domenica 27 ottobre 2013

Partigiani

giorgio

Dedicato al mio vecchio amico Giorgio, che a volte mi manca, forse gli sarebbe piaciuto, chissà ...


Comandante - Lo si diventa per meriti, non per titoli di studio. Conosco un mungitore che ha ai suoi ordini un colonnello di Stato Maggiore. Di solito si affermano quando scoprono per la guerriglia un'autentica vocazione. Fanno sempre di testa loro, e raramente sbagliano. Quando sbagliano pagano di persona.

Nome di battaglia - Serve a mascherare la nostra identità e di rimando a tradire il nostro carattere. Esso rivela infatti le nostre ambizioni, o le nostre letture, oppure i limiti della nostra fantasia.

Partigiani - Ce ne sono di tutti i tipi: comunisti e cattolici, socialisti e liberali, anarchici e trotzkisti, giellisti e monarchici, leali e opportunisti, coraggiosi e vigliacchi, decisi e attendisti, generosi e scaltri, onesti e ladri, giovani e vecchi, eroi e doppiogiochisti, consapevoli e no, con scarpe e senza scarpe, vestiti come soldati e come pagliacci. Combattono una delle diecimila guerre che l'uomo ha scatenato su questa terra e pensano di essere dalla parte della ragione.

Politica - I giovani non amano e non sanno farne. I più anziani la preferiscono alle azioni di guerra.

Scarpe - E il nostro dramma; si consumano in un amen. Chiediamo scusa ai morti se li spogliamo, ma noi dobbiamo continuare a camminare e loro hanno finito.

Spia - Nel Paese in cui viviamo, diviso dalla guerra civile, tutti lo possono essere. Un tale che veniva da noi a mendicare pane, ha venduto per duecento lire la vita di quindici nostri compagni. Per questo siamo spietati con le spie, anche a rischio di cadere in errori.


le voci sono tratte da"Un uomo ordinato, un dizionario del partigiano anonimo" - in "Storie della Resistenza" (a cura di Domenico Gallo e Italo Poma), Sellerio editore, Palermo, 2013 -

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Franco, nel leggere questo blog mi sono venuti in mente due partigiani che molti, eccetto noi, non conoscono o che almeno io ho avuto occasione fortunata (Belgrado Pedrini) e deludente ( Ugo Mazzucchelli). Belgrado a "liberazione" avvenuta si fece trent'anni di galera per aver continuato la Lotta di liberazione, insieme a Mariga, giustiziando spie e fascisti del ventennio; ottenuta la libertà riprese la lotta armata militando in Azione rivoluzionaria. Morì mentre io ero detenuto e non potei riabbracciarlo, ma lo ricordo con tanto affetto e stima per la sua lucida coerenza. Mazzucchelli, comandante partigiano anarchico, passato ai post-comunisti in età avanzata, diventò miliardario sfruttando i minatori di Carrara (suo figlio Alfredo è sulla stessa strada e pontifica su A-rivista anarchica). In questo caso, quello di Ugo, ho il rimpianto di averne evitato il sequestro a scopo di estorsione, non tanto per sentimentalismo od affetto ma per evitarne una nefasta conclusione e tanta galera per coloro che dovevano sequestrarlo perchè erano una armata Brancaleone infiltrata da Spie (lupus in fabula) e composta da compagni, infantili e leggeri. Traggano i compagni le loro conclusioni. Gianni Landi

Franco Senia ha detto...

Di partigiani, se ne sono conosciuti, ed erano di tutti i tipi; del resto, come sosteneva Marighella, il passaggio alla lotta armata non fa certo giustizia di opportunismi o riformismi, si limita semplicimente a trasportarli su quel terreno. Io, per quanto mi ricordo, ho orecchiato anche degli argomenti che sostenevano che il battaglion Lucetti (e il suo comandante - il miliardario di cui parli - ed il suo inno, ovviamente, quel "dai monti di Sarzana") fossero un'invenzione bell'e buona, fatta a liberazione avvenuta, per ottenere un posto al tavolo delle trattative per la spartizione della torta.

Anonimo ha detto...

Ho presa l'abitudine a firmare i miei interventi senza trincerarmi dietro l'anonimato perchè non sono nè un vigliacco, nè un traditore, nè sono stato uno spettatore, e tanto meno un pentito od un dissociato. Sono sempre pronto a rispondere di quello che affermo per iscritto. Ciao franchino. Gianni Landi