martedì 8 gennaio 2013

possibile

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Quando, dopo il 20 luglio 1936, gli anarchici - per quanto armati e padroni delle strade, delle fabbriche e dei quartieri - di fronte ad un futuro incerto, rinunciarono a portare fino alle estreme conseguenze i loro presupposti rivoluzionari, si aprì una via intermedia che, a partire dall'intenzione "realista" di vincere "prima la guerra", segnò anche la perdita irreparabile del loro protagonismo.
Così, si rispettava il governo della Generalidad e si creava, insieme ai partiti della borghesia, il Comitato Centrale delle Milizie Antifasciste. Ma anche così, per tutti i primi giorni ed i primi mesi, il potere reale continuava a dettar legge nelle strade e nei quartieri; mentre nelle fabbriche si dava inizio alla loro appropriazione collettiva. In molti cosi, obbligati dalla fuga precipitosa dei padroni.
Quando il governo della Generalidad, e il suo presidente Companys, cercarono di rafforzare il loro potere, cercando di attrarre la CNT nell'area di governo, allora arrivò il momento di mettere per iscritto "i metodi rivoluzionari". Non si trattava di una "socializzazione" dell'economia, di un mutamento rivoluzionario della struttura, ma semplicemente di riconoscere quello che era già realtà. Praticamente, per la "collettivizzazione", era il momento di "fare la legge" che la definisse, ma anche la limitasse. Insomma, venne escogitata una soluzione "possibilista".
Ed è qui che ha un ruolo cruciale, come ministro dell'Economia e rappresentante della CNT, Joan Porqueras Fàbregas (conosciuto anche come Joan P. Fábregas).
La figura di Fàbregas rimane, oggi, quasi praticamente sconosciuta. Non solo ma i dati che si trovano, appaiono spesso contraddittori. Figlio di un oste, fece studi di contabilità, praticò diversi mestieri, fu panettiere e venditore di automobili, per finire poi, verso la metà degli anni venti, consigliere della Banca Marsans. Ed è a questo punto che comincia la confusione sulle sue tendenze politiche, ed alcune fonti lo arruolano come militante della "Lliga regionalista", un raggruppamento politico conservatore. Ovviamente, il lavoro di Fàbregas lo porta a relazionarsi con la borghesia catalana - sono, di fatto, i suoi clienti - ma accomunarlo a tale destra è cosa diversa, soprattutto quando si che, alla proclamazione della seconda repubblica, nel 1931, si presenta nelle lista della  Esquerra Repúblicana de Catalunya (ERC) e iscrive al Sindacato delle Libere Professioni della CNT. Nel gennaio del 1932, fonda l'Istituto di Scienze Economiche della Catalogna, all'interno dello "Ateneu Enciclopèdic Popular", dove comincia a giocare un ruolo di primo piano, come docente di economia politica.
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E' l'11 agosto del 1936, che entra a far parte del Consiglio di Economia della Catalogna, dove difende il criterio della "collettivizzazione". Arriva proprio nel momento in cui l'organizzazione anarcosindacalista ha optato per il possibilismo, e necessita di qualcuno che abbia solide conoscenze di Economia. E quando le dirigenze locali e regionali della CNT danno il nulla osta per l'entrata nel governo della Generalidad della Catalogna, sarà Fàbregas ad essere designato, il 26 settembre, come ministro dell'Economia.
Ed è proprio in tale veste che redige e firma il "Decreto di Collettivizzazione e Controllo Operaio"; la disposizione legale più importante, in materia di economia, promulgata durante la guerra civile. Si racconta che l'abbia difeso con tale tenacia, il suo decreto, fino ad arrivare a minacciare, a mano armata, Tarradellas, il ministro delle finanze. C'è da aggiungere che Fàbregas, soprendentemente, si dichiarerà contrario all'ingresso della CNT nel governo centrale e, vittima delle pressioni interne, verrà sostituito, il 17 dicembre, da Sinesio Garcia (più conosciuto come Diego Abad de Santillán).

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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Sarebbe interessante ascoltare anche il parere di Cipriano Mera al riguardo circa la "militarizzazione" delle milizie anarchiche, ma penso che, in un modo o nell'altro, avremmo perso e si rischia di essere ingiusti e superfiaciali; comunque la ricerca storica è sempre interessante ed utile.Gianni

franco senia ha detto...

Credo che "militarizzazione", come termine, giocato col senno di poi, rischi di essere un po' fuorviante. Nel senso, che ritengo che la diatriba si giocasse non tanto in riferimento ad una supposta rinuncia ad una sorta di "anarchia", o meno, dei combattenti, quanto piuttosto al fatto di ritrovarsi inquadrati e sotto il comando degli emissari di Mosca. E la militarizzazione, per questo, finì per essere, non tanto quelle delle milizie, quanto quella della società nella sua interezza, definitavamente sancita nel maggio del 1937.