giovedì 17 maggio 2012

Fahrenheit 451

Mandelshtam

"Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese,
a dieci passi le nostre voci sono già bell’e sperse,
e dovunque ci sia spazio per una conversazioncina
eccoli ad evocarti il montanaro del Cremlino.
Le sue tozze dita come vermi sono grasse
e sono esatte le sue parole come i pesi d’un ginnasta.
Se la ridono i suoi occhiacci da blatta
e i suoi gambali scoccano neri lampi.

Ha intorno una marmaglia di gerarchi dal collo sottile:
i servigi di mezzi uomini lo mandano in visibilio.
Chi zirla, chi miagola, chi fa il piagnucolone;
lui, lui solo, mazzapicchia e rifila spintoni.
Come ferri di cavallo, decreti su decreti egli appioppa:
all’inguine, in fronte, a un sopracciglio, in un occhio.
Ogni esecuzione, con lui, è una lieta
cuccagna ed un ampio torace di osseta."

Era una sera di maggio del 1934, a Mosca, quando Osip Mandelshtam dettò questi versi, che non aveva mai osato mettere per iscritto, ad un funzionario di partito. Il funzionario - Nikolaj Shivarov, esperto di questioni letterarie - scrisse tutto, poi fece firmare. Mandelshtam, convinto che il testo fosse già noto alle autorità, finì per auto-accusarsi. A niente gli erano servite le serate passate a simulare, insieme al suo amico Arkadij Furmanov, ex cekista, gli interrogatori che sapeva sarebbero arrivati.
La sua "confessione" rimane l'unico suo scritto autografato, custodito per più di settant'anni negli archivi della polizia segreta sovietica, dentro una cartellina beige. Il fascicolo personale di Mandelstham.
Non poteva scrivere, nei campi di lavoro dove rimase internato. Così, componeva i suoi versi, le sue poesie, i suoi poemi, dentro la sua propria testa. Poi li recitava alla moglie, Nadezda, più e più volte, fino a che. questa, non li mandava a memoria. Stalin aveva dato ordine di distruggere tutte le sue opere. Ma quelle chiuse a chiave nel cassetto della memoria della moglie, rimasero e, alla fine, vennero di nuovo trascritte e pubblicate.

2 commenti:

giuseppe veronica ha detto...

la prossima volta che facciamo il socialismo, la prima cosa da organizzare è la ghepeu

franco senia ha detto...

anche no!