lunedì 16 luglio 2012

cent’anni

Creedmoor

Il centro psichiatrico di Creedmoore, quartiere di Queens, New York, quindici piani di file e file di mattoni e di finestre tutte uguali. E' in questo ospedale che Woody Guthrie trascorse i suoi ultimi anni e morì, dopo aver perso le capacità di camminare, di parlare, di mangiare e di mettere a fuoco cose e persone. La corea di Huntington, una malattia mortale che da sempre albergava nei suoi geni, gli regalò un tragico finale, dopo una vita difficile e qualche effimero episodio di gloria. Attraversò più volte gli Stati Uniti, da costa a costa, ricorrendo anche alla carità, per poter mangiare. Prese treni in corsa, si misurò con il deserto, camminandolo per ore e ore, viaggiò su camion che trasportavano carichi a proposito di quali era meglio non fare domande. In mezzo, mille lavori, in cambio di un letto e di un pasto, dipingere cartelli o lucidare stivali, ma anche spaccarsi la schiena a raccogliere fragole e a frugare fra i rifiuti in cerca di rottami. Era cresciuto a Okemah, una cittadina dell'Oklahoma soggetta ai capricci del vento , la cui fortuna era finita quando i pozzi di petrolio si erano seccati. Come la fortuna del padre, che vendeva e comprava terreni in odor di greggio; operazioni veloci che si concludevano con una stretta di mano, magari dopo una lite furiosa. Addestrato, fin da piccolo, a rimanere in piedi: l'allenamento comprendeva lunghi sermoni e pugilato. In qualche modo funzionò, e Woody imparò a parare i colpi, da subito. L'incendio che distrusse la casa, poi la nuova casa che crollò a causa di un tornado, la sorella maggiore che morì bruciata dentro la macchina incendiatasi per un difetto del radiatore, e la madre uccisa dalla corea di Huntigton.
Con un padre rovinato, e senza più niente da perdere, Woody cominciò il suo viaggio verso la "verde e bella California". Cominciò così, attraversando il confine col Nuovo Messico, con tre tipi, a bordo di un auto nel cui bagagliaio non c'era nascosto niente di buono. A Tucson, Arizona, venne espulso da uno sceriffo cui non piaceva affatto il suo aspetto di vagabondo. Prese un treno in corsa, davanti alle guardie ferroviarie che lo avevano appena fatto scendere da un altro treno, e per un pelo non morì congelato, attraversando il deserto, all'alba, sopra un camion frigorifero diretto a Fresno.
Di tutte queste storie, Woody fece le canzoni che finirono per diventare la voce della classe operaia statunitense.
Già, la voce della classe operaia, che morirà senza poter più riuscire a parlare. No, non è giusto!

3 commenti:

alpexex ha detto...

ecco, ne parlavo giusto una settimana a mia moglie (che non e' certo l'ultima arrivata) e non lo conosceva affatto...

gigi capastìna ha detto...

Aventdo tempo, sarebbe bene leggersi "Questa terra è la mia terra", di Alessandro Portelli.
Meglio ancora aver potuto seguirne le lezioni:

http://w3.uniroma1.it/lingueletterature/index.php?option=com_content&view=article&id=799%3Amodulo-woody-guthrie-portelli-programma&Itemid=110

franco senia ha detto...

Avendo avuto tempo, l'ho letto, tempo fa. :-) Sì, ad ogni modo sono assolutamente d'accordo, a proposito di Portellei e dei suoi "concerti"!