venerdì 29 giugno 2012

urgenza

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La memoria non avvisa, salta fuori da scatole e cianfrusaglie, ammucchiate in qualche angolo polveroso e dimenticato. Salta fuori e comincia a parlare. E questa volta porta con sé, come in un'onda di marea, un archivio fotografico di grandezza incalcolabile. In mezzo a migliaia di fotografie, pellicole, carte, fascicoli, c'erano le foto scattate, durante la guerra civile spagnola, da Guillermo Fernández López Zúñiga (il nome completo di colui che in Spagna è considerato il padre del cinema scientifico, e che tutti conoscono come Guillermo Zúñiga - 1909-2005 - ).
Nessuno, nella sua famiglia, aveva idea delle dimensioni del suo reportage sulla guerra civile spagnola. "Mio padre portava con sé sempre una macchina fotografica, anche quando era nel campo di prigionia francese. Questi erano i documenti di mio padre, e lui non era molto comunicativo" - spiega la figlia Teresa che, alla morte della madre, ha vuotato la casa dei suoi genitori e ha donato tutto quanto all'Asociación Española de Cine e Imagen Científicos (ASECIC), associazione che suo padre aveva creato nel 1966.
Guillermo Zúñiga non si perse nessun avvenimento della Repubblica, in quegli anni. Lavorò con il notiziario "España al día", curato da Film Laya per la Generalit della Catalogna che, fino al 1939, produsse qualcosa come 135 film, 27 documentari e cinegiornali e 108 numeri del notiziario.
Gran parte dei suoi "diari visuali", delle sue lettere dall'esilio, dei film che aveva girato a Buenos Aires, sono rimasti chiusi negli armadi, dove nessuno poteva vederli, protetti, nascosti con la paura.
Di fronte ad una simile mole di materiale, Rogelio Sánchez, segretario generale dell'ASESIC, ha esclamato: "E' il nostro Forrest Gump, era ovunque, ma nessuno sapeva niente di lui." Per il Ministero della Cultura, il lavoro di Zúñiga è a livello di quello di Robert Capa. Ed è una specie di pozzo senza fondo, ogni tanto la figlia telefona all'associazione per dire che ha trovato un'altra cassa piena di foto. Per esempio, non si sono ancora trovate foto dove sono ritratte delle vittime, e non si sa se siano state eliminate, per auto-censura. Non si sa nemmeno il perché di tutte queste foto. Per interesse personale? Per propaganda? Lo diranno, forse, le sue lettere e gli altri documenti. Non si sa perché, ma la sua famiglia ignorava tutto di quel periodo della sua vita. Forse per proteggerli. Quando torna dall'esilio argentino, nel 1957, non viene perseguito, nessuna rappresaglia contro di lui.
Zúñig fotografò il funerale di Largo Caballero, fu anche anche al Congresso dell'Alleanza degli Intellettuali Antifascisti per la Difesa della Cultura, a Valencia, dove fotografò Alberti, María Teresa León, Pablo Neruda. E' anche al fronte di Madrid e alla liberazione di Parigi e in vari campi di concentramento come quello di Argelès-sur-Mer o di Bram. Per questi ultimi ci sono le foto di Centelles, ma le immagini di Zúñiga sono più, come dire, urgenti, scattate senza che il soggetto veda la macchina fotografica, probabilmente nascosta nei vestiti. E' stato scoperto anche un suo prezioso documentario, girato nel 1946 a Parigi, dal titolo "L'esilio spagnolo"; una storia di meno di 30 minuti sugli aiuti nordamericani ai sopravvissuti spagnoli dei campi di concentramento nazisti.
Storie, da ricostruire.

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Qui una selezione di quasi cinquanta foto di Zúñiga.

2 commenti:

Cirano ha detto...

stupendo post certo se fossero disponibili on line sarebbe una miniera.

franco senia ha detto...

Prendiamo quello che ci danno. Per ora sono 44 fotografie, una più bella dell'altra.