martedì 6 marzo 2018

Appuntamenti

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Le Idi di Marzo italiane
- di Michael Roberts -

I vincitori delle elezioni politiche che si sono tenute domenica sono stati i cosiddetti partiti "populisti". I 5 Stelle, fondati dall'ex comico televisivo Beppe Grillo ed ora guidati da Luigi Di Maio, hanno preso più del 30% dei voti e saranno il più grande partito del nuovo parlamento. Alle elezioni, si sono presentati come un partito anti-establishment e anti-corruzione. In passato erano stati a favore di un referendum per uscire dall'Unione Europea, ma recentemente hanno lasciato perdere questo genere di cose e si sono spostati sulle politiche sociali. Durante la campagna elettorale, hanno proposto un Reddito di Base Universale (UBI) per tutti, che ha ottenuto molti voti da parte dei giovani disoccupati e dei poveri, in particolare nel Sud.

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L'altro partito vincitore è stata la Lega Nord, la quale, come suggerisce il suo nome, era un partito separatista che si batteva per l'autonomia delle regioni più ricche del nord Italia e chiedeva che si ponesse fine all'assistenza statale nei confronti del Sud povero e "pigro". Ma sotto la leadership del suo nuovo segretario, Matteo Salvini, è diventato un partito anti-immigrazione e anti- Unione Europea, come il Fronte Nazionale francese o come l'UKIP in Gran Bretagna. Questo ha portato ad un netto aumento dei suoi voti, intorno a circa il 18%. Ora, nell'Eurozona, l'Italia, a livello di opinione, rappresenta la più alta percentuale anti-EU (sebbene tale visione rimanga minoritaria).
A perdere le elezioni, sono stati i tradizionali partiti di centro-sinistra e di centro-destra. L'attuale partito di centro-sinistra che era al governo, il PD, è stato umiliato. Nato come prodotto di una fusione, avvenuta negli anni '90, fra comunisti e socialisti, si è costantemente spostato a destra, per diventare un partito filo-capitalista "alla Blair". Con Matteo Renzi, ex presidente del consiglio, la sua percentuale di voti è scesa sotto il 20%, che in tal modo, in cinque anni, risulta essere dimezzata.
Il partito di centrodestra, Forza Italia, è una creatura del miliardario dei media, ed ex presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. In queste elezioni, ci si aspettava che facesse di meglio, ma alla fine è stato votato soltanto dal 13%, molto meno di quanto abbia ottenuto il suo alleato nella coalizione, la Lega Nord.
L'altro vincitore è stato il partito del "non voto". L'aumento del numero di quelli che non votano affatto, è stata una delle caratteristiche delle elezioni nelle principali economie capitalistiche, nel periodo neoliberista ed in questa Lunga Depressione. Da quando l'Italia ha abolito l'obbligatorietà del voto, nel 1993, la percentuale dei votanti è diminuita costantemente. In queste elezioni ha raggiunto un nuovo minimo storico. Il "partito" del non voto ha ottenuto il 28% (anche se è ancora relativamente basso rispetto agli standard dell'astensione da parte degli elettori negli Stati Uniti e nel Regno Unito).

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Nessuno dei partiti delle coalizioni elettorali ha abbastanza seggi per poter formare una maggioranza di governo, e quindi cosa succederà adesso? Mi sembra che ci siano tre possibilità. La prima è che, nonostante abbiano perso le elezioni, il centro-destra e il centro-sinistra formeranno una coalizione, possibilmente con la Lega Nord. Una tale coalizione è stata la soluzione in Germania, dove le elezioni dello scorso settembre hanno visto un declino simile anche nei due principali partiti tedeschi. Sarebbe quello che il capitale italiano ed europeo preferirebbe che avvenisse. Ma una coalizione del genere sarebbe difficile da sostenere, dal momento che nella sua coalizione la Lega Nord ha avuto risultati elettorali migliori di quelli di Forza Italia, e dal momento che i Democratici sono stati schiacciati.
La seconda possibilità, per il capitale italiano è la peggiore. Vale a dire che i 5 Stelle e la Lega Nord formino un governo. Questo significherebbe la rottura delle politiche di austerità nei confronti delle finanze pubbliche, con possibili attacchi agli interessi delle grandi imprese commerciali e con una richiesta sempre più pressante di uscita dall'Eurozona. Ma anche questo appare improbabile, poiché la Lega Nord non vuole essere un partner di minoranza in una colazione in cui c'è un partito che trae il suo sostegno principale dal Sud povero.
La terza possibilità - assumendo che i 5 Stelle rimangano fermi nel loro rifiuto di formare una coalizione - è quella che il presidente della Repubblica nomini un governo temporaneo "tecnocratico" per, diciamo, la durata di sei mesi ed indica nuove elezioni a settembre.
Dal punto di vista politico è un casino. Ma questo casino politico rispecchia il casino che è l'economia italiana. Negli ultimi 18 mesi, l'economia dell'Eurozona ha goduto di una modesta ripresa, e tutta l'area dell'Eurozona, nel suo insieme, ora sta crescendo anche più velocemente di quanto crescano gli Stati Uniti ed il Regno Unito. Ma non l'Italia. L'Italia è ancora un membro del G7, delle sette economie più avanzate, ma la sua popolazione attiva è in caduta libera, nonostante l'afflusso di immigrati negli anni recenti, e la produttività della sua forza lavoro è stagnante.

italy-3La disoccupazione rimane alta, se comparata a quella esistente nelle altre economie dell'EU.

italy-4Essa mescola una bassa crescita occupazionale con una bassa crescita della produttività di quella forza lavoro, e l'economia italiana ha un basso tasso di crescita potenziale a lungo termine che non supera l'1% l'anno.

italy-5La crescita della produttività ristagna perché, produttivamente, il capitale italiano non sta investendo abbastanza.

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E questo perché avviene? Perché la redditività è bassa. La redditività del capitale italiano ha toccato il suo minimo storico all'inizio degli anni '80, come è avvenuto per la maggior parte delle altre grandi economie capitaliste. Durante il periodo neoliberista, la redditività è cresciuta in maniera significativa, e con l'inizio dell'Unione Europea la redditività italiana tornò al livello degli anni '60. Ma la sua adesione all'Eurozona ci mostra una brusca caduta verso il basso.

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A partire da quel momento, le imprese italiane sono rimaste direttamente scoperte rispetto al capitale franco-tedesco. L'Italia aveva un'alta percentuale di imprese di piccola e media dimensione, con mercati particolari, e che adesso si vengono a trovare nei guai. La Grande Recessione e la conseguente Lunga Depressione avevano aggravato questa debolezza, e molte imprese italiane avevano accumulato enormi debiti che non riuscivano più a pagare. Le banche italiane hanno cominciato a fallire e, nonostante i recenti salvataggi da parte del governo, le banche italiane continuano ancora ad avere nella loro contabilità più "debiti inesigibili" di quanti ne abbia tutto il resto dell'Eurozona messo insieme.
L'attuale ripresa delle economie dell'Eurozona può servire ad aiutare l'economia italiana a tenere la testa appena sopra l'acqua, ma lo può fare solo continuando a tenere in caduta il reddito pro capite, e a mantenere ancora alta la disoccupazione.

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Rispetto al PIL, il debito pubblico è il più alto in Europa, dopo la Grecia, ed il peso del debito societario delle imprese continua ad essere ancora enorme. Ragion per cui, qualsiasi nuova crisi globale sta per mettere di nuovo in seri guai il capitale italiano. L'attuale paralisi politica mostra come i politici non abbiano ancora nessuna soluzione. Con le Idi di Marzo che si avvicinano.

- Michael Roberts - Pubblicato il 5/3/2018 su Michael Roberts Blog - blogging from a marxist economist -

2 commenti:

Sal ha detto...

Si pero vorrei ricordare che il movimento 5 stelle non parla di reddito di base dato a tutti(magari fosse cosi) come fa credere l'articolo, ma bensi di reddito di cittadinanza per chi ne ha momentaneamente bisogno, ma deve accettare poi qualsiasi lavoro dai centri impieghi, altrimenti gli viene tagliato, quindi è qualcosa di condizionante.Si passera poi al reddito di base per tutti ? non lo so.

Come poi a me non sembra che il m5s e lega abbiano intenzione di attaccare gli interessi delle imprese commerciali e di uscire dall'eurozona. Ms5 ha gia cambiato idea mettendosi in giacca e cravatta, perdendo tutta la sua carica rivoluzionaria(?)iniziale , e alla lega interessa solo il problema fiscale e dell'immigrazione.
Alla fine ogni partito che va al potere si trasforma sistematicamente in un gestore del capitalismo.Si trasformano in meri esecutori di ordini, all'interno di questa logica capitalistica e mercantile.

Grazie Franco.
Salvatore

Franco Senia ha detto...

Caro Sal,
per quanto riguarda il "reddito di base" (o "di cittadinanza", come dicon i 5stelle), credo che la campagna elettorale abbia proprio giocato sull'equivoco generato circa l'argomento. Mentre per quello che attiene all'articolo in generale, c'è da dire che riporta un punto di vista esterno (l'autore è un economista marxista inglese) che vuole sottolineare più che altro la situazione economica in cui versa l'Italia, a partire dal fatto che, comunque vada, il risultato del voto si tradurrà, a prescindere dall'intento degli elettori, in una gestione della crisi (più che del capitalismo), la quale è ben lontana dall'essere risolta.
Salud
Franco