sabato 11 gennaio 2014

Farewell

marina colorata

Marina Ginestà, 17 anni, nella foto, domina Barcellona dal terrazzo dell'Hotel Colón. A quei tempi, lavorava come traduttrice per un giornalista sovietico della Pravda durante la guerra civile spagnola. Era membro della Juventudes Socialistas Unificadas, l'organizzazione giovanile controllata principalmente dal Partido Comunista de España. Nonostante il suo coinvolgimento iniziale, ben presto rimase disillusa dalla strada che avevano preso gli stalinisti. Marina rimase una militante per tutto il corso della guerra e si trovò a far parte di altri gruppi, come il POUM la CNT. La foto venne scattata da Juan Guzman (nato in Germania col nome di Hans Guttmann) venuto in Spagna con le Brigate Internazionali. La data della foto è il 21 luglio del 1936.
Marina ha ignorato l'esistenza di questa sua foto fino al 2006, e questo sebbene l'immagine fosse stata stampata ed avesse circolato dovunque. Era sulla copertina del libro "Le tredici rose" di Carlos Fonseca, e faceva parte, insieme ad altre dozzine di fotografie, del libro “Unpublished images of the Civil War” (2002) con introduzione di G. Stanley Payne.
Ad identificarla fu Garcia Bilbao, leggendo il libro di memorie del corrispondente sovietico della Pravda Mikhail Koltsov, insieme al quale la ragazza appariva in un'altra foto. Si accorse che la Jinesta (della didascalia) della foto di Guzman era Marina Ginesta, la quale viveva in esilio a Parigi traducendo testi francesi.
Ora Marina è morta, a Parigi, questo 6 gennaio all'età di 94 anni.
Il fucile che porta ad armacollo, sempre nella foto, è un M1916, un Mauser spagnolo fabbricato ad Oviedo per l'esercito spagnolo.
Era presente, Marina, il 14 agosto del 1936, quando, a Bujalaroz, Buenaventura Durruti, intervistato da Koltsov, pronunciò le parole che avrebbero con ogni probabilità segnato la condanna a morte dei due uomini: "Forse solo un centinaio di noi rimarranno vivi, ma questi cento entreranno a Saragozza, batteranno il fascismo e proclameranno il comunismo libertario. Sarò il primo ad entrare a Saragozza; e proclamerò la libera comune. Non ci sottometteremo né a Madrid né a Barcellona, né ad Azaña né a Companys. Se lo vorranno, potranno vivere in pace con noi; altrimenti, marceremo su Madrid ... Mostreremo a voi, bolscevichi, come si fa una rivoluzione." E a Madrid, il 20 novembre di quello stesso anni, Durruti troverà la morte, con ogni probabilità per mano di quegli stessi che, nel 1938, richiameranno Koltsov a Mosca e lo accuseranno di attività anti-sovietica e di terrorismo, per poi fucilarlo.
Quando lascerà il suo paese, attraverso i Pirenei, nel 1939, verso l'esilio francese, perderà il fidanzato prima di ricongiungersi ai suoi genitori. Poi, l'arrivo dei nazisti le farà prendere una nave diretta in America. Solo allora si renderà conto che la guerra è davvero perduta. "La gioventù, la voglia di vincere, gli slogan ... tutte cose che avevo preso sul serio. Credevo che potevamo vincere, che potevamo resistere. Sentivo che la ragione era dalla nostra parte e che avremmo finito col vincere, non credevo che avremmo potuto finire i nostri giorni in esilio". E allora la delusione, e la consapevolezza dei compagni rimasti a combattere, molti di loro mescolati al sogno che le democrazie europee stessero combattendo il fascismo . "Ci aspettavamo che la vittoria nella seconda guerra mondiale riportasse la Repubblica in Spagna".

marina ginesta today

Marina, fino a poco tempo fa, non sapeva niente di quella foto sul terrazzo di un albergo a Barcellona e del simbolismo con cui era stata caricata in tutti questi anni. Ma quando ha avuto in mano, e davanti agli occhi, la fotografia, ha considerato che fosse un foto troppo artificiosa e continuato a preferirne altre, come quella che la ritrae insieme a suo fratello Alberto sul fronte dell'Ebro che orgogliosamente mostra nella fotografia qui sotto: "Dicono che la foto fatta al Colón abbia un che di affascinante. E' possibile, considerato che dentro c'è tutta la mistica della rivoluzione proletaria insieme a quella delle immagini di Hollywod, Greta Garbo e Gary Cooper."

2 commenti:

Laila Cresta ha detto...

Che commento! Era anche intelligente, questa donna. Davvero intelligente, voglio dire.

Anonimo ha detto...

Beato Buenaventura Durruti che morì con la speranza nel cuore..."Vivere liberi o morire combattendo"!! Gianni Landi