mercoledì 21 marzo 2012

Le trappole del Generale

generale

A proposito della domanda "Perché votare?"
di Anselm Jappe

In una delle "Storie del signor Keuner" di Bertolt Brecht, dal titolo "Misure contro la violenza", si racconta che: "Un bel giorno, ai tempi dell'illegalità, il signor Egge che aveva imparato a dire no, vide venire a casa sua un agente che presentò un certificato creato da coloro che erano i padroni della città, sul quale era scritto che ogni dimora in cui l'agente metteva piede doveva appartenergli; così, doveva essere suo ogni cibo che desiderava doveva appartenergli, ed ogni uomo che vedeva doveva diventare un suo servitore. L'Agente si accomodò su una sedia, chiese da mangiare, si lavò, andò a letto e chiese, con la faccia girata verso il muro: "Vuoi essere il mio servitore?". Il signor Egge gli mise addosso una coperta, cacciò via le mosche, vegliò il suo sonno e, a partire da quel giorno, allo stesso modo, gli obbedì per sette anni. A prescindere da tutto quello che faceva per lui, una cosa si guardò bene dal fare: dire una sola parola. Allorquando i sette anni furono passati, e l'Agente era diventato  grasso a furia di mangiare, di dormire e di dare ordini, morì. Allora il signor Egge lo avvolse nella coperta oramai tutta rovinata, lo trascinò fuori dalla casa, ripulì il giaciglio, ridipinse i muri a calce, respirò profondamente e rispose: "No!".

Non ho mai votato in vita mia. Sono anche stato arrestato, all'età di 17 anni, per aver fatto propaganda anti-elettorale davanti ad un seggio per le elezioni. Non riesco a capire coloro che pretendono di essere "critici", "rivoluzionari", o "contro il sistema" e vanno a votare. I soli elettori che capisco, sono quelli che votano per il proprio cugino o per qualcuno che procurerà loro un alloggio sociale.
È vero che, anche se si odia il denaro, non si può attualmente rinunciare al suo uso, ed anche se si critica il lavoro, si è generalmente obbligati a cercarsene uno. Ma nessuno è obbligato a votare, né ad avere la televisione. A volte si è obbligati a tacere, ma non si è mai obbligati a dire: "Sì, padrone".
Si può votare senza crederci, considerando soltanto la piccola differenza che potrebbe comunque esistere tra il candidato X e la candidata Y, tra il partito dei berretti bianchi ed il partito dei bianchi berretti?
I candidati, i partiti e i programmi mi sembrano tutti uguali. Ma se le cose stanno così - mi si dirà - perché non partecipare alle elezioni con un programma differente, non fosse che per attirare l'attenzione del pubblico, per avere un rappresentante al consiglio comunale o al Parlamento, e farsi rimborsare le spese per la propaganda?
La cosa è andata male per tutti coloro che ci hanno provato, anche a livello locale. "Chi mangia dello Stato, ne crepa", diceva Gustav Landauer, che ha pagato con la vita la sua partecipazione ad un tentativo di cambiare realmente le cose, invece di andare a votare. La macchina politica stritola coloro che vi partecipano. Non è una questione di carattere personale. Bakunin diceva giustamente: "Prendete il rivoluzionario più radicale e mettetelo sul trono di tutte le Russie, oppure conferitegli un potere dittatoriale, e prima di un anno, sarà diventato peggio dello zar".
Ma esiste quantomeno una differenza - mi si obietterà - se non tra Hollande e Sarkozy, tra Jean-Luc Mélenchon e Le Pen! Se ci fossero solo loro al secondo turno, e se tutto dipendesse dal tuo voto? Riusciresti ad evitare il peggio, non fosse altro che riuscire salvare qualche immigrato dalla deportazione! Innanzitutto, è ridicolo evocare simili improbabilità, come lo si faceva nel 2002 per spingere il gregge verso i seggi elettorali. Ed il nemico, è sempre l'elettore: il problema non è Le Pen o Berlusconi, ma i milioni di Francesi o di Italiani che li amano perché li trovano simili a loro. E poi, la domanda è malposta. Negli ultimi decenni, i rappresentanti della sinistra, soprattutto della sinistra comunista o radicale, hanno partecipato a numerose esperienze di governo, in tutto il mondo. Da nessuna parte si sono opposti alle politiche neo liberali, anche alle più feroci; spesso sono stati proprio loro a prendere l'iniziativa. Non conosco un solo caso di un membro della sinistra al potere che si sia dimesso dicendo che non poteva dare seguito ad una tale politica, che la sua coscienza glielo proibiva. Coloro che sono capaci di simili scrupoli non saranno presentati nemmeno alle elezioni comunali, dai loro colleghi di partito.
Non di meno, la corruzione esercitata per mezzo del potere, il gusto del privilegio, l'ambizione, non costituiscono che il livello più superficiale della questione. Il vero problema, è che viviamo in una società retta dal feticismo delle merci, sia in "politica" che in "economia" non esiste alcuna autonomia delle persone, nessun margine di manovra. Se un'autonomia esiste, essa esiste fuori dalla politica e dall'economia, e contro di esse. Si può, in una certa misura, rifiutare di partecipare al sistema, ma non si può parteciparvi sperando di migliorarlo. Le "maschere" (come Marx chiamava gli attori della società capitalista) non sono gli autori della sceneggiatura che sono chiamate a recitare. Si trovano lì solo per tradurre in realtà le "esigenze del mercato" e gli "imperativi tecnologici". Perché allora meravigliarsi se coloro che vogliono "giocare il gioco", una volta arrivati a ciò che si chiama molto ingiustamente "il potere", non fanno altro che essere "realisti", concludendo delle alleanze con degli esseri spregevoli, ed esaltandosi per ogni piccola vittoria ottenuta in cambio di dieci porcherie che hanno dovuto accettare? E vi ricordate di coloro che erano convinti che le donne, o i neri, o gli omosessuali dichiarati, avrebbero fatto una politica "diversa"?

Ci sono effettivamente delle buone ragioni per preferire la democrazia borghese allo stalinismo o al fascismo. Ma Hitler non è stato fermato da nessun "voto utile". Ed è sicuro che per mezzo della scheda elettorale non si eviterà il peggio, al contrario. "Elezioni, trappola per coglioni", si urlava per le strade, nel 1968. Nelle urne, era sempre de Gaulle a vincere.

 - Anselm Jappe -
 
fonte: http://palim-psao.over-blog.fr

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