sabato 28 gennaio 2017

#LEXIT

trump

Come Trump farà pentire la sinistra radicale della sua agitazione anti-globalizzazione
- di Jehu -

Donald Trump è la confutazione definitiva della politica del "Lexit" sostenuta dalla sinistra che è scesa nelle strade per promuovere quest'idea. In senso lato, Lexit è una teoria che dovrebbe servire a migliorare le condizioni della classe operaia di un paese erigendo barriere al mercato mondiale.
Nessuno è mai riuscito a dimostrare perché questo sarebbe vero; è stato semplicemente accettato come una premessa.

Attualmente, ci sono due versioni di quest'idea: Il corposo modello sovietico e quello keynesiano, più annacquato.
Il modello sovietico richiede la diretta proprietà statale del mezzi di produzione e la gestione dell'attuale processo produttivo.
L'annacquata versione keynesiana richiede solamente il controllo statale dell'oggetto che serve da denaro.
Diversamente dal modello sovietico, quello keynesiano non intende gestire l'attuale processo di produzione, ma soltanto il processo di accumulazione.
Il processo di accumulazione capitalista comincia e finisce non con una merce ma con una somma di denaro controllata dallo Stato fascista.
Entrambi i modelli sono soggetti alle limitazioni dovute alla difficoltà di potersi mantenere in quella che viene definita essere un'economia aperta.
Entrambi i modelli richiedono, più o meno, un controllo statale sul movimento del capitale e del lavoro.
Di conseguenza, entrambi sono più o meno resistenti a quel genere di accordi globali che noi associamo alle istituzioni neoliberiste, come l'Unione Europea.

Qui ci troviamo davanti ad uno stridente paradosso: lo Stato fascista - che è stato il più esplicito nel volere infrangere le economie chiuse e nel voler rimuovere tutte le barriere ad un movimento del capitale che doveva essere il più libero possibile - è anche quello più adatto a perseguire questo genere di politiche keynesiane che incontrano il favore dei sostenitori del Lexit.
È impossibile immaginarlo, ma se Obama avesse dato inizio a molte di quelle tattiche, a colpi di maniere forti, in cui oggi è impegnato Trump, sarebbe un eroe popolare.
Solo per fare qualche esempio di quel che ha fatto Trump in questa settimana:

- Trump ha sfidato i mercanti d'armi, i membri della NATO, il TPP, il NAFTA, i costruttori di automobili e la Silicon Valley.

- Ha costretto i titani dell'industria a venire da lui strisciando sulle loro ginocchia e a giurare di portare il loro impianti produttivi negli Stati Uniti

- Ha costretto il Partito Repubblicano ad essere d'accordo (a parole) nel rimpiazzare lo sfortunato Obamacare con un programma che sarà più conveniente, che negozierà il prezzo dei farmaci, ecc..

- Ha polverizzato la resistenza da parte delle amministrazioni democratiche locali a cambiare le loro politiche di polizia, minacciandoli di trattenere i fondi federali.

Certo, attualmente nessuna di queste misure è stata concretamente attuata. Le promesse da parte delle imprese di portare la produzione negli Stati Uniti si potrebbe rivelare più apparente che reale. Ed alcune delle sfide di Trump sono state fatte per dubbie ragioni: sta bloccando i fondi federali nei confronti delle città non per impedire che la polizia uccida i cittadini, ma per mettere fine alla mancanza di cooperazione rispetto all'espulsione dei lavoratori migranti.
Cos'altro di radicale ci si aspettava dalla precedente amministrazione democratica se non che attuasse una sola di queste politiche economiche, o addirittura tutte quante insieme?

Tutto questo è come un sogno erotico radicale, eppure i radicali lo vivono praticamente come il più insopportabile degli incubi. Se si domanda ai radicali perché odiano Trump così tanto, non menzioneranno mai queste cose, ma si riferiranno invece all'agenda sociale di Trump.
La ragione per cui la sinistra non menziona ciò che Trump ha fatto nella sua prima settimana è che le cose che ha fatto sono pericolosamente vicine al programma economico della sinistra.
In un primo momento, potrebbe sembrare che Trump si sia appropriato del programma economico della sinistra radicale. In realtà è vero il contrario: la sinistra radicale non ha mai superato il programma economico fascista dello Stato capitalista. Il programma economico della sinistra radicale può essere espresso in una frase:

Lavoro salariato a beneficio degli schiavi salariati

Così, allo stesso modo in cui sembra che Trump si sia appropriato della politica del Lexit della sinistra, in Europa i peggiori elementi della società si sono appropriati di queste politiche: UKIP, Fronte Nazionale, Alternativa per la Germania, ecc.. L'essenziale carattere di classe del Lexit è indicato dall'ascesa di Trump e dall'ascesa dei partiti euro-scettici in Europa. Si dovrebbe mettere fine al flirt fra la sinistra e l'«anti-globalismo», ma questo secondo quel minchione di economista di Michael Spence è impossibile:

«Potrebbe essere ormai troppo tardi per convincere gli elettori a non rifiutare i sistemi esistenti, ma abbiamo però ancora tempo per costruire delle alternative efficaci. Il margine di crescita potenziale rispetto alla tremenda incertezza provata da molti in tutto il mondo, risiede nel fatto che ci troviamo essenzialmente davanti a un foglio bianco, dal quale sono state cancellate tutte le presunzioni, tutti i pregiudizi ed i tabù, per cui ora è possibile creare qualcosa di meglio.
   Consideriamo gli Stati Uniti. Nuovi modelli di crescita e nuove politiche ci potrebbero portare in molte direzioni, ivi incluso il rifiuto del multilateralismo, a favole del bilateralismo o del protezionismo; cambiamento della politica sull'immigrazione; riforma fiscale; misure dal lato dell'offerta in materia di istruzione, di formazione e di assistenza sanitaria. In tutte queste aree ci sono rischi benefici potenziali, e il risultato dipenderà dall'insieme del pacchetto politico».

In parole povere, una rinascita fascista, che in realtà  è sempre stato l'obiettivo della sinistra radicale, oggi può servire da punto di partenza per un nuovo ciclo di accumulazione capitalista.

Nessuno aveva pensato che anti-globalizzazione, UBI [Universal Basic Income], posto di lavoro garantito, ed altre proposte radicali, avrebbero potuto finire per essere un nuovo incubo per la società. Ciò perché i radicali hanno sempre assunto l'esito più favorevole per i loro progettini e si sono sempre rifiutati di esaminare il potenziale peggiorativo delle politiche da loro sostenute.

Si spera che Trump mostri ai radicali quanto possono essere davvero cattive le loro politiche.

Pensate al vostro sciocco anti-globalismo quando vi troverete nelle strade a difendere i lavoratori migranti dall'espulsione da parte dell'amministrazione Trump. Pensate al vostro Reddito Universale di Base quando la rete di assistenza sociale diverrà essenzialmente acquisizione di liquidità. Non è stato Trump ad inventare l'argomento secondo cui il mercato mondiale fosse una minaccia per la classe operaia. Per decenni, la sinistra ci ha raccontato di quanto fosse un male il libero scambio, per i lavoratori; Trump è il prodotto diretto di quegli argomenti della sinistra anti-globalista.

Quel che spaventa i radicali è l'idea che i loro sentimenti anti-globalisti troveranno concreta espressione in primo luogo nella massiccia barriera di cemento sul confine con il Messico. Nessuno si aspettava quella merda. I radicali ora si trovano davanti ad una scelta del tutto inaspettata: per combattere Trump dovranno rigettare decenni della loro stessa propaganda.
Dovranno farlo, o finaranno come Bernie Sanders, che sta flirtando con una delle più regressive amministrazioni di tutta la storia americana.
I radicali non possono più evitarlo, e devono tirar via velocemente il cerotto [N.d.T.: "Strappare il cerotto": modo di dire americano per "dire a qualcuno la dura verità, anche se questo può ferirlo"], non importa quanto fara male lì per lì.
Dobbiamo opporci al protezionismo in tutte le sue forme ed essere contro tutti i tentativi di limitare il movimento del capitale e del lavoro.
Pui morderti la lingua mentre passi i prossimi quattro anni a lottare contro l'espulsione del lavoratori migranti oppure puoi cambiare opinione.

La scelta è semplice: o accetti l'espulsione dei lavoratori migranti e i muri lungo i confini, oppure ti batti per la fine di tutti i confini:
fascismo o internazionalismo.

- Jehu - pubblicato su The Real Movement il 27 gennaio 2017 -

fonte: The Real Movement

4 commenti:

amaryllide ha detto...

"Lexit è una teoria che dovrebbe servire a migliorare le condizioni della classe operaia di un paese erigendo barriere al mercato mondiale. "
No, la left exit è per l'uscita dall'euro, che non comporta automaticamente dazi. Se la premessa del ragionamento è falsa, saranno inesorabilmente false le conclusioni.
E non è l'unica premessa ad essere campata per aria:
"Solo per fare qualche esempio di quel che ha FATTO Trump in questa settimana..
Certo, attualmente nessuna di queste misure è stata concretamente attuata"
Io non so che senso abbia tradure gente che o sta trollando, o non si rende nemmeno conto di non sapere scrivere due paragrafi consecutivi che non dico abbiano coerenza logica, ma che almeno non si contraddicano platealmente da soli.

Franco Senia ha detto...

Car@ Amaryllide - posso chiamarti così, vero? -,

credo tu abbia ragione quando affermi che «Se la premessa del ragionamento è falsa, saranno inesorabilmente false le conclusioni». E devo dire che applicando questa regola al tuo virulento intervento, non è che poi tu ne esca così bene. Già il termine "trollare", buttato lì con non chalance, vuole essere un modo per togliere qualsiasi legittimità all'oggetto del tuo attacco: insomma, se parlì così, delle due l'una, o sei pazzo o sei carabinienere!
Ma veniamo ai punti, quanto meno ai due punti contestati.
Dici che la lexit atterrebbe esclusivamente all'uscita dall'euro (questo toccasana che dovrebbe ridare il via all'accumulazione capitalista e riportarci tutti quanti come per magia nei gloriosi trenta) e «non comporta automaticamente dazi». A parte il fatto che i dazi non sono le sole «barriere al mercato mondiale», se si ha l'accortezza di andare a leggere http://lexit-network.org/appello ci si può rendere edotti del fatto che nella strategia del lexit rientra anche l'opporsi alla «mobilità incontrollata dei capitali da e verso quei paesi che perseguono politiche di compressione dei salari». Lascio all'altrui immaginazione quali potrebbero essere le misure da attuare per scongiurare il movimento dei capitali di cui sopra. A Trump sono venuti in mente i dazi, per ora.
Sul secondo punto - quello in cui affermi che per fare qualcosa è indispensabile attuare delle misure - non credo valga la pena spendere troppe parole e sprecare troppo tempo (quest'ultimo preferisco occuparlo traducendo quello che più e meglio mi aggrada): credo che chiunque possa capire la differenza fra le due cose.
Insomma, car@ Amaryllide - se posso sempre continuare a chiamarti così - mi rendo benissimo conto di quali siano le tue posizioni (e quali siano quelle dei Fassina e dei Lordon) e di quanto siano campate per aria. Per tutti questi motivi penso che tu abbia bisogno di un'altra platea.

Stammi bene!

Franco

amaryllide ha detto...

"'opporsi alla «mobilità incontrollata dei capitali da e verso quei paesi che perseguono politiche di compressione dei salari». Lascio all'altrui immaginazione quali potrebbero essere le misure da attuare per scongiurare il movimento dei capitali di cui sopra. A Trump sono venuti in mente i dazi, per ora."

a Trump di bloccare i paesi che comprimono i salari non può importare di meno, perchè lui non vuole "occidentalizzare i cinesi", ma l'esatto opposto. E non a caso ha scelto come ministro del lavoro un magnate di quel settore che dà salari talmente elevati che i lavori da working poor vengono chiamati in onore del più famoso dei brand del settore McJob. E coerentemente questo ministro del lavoro è un nemico accanito dei salari minimi. CHe è L'ESATTO OPPOSTO di quello che propone Lexit.
Buone cose anche a lei.

Franco Senia ha detto...

Ah! Vedo che allora i dazi per "nobili motivi" sono ammessi, diversamente da quanto era stato precedentemente affermato a proposito di "barriere al mercato" e di false premesse che porterebbero a false conclusioni.
Il concentrarsi sulle motivazioni, vere o presunte, che porterebbero ai dazi, anziché sulle barriere di cui sopra, riporta alla mente la storiella del saggio, della luna, del dito e dello sciocco. A questo punto mi chiedo anch'io se qualcuno stia "trollando", ma ovviamente no, ma cosa mai vado a pensare!!
Finisco, dicendoti che mi hai regalato un momento di notevole buonumore quando ho letto, a proposito del ministro del lavoro americano, nemico accanito dei salari minimi, che sarebbe «L'ESATTO OPPOSTO di quello che propone Lexit».
Ragion per cui, per proprietà transitiva, quello che propone Lexit è di fatto l'esatto opposto di quanto scriveva Marx, in una lettera del 5 novembre 1880 a Friedrich Albert Sorge:
«Nonostante la nostra protesta, Guesde ritiene necessario imporre alcune inezie ai lavoratori francesi, come il salario minimo stabilito per legge, ecc. (Gli ho detto: se il proletariato francese è ancora così infantile da aver bisogno di simili lusinghe, non vale neppure la pena di formulare un qualsiasi programma)».

Insomma, in breve, sono davvero felice di averla conosciuta!

Franco