lunedì 12 gennaio 2015

I frutti e l’albero

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Non ci sono religioni buone
di Christophe Darmangeat

Gli avvenimenti dei giorni scorsi hanno suscitato una grande ondata di emozione, e come molte persone, ho trascorso un settimana di nausea, impietrito dall'orrore del massacro dei membri di Charlie Hebdo, dei poliziotti e dei clienti del supermercato kosher.
Ma a questo dolore, poco a poco, si è aggiunto il disgusto nei confronti della vasta operazione politica che ne è seguita. In occasione di una manifestazione di cosiddetta unità nazionale, l'emozione delle persone è stata utilizzata per serrare i ranghi al seguito di Valls e di Hollande - la cui politica interna ed estera, a somiglianza di quella dei loro predecessori, ha una pesante responsabilità negli avvenimenti attuali. E dal momento che più è grossa, più ci credono, la manifestazione ha potuto perfino servire alla promozione democratica di quei feroci progressisti che sono Cameron, Merkel o Rajoi - quello stesso Rajoy che poco tempo fa voleva sopprimere il diritto all'aborto - ai quali si sono aggiunti, fra gli altri e per fare bella figura, dei democratici e degli umanisti del calibro di Viktor Orban, Ali Bongo, il re di Giordania, Avigdor Lieberman e Naftali Benett (la lista non vuole essere né esaustiva né gerarchica).
Dal momento che un disgusto ne chiama un altro, l'attualità ha voluto anche fornire la sua quota di atti di violenza commessi dai cretini "d'ordinanza" che hanno attaccato le moschee, o dalle provocazioni dei ragazzi che hanno giustificato i morti ed hanno turbato i minuti di silenzio.
Su tutto questo, ci sarebbero senza dubbio delle cose da dire; ma è su un punto preciso che ho voluto reagire, su questo blog. Voglio parlare di questo ritornello - più precisamente, quest'antifona - ripetuto più e più volte su tutti i canali senza che nessuno lo smentisse, secondo cui (in sostanza): "quello non è l'Islam", "non è quella la religione", che "le religioni sono amore e rispetto per gli altri" ed altre sciocchezze della stessa acqua santa.
Non so se i rabbini, i preti e gli imam, o anche i semplici credenti che compitano in tal modo abbiano letto i loro propri testi sacri. Quelli che gli scodellano la minestra, in ogni caso, non sembra che l'abbiano fatto. Dal momento che è sufficiente aprire qualsiasi di quei racconti mitici su cui si fondano le loro credenze per vedere come siano divinamente giustificate tutte le violenze e tutte le oppressioni, a cominciare dallo schiavismo e, ovviamente, dalla violenza e dall'oppressione sulle donne.
Non c'è bisogno, per saperlo, di essere un teologo affermato (posso vantarmi di aver superato con successo, molto tempo fa, tutti i miei esami di giovane cattolico; è vero che il merito rimane relativo, il tasso di riuscita rimane ancora superiore a quello dell'attuale diploma). Chiunque dotato di un po' di curiosità e di una connessione internet lo può verificare, come viene attestato da alcuni siti assai raccomandabili:

- qualche piacevole estratto di violenza nella Bibbia (naturalmente, parlo di una violenza esercitata da Dio, o sotto i suoi ordini, e dunque legittimata dal testo sacro
- numerosi eloquenti estratti del Corano (il redattore ci tiene a dimostrare che sarebbe "peggio" degli altri libri sacri, un'affermazione questa che deve senza dubbio essere messa in conto alla sua scarsa conoscenza degli altri libri sacri).
- una bel censimento delle religioni contro le donne, che procede fra l'altro a fare una piccola incursione dalle parti del buddismo, che spesso ci viene presentato come una "filosofia", come una religione intellettuale in un qualche modo.

Potrei allungare la lista con la legittimazione della schiavitù, con la repressione morale o, semplicemente, con le assurdità biologiche e cosmologiche. L'essenziale sta altrove: i credenti che rivendicano una lettura alla lettera di tali passaggi non sono meno autorizzati a farlo di coloro che fanno finta che non esistano, rivendicando invece quei passaggi, anch'essi reali, che chiamano alla pace e all'amore del prossimo. Gli integralisti di ogni sorta sono senza dubbio dei pazzi furiosi, ma possono giustificare la loro follia per mezzo degli stessi testi che anche i credenti più simpatici (o meno conseguenti?) considerano essere sacri.
Non solo non bisogna dimenticarlo, ma bisogna dirlo e ridirlo, più che mai. Che la maggior parte dei sostenitori delle tre religioni del Libro abbia orrore sia dei loro propri integralisti che di quelli degli altri, è pacifico. Ma non è una buona ragione per non dire su quale albero crescono i frutti che essi stessi definiscono marci. La solidarietà con le persone è una cosa, la solidarietà con le loro idee è un'altra (cosa che a preti, imam e rabbini piacerebbe molto far dimenticare). La religione non è terrorismo? Anche. Ma in ogni caso, è abdicare alla ragione. Una china pericolosa.
Gli avvenimenti recenti forse partoriranno, ahimè, un Patriot Act alla francese. Porteranno anche, forse, ad una moltiplicazione delle aggressioni contro i luoghi di culto - naturalmente, un partito che rappresenti gli interessi degli sfruttati non potrà rimanere indifferente a tali aggressioni e, se ne avrà i mezzi, dovrà, più che denunciarli, tentare di impedirli nei fatti. Ma la situazione, allo stesso tempo può condurre, sotto la coperta della "tolleranza", del "vivere insieme" e della lotto contro le discriminazioni reali o presunte, a legittimare e a promuovere forme di fede cosiddette "moderate" percepite come male minore. Oppure, nel peggiore dei casi, può portare ad abdicare, sempre in nome della lotta contro le discriminazioni, ad ogni resistenza di fronte alle nuove rivendicazioni sessiste od oscurantiste, purché brandiscano un vessillo religioso. L'inferno degli atei, anch'esso, è spesso lastricato di buone intenzioni.

Ovvia, vado a rinfrescare la mia teologi con "Les écritures" de Cavanna, una versione della Bibbia da morire ... dal ridere.

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- Christophe Darmangeat -

fonte: Blog de Christophe Darmangeat

2 commenti:

Anonimo ha detto...

"Non ci sono religioni buone" dice C.Darmangeat e lo esemplifica molto bene nel suo blog, infatti le religioni servono alle persone che hanno bisogno di dare un senso alla loro vita, siano esse di fede musulmana, cristiano od induista; gli insegnamenti di queste possono essere buoni o cattivi a seconda delle circostanze e sono manipolabili da coloro che impartiscono la "lezione". Ritengo però che questo escursus di Darmangeat non abbia attinenza con i fatti di questi giorni perchè ridurre il conflitto Oriente-Occidente ad una guerra di religione è fuorviante dal reale problema delle "guerre" in corso che sono di carattere economico, egemonico.

Franco Senia ha detto...

Darmangeat è un antropologo, ed il discorso che qui svolge brevemente, riguardo la religione, ha attinenza - come premette - con quello che è avvenuto ieri a Parigi, ed anche con quello che avverrà a breve nelle centrali del capitalismo. Non mi è parso affatto che abbia parlato di guerra di religione, ma che anzi abbia detto, e non solo implicitamente, che non c'è nessuna guerra di religione. Ma si limita a mettere in guardia a non scambiare il vessillo della religione (che è una sola) per il vessillo degli oppressi.