domenica 2 giugno 2013

scrivere

papiro

"Un'isola appare infine, piena di strani arbusti alti da nove a dodici piedi, portano in cima ciuffi tondi di filamenti verdi, esili e soffici come capelli. Sembrano teste umane divenute piante, gettate nell'acqua sacra della sorgente da uno degli dèi pagani che vivevano lì una volta. E' il papiro antico. I contadini, d'altronde, chiamano questa canna parrucca."
- Guy de Maupassant - Viaggio in Sicilia -

Il caso più spettacolare, è quello di Crisippo! Si dice che questo filosofo stoico scrivesse una media di 500 righe al giorno. Diogene Laerzio gli attribuisce fino a 705 opere, di cui fino a noi non ne è arrivata praticamente nessuna. Una sorte lievemente migliore, hanno avuto Zenone, Senofane, Democrito ed Epicuro, tutti scrittori assai prolifici, di cui rimangono solo alcuni frammenti. Scrivevano, gli antichi! Scrivevano sull'argilla - quelle tavolette sulle quali ebbe inizio la scrittura, da qualche parte, in Mesopotamia - scrivevano su pelli d'animali - vacche e capre, per lo più - su tela di lini, sulla corteccia (liber), su tavolette di legno dipinte di bianco oppure cosparse di cera. Quello che funzionava meglio, però, e che ebbe maggior successo, fu il papiro. Una pianta acquatica originaria del Nilo, dal cui stelo si ricava una carta su cui scrivere. I fogli venivano disposti in rotoli (volumen) e su quelli scrivevano: gli egizi, i greci, i romani. Col tempo, ci si accorse che si poteva facilitare la lettura, abbandonando il rotolo e disponendo la carta a formare un libro (codex). Questo utilizzo si impose definitivamente nel Medioevo.

1 commento:

Laila Cresta ha detto...

Sei sempre il solito. Difficilmente non mi piace davvero quello che posti. E questo pezzo è favoloso.