venerdì 4 maggio 2018

Verità Letteraria

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“ Nel Vangelo di Giovanni, quando Gesù dice di essere venuto al mondo per render testimonianza alla verità, Pilato domanda: «Che cosa è la verità?».
È l'eterna domanda che può trovare risposta soltanto nella verità, non in una spiegazione o definizione della verità. La verità è. «Io sono colui che sono». E così la verità è colei che è. Il potere ne vuole spiegazione allo stesso modo che della menzogna in cui si inscrive può darne. Pilato domanda. Gesù non risponde.
Ma la domanda che oggi occupa me, nel rileggere il passo di Giovanni e nel cercarne inutilmente riscontro nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca, è questa: perché soltanto Giovanni registra queste due battute che mi sembrano attingere al momento più alto del dramma della Passione?
La risposta può esser questa: perché sono vere, perché Giovanni c'era. Non so molto di esegesi e critica evangelica, ma nel Vangelo di Giovanni sento la verità della cosa vista, della cosa sentita. E attraverso un piccolo particolare topografico: lo spostarsi di Pilato dal pretorio alla corte detta «il lastricato». Anche se questa corte non fosse stata scoperta dagli archeologi nel 1932, il particolare è di quelli che si appartengono a una resa della verità che direi stendhaliana. Giovanni, il più letterato degli evangelisti, forse sapeva che quel particolare sarebbe valso a dar verità a tutto l'insieme.
E in conclusione: alla domanda di Pilato – «Che cosa è la verità?» – si sarebbe tentati di rispondere che è la letteratura. “

- Leonardo Sciascia, Nero su Nero - Immagine: Cosmè Tura, San Giovanni Evangelista a Patmos -

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