, una radio portatile, indumenti protettivi, coperte, utensili, materiale di pronto soccorso e rifornimenti alimentari.
lunedì 6 maggio 2013
di notte
Se camminiamo di notte per strada e un uomo ci corre incontro, visibile da lontano, perché la strada è in salita e c’è la luna piena, non faremo nulla per trattenerlo, anche se è debole e lacero, anche se qualcuno lo insegue gridando, ma lo faremo continuare nella sua corsa. È notte e non è colpa nostra se la strada sale sotto la luna piena, inoltre può darsi che i due abbiano inscenato l’inseguimento per gioco, forse entrambi inseguono un terzo, forse il primo viene inseguito senza colpa, forse il secondo ha intenzioni omicide e noi diventeremo complici dell’assassinio, forse i due non sanno nulla uno dell’altro e ciascuno corre, per suo conto, per andare a letto, forse sono sonnambuli, forse il primo è armato. E poi, non è lecito essere stanchi? non abbiamo forse bevuto tanto vino?
Che sollievo, alla fine, non vedere più neppure il secondo.
Franz Kafka - Contemplazione - 1913
domenica 5 maggio 2013
arti e mestieri
« William Morris era vicino ai preraffaelliti, a Gabriel Dante Rossetti all'inizio, e a Burn-Jones fino alla fine. L'idea fondamentale dei preraffaelliti, era che l'arte aveva cominciato a degenerare subito dopo il Medioevo, e che all'inizio del Rinascimento si fosse liberata di tutta la spiritualità, di tutta l'autenticità, per diventare un'attività puramente industriale e commerciale, e che i cosiddetti grandi maestri del Rinascimento - ossia Botticelli, Rembrandt o Leonardo da Vinci - si erano comportati in realtà, puramente e semplicemente, come dei dirigenti d'impresa commerciale; (...) i cosiddetti grandi maestri del Rinascimento, dirigevano con pugno di ferro degli atelier con cinquanta, a volte cento, assistenti, i quali producevano a catena, quadri, sculture, affreschi. Mentre loro si accontentavano di dare la direzione generale, firmare l'opera finita, e soprattutto si dedicavano alle pubbliche relazioni con i mecenati del tempo - principi o papi. Per i preraffaelliti, come per William Morris, la distinzione fra arte e artigianato, fra la concezione e l'esecuzione, dev'essere abolita: ogni uomo, al suo proprio livello, può essere produttore di bellezza - che avvenga nella realizzazione di un quadro, di un vestito, di un mobile; ed ogni uomo, egualmente, ha diritto, nella sua vita quotidiana, di essere circondato da begli oggetti. William Morris, legava questa convinzione ad un attivismo sociale che lo aveva portato, sempre più, ad impegnarsi nei movimenti per l'emancipazione sociale del proletariato; egli voleva semplicemente porre fine al sistema di produzione industriale. »
da: Michel Houellebecq - La carta e il territorio -
sabato 4 maggio 2013
settesette
"L’amico è quello che ti stima perché si stima. L’amico è quello che non diffida di te perché non diffida di lui. L’amico è quello che ti vuol bene perché si vuol bene. L’amico è quello che è sicuro di te perché è sicuro di sé. L’amico è quello che non ti tradisce perché si tradirebbe. L’amico sa che sei puro d’animo perché lui è puro d’animo. Il mio amico non la deve pensare come me. Io non la penso come lui. Il mio amico non mi può far male perché si farebbe del male. Il mio amico non è geloso perché dovrebbe essere geloso di se stesso. Il mio amico desidera la mia libertà perché lotta per la sua. Il mio amico non mi chiede mai ciò che non chiederebbe a se stesso. Se qualcuno ti chiede di fare lo stronzo non è un amico. È uno stronzo. "
- da "Settesette. Una rivoluzione. La vita" di Pino Tripodi -
il suono della campana
Entrambi i candidati alle ultime elezioni presidenziali degli Stati Uniti, John McCain e Barack Obama, alla domanda del giornalista che chiedeva quale fosse il loro romanzo preferito, hanno risposto citando "Per chi suona la campana" di Ernst Hemingway. Addirittura, McCain ha affermato che, durante la sua prigionia in Vietnam recitava ad alta voce, a sé stesso, brani del libro.
Sia il candidato repubblicano che quello democratico, sceglievano un romanzo ambientato non negli Stati Uniti, ma in Spagna durante la guerra civile, in cui un americano, un professore universitario di sinistra va a far saltare un ponte. Infatti, Michael Knox Beran, scrittore conservatore, ha suggerito acidamente a McCain che avrebbe fatto meglio a scegliersi qualcosa di diverso da "un lamento piagnucoloso per un sabotatore socialista". C'è dell'ironia nella critica di Beran al romanzo di Hemingway, se si pensa che la sinistra, negli Stati Uniti, inclusi alcuni dei comunisti americani che avevano combattuto nel Battaglione Lincoln (parte delle Brigate Internazionali), avevano attaccato ferocemente l'autore ed il libro, quando questo era stato pubblicato nel 1940. Questi critici, fra cui il comandante del Battaglione Lincoln, Milton Wolff, contestavano l'immagine negativa, data da Hemingway, delle motivazioni e delle tattiche sovietiche in Spagna, ed i ritratti duri e spietati del commissario politico André Marty (conosciuto come il "Boia di Albacete", per le purghe da lui effettuate dei non-comunisti delle Brigate Internazionali) e della leader comunista Dolores Ibarruri, la Pasionaria. Hemingway faceva una distinzione fra sostenere la causa lealista, così come fa il personaggio del romanzo Robert Jordan, ed approvare la strategia sovietica di inganno e manipolazione del governo repubblicano.
A tal proposito, può servire riportare un aneddoto che coinvolge Gary Cooper (l'attore scelto da Hemingway per interpretare Robert Jordan nel film tratto da "Per chi suona la campana") ed Alvah Bessie, veterano del Battaglione Lincoln e sceneggiatore. Nel corso delle riprese, Bessie dava lezioni a Cooper su come il conflitto spagnolo non fosse stato una guerra civile , come credeva Cooper, bensì un'invasione da parte dei tedeschi e degli italiani per rovesciare il governo legittimo spagnolo. La reazione dell'attore, laconica e classica, fu: "Davvero? Ecco perché il nostro paese è così grande ... uno come te può andare a combattere una guerra che non lo riguarda." Da questo si può capire perché, negli Stati Uniti, il conflitto spagnolo venne soprannominato "the Good Fight", e come, fin dall'inizio, riuscì ad ispirare artisti, poeti, drammaturghi, romanzieri e scrittori di racconti.
venerdì 3 maggio 2013
Superfluo
Mentre Walter Benjamin girava per il sud della Francia in compagnia di Jula Cohn, Joseph Roth, a Parigi, incontrava il luogotenente dell'ormai estinto esercito austriaco, Franz Tunda. Sono le quattro del pomeriggio del 27 agosto del 1926, e Roth scrive: il mondo è ostile a Tunda. Ma il mondo se ne infischia, e continua a macinare con il suo ritmo, non accenna nemmeno a rallentare, per far sì, magari, che Roth e Benjamin possano leggere in pace i loro libri. Le strade sono affollate, i negozi sono pieni di gente, le donne si ammassano nei grandi magazzini, nelle pasticcerie, chiacchierando senza nulla da fare, nelle fabbriche ronzano i macchinari e sulle rive della Senna i mendicanti si cercano i pidocchi.
Qualcuno parla di nostalgia, a proposito dei libri di Joseph Roth. Altri raccontano come Roth, nei suoi anni passati a Vienna e, dopo, in quelli trascorsi a Parigi, avesse acquisito modi da dandy: baciare le mani alle signore, usare bastone e monocolo. Ma nel suo incontro con Franz Tunda, nel pieno di un tardo agosto, vide solo un enorme vuoto, un mostro gigantesco in grado di risucchiare tutto. Non aveva alcun mestiere, nessun amore, né desiderio né speranza, alcuna ambizione e, di conseguenza, nessun egoismo - scrive Roth, ricordando Tunda - Non c'era nessuno, in tutto il mondo, che fosse tanto superfluo quanto lui.
giovedì 2 maggio 2013
Nessuno è perfetto!
« Andai a intervistare Sigmund Freud (...) Al 19 di Bergasse, dove viveva. Era un quartiere della classe media. Mi era stata data solo un'arma, il mio biglietto da visita di giornalista del Die Stunde. Era un reportage per il numero natalizio: "Cosa ne pensa del nuovo movimento politico in Italia?" Mussolini era un nome nuovo. Eravamo nel 1925, così per me era nuovo. Mi ero documentato sul tema. Però Freud odiava i giornalisti, li disprezzava, perché si prendevano gioco di lui (...) Suonai il campanello. Aprì la domestica e disse "Herr Professor sta mangiando". Le risposi:"aspetto". Così mi misi a sedere (...) Attraverso la porta che dava sullo studio si vedeva il divano ... la mia attenzione si concentrò su quanto piccolo fosse il divano. Io ero seduto su una sedia. Improvvisamente alzai lo sguardo, e c'era Freud. Un uomo minuto, piccolino. Aveva un tovagliolo annodato intorno al collo, dal momento che si era alzato a metà del pasto. Mi domandò: "Giornalista?" Risposi: "Sì, mi piacerebbe farle delle domande". Replicò: "Quella è la porta". Mi cacciò. E' stato il culmine della mia carriera. E' una cosa che mi viene chiesta continuamente, c'è gente che viaggia per venirmi a chiedere di sapere tutti i dettagli, perché dica loro per filo e per segno cosa accadde. Ma è tutto qui, quello che successe. Un semplice "quella è la porta". »
- da "Conversazioni con Billy Wilder" di Cameron Crowe -
mercoledì 1 maggio 2013
13 novembre 1887
Una processione funebre come quella non si era mai vista a Chicago. Un corteo di duecentomila persone. Lucy portava un nastro nero al braccio e si trovava nella prima carrozza con Lizzie e altri amici. Le cinque bare nere, Lingg venne ricongiunto ai suoi compagni, erano completamente coperte di fiori e ghirlande. La processione avanzò lentamente lungo Milwaukee Avenue accompagnata dal suono sordo dei tamburi. Per strada, dalle finestre e dai ponti la gente lanciava fiori rossi. Le facce di molte persone, compresi alcuni poliziotti di guardia lungo il tragitto del corteo, erano rigate dalle lacrime.
L'amministrazione cittadina aveva proibito di esporre manifesti o vessilli, ma un anziano veterano della Guerra civile si portò ad un tratto davanti alle bare, spiegò una piccola bandiera americana e la portò, indisturbato, fino alla fine della marcia.
Trenta convogli speciali condussero qualcosa come diecimila persone al luogo della sepoltura, il cimitero di Waldheim, a circa sedici chilometri ad ovest della città. Molti dei presenti indossavano nastri rossi, le donne sui cappellini, gli uomini sui cappotti.
Il sole stava tramontando quando il capitano Black entrò nel cimitero per pronunciare un breve elogio funebre. - Non siamo qui - disse con voce sommessa - accanto alle bare di criminali consegnati ad una morte ingloriosa. Siamo qui accanto ai corpi di uomini nobilitati dal loro stesso sacrificio.
A lui seguirono altri oratori, più infervorati. - Voi, operai di Chicago - gridò uno di quelli - avete permesso che cinque dei migliori venissero assassinati... Avete dimostrato di saper seppellire i vostri morti... Avete amato molto e con fedeltà. Adesso lasciateci dire il nostro ODIO!... Giuratelo davanti a queste bare... Scuotete il giogo... Siate liberi!
martedì 30 aprile 2013
alcol e cannoni
Casablanca si svolge in un bar, e questa è già di per sé una ragione sufficiente, anche se non l'unica, per cui i personaggi che si aggirano dentro la pellicola di Michael Curtiz indulgano a consumare alcolici. Ed è qui che entra in ballo il "French 75", un cocktail che prende il nome da un cannone di artiglieria!
Utilizzato durante la prima guerra mondiale, il Matériel de 75mm Mle 1897 fu l'arma che praticamente stabilì lo standard del "fuoco rapido": era talmente stabile che non richiedeva che venisse puntato di nuovo, dopo ogni sparo.
Ovviamente, intorno al cocktail c'è una leggenda che racconta di un gruppo di soldati, asserragliati in una trincea, che tirano fuori ghiaccio e limoni, oltre a gin e champagne, in mezzo al fuoco delle mitragliatrici. Decisamente suggestivo, anche se, forse, meno consistente della voce che, più prosaicamente, riporta, ed attribuisce, l'origine della bevanda ad Harry MacElhone, mitico barman del leggendario "Harry's New York Bar" di Parigi. Insomma, da Harry MacElhone a Rick Blaine, ed i loro bar, da Parigi a Casablanca, seguendo la traiettoria del colpo sparato da un pezzo d'artiglieria, e bevendoci sopra.
lunedì 29 aprile 2013
La storia sono loro!
1947, le elezioni per la prima Assemblea regionale in Sicilia vedono una forte affermazione del Blocco del Popolo (Blocco del Popolo:590.870; Democrazia Cristiana: 399.125; Liberali e Uomo qualunque (c'erano già i grillini!): 308.567; fonte L'Unità, 23 Aprile 1947). Il PCI ne trae nuovo motivo per ribadire che il suo compito è la lotta per il risanamento del Paese. Intanto, però, a Milano, non viene applicato il decreto prefettizio di ribasso dei prezzi, che stanno continuando ad aumentare, mentre, a Potenza in seguito ad un moto contadino, i carabinieri sparano, facendo un morto e quattordici feriti.
E' il 21 aprile, quando la Celere, a Venezia, si scaglia contro le maestranze del Cotonificio in sciopero, manganellando anche il segretario della Camera del Lavoro ed il sindaco comunista della città. Si arriva così al 1° maggio, a Milano, dove la tensione è altissima. La partecipazione al comizio separato, organizzato dai comunisti internazionalisti e dagli anarchici, è notevole. Ed è lì che arriva la notizia dell'eccidio di Portella della Ginestra. L'Unità, in risposta, sostiene la parola d'ordine "Sciopero Generale"; precisando però che, a Milano, lo sciopero durerà ... mezz'ora!!!
Poi, qualche giorno dopo, sempre trionfante, si felicita che "l'occupazione delle centrali elettriche, provocata dall'intransigenza della Pedruzzi e della Edison, di fronte alle richieste dei lavoratori", è stata, grazie al cielo, scongiurata, grazie all'opera dei tre partiti di massa!!!
Così, mentre il Sindacato "contiene" l'esasperazione operaia, la polizia ha mano libera nell'arrestare Commissioni Interne e scioperanti.
A fronte della violenza dello Stato, che cresce in maniera esponenziale, il 7 maggio, i direttivi della FIOM si riuniscono e garantiscono, per l'ennesima volta, che la parola d'ordine del Sindacato è "SVILUPPO DELLA PRODUZIONE"!!!
28 aprile 2013
Gaetano Bresci
di Luca Mirti
Nella landa di Coiano, nel Fabbricone tessile
Sono diventato uomo come mio padre prima di me
Con il marchio del ribelle, il reato di anarchia,
sono stato confinato da uno Stato di polizia
Emigrai in America, lavoravo a Paterson
ma la mia terra mi mancava dio solo lo sa, dio solo lo sa...
E la mia gente soffocata da miseria e carestia
fu sfamata dai cannoni di un generale e del suo re
Dentro me scoppiò l'inferno, il mio cuore si annerì
tornai indietro, tornai indietro con chi fu assassinato lì.
Monza ventinove luglio, tre pallottole con me
e un nome per ognuna: Giustizia, Pace e Libertà
Respirai, trattenni il fiato, al mio popolo pensai
mi feci largo tra la gente e sparai...e sparai
Fui picchiato, processato, l'avvocato non bastò:
assassino dichiarato e l'ergastolo arrivò.
Non ho mai chiesto perdono, ora dormo un sonno che
non può essere svegliato né da loro, né da me.
Mi chiamo Gaetano Bresci, chi sia stato non lo so
ma so che ovunque sia un oppresso ritornerò. Ritornerò.
domenica 28 aprile 2013
squilibri
Lo "squilibrato", Luigi Preiti, sarebbe un muratore di Rosarno, emigrato da 20 anni ad Alessandria, ogni anno tornava al suo paese natale; pare - afferma il fratello - che recentemente avesse perso il lavoro e si fosse separato.
Sarebbe stato perfetto, come suicida su cui versare lacrime e cordoglio, e invece ha rotto le uova nel paniere un po’ a tutti.
Che squilibrato!!!
sabato 27 aprile 2013
costituzioni
Forse, per prevenire la cattiva impressione che poteva essere stata data dalla votazione assai poco unitaria del primo articolo della Costituzione, il 26 marzo 1947 Togliatti annuncia che "i comunisti voteranno per salvare la pace religiosa", vale a dire la continuità dei rapporti fra chiesa cattolica e stato italiano, così come sono stati sanciti, nel 1929, dal fascismo e dal Vaticano. La presa di posizione di Togliatti, appare ancora più clamorosa se si pensa che in un'intervista di qualche giorno prima, Ruggiero Grieco aveva affermato: " Noi comunisti che siamo sempre stati rispettosi della libertà religiosa, non pensiamo che si possano inserire nella Costituzione i patti lateranensi, patti sottoscritti dal fascismo e che contengono anche principi contrari alla Costituente stessa."
Come giustificazione, per la nuova posizione di Togliatti, si arriva a ritirare fuori la minaccia fasulla della questione romana, di un ricatto da parte della Chiesa. Poi, visto che la giustificazione non tiene, si ricorre a Pietro Secchia (il quale continua ad usurpare una fama di "sinistro") che spiega come stanno le cose:
"Vi sono delle forze, non già di sinistra (per quanto certe correnti di sinistra, nel loro rigidismo teorico ed astratto piccolo borghese, facciano talvolta il giuoco delle destre), che avrebbero desiderato fare dell'articolo 7 una formidabile manovra politica interna e internazionale, un'arma pericolosa di guerra civile."
venerdì 26 aprile 2013
artistica/mente
Scrive Blanchot, nel suo "Il libro a venire", che "ogni volta che si preferisce l'artista rispetto all'opera, tale preferenza, questa esaltazione del genio, comporta una degradazione dell'arte, un arretramento di fronte ai poteri che le sono propri." Per esempio, continua dicendo che, né Mallarmé né Cézanne fanno pensare all'artista come ad un individuo più importante degli altri. Non cercano la gloria, entrambi sono modesti, non rivolti verso sé stessi, ma verso un'oscura ricerca. Cézanne non fa l'esaltazione del pittore, e neanche della pittura. Salvo che per mezzo della sua opera. E Van Gogh dice di non essere un artista. "E' grossolano il solo pensarlo, di sé stessi" - aggiunge. E poi: "Dico questo per mostrare quanto io trovi stupido parlare di artisti talentuosi, o senza talento."
L'artista non è una persona più importante, o più visibile, degli altri. Al contrario, continua a svanire nella sua opera. A tal riguardo, risulta interessante - oggi - vedere come Coetzee, in una recente intervista, riprenda quest'approccio per affermare che rifiuta l'idea di "un artista visto come un privilegiato in grado di dire delle verità".
giovedì 25 aprile 2013
nell’ombra
Quando furono arrivati, varcando la frontiera,
mi avvisarono di arrendermi,
ma non potevo;
ho preso il mio fucile e sono sparito.
Ho cambiato nome così tante volte
e ho perso moglie e figli
ma ho molti amici,
qualcuno è qui con me.
Una vecchia ci ha dato asilo,
ci ha nascosto in soffitta,
poi sono venuti i soldati;
è morta senza un respiro.
Questa mattina eravamo in tre
Questa sera ci sono solo io
ma devo continuare;
la frontiera è la mia prigione.
Oh, il vento, il vento soffia
soffia dentro le tombe,
verrà la libertà;
e allora verremo fuori dall'ombra.
C'erano i tedeschi a casa mia
Mi hanno detto "Consegnati!"
Ma non ho paura
Ho ripreso il fucile
Ho cambiato nome un centinaio di volte
Ho perso moglie e figli
Però ho molti amici.
Tutta la Francia.
Un vecchio, all'ultimo piano,
ci ha dato asilo per la notte
I tedeschi lo hanno preso
E' morto, e non era sorpreso
Oh, il vento, il vento soffia
soffia dentro le tombe,
verrà la libertà;
e allora verremo fuori dall'ombra.