giovedì 31 marzo 2011

Camera con vista guerra

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La guerra civile spagnola fu una sorta di attrazione per gli intellettuali degli anni '30. Neruda, Hemingway, Dos Passos, Orwell, Malraux e Carpentier, solo per citarne alcuni, si lasciarono affascinare da un paese "particolare ed isolato" che era diventato il simbolo di una lotta globale, dal momento che incarnava le questioni politiche fondamentali del tempo.
Alcuni, tuttavia, arrivarono in Spagna per motivi che nulla avevano a che fare con la storia scritta a lettere maiuscole, e si ritrovarono presi nel vortice. Il loro genere di testimonianza è assai diverso, ma molto rivelatore. E' il caso di Nancy Johnstone.
Nell'estate del 1934, Nancy (giornalista del “News Chronicle”, la rivista della sinistra britannica), insieme al marito Archie, decide di lasciare Londra e andare a mettere su un piccolo albergo in una città della Costa Brava. Scelgono il paesino di Tossa de Mar, probabilmente perché là si trova una notevole colonia di artisti stranieri che cercano il paradiso perduto, oppure in fuga a causa dell'inquietante affermarsi del nazismo in Germania. Sono per lo più edonisti, vogliono vivere bene e a buon mercato, cosa che sembra assolutamente possibile per molti cittadini europei in Spagna in quel periodo. Il 6 ottobre di quell'anno, il presidente Companys proclama lo stato catalano. I Johnstone seguono gli avvenimenti da Tossa nel mentre che costruiscono il loro albergo. Non sta succedendo niente - dicono ai clienti abituali. Ma si sbagliano. Le elezioni del 1936 danno la vittoria al Fronte popolare e nell'estate esplode la guerra civile. I Johnstone si rifiutano di lasciare il loro paradiso, nonostante le navi britanniche che arrivano per recuperare i cittadini inglesi!
Nancy scrive della sua avventura. Nel 1937, “Faber & Faber”, l'editore per cui scrive anche T.S. Eliot, pubblica "Hotel in Spain" , che arriva a raccontare fino alla fine dell'estate del 1936, quando assistono dalla splendida terrazza, tra l'affascinato e l'inorridito, il bombardamento della vicina Roses. Il secondo libro, "Hotel in flight", arrivava fino alla ritirata repubblicana. Adesso, Miquel Berga ha recuperato questo classico che non avrebbe mai dovuto cadere nel dimenticatoio, e l'editore Tusquets lo ha pubblicato in catalano con il titolo "Un Hotel a la Costa".

Tossa aveva attratto una colonia internazionale composta da artisti, fra cui molti ebrei e di sinistra che erano fuggiti dai nazisti. C'era in questo un certo parallelismo con Ibiza dove, nello stesso periodo, c'era una comunità raccolta intorno a Walter Benjamin. Infatti, nel 1934 la rivista "Art" aveva dedicato un numero speciale a questa colonia di artisti fra cui figuravano Georges Bataille, Arthur Cravan, Marc Chagall, André Masson, Oskar Zügel e Dora Maar.
Nancy non si pone come un intellettuale, lei è solo la padrona dell'albergo, oltre che un'eccellente narratrice che scrive in forma di diario un testo ironico e mordace, preciso e di un'estrema gentilezza nei confronti degli spagnoli. Si informa su tutto ciò che accade, parla delle usanze locali, le feste e i pettegolezzi delle mogli dei pescatori, e tutto con un chiaro intento pedagogico verso i suoi connazionali.
"Un hotel sulla costa" spiega la guerra civile da un punto di vista insolito, a partire dalla vita quotidiana di un piccolo villaggio di pescatori che si va trasformando e deteriorando, via via che la guerra va avanti, in un crescendo magistrale che termina con la fuga verso il confine, con un camion pieno di bambini che i Johnstone avevano adottato, e che dovranno lasciare, una volta in Francia, a Perpignan, solo per reincontrarli di nuovo, solo per breve tempo, in un convento di Besançon.
"Una delle cose fantastiche della vita a Tossa è che non c'è coscienza di classe", scrive Nancy, riferendosi al sistema di classi che vige in Inghilterra. Ed è vero: fin dal primo momento i Johnstone si integrano in una comunità che spalanca le porte, da pari a pari, come il sindaco, o come il proprietario dell'hotel principale del paese che non si cura della concorrenza, fino ai pescatori o a quelli che assume come dipendenti del suo albergo.
La costruzione dell'hotel, i viaggi a Barcellona per risolvere i problemi burocratici, gli aneddoti locali raccolti dalla scrittrice regalano il mosaico divertito di una Catalogna idilliaca cui viene dato il nome di "paradiso azzurro". L'arrivo dei primi clienti è una vera festa per la gente.

Fa parte di questa visione locale la scarsa importanza che, in un primo momento, Nancy dà alla rivolta militare del 18 luglio. Hanno pronto il cartello con su scritto "completo" e si preparano a ricevere la prima ondata di turisti. Il ricorso di quanto fosse stato scarso l'impatto degli eventi del 1934, li porta a pensare che sarà, al più, una tempesta passeggera. Le notizie che arrivano da Barcellona e il rombo dei cannoni su Roses finiscono per imporre un'inevitabile solennità sulla terrazza dove si prende l'aperitivo contemplando il mare. La stagione turistica sta andando alla malora, ma, come scrive Nancy, nell'albergo la vita continua più o meno come al solito, niente sembra in grado di rompere l'incanto di quel paradiso.
I Johnstone rifiutano per ben tre volte di lasciare Tossa. Ogni volta che era arrivato un incrociatore britannico per offrire loro una rotta sicura di ritorno al loro paese. Gli ufficiali venivano sulla spiaggia a cercare di convincere i connazionali che avrebbero dovuto essere terrorizzati dai crimini commessi dall' "orda rossa". Niente di tutto questo, rispondeva Nancy, venite in albergo per un aperitivo.
Questo non significa che non fosse a conoscenza di quanto stava accadendo. In tutto il libro vi sono continue critiche alla stampa conservatrice di Londra. Archie aveva fatto diversi viaggi al fronte per il "Chronicle", e anche i viaggi a Barcellona erano all'ordine del giorno, senza contare che le notizie arrivavano anche per altre vie.
Nancy descrive minuziosamente come Tossa si adatti alle regole della guerra.
Non era facile per gli stranieri che, col peggiorare della situazione del conflitto, rischiavano di diventare capri espiatori per i più sospettosi. A Fritz Marcus, un architetto, vennero trovate nella sua casa una torcia elettrica ed un compasso, e venne messo in prigione. La lanterna, dissero i commissari, serviva per segnalare al nemico ed il compasso per disegnare le mappe. Quando venne rilasciato si unì alle Brigate Internazionali.
Alla fine, il racconto di Nancy prende una piega tragica. Ad un certo momento, la coppia accoglie nell'albergo una trentina di bambini rifugiati che porterà con sé quando prenderà la strada verso la Francia prima dell'arrivo delle truppe di Franco. L'episodio del bombardamento di Figueres, quando si rifugiano nella platea vuota del Teatro Edison, è particolarmente toccante. Poi, a Perpignan, vengono costretti a lasciare i bambini nelle mani delle autorità, anche se torneranno a rivederlioper breve tempo quando vengono a sapere che sono in un convento di Besançon.
La storia dei Johnstone, dopo la fuga dalla Spagna, si biforca. Nancy se ne va in Messico dove scriverà altri due libri: "Sombreros are becoming" e "Temperate zone". Le sue tracce si perdono in Guatemala, nel 1950, dove ha un incidente d'auto, insieme alla sua amica Constancia de la Mora, moglie del capo della aviazione della Repubblica, Hidalgo de Cisneros, che muore. Miquel Berga ha cercato di ritrovarne le tracce, ma tutto quello che è riuscito a sapere è che, probabilmente, aveva contratto un secondo matrimonio. Il che spiegherebbe la mancanza di tracce a causa del cambio di nome.
Archie torna a Londra, ed esercita come giornalista durante la seconda guerra mondiale. Nel 1947 entra a far parte dell'ambasciata britannica a Mosca. Due anni più tardi decide di rimanere, come altri intellettuali della sinistra britannica, e lo rende pubblico in un articolo sulla Pravda. Morirà in URSS.

Due aneddoti

Nel pieno della guerra, anche il governo repubblicano si rende conto dell'utilità che può avere Casa Johnstone, ed invia loro quegli illustri visitatori stranieri che, dopo esser passati da Barcellona, prendono la strada del confine francese. Uno di questi è il poeta W.H. Auden che ha trascorso qualche tempo nell'albergo a metà del 1937, quando lavorava al suo famoso poema, Spagna 1937, che finirà di scrivere al suo ritorno in Gran Bretagna. Si tratta di uno dei suoi pezzi più famosi, scritto in una struttura di quartine in versi liberi, con un ritmo epico, ripetitivo, un vero e proprio inno alla rivoluzione che ebbe un impatto immediato e un grande successo critico. Veniva venduto per le strade di Londra al fine di raccogliere fondi per la causa repubblicana.
Il poema ha una storia politica molto particolare, che spiega perfettamente il tipo di tensione ideologica in cui vivevano gli intellettuali di sinistra del tempo. Auden scrive sulla linea della più pura ortodossia comunista, seguendo le consegne del Partito comunista, quando già alcuni, come Orwell, hanno capito che una dittatura, che sia o no del proletariato, non serve per combattere contro un'altra dittatura. Forse è per questo che Auden poi si pentirà e, nel 1966, vieta che il poema sia incluso nel suo "Collected Shorter Poems 1927-1957", e stabilisce che venga escluso da tutte le edizioni e le antologie della sua opera.

Il paradosso è che i due libri di Nancy Johnstone riceveranno una recensione negativa da parte di Orwell, che li considera eccessivamente positivi, perfino frivoli. Qualche malalingua insinua che questo era dovuto al fatto che, mentre "Hotel in Spain" e "Hotel in flight" vendevano bene, ed erano stati anche pubblicati in America, il suo "Omaggio alla Catalogna", che adesso è un classico, aveva venduto solo poche centinaia di copie.

mercoledì 30 marzo 2011

La dinamite dei decimi di secondo

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Un elenco. Non certo esaustivo, ché di film con argomento la guerra civile
spagnola, ne sono stati prodotti a decine e decine, per non parlare di quei
film in cui la Spagna del 1936 è un importante riferimento nel passato dei
personaggi. E allora, solo una lista di film forse strani e inconsueti,
o semplicemente misconosciuti, un paio fatti anche a caldo, se non
addirittura durante il conflitto.
Come dire, le storie che fanno la storia, che continuano a farla, con il
loro sguardo, con il loro rumore, con il loro colore. Ce n'è bisogno.
Continua ad essercene bisogno.

The Angel Wore Red
Titolo italiano: La Sposa Bella
Anno: 1960
Produzione: U.S.A, Italia
Regia: Nunnally Johnson
Interpreti: Ava Gardner, Dirk Bogarde, Joseph Cotten, Vittorio De Sica, Aldo
Fabrizi, Finlay Currie, Rosanna Rory
Sceneggiatura: Nunnally Johnson (Tratto dal romanzo omonimo dello scrittore
cattolico inglese Bruce Marshall)

1936. Arturo, un giovane sacerdote in crisi di fede, deve fuggire le truppe
repubblicane durante la guerra civile spagnola. I soldati hanno distrutto la
cattedrale e cercano di arrestare lui e un altro sacerdote che custodisce una
reliquia. Secondo la credenza popolare, sarà chi possiede questa reliquia a
vincere la guerra. Nella sua fuga, Arthur incontra una bella donna.
Film assai poco noto, rimane una pellicola di qualità anche se la sua
ambientazione nella guerra civile spagnola non è documentata a sufficienza.
Insieme alla sempre credibile Ava Gardner, va sottolineato il lavoro di Dirk
Bogarde, capace di esprimere i dubbi interiori del suo personaggio.
Memorabile l'interpretazione di Vittorio De Sica nei panni di un generale
repubblicano.

Confidential Agent
Titolo italiano: L'Agente Confidenziale
Anno: 1945
Produzione: U.S.A.
Regia: Herman Shumlin
Interpreti: Charles Boyer, Lauren Bacall, Victor Francen, Wanda Hendrix,
George Coulouris, Peter Lorre
Soggetto: Graham Greene (Romanzo "Confidential Agent")
Sceneggiatura: Robert Buckner

Mentre in Spagna imperversa la guerra civile, il musicista Luis Denard,
viene inviato a Londra dal bando repubblicano con una missione segreta:
deve favorire l'acquisto di forti quantità di carbone. Durante la traversata
della Manica, sulla nave conosce Rose, la figlia del magnate del carbone
con cui deve entrare in contatto. Ma gli agenti falangisti sono sulle sue tracce
e riescono a sottrargli le lettere di presentazione con cui può aggiudicarsi
la partita del prezioso materiale. Ma Luis non si dà per vinto e cerca di
convincere i minatori ad opporsi alla vendita del carbone ai falangisti.
Ma i lavoratori sembrano non credergli e lui è costretto a fuggire per tornare
in Spagna, con al fianco Rose, che lo ama e non è disposta a lasciarlo andare...

Arise, My Love
Titolo italiano: Arrivederci in Francia
Anno 1940
Produzione: U.S.A.
Regia: Mitchell Leisen
Interpreti: Claudette Colbert, Ray Milland, Dennis O'Keefe, Walter Abel, Dick
Purcell, George Zucco, Frank Puglia, Esther Dale
Sceneggiatura: Billy Wilder, Charles Brackett, Jacques Théry, Hans Székely,
Benjamin Glazer

Tom Martin si è arruolato come volontario tra le truppe che in Spagna combattono
contro Franco. Catturato, è condannato a morte ma si salva per l'intervento di
Christine, una corrispondente di guerra che si spaccia per sua moglie e ottiene
la grazia. Scoperti, i due fuggono in Francia e qui si dividono ancora: è infatti
scoppiata la guerra e Tom si arruola come volontario mentre Christine riprende
la sua attività di giornalista. Si riuniranno quando Tom viene ferito e Christine
rinuncia definitivamente al fronte.

Blockade
Titolo italiano: Marco il Ribelle
Anno: 1938
Produzione: U.S.A.
Regia: William Dieterle
Interpreti: Henry Fonda, Madeleine Carroll, Leo Carrillo, John Halliday,
Vladimir Sokoloff, Robert Warwick, Reginald Denny
Sceneggiatura: John Howard Lawson, James M. Cain

Allo scoppiare della guerra civile spagnola, un umile contadino chiamato Marco
organizza un gruppo di resistenza contro i franchisti. Tutto si complica quando
scopre che il padre della sua amata è, in realtà, una spia.


El largo invierno
Titolo italiano: Il Lungo Inverno
Anno: 1992
Produzione: Spagna, Francia
Regia: Jaime Camino
Interpreti: Vittorio Gassman, Jacques Penot, Elizabeth Hurley, Jean Rochefort,
Adolfo Marsillach, Asunción Balaguer, Teresa Gimpera, José Luis López Vázquez,
Judit Mascó, Ramón Madaula, Àlex Casanovas, Silvia Munt, José Luis de Villalonga,
Ovidi Montllor, Vicky Peña
Sceneggiatura: Jaime Camino, Román Gubern, Nicolas Bernheim, Manuel Gutiérrez
Aragón, Juan Marsé

Gennaio 1939, a Barcellona. Un giovane uomo arriva in una casa che fu la sua
prima della guerra civile spagnola: il vecchio maggiordomo gli racconta la
storia della sua famiglia, ideologicamente divisa in due parti: prima e
durante la guerra.


The Last Train from Madrid
Titolo italiano: ?
Anno: 1937
Produzione: U.S.A.
Regia: James P. Hogan
Interpreti: Dorothy Lamour, Lew Ayres, Gilbert Roland, Karen Morley, Lionel Atwill,
Helen Mack, Robert Cummings, Anthony Quinn
Sceneggiatura: Elsie Fox, Paul Hervey Fox, Louis Stevens, Robert Wyler

Replica di Grand Hotel, che assembla aneddoti di diversi personaggi in fuga dalla
Spagna degli anni Trenta lacerata dalla guerra. Modesto ma di buona fattura,
con un cast impressionante.


The Prime of Miss Jean Brodie
Titolo italiano: La strana voglia di Jean
Anno: 1969
Produzione: Regno Unito
Regia: Ronald Neame
Interpreti: Maggie Smith, Robert Stephens, Pamela Franklin, Gordon Jackson,
Celia Johnson, Diane Grayson, Jane Carr, Shirley Steedman
Sceneggiatura: Jay Presson Allen

Il severo e inappuntabile collegio femminile "Marcia Blaine" di Edimburgo apre
ufficialmente l'anno scolastico 1932. Nel corpo insegnante si distingue la
signorina Jean Brodie, una matura docente con molte idee sulla vita,
alquanto personali e non tutte ortodosse. Le sue allieve l'adorano, poi la
temono, ma sostanzialmente restano piuttosto turbate. Da un romanzo di
Muriel Spark. Oscar, meritatissimo, per Maggie Smith.


Talk of Angels
Titolo italiano: La Voce degli Angeli
Anno: 1998
Produzione: U.S.A.
Regia: Nick Hamm
Interpreti: Polly Walker, Vincent Pérez, Franco Nero, Frances McDormand,
Ruth McCabe, Marisa Paredes, Francisco Rabal, Penélope Cruz, Ariadna Gil,
Rossy de Palma, Leire Berrocal
Soggetto: Kate O'Brien (romanzo)
Sceneggiatura: Ann Guedes, Frank McGuinness

Nella Spagna sconvolta dalla guerra civile: mentre la lotta tra repubblicani
e franchisti perde i connotati dello scontro manicheo tra libertà e tirannide
per svelare sino in fondo tutte le contraddizioni e gli orrori della guerra,
una giovane governante irlandese arriva a Madrid per insegnare l'inglese alle
tre figlie di un facoltoso uomo d'affari. Lei, Mary, ha lasciato un paese
ancora sconvolto dalle atrocità fratricide della guerra di indipendenza ed
un marito ancora troppo coinvolto nei giochi di una politica assetata di
potere e di vendetta; chiaramente cerca la pace e l'oblio, ma non potrà fare
a meno di farsi coinvolgere dalle passioni che turbinano intorno a lei e
cedere all'amore di un giovane (rigorosamente idealista e anarchico).

Triple agent
Titolo italiano: Agente Speciale
Anno: 2004
Produzione: Spagna, Francia, Grecia, Italia, Russia
Regia: Eric Rohmer
Interpreti: Katerina Didaskalu, Serge Renko, Cyrielle Claire, Grigori Manukov,
Dimitri Rafalsky, Nathalia Krougly
Sceneggiatura: Eric Rohmer

Parigi, 1936. Fiodor è un generale russo che è fuggito dal comunismo e appartiene
alla cerchia di rifugiati che sostengono un ritorno della monarchia. Ha sposato
Arsinoè, una greca che si diletta di pittura, che invece non ha alcuna remora
a frequentare i vicini di casa di chiara ispirazione comunista. La guerra in
Spagna è alla porte e il Fronte Popolare avanza in Francia. Sicuramente Mosca
non vuole sbilanciamenti in avanti verso la Rivoluzione. In questa situazione
apprendiamo dallo stesso Fiodor che il suo mestiere è quello di spia. Ma per
chi? Per i Russi anticomunisti, per i sovietici o per i nazisti? Fino a che
punto è disposto a sacrificare la moglie in questo gioco pericoloso?


Head In The Clouds
Titolo italiano: Gioco di Donna
Anno: 2004
Produzione: USA, Gran Bretagna, Spagna, Canada
Regia: John Duigan
Interpreti: Penélope Cruz, Charlize Theron, Stuart Townsend, Thomas Kretschmann,
Steven Berkoff, David La Haye
Sceneggiatura: John Duigan

In una notte tempestosa del 1933, il diciannovenne irlandese Guy Malyon sta
lavorando alla sua scrivania nel St. John's College di Cambridge, quando,
bagnata fradicia, fa irruzione nella sua stanza la donna più bella che lui
abbia mai visto, la franco-americana Gilda Bessé. Tra i due è amore a prima
vista. Vanno a vivere insieme a Montmartre, ma quando nelle loro vite entra
Mia, una ragazza sfuggita alla Guerra Civile spagnola, e la situazione
sociopolitica precipita, il loro amore subisce uno scossone...
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martedì 29 marzo 2011

Tradire

I cancelli del cielo

Vivian Hallinan

Jack Kevorkian e io credevamo di conoscere tutti i rischi che correvo durante le esperienze di quasi morte controllata che mi ha fatto fare. Oggi, invece, mi sono innamorato di una donna morta! Il suo nome è Vivian Hallinan.
Quella che mi ha fatto venir voglia di conoscerla è stata una parola nel titolo del suo necrologio sul "New York Times": "Vivian Hallinan, 88 anni, decana di una colorita famiglia della Costa Occidentale". Cos'era a rendere "colorita" una persona o addirittura un'intera famiglia? Nell'aldilà avevo intervistato persone che erano state brillanti, influenti, coraggiose, carismatiche o quant'altro. Ma che diavolo significava "colorito"? Mi vennero in mente due sinonimi possibili: "stravagante" o "pittoresco".
Finalmente ho decifrato il codice. "Colorito" – sul "New York Times" – significa incredibilmente bello, elegante e ricco, ma socialista.
Volete che vi faccia un discorsetto "colorito"? Il defunto marito di Vivian, l'avvocato Vincent Hallinan, pieno di soldi fatti trafficando in beni immobili, nel 1952 si candidò alla presidenza degli Stati Uniti per la lista progressista! Fino a che punto si può essere pittoreschi e stravaganti, persino in California?
Ve lo dico io. Vincent fece sei mesi di carcere per la sua clamorosa difesa del leader sindacale Harry Bridges, accusato di essere comunista negli anni del maccartismo. Vivian passò trenta giorni in gattabuia per condotta indegna da parte di una signora durante una dimostrazione per i diritti civili nel 1964.
E sentite questa: i suoi cinque figli maschi erano tutti alla dimostrazione insieme a lei, e uno di essi, Terrence, oggi è procuratore distrettuale a San Francisco!
In paradiso si può avere l'età che si vuole. Mio padre ha appena nove anni. Vivian Hallinan ha scelto di averne per sempre ventiquattro, ed è un pezzo di ragazza che ti lascia senza fiato! Le ho chiesto se le piaceva che la definissero "colorita".
Mi ha detto che avrebbe preferito essere chiamata nello stesso modo in cui Franklin D. Roosevelt era chiamato dai suoi nemici: "Un traditore della sua classe".

- Kurt Vonnegut -

lunedì 28 marzo 2011

nella notte più profonda …

super
Hanno nomi come Dark Guardian, Red Dragon Viper e, probabilmente, sarebbero a loro agio sulle pagine di un fumetto. Solo che, a differenza dei loro omologhi di carta, non riescono a volare, o rendersi invisibili o correre come una locomotiva. Girano armati più che altro di buone intenzioni, alcuni una macchina fotografica, un cellulare. Più che combattere la criminalità, la maggior parte di loro si è dato il compito di aiutare i senzatetto, raccogliere fondi per la beneficenza o, semplicemente, far sapere a chi è in difficoltà che qualcuno presta orecchio ai suoi problemi.
"C'è un eroe in ciascuno" - argomenta Dark Guardian. che per otto anni ha pattugliato le strade di New York, risplendente nella sua uniforme anti-proiettile, di colore blu con "DG" sul petto. "Ciascuno può fare la differenza: noi siamo solo l'esempio più drastico di quel che la gente può fare." Molti di questi "buoni in costume" militano sotto la bandiera del "Real Life Superheroes" (http://www.reallifesuperheroes.org/). Il sito web del gruppo elenca quasi 60 membri con tanto di profilo e fotografia, ma a quanto pare sembra che ci siano un bel po' di aiutanti e fiancheggiatori che stanno dietro le quinte: sono circa 800 a partecipare al forum, organizzare incontri e scambiarsi dritte sui migliori gadget da portarsi dietro, in una sorta di "bat-cintura". C'è perfino un manuale che offre suggerimenti su argomenti che hanno per oggetto l'incolumità del super-eroe e le considerazioni giuridiche.
Sono pochi quelli che hanno attraversato il confine che porta ad essere un vero super-eroe, con risultati spesso dolorosi. E' quel che è accaduto a Phoenix Jones, guardiano di Seattle che, dopo essere diventato un personaggio internazionale, con tanto di apparizione televisiva, sul programma "Good Morning America, trasmesso dall'ABC, il 7 gennaio di quest'anno, è stato preso a calci in faccia, rompendosi il naso, mentre tentava di sedare una rissa, per strada fra due tizi.
Le maschere e le incursioni nel mondo reale della lotta alla criminalità, rendono la polizia comprensibilmente nervosa. Il detective di Seattle, Jeff Kappel ha detto: "Mettetevi nei nostri panni. Noi non sappiamo con chi abbiamo a che fare quando spuntano questi qui". Della stessa idea, il tenente Troy Potts, della polizia di Columbia, Tennessee, che la scorsa estate ha messo in fuga un giustiziere, noto come Viper, avvertendolo che stava violando un'ordinanza che vieta agli adulti di indossare maschere in pubblico.
Però, Dark Guardian avverte che non sempre i poliziotti di quartiere sono contrari a ricevere un piccolo aiuto. E aggiunge che gli agenti non hanno fattouna piega quando, nel 2009, lui e una dozzina di altri sono arrivati a Washington Square, a New York, con megafoni, luci e videocamere, per fronteggiare una ventina di spacciatori. Uno dei cattivi aveva perfino estratto una pistola, ma in breve il trambusto procurato li aveva convinti in fretta a dileguarsi nella notte.
"Gli scarafaggi cercano di allontanarsi dalla loro luce" dice Peter Tangen, un fotografo professionista che ha seguito per anni i "crociati mascherati" durante le loro missioni, e le cui immagini ed interviste sono riportate in un sito web che egli stesso gestisce, insieme, fra l'altro ad un canale Youtube.
Tuttavia, gli scontri fisici e gli alterchi sono una rara eccezione in quella che è la normale routine, ha detto Tange che, fra l'altro è stato anche produttore consulente del docufilm "Superheroes" che è stato proiettato lo scorso mese allo Slamdance Film Festival, a Park City, Utah, e che uscirà a Luglio nel circuito cinematografico.
Diretto da Michael Barnett, "Superheroes" segue per l'arco di un anno il pattugliamento dei vari supereroi. Barnett ha dichiarato che, quando ha cominciato, pensava di trovare delle persone eccentriche in calzamaglia. Invece, si è trovato ad avere a che fare con persone coraggiose ed altruiste, alcune con scarsissime risorse e che, tuttavia, cercavano di fare qualcosa. "Un bel po' di persone si sentono come impotenti, in questi tempi così stressanti. Ogni piccolo aiuto può servire. Dice questo il nostro film."
"Io non vado là fuori con lo scopo di picchiare i cattivi", ha detto Zetaman, un abitante di Portland, Oregon, che indossa un costume blu e nero con una grande Z prima di uscire per la pattuglia e che, di solito, distribuisce cibo e coperte ed altro materiale ai senzatetto della città. "Faccio cose che chiunque può fare."
Vigilante Spider, di San Diego, ha dichiarato su http://www.reallifesuperheroes.com/ che, a dispetto del suo nome, egli si basa sull'utilizzo di luci accecanti ed altri elementi di sorpresa per fermare la violenza.
Ad ogni modo, è difficile riuscire a caratterizzare socialmente coloro che si mascherano con lo scopo di fare del bene. Essi provengono da ogni ceto sociale, hanno caratteristiche fisiche le più diverse ed età compresa fra i sei e i sessant'anni e più. Molti di loro condividono l'amore per i fumetti ed i film sui supereroi, ed hanno una passione che li spinge a portare nel mondo reale quel genere di valori. Alcuni sono disposti a rivelare la propria identità, mentre altri accettano di parlare solo se possono mantenere il loro segreto.
- tratto da www.dailygood.org/more.php?n=4463 -

venerdì 25 marzo 2011

un altro anarchico!

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"Tra poche ore, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU deciderà di dare inizio agli attacchi aerei contro la Libia. La Francia è già pronta stanotte. Condanniamo questa risoluzione internazionale.E respingiamo totalmente ogni intervento straniero in Libia, da qualsiasi parte, e specialmente quello francese. Quella Francia, che ha venduto a Gheddafi armi per un valore di miliardi, armi che ora vengono usate per colpire i libici, quella stessa Francia che ha continuato a fare affari con Gheddafi fino a 3 settimane fa. Noi condanniamo questo intervento che trasformerà la Libia in un inferno peggiore. Si tratta di un intervento che ruberà la rivoluzione agli stessi libici, una rivoluzione che sta costando loro migliaia di morti fra uomini e donne.
E' un intervento che dividerà la stessa resistenza libica.
Ed anche se queste operazioni riuscissero a far cadere Gheddafi (o ad ucciderlo) come fu per Saddam Hussein, vorrà dire che dovremo agli Americani ed ai Francesi la nostra libertà e possiamo stare sicuri che ce lo ricorderebbero ogni istante.
Come possiamo accettare questa situazione? Come spiegheremo tutte queste vittime alle generazioni future e tutti quei cadaveri ovunque?
Essere liberati da Gheddafi solo per diventare schiavi di coloro che lo hanno armato e lo hanno sostenuto in tutti questi anni di violenza e di repressione autoritaria?
Dopo il primo errore - aver militarizzato la rivoluzione popolare - stiamo commettendo il secondo errore: l'istituzione di una nuova dirigenza o di figuri che provengono dai resti del regime libico della Jamahiriya. Ed il nostro terzo errore si sta realizzando inevitabilmente: chiedere aiuto ai nostri nemici. Spero solo che non commetteremo anche un quarto errore, e cioè l'occupazione e lo sbarco dei marines.
Sarkozy e la Francia sono nostri nemici; e lo sono anche di tutto il Terzo Mondo. Non nascondono il loro disprezzo nei nostri confronti. A Sarkozy importa solo di essere ri-eletto l'anno prossimo.
L'uomo che ha organizzato l'incontro tra Sarkozy ed i rappresentanti del consiglio nazionale ad interim non è altri che Bernard-Henri Lévy, un filosofo ciarlatano, e per coloro che non lo conoscono, si tratta di un attivista sionista francese che si impegna strenuamente a difesa di Israele e dei suoi interessi. Costui è stato visto recentemente in Piazza Tahrir per vigilare che i giovani rivoluzionari non se la prendessero con Israele.
Cosa possiamo dire delle bombe che arrivano?
Che esse non sanno distinguere tra chi è pro-Gheddafi e chi è contro. Le bombe colonialiste, come ben si sa, hanno il solo scopo di difendere gli interessi dei commercianti di armi. Costoro hanno  venduto armi per miliardi ed ora ne chiedono la distruzione... Poi noi compreremo altre armi col nuovo governo ed è una vecchia storia che si ripete. Ma ci sono persone che non sanno imparare senza commettere gli stessi vecchi errori di sempre.
Credo sia tutto molto chiaro: si tratta di un vero errore strategico, un errore che il popolo libico pagherà forse per anni. Forse per un tempo persino più lungo del governo di Gheddafi e della sua famiglia.
Mi appello oggi, in queste ore prima che la Libia comincia a bruciare come una nuova Baghdad, a tutti i libici, a tutti gli intellettuali agli artisti, ai laureati, a chi sa scrivere ed a chi è analfabeta, alle donne ed agli uomini, affinché rifiutino questo intervento militare di USA, Francia, Gran Bretagna e dei regimi arabi che sostengono. Al tempo stesso faccio appello a tutti i popoli perché ci sostengano: faccio appello agli Egiziani, ai Tunisini, ai Francesi, persino ai Cinesi, a tutti i popoli del mondo, perché siano benvenuti il loro appoggio e la loro solidarietà.
Ma per quanto riguarda i governi, tutti i governi, noi non gli chiediamo niente, se non di lasciarci in pace, di lasciarci risolvere il problema con Gheddafi per conto nostro."

Saoud Salem (anarchico libico)
- da http://www.ainfos.ca/it/ainfos08392.html -

Se ti tagliassero a pezzetti …

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"La Rivoluzione non è una dea, ma una puttana. Non è mai stata né pura, né santa, né perfetta." - Così fa dire Richard Brooks a Jack Palance, nel film "I professionisti" .
Già, la rivoluzione. La rivoluzione, quella che è avventata, fa dei passi falsi, spesso sbaglia, come le è accaduto e le accadrà ancora di fare. La rivoluzione. Ciascuno la vorrebbe come la pensa, come la immagina, come gli piace. Ma non lo è mai, non lo è mai stata, non lo sarà mai. Tocca impararlo. Succede che, a vederla per com'è realmente, uno possa anche scappare. Possa pensare di non volerci più avere niente a che fare. Per sempre, per molto, per un po'. Trovarsi qualcun'altro, al suo posto. Succede, a qualcuno, a molti. Per farlo, ci s'iventa motivi. giustificazioni, calunnie. Chi dice, l'avrebbe vista con qualcun altro, chi racconta che è impazzita e non è più lei. Qualcuno arriva a dire che è cambiata, e ora cerca solo un posto al sole, un matrimonio di convenienza e non insegue più l'amore. Soldi e potere, si insinua. Altri ancora, i più, insistono a dire che quella che si vede in giro non è la rivoluzione, ma un'impostore. Incarogniti, le si scagliano contro. E, nel farlo, cercano e trovano sponda e avallo in chi l'ha sempre odiata, la rivoluzione. Chi la corteggiava, lui ragazzino, e chi l'avrebbe voluta da subito in galera, ora vanno d'amore e d'accordo. Un altro amore, un'altra causa. Piccole sordide storie, senza passione! 

(quanto ho scritto, mi è stato suscitato dal leggere un volantino-lettera dal contenuto per-così-dire-pacifista, pubblicato sul sito di un fascista, che lo presenta come scritto da un "energico tenore anarchico", ed in cui si argomenta che Gheddafi starebbe giustamente "difendendo la propria integrità territoriale contro un gruppetto di rivoltosi armati e pagati dallo straniero".)

mercoledì 23 marzo 2011

Ciao Liz

Liz

Oggi, 23 marzo 2011, gli occhi più belli di Hollywood si sono chiusi. Per sempre.

La barricata: chiude la strada ma apre la via

barricades

Dal 15° al 19° secolo, gli europei, quando si ribellano contro i propri governanti assai spesso ammucchiano barili, sanpietrini e qualunque altro oggetto che possa servire a costruire, nelle strade cittadine, una massa inamovibile. Simili strutture, difensive e tattiche allo stesso tempo, vengono innalzate e sorgono così facilmente che danno l'impressione che gli insorti agiscano quasi d'istinto.
Ora, in un libro, "The Insurgent Barricade" (University of California Press), Mark Traugott racconta la storia di quella che per lui è "l'incarnazione più evidente" dello spirito rivoluzionario di quei tempi. Quello che più interessa l'autore, sembra essere la diffusione della "coscienza della barricata". Le barricate mostrano - egli scrive - come il popolo scelga e simboleggi  il suo modo di esprimere il proprio malcontento e le proprie speranze collettive.
Partendo da un concetto sviluppato nel 1970 dallo storico e sociologo Charles Tilly, circa "il repertorio delle azioni collettive", in riferimento alla gamma di tecniche di protesta disponibili in un dato luogo e in un certo momento storico; Traugott si rende conto che, dapprima in Francia e poi in tutta Europa, quando sale il grido "Alle barricate!", i rivoltosi, assai spesso sconosciuti gli uni agli altri, "sapevano perfettamente cosa fare, ed agivano di concerto, con grandissima efficienza, anche senza beneficiare nemmeno della più rudimentale struttura di comando."
Così, quella delle barricate, finisce per essere "una storia, molto più grande e molto più complicata di quanto si possa inizialmente immaginare."
La tecnica di costruzione, generalmente, comporta l'uso di barili (barriques: da cui venne coniato il termine barricata, durante il 16° secolo), in quanto potevano essere fatti rotolare facilmente fino al luogo deputato all'innalzamento della barricata. e poi riempiti di terra e di pietre, quindi rinforzati con tutto quello che ci si poteva procurare: carri, assi, travi dai cantieri edili, sanpietrini della pavimentazione stradale, balaustre strappate agli edifici.
Poi, questa tecnica, praticata per secoli da studenti, esuli e lavoratori itineranti; figure sociali che ne hanno diffuso la conoscenza per tutta l'Europa.
Per quanto eroiche, gloriose, temerarie, le barricate, raramente sono state suicide. Capacità ed impegno collettivo, necessari a raggiungere i risultati desiderati, facevano sì che i rivoltosi, nel frattempo, potessero valutare realisticamente le loro possibilità di successo; ed avevano tutto il tempo per ritirarsi velocemente quando fosse cominciata la carica dei soldati e veniva aperto il fuoco. Spesso, l'unico beneficio in cui gli insorti potevano sperare era dato proprio dalla socializzazione, dalla fraternizzazione e dalla solidarietà fra rivoltosi che insieme avevano costruito una barricata.
Col loro pesante pedaggio di morte e di aspirazioni politiche fallite, l'aspetto simbolico delle barricate ha ispirato artisti ed autori. Ad esempio, Victor Hugo si concentra sulle strutture delle barricate, quando ne "I Miserabili" descrive la rivolta del giugno 1832 a Parigi. Lo stesso fa Gustave Flaubert quando racconta un evento simile ne "L'educazione sentimentale".
Per gli storici, le barricate hanno sempre posto una sfida: in genere non pianificate, oppure organizzate segretamente, intorno ad esse c'è sempre stata poca o punta documentazione, soprattutto perché i principali partecipanti assai spesso finivano ammazzati sulle barricate stesse! Così, Traugott, alla ricerca di un senso pieno della natura, della finalità e della realizzazione delle barricate, piuttosto che basarsi su documenti relativi ad una qualche barricata, passa in rassegna 150 eventi, in Francia ed altrove in Europa. Eventi piccoli e grandi, che hanno avuto successo o che hanno fallito. Dove, magari, alcuni eventi che vengono celebrati come grandi successi, e che hanno contribuito a creare la "leggenda della barricata", non sono poi così "tipici".
Riferendosi anche agli eventi recenti, delle ultime settimane in nord Africa e in medio oriente, Traugott afferma che sì, si è soffermato a chiedersi come riferirli alle barricate. E mentre "lo storico" si rende conto che è azzardato fare parallelismi, "il sociologo" cerca, invece, schemi e generalizzazioni. E questi ultimi abbondano.
Un altro modello, è dato dal ruolo dei media. Così come Facebook, Twitter, ecc. oggi, per gli eventi recenti, "la diffusione della coscienza barricadera si incrementa sensibilmente a partire dal 1840, in seguito ad un paio di cambiamenti importanti, a partire dal debutto della cosiddetta stampa illustrata." Immagini delle barricate di Parigi e di altre città europee.
"Per la prima volta, le persone potevano vedere immagini di eventi in corso" - afferma Traugott - "Questo creava un'enorme capacità di diffondere informazione, oltrepassando le barriere nazionali e linguistiche."
"Il parallelismo con ciò che ora è completamente globale, con ciò che è una forma assolutamente istantanea di trasmissione di informazioni, è assolutamente chiaro."

- Tratto da http://chronicle.com/blogs/pageview/the-barricades-then-the-uprisings-now -

martedì 22 marzo 2011

Non è un pranzo di gala!

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Sembra davvero che proprio non ci sia nessuna via d'uscita. Tutte, e solamente, vie d'entrata. Che ci vuole a dimostrarlo? Basta fare uso di quella sorta di grimaldello che è il "cui prodest?" di Seneca, rivitalizzato nel "a chi giova?", tanto caro agli zdanovisti di casa nostra negli anni '70 del secolo scorso, perché davanti agli occhi ci venga fatta schiudere quella che, in un ulteriore empito di dietrologia, amano chiamare la "verità vera". E quale sarebbe questa "verità vera", unica e assoluta? Che in fondo tutto quanto non fa altro che giovare - e va ricondotto - alla reazione, ed ai quattro o cinque criminali che governano il mondo, e, di volta in volta, alla loro sete di petrolio, alla loro fame di gas, di uranio, e chi più ne ha più ne metta. Sì, certo, hanno luogo delle rivolte popolari, ma (ci rassicurano???) si tratta solo di povere marionette nelle mani del burattinaio di turno che ne muove i fili. Proletariato, o peggio sottoproletariato, sprovvisto di qualsiasi coscienza di classe (gli uffici per il rilascio della licenza della coscienza di classe sono chiusi a tempo indeterminato!). Anzi, poi, nel caso della Libia - ci giurano - non si tratta nemmeno di una rivolta popolare (l'aggettivo "tribale" fa molto effetto: evoca scenari con cannibali pronti a mangiarsi l'esploratore!); ma chi sono questi? armati, che combattono? che hanno preso Bengasi ed eleggono comitati per amministrare la vita quotidiana? come osano spacciarsi per quello che non sono, mentre sono interessati solo ad un colpo di stato? Beduini, come Gheddafi. Magari, sono anche peggio! Non avrebbero dovuto ribellarsi. Così hanno fatto il gioco delle grandi potenze. Facevano meglio a starsene buoni, e anche noi saremmo stati tranquilli, senza guerre - o, peggio, guerre civili - alle nostre porte. La rivolta, l'insurrezione, e anche la rivoluzione, l'avremmo fatta noi, la faremo noi. Al momento giusto, con giudizio, secondo le regole stabilite, con tanto di visto e di nulla osta. A suo tempo.

sabato 19 marzo 2011

A che prezzo

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Come sarebbe stato? Come sarebbe stato se nella Spagna del 1939, le potenze internazionali, Francia, Inghilterra, Stati Uniti, dopo aver fatto finta di niente, rifiutando di aiutare la Repubblica con armi, munizioni, viveri e medicinali, fossero intervenute per salvare la Repubblica stessa dal generalissimo Francisco Franco e dalle sue truppe, per impedire le stragi che di lì a poco sarebbero state perpetrate a danno anche dei civili? Come sarebbe stato? La Repubblica sarebbe stata salva! Ma a che prezzo?
Così, hanno aspettato fino al momento in cui si sarebbe reso inevitabile un intervento armato diretto. Settimane fa, sarebbe stato sufficiente, mandare armi cibo e medicinali. Oggi l'unico modo per fermare Gheddafi, e salvare le vite dei rivoltosi e dei civili dalla repressione che seguirebbe, è l'invasione della Libia.
Ma a che prezzo?

venerdì 18 marzo 2011

La comune non è morta!

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Sono passate due settimane dal 18 marzo 1871, dalla proclamazione della Comune di Parigi. E' il 3 aprile quando i i comunardi tentano l'assalto a Versailles, presidiata dall'esercito agli ordini del ministro Thiers. Ed è sul colle di Chatillon che vengono circondati e costretti alla resa. Sono più di mille quelli che vengono fatti prigionieri. Uno di loro, catturato con il fucile ancora fumante, dopo che aveva sparato l'ultimo colpo, e con la camicia imbrattata di polvere e insanguinata del sangue dei suoi compagni che gli sono caduti accanto, viene ben presto portato in isolamento. Sui quarant'anni, non troppo alto di statura, la barba lunga, continua ad incitare i compagni a ribellarsi alle angherie dei guardiani del campo. Di lì a poco, per impedire che venga deportato in Nuova Caledonia, verrà messa in atto una mobilitazione che vedrà l'adesione di personaggi come Charles Darwin.
Quell'uomo si chiama Eliséee Reclus. Geografo e scienziato di fama internazionale. Anarchico e rivoluzionario. Un uomo.

giovedì 17 marzo 2011

la bellezza

Poum Socors

Sorprendente. E bello!
Un manifesto del POUM, realizzato a Barcellona nel 1936. In tre colori, illustrazione di Casals, sotto la sigla del Partido Obrero de Unidad Marxista si legge, in catalano, "Socors Roig. Ajut de reraguarda".
Diversamente dalla gran parte dei manifesti della Guerra civile spagnola più noti, reca in sé qualcosa di tragico e di grande. Di insopprimibile.

mercoledì 16 marzo 2011

Pistol-packing Mamas

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Viers Mill Village, 1950 - Le casalinghe di Viers Mill Village, alla periferia di Washington DC, sono state terrorizzate, ogni notte per 3 settimane, da una banda di quattro uomini armati. Fino ad oggi! Brandendo fucili, pistole, coltelli e mazze da baseball, le massaie hanno avuto ragione dei teppisti, i quali invocavano pietà quando la polizia ha raggiunto il terreno dello scontro. Nella foto, la signora Mary Schultz, impugna una .45, la signora Doris Young, impugna un coltello da macellaio, la signora Martha Newell con un fucile, e la signora Warren Leigh, che brandisce una mazza da baseball.

da http://tsutpen.blogspot.com/2011/03/aftermath-usa-15.html

Repubbliche

commune

Dalla Neue Rheinische Zeitung, n°233 del 28 Febbraio 1849

La costituente italiana non è un'Assemblea nazionale di Francoforte. Gli italiani sanno che non si può realizzare l'unità di un paese spezzettato in principati feudali se non distruggendo il principume. Essi hanno apero la danza nel 1848; l'aprono nel 1849. Ma quale progresso, da allora! In Italia non c'è più nessun Pius nonus, come in Francia non c'è più nessun Lamartine. Il periodo fantastico della rivoluzione europea, il periodo dei sogni dorati, della buona volontà e degli svolazzi retorici, è stato degnamente concluso da bombe incendiarie, massacri in grande stile, deportazioni in massa. Note austriache, note prussiane, note russe, sono state le risposte migliori, le più coerenti, ai proclami lamartineschi.
Dall'alto del tripode pitico della loro saggezza e pazienza, i tedeschi sogliono guardare con disprezzo alla superficialità italiana. Un parallelo fra il '48 italiano e il '49 tedesco fornirebbe la risposta più schiacciante a questa pretesa, tanto più se si considera che l'Italia rivoluzionaria era tenuta in scacco dalla Germania e dalla Francia, mentre nulla si opponeva alla libertà di movimento della Germania rivoluzionaria.
La Repubblica di Roma! è la prima parola del dramma rivoluzionario del '49.

- Karl Marx -

martedì 15 marzo 2011

bandiere e nazioni

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"Era l'estate del 1797. Nell'aprile di quell'anno si erano avuti i moti di Spithead, seguiti in maggio da una seconda, ancora più grave, rivolta della flotta al Nore. Quest'ultimo episodio è conosciuto - senza nessuna esagerazione nell'epiteto - come il "grande ammutinamento". Era in verità una minaccia per l'Inghilterra più pericolosa di quanto non lo fossero allora i proclami del Direttorio francese con i suoi eserciti vittoriosi e il suo proselitismo. Per l'Impero britannico l'ammutinamento del Nore fu quello che sarebbe uno sciopero dei vigili del fuoco in una Londra minacciata da un incendio globale. In tale momento di crisi - nel quale il regno avrebbe ben potuto anticipare la famosa parola d'ordine che, pochi anni più tardi, avrebbe annunciato lungo il fronte delle navi da guerra quanto in quella circostanza l'Inghilterra si aspettava dagli inglesi - sui pennoni delle navi a tre ponti e delle settantaquattro all'ancora nella rada - una flotta che costituiva il braccio destro dell'unica potenza allora libera e conservatrice del Vecchio Mondo -, i marinai a migliaia innalzarono con grida di evviva i colori britannici sui quali erano stati cancellati la croce e il simbolo dell'unione: una cancellazione che trasmutava la bandiera del diritto riconosciuto e della libertà sancita nell'avversa rossa meteora della rivolta senza freni né limiti. Il giusto scontento, nato da reali motivi di lagnanza nella flotta, era divampato in un incendio irrazionale, scatenatosi dalle scintille vive che dalla Francia in fiamme erano state portate dai venti al di là della Manica."

HERMAN MELVILLE - da "BILLY BUD" -

lunedì 14 marzo 2011

Se mi batti, ti lascio andare

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La partita a scacchi con la morte, sì, quella giocata fra Antonius Block e la morte, ne "Il settimo sigillo" di Bergman. Addirittura! Certo, Yannick è solo un ragazzotto che commette l'imprudenza di entrare, non invitato, a casa di qualcuno che evidentemente non vuole intrusi, per lavarsi il taglio fattosi cadendo dalla biciletta, per non investire un gatto. E Beaulieu non è la morte, è solo un tassista pazzo che ha ritenuto di doversi arruolare ad un inesistente "esercito dei giusti"; è solo una morte in tono assai minore che si accanisce contro pedofili, spacciatori ed altri personaggi di piccolo cabotaggio che popolano l'invivibile quartiere residenziale della cittadina quebecchese scritta da Patrick Senecal e girata da Eric Tessier. Eppure ... Eppure sembra esserci la stessa inconoscibilità. L'inconoscibilità di un'epoca dove non ci sono certezze, e dove allo specchio di Bergman si sostituisce la videocamera che Yannick si porta dietro: era appena stato ammesso ad una scuola di cinema. L'inconoscibilità di una situazione che non sembra avere senso e che Yannick cercherà di comprendere attraverso il bianco e nero degli scacchi. Lo stesso cercherà di fare la morte vestita da tassista, che a scacchi non è mai stato battuto! Ma gli scacchi sono un gioco pericoloso, dove, nello sforzo di prevedere la mossa dell'altro, si finisce per condividerne i pensieri. Dove, per vincere la partita, si rischia di assumere la visione che l'altro ha della realtà. E, alla fine, la scacchiera diventa una prigione da cui non si riuscirà più ad evadere, una prigione in cui ci si entra da soli, di propria volontà.

Il film si trova facilmente in rete, sottotitolato

5150, Rue des Ormes
Nazione: Canada Anno: 2009
Regia: Eric Tessier
Interpreti:
Marc-André Grondin, Normand D'Amour, Sonia Vachon, Mylène St-Sauveur,
Élodie Larivière, Catherine Bérubé, Normand Chouinard, Louise
Bombardier, Pierre-Luc Lafontaine

venerdì 11 marzo 2011

arrivano

roma 14 dicembre 2010

Aspettando i Barbari

Cosa stiamo aspettando, riuniti nella piazza?
Oggi, stanno arrivando i Barbari
Perché tutto questa inerzia al Senato?
Perché i Senatori non approvano alcuna legge?
Perché i barbari arrivano oggi.
Che leggi dovrebbero votare i Senatori?
Quando i Barbari verranno, la faranno loro, la legge.
Perché il nostro Imperatore, alzatosi all'alba,
è seduto alle porte della città, solenne,
sul suo trono e con la corona in testa?
Perché i Barbari arrivano oggi,
e l'Imperatore attende di ricevere il loro capo.
Ha perfino preparato una pergamena da consegnargli,
con cui gli vengono conferiti molti nomi e molti titoli.
Perché stamani i nostri due consoli ed i nostri pretori
sfoggiano le loro rosse toghe ricamate?
Perché si sono adornati di braccialetti d'ametista
e di anelli scintillanti di smeraldi;
e perché oggi brandiscono i loro costosi scettri
finemente cesellati d'argento e d'oro?
Perché i Barbari arrivano oggi,
e simili oggetti luccicanti abbagliano i Barbari.
Perché i nostri eminenti oratori non tengono i loro soliti discorsi?
Perché i Barbari arrivano oggi.
e i Barbari non apprezzano l'eloquenza, né i lunghi discorsi.
E perché, all'improvviso, questa inquietudine e questa confusione?
Come sono diventate serie le facce!
Perché le strade e le piazze si stanno svuotando così in fretta,
e rientrano tutti a casa, con un'aria così assorta?
Perché è scesa la notte, e i Barbari non sono arrivati.
E qualcuno è giunto fin dalle lontane frontiere
per dire che non c'è alcun Barbaro ...
E ora, che sarà di noi, senza i Barbari?
Dopo tutto, erano una soluzione.

Constantine Kavafis

giovedì 10 marzo 2011

una storia senza tempo

robert-heinlein

La storia comincia in un bar, ed è il barista a raccontarla. Siamo nel 1970, il giovane che è entrato nel bar ha un curioso nomignolo, "ragazza madre". Se lo porta dietro da quando ha cominciato a scrivere delle storie su una rivista. Una di quelle riviste femminili, lui ci tiene una specie di rubrica, dal punto di vista di una ragazza madre, per l'appunto.
Il barista è interessato alla sua storia, così il giovane spiega il motivo per il quale riesce a comprendere così bene il punto di vista femminile. Il fatto è che  quando era nato, nel 1945,era una bambina. Cresciuta in un orfanotrofio, all'età di 18 anni, sebbene fosse un'adolescente piuttosto brutta, era stata sedotta, messa incinta e abbandonata da un uomo più vecchio di lei. Durante la gravidanza, i medici scoprirono che era un ermafrodito, e le complicazioni sorte durante il parto di una bambina la costrinsero ad un cambiamento di sesso. Poco tempo dopo sua figlia appena nata venne rapita, e da allora non era mai più stata ritrovata, e lei dovette abituarsi ad essere un uomo e a sopravvivere come tale. Impreparata a qualsiasi lavoro, aveva usato la sua abilità naturale e, alla fine, aveva cominciato a scrivere.
Il barista, impressionato da questa storia, decide di raccontarle la propria, di storie, e guida il giovane in una stanza sul retro del bar dove gli mostra una ... macchina del tempo. Insieme viaggiano verso l'anno 1963, e qui il giovane incontra una ragazza, se ne innamora, la seduce e la mette incinta, quindi la abbandona. Nel frattempo, il barista si sposta avanti nel 1963, di 11 mesi, per rapire una bambina che poi trasporta in un orfanotrofio, nell'anno 1945. Quindi, ritorna al 1963 e va dal giovane che sta cominciando a capire quel che è successo, e gli dice: "Ora sai chi è lei, e se ci pensi su saprai anche chi sei ... e se ti scervelli abbastanza capirai chi è la bambina ... e chi sono io."
Poi, il barista prende il giovane e lo deposita davanti ad un avamposto del "Temporal Bureau" (un polizia segreta che viaggia nel tempo e cambia gli eventi storici per proteggere la razza umana): Ha appena arruolato sé stesso!
Finalmente, il barista fa ritorno al 1970, chiude il bar e se ne va a letto, nella sua base, in un anno del futuro. Prima di addormentarsi contempla a lungo la cicatrice lasciatagli dal taglio cesareo, eseguito quando ha dato alla luce la sua bambina, suo padre, sua madre ...

( da All you Zombies -  di Robert Heinlein)

mercoledì 9 marzo 2011

Il Postino

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“L'Architettura in quanto arte esiste solo se evade dalla sua nozione utilitaristica di base: l'Habitat. È abbastanza automatico constatare che in questa disciplina, in cui tante opere sono state limitate da un'intenzione utilitaristica (buildings giganteschi per alloggiarvi più persone possibili o cattedrali per  pregare), l'orientamento allo stesso tempo gratuito e influente di cui parlo è da qualche tempo annunciato dal meraviglioso palazzo ideale del Postino Cheval, certamente più importante del Partenone e di Notre Dame messi insieme;”

- Guy Debord -  «Manifesto per una costruzione delle situazioni» - 1953

martedì 8 marzo 2011

chiamiamo comunismo …

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India - 31 dicembre 2010 - Tirupur, nello stato di Tamil Nadu (estremo sud dell'India), 8.000 fabbriche tessili, di cui 3.000 subappaltate. Le imprese hanno semplificato il lavoro in modo che un numero molto limitato di lavoratori inesperti possa essere intercambiabile e super-sfruttato grazie all'enorme serbatoio di manodopera agricola disponibile in questa regione. Il lavoro viene svolto in turni che vanno da 12 a 16 ore, le retribuzioni variano da 2,35 a 4 dollari al giorno. Inoltre, ci sono problemi di alloggio, ed il 70% deve vivere con 2 dollari al giorno. Negli ultimi due anni quasi 1.000 adulti tra 20 e 40 si è suicidato, per sfuggire alle condizioni precarie di super-lavoro, ai debiti e alle vessazioni dei datori di lavoro e degli usurai.

Corea del Sud - 1 dicembre 2010 - I lavoratori precari della Daewoo stanno ancora lottando per far rispettare una legge che, a determinate condizioni, deve dare loro il beneficio di un contratto a tempo indeterminato.

Bangladesh - 8 gennaio 2011 - 1.700 lavoratori di una fabbrica di abbigliamento ad Ashulia in sciopero per i salari, hanno occupato la fabbrica e hanno bloccato le strade circostanti. L'attacco della polizia ha provocato dei feriti. E' stato raggiunto un accordo per un leggero aumento di salario.

23 gennaio 2011 - 400 dipendenti (167 a tempo pieno e 240 precari hanno occupato l'azienda chimica Advanced Chemical Industries Siddhigenj vicino a Dhaka. Sono stati sgomberati dalla polizia: 1 morto e 100 feriti .

31 gennaio 2011 - 20.000 contadini armati di bastoni, forconi e machete manifestano contro la costruzione di un nuovo aeroporto nella periferia di Dhaka, bloccando la strada di accesso, incendiando un commissariato e attaccando la polizia schierata a protezione del sito. 50 i feriti. Ucciso un poliziotto, decine di arresti.

7 febbraio 2011 - un altro giorno di sciopero generale politico (ad Hartal) proclamato dal partito di opposizione BNP con l'obiettivo della riduzione dei prezzi: 8 bus in fiamme.

Allo stesso tempo, uno sciopero dei portuali ha paralizzato il principale porto di Chittagong.

Cile - 20 gennaio 2011 -  Il governo ha annunciato un aumento del prezzo del carburante del 17%. Disordini sono scoppiati nel sud della Patagonia, nella regione di Punta Arenas (dove il carburante gioca un ruolo fondamentale per gli spostamenti e per il riscaldamento), paralizzando il traffico (bloccando strade, porti ed aeroporti. La risposta della polizia è di 2 morti e 200 arresti. Dopo sette giorni di proteste, viene dato l'annuncio di un contributo finanziario per 18.000 famiglie a basso reddito. E' stato dichiarato lo stato di emergenza facendo riferimento ad una legge di Pinochet, con l'invio di militari e con la triplicazione di tutte le sanzioni per disturbo dell'ordine pubblico.

Cina - 10 gennaio 2011 - Sciopero di 100 conducenti di autobus urbani che hanno bloccato il deposito di Shenzhen chiedendo il pagamento dei loro stipendi.

25 gennaio 2011-Wuzhou - 100 lavoratori edili dimostrano per il pagamento dei loro stipendi: a loro si uniscono  centinaia di altri lavoratori, ma sono violentemente attaccati dalla polizia: 20 feriti.

Canada - 31 gennaio 2011 - 10.000 lavoratori manifestano ad Hamilton (Ontario) in solidarietà con i 900 lavoratori della cartiera di U. S. Steel occupata da 11 settimane, dopo aver respinto un nuovo contratto contenente una riforma del sistema pensionistico.

Messico - 28 dicembre 2010 - 600 dipendenti comunali e 182 lavoratori precari licenziati hanno occupato il municipio di Tampico e le strade circostanti.

Bolivia - 30 dicembre 2010 - Un decreto del 26 dicembre aveva imposto un aumento del 80% del prezzo del carburante (già pesantemente tassato e oggetto do contrabbando dai paesi vicini); rincaro compensato solo da un aumento del 20% degli stipendi dei funzionari e da altri aiuti economici. Questo non ha impedito l'esplosione di rabbia soprattutto tra coloro che avevano salutato l'elezione di Morales alla presidenza. Lo sciopero generale del 30 dicembre, si è trasformato in una sommossa e in una grande rivolta sociale. Morales ha annullato il suo decreto il 31 dicembre, ma il problema persiste con i tentativi di ripristinare gradualmente gli stessi aumenti.

India - 20 gennaio 2011 - Nello Stato di Gujarrat (a nord-ovest, vicino al confine pakistano) intorno a Surat City, 700.000 immigrati sono sfruttati nel settore della tessitura, pagati a cottimo, per metri di tessuto al giorno. Dopo 5 giorni di sciopero (molti feriti e 80 arresti), il sindacato ha ordinato loro di riprendere il lavoro, dopo un accordo che ha concesso un aumento di 0,2 dollari per ogni metro di tessuto fatto. Ma molti si sono rifiutati di riprendere il lavoro. Temendo rappresaglie, molti di questi immigrati preferiscono tornare alle loro campagne per timore di ritorsioni e di violenze fisiche che possono portare alla morte. Le fabbriche sono state chiuse per 15 giorni ed i centri tessili nelle vicinanze sono anch'essi in sciopero.

12 febbraio 2011 - In sciopero per i salari e condizioni di lavoro dal 28/12/2010, nello Stato del Madhya Pradesh (India centrale) i 3.500 infermieri degli ospedali pubblici si sono visti applicare una legge del tempo dell'Impero Britannico sullo stato di emergenza che ha permesso l'arresto di 200 di loro e la sospensione altri 14.

2 febbraio 2011- Nello Stato del Manipur (nord ovest) sono stati arrestati 120 insegnanti di un liceo, su 600 in sciopero (alcuni della fame) per salari e condizioni di lavoro migliori.

Vietnam : serie di scioperi, all'approssimarsi della festa del Tet per indennità e ferie supplementari.

25 gennaio 2011 - 600 operai della fabbrica coreana di confezioni Ba Sao Garment Company, a Da Nang (regione centrale), in sciopero per il pagamento dei salari e delle indennità per il Tet. Anche per una migliore qualità dei pasti e per le garanzie sociali

23-24 dicembre 2010 - Stesse rivendicazioni anche nella fabbrica di elettronica taiwanese Neo-Neon di Thai Binh City. 1.000 lavoratori in sciopero. Anche 23.000 lavoratori di due impianti sud coreani di fabbrica di abbigliamento e scarpe nella provincia di Dong Nai, in sciopero per i salari

11 gennaio 2011 - 1700 lavoratori dell'industria conserviera thailandese nella provincia di Long An hanno ottenuto un aumento delle indennità dopo una giornata di sciopero.

Cina - 13 gennaio 2011 A Wuhan, nella fabbrica di abbigliamento che è stata privatizzata dopo essere stata dichiarato fallito per appropriazione indebita, i 1500 lavoratori sequestrano un dirigente venuto a negoziare il compenso per il loro licenziamento.

Francia - Marsiglia

I lavorati delle Poste del secondo distretto di Marsiglia sono tornati al lavoro dopo uno sciopero di 138 giorni (dal 7 ottobre 2010), in lotta per il mantenimento di un livello di occupazione stabile, hanno ottenuto che la direzione non faccia ricorso al lavoro interinale.