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lunedì 4 maggio 2026

L'ALTER-IMPERIALISMO INDOSSA L'ELMETTO

Verso un'internazionale che unisca de-coloniali e suprematisti bianchi?
- L'opposizione alle guerre statunitensi unisce circoli che affermano di essere contrari. Ci stiamo muovendo verso la costruzione di un'internazionale confusionista? -
di Jonas Pardo

   L'opposizione alle guerre statunitensi unisce dei circoli che affermano di essere contrapposti. Un editoriale pubblicato su Counterpunch propone sei risoluzioni riguardanti gli Stati Uniti e le guerre imperialiste. Le proposte sono discutibili, ma ciò che rivela un'unita che non è anti-imperialista, ma alter-imperialista, è l'elenco dei firmatari. Notiamo la presenza delle più grandi figure degli studi de-coloniali (Ramon Grosfoguel, Boaventura de Sousa Santos...), grandi nomi dell'estrema destra internazionale (Alain De Benoist, Yvan Benedetti...), teorici del complotto (David McDonald, Jean Bricmont...), antisemiti (Norman Finkelstein, Dieudonné...) : «Ciò che ci lega insieme, in questa rubrica contro la guerra in Iran, non è tanto il progetto politico comune – il quale si baserebbe solo sul diritto dei popoli a plasmare il proprio destino – quanto piuttostol'eccitazione di fronte alla spinta politica internazionale che ci arriva dal cosiddetto "Sud Globale", di cui la Russia è a capo». Al posto di un'offensiva internazionalista, si tratta infatti di un avanzamento reazionario, strutturato dalla riunificazione delle forze che tracciano la visione geopolitica teleologica di una guerra apocalittica, tra un cosiddetto "Occidente" qualificato come "civilizzato" o "decadente", e un cosiddetto "Oriente" qualificato come "barbaro" o "illuminato"; a seconda della cappella politica che lo mobilita. L'altro elemento che unisce questa costellazione – non così improbabile – è l'antisemitismo. Yvan Benedetti dell'opera francese, Christian Bouchet del Fronte Europeo di Liberazione, Dieudonné e il suo Partito Antisionista fondato con Alain Soral; solo per citare i più emblematici, a quanto pare, poi non sembrano essere così tanto ripugnanti per quegli intellettuali che si soggettivizzano con loro a sinistra. Ed è infatti la loro ossessione anti-ebraica, mascherata da critica anti-imperialista a Israele, a permettere questo legame. Abbiamo così i nostri piccoli soldati locali di questa visione del mondo, in una parte dell'estrema destra, come abbiamo visto durante l'affare Deranque e le galassie neonaziste anti-sioniste che circondavano l'identitario che è stato assassinato in una rissa da lui provocata. Purtroppo, molti erano troppo impegnati nella campagna diffamatoria contro LFI (del tutto indegna) per riflettere sui problemi causati dall’antisionismo complottista da un lato, e dall’altro troppo occupati a denunciare il sionismo per comprendere cosa stia realmente accadendo, in particolare i ponti ideologici che si stanno creando tra la sinistra e l’estrema destra. L'anti-imperialismo di estrema destra - che molto spesso è un alter-imperialismo - non è una novità. E neppure per riflettere sulla mobilitazione di concetti - da parte della sinistra - volti a creare ponti di pensiero favorevoli all'estrema destra. Nel "Piccolo Manuale per la Lotta contro l'Antisemitismo," proponiamo la seguente analisi:

«Dopo una permanenza in prigione a causa delle sue attività all'interno dell'OEA, Dominique Venner pubblicò "Pour une critique positive" (1962); una valutazione dell'azione nazionalista dopo la guerra. Questo manifesto rivoluzionario dell'identità costituisce una proposta strategica basata sulla conquista dell'egemonia culturale. Ispirandosi al teorico marxista Antonio Gramsci, promuove la cosiddetta “metapolitica”.  Secondo il sociologo Razmig Keucheyan, "la metapolitica consiste nel mescolare le proprie idee con quelle del campo opposto, fino al punto da renderle indistinguibili e attribuirle al 'popolo'" [*125]. Questa strategia è stata sviluppata all'interno del "Gruppo di Ricerca per lo Studio della Civiltà Europea "(GRECE) insieme al giornalista e filosofo Alain de Benoist. Per riabilitare le tesi razziali che resero possibile stabilire "l'ariano in quanto uomo superiore", i militanti di questo nuovo movimento, che si definivano come la "Nuova Destra", trasformarono e adattarono le giustificazioni delle teorie razziali del diciannovesimo secolo. Abbandonano gli argomenti pseudo-scientifici che sostengono di giustificare l'esistenza delle "razze" tramite la biologia, e li sostituiscono con una difesa del diritto dei popoli a preservare le proprie differenze culturali. Così facendo, sostengono il desiderio di separazione geografica tra i popoli, le cui culture sono considerate impermeabili e inconciliabili. Le teorie eugenetiche sono state perciò aggiornate in nome del diritto di preservare le differenze e le specificità considerate intrinseche a ciascun popolo. La Nuova Destra si definisce perciò "antirazzista e differenzialista". Non rivendica esplicitamente una gerarchia tra "razze", le quali sono diventate "popoli", ma bensì una "re-immigrazione" di modo che i popoli, considerati entità etniche omogenee, si riproducano preservando le proprie specificità culturali. La Nuova Destra propone un adattamento di quei concetti e discorsi che, pur mantenendo l'antisemitismo al centro del proprio pensiero, cancella tuttavia le affermazioni più aperte. e lo fa usando un linguaggio criptato per potersi federare attorno alla sua visione del mondo. Nel suo "Manifesto per un Rinascimento Europeo" (2012), de Benoist afferma che la Nuova Destra "difende tutti i gruppi etnici, e tutte le lingue e culture regionali minacciate di estinzione", e sostiene "i popoli che lottano contro" la colonizzazione occidentale. De Benoist critica gli effetti della colonizzazione occidentale che è stata svolta "sotto l'egida di missionari, eserciti e mercanti, e in cui l'occidentalizzazione del pianeta ha incarnato un movimento imperialista alimentato dal desiderio di cancellare ogni alterità", e chiede persino una "decolonizzazione della coscienza politica". Pur condannando la distruzione dei popoli indigeni, è soprattutto la mescolanza e la globalizzazione che critica. Il manifesto di "Génération identitaire", un'organizzazione neofascista, proclama che: "Rifiutiamo di diventare gli indiani d'Europa." Per la Nuova Destra, perciò si tratta di rifiutare l'immigrazione e la mescolanza delle culture che, secondo essa, porterebbe alla de-culturalizzazione. A prima vista, questo de-colonialismo di destra sembra preoccupante. È importante notare che esso si sviluppò dopo che ebbe luogo la più parte dell'indipendenza e della decolonizzazione, e solo una volta che poi il movimento di decolonizzazione era stato in gran parte avviato dalle organizzazioni di lotta delle popolazioni colonizzate. Il de-colonialismo della Nuova Destra, è pertanto una riadattamento delle teorie razziali rispetto a quella che è la nuova realtà risultante dalle lotte anticolonialiste, al fine di salvare ciò che può essere salvato dall'ideologia razzista e antisemita del nazionalismo europeo e dell'imperialismo francese. Per meglio comprendere davvero tutto questo, dobbiamo riferirci al modo in cui la Nuova Destra mobilitò gli scritti di Carl Schmitt; un giurista tedesco coinvolto nel Partito Nazista tra il 1933 e il 1936. Infatti, de Benoist, Alexander Dugin e tutti gli altri promotori dell'etno-differenzialismo della Nuova Destra si oppongono al colonialismo e all'imperialismo. Si oppongono al colonialismo a distanza, al fatto di occupare delle terre lontane, senza che i coloni abbiano con esse alcun legame territoriale, si oppongono all'imperialismo, cioè al fatto che una nazione estenda le proprie terre, a partire da un ancoraggio territoriale, per creare un blocco civilizzazionale (Grossraum), vale a dire, "una concezione 'concreta' inseparabile dal particolare popolo che lo occupa" [*126]. Negli scritti recenti di Dugin e de Benoist, la "colonizzazione" è una pratica deterritorializzata e spregevole, mentre "all'imperialismo" viene riservata una forma più nobile di espansione territoriale. Il primo viene associato a "un capitalismo finanziario globalista, senza radici, parassitario (considerato coloniale)", mentre il secondo attiene a un "capitalismo razziale, nazionale, industriale (considerato sovrano, persino de-coloniale)". Questa nozione territoriale di spazio, scrive Schmitt, "è incomprensibile per la mente dell'ebreo."» [*127]

   Bisogna che ci si renda conto di quale sia il livello di intensità delle teorie diffuse da Kevin MacDonald, il quale non è altro che un elemento illusorio tra i tanti firmatari del Tribune. Nel "Piccolo Manuale per la Lotta contro l'Antisemitismo", nel capitolo "LGBTQIA+ Conspiracy: Jews Against the Heterosexual Family", Abbiamo dedicato alcune pagine al suo pensiero: «Questa visione degli ebrei, considerati un elemento di disgregazione della società poiché mettono in discussione la norma patriarcale, è ben lungi dall'essere un fenomeno del passato. Per Joni Alizah Cohen, ricercatrice femminista, l'estrema destra americana, dietro tutti i movimenti sociali contemporanei vede la mano ebraica. Analizza  in "The Eradication of 'Talmudic Abstractions': Anti-Semitism, Transmisogyny, and the Nazi Project"[*247] il pensiero di Kevin B. MacDonald: uno psicologo evoluzionista antisemita che l'Anti-Defamation League definisce come "lo studioso preferito dei neonazisti"" Secondo Alizah Cohen, MacDonald "attribuisce un immenso potere sociale agli ebrei, vedendo generalmente gli ebrei come agenti clandestini dietro vari movimenti, come il bolscevismo, la socialdemocrazia e, successivamente, la lotta anticoloniale, la liberazione gay e trans, il femminismo e il movimento Black Power; tutti quanti volti a sabotare la cultura occidentale e le norme sociali. Lo psicologo del complotto identifica il lavoro di Adorno e della Scuola di Francoforte sulla personalità autoritaria, vedendolo come un freno all'avvento del fascismo, poiché ritiene che una società in cui le norme di genere vengono rispettate, e la famiglia eterosessuale è consacrata ,sia più propensa a promuovere l'ascesa del nazionalsocialismo. La Scuola di Francoforte, un istituto di ricerca sociale, riunì diverse personalità ebraiche fuggite dalla Germania nazista (Theodor W. Adorno, Max Horkheimer, Erich Fromm, Georg Lukács, Walter Benjamin e altri) i quali avevano sviluppato la teoria critica. Pensiero marxista multidisciplinare, è un anticapitalismo critico verso il nazismo. Lo studio della personalità autoritaria - un concetto derivato dalla scienza politica e dalla psicologia sociale - mira a stabilire un profilo sociale che probabilmente si sposterà verso il fascismo. L'estrema destra americana accusa gli ebrei di marxismo culturale; un progetto presumibilmente ebraico volto a distruggere la cultura occidentale. In linea con questa accusa, MacDonald deduce che gli ebrei abbiano un interesse oggettivo nel disturbare il genere, l'orientamento sessuale e la famiglia nucleare, così come lo hanno nell'orchestrare "la trasformazione della società attraverso movimenti sociali visti come un progetto motivato dal loro interesse personale per la sicurezza etnica.» [*248]

In questa offensiva reazionaria, l'altro attore importante è la casa editrice "La Fabrique", la quale pubblica le assai conservatrici Houria Bouteldja e Louisa Yousfi, ma anche Norman Finkelstein, o Andreas Malm che non firma l'editoriale ma si inserisce perfettamente nella stessa costellazione rosso-bruna. Va anche ricordato che Ramón Grosfoguel è colui che ha definito Houria Bouteldja come il rappresentante degli studi de-coloniali in Francia. Questa corrente di pensiero, che propone lo sviluppo di centri di produzione della conoscenza, e i metodi decentralizzati di produzione della conoscenza in Europa e negli Stati Uniti - la cui premessa primaria è estremamente stimolante intellettualmente e probabilmente necessaria - sembra essersi rivoltata contro quei popoli che intenderebbe emancipare. Per andare oltre, e comprendere l'anti-imperialismo degli sciocchi:
- "Perché l'estrema destra è interessata alle teorie decoloniali", LVSL, in
https://lvsl.fr/pourquoi-lextreme-droite-sinteresse-aux-theories-decoloniales/
- "Collettivo" -  "Critica della ragione decoloniale, a proposito di una controrivoluzione intellettuale, L'échappée, 2024
- Elgas, Les Bons "Ressentiments, Essai sur le malaise post-colonial", Rive Neuve, 2023
- Delor et Pardo, "Petit manuel de lutte contre l'antisémitisme", Editions du Commun, 2024

- Jonas Pardo -  Pubblicato il 24/4/2026 su le Club de Mediapart

NOTE:

[125] Razmig Keucheyan, Alain de Benoist, dal neofascismo all'estrema destra "rispettabile", Revue du Crieur, 2017, n° 6, p. 128-143
[126] Miri Davidson, "Sea and Earth", New Left Review, 04/04/2024, [online]  tradotto in Alexandra Knez, "Why the extreme right is interested in decolonial theories", LVSL, [online]
[127] Ibid.
[247] Joni Alizah Cohen, "L'eradicazione delle 'astrazioni talmudiche': antisemitismo, trans-misoginia e il progetto nazionalsocialista," sito Versobooks, 19/12/2018, [online] . Tradotto dall'inglese da Sophie Coudray, "The eradication of 'talmudic abstractions': antisemitism, transmisoginia and the Nazi project", Contretemps, 06/05/2029, [online] .
[248] Ibid.

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