venerdì 7 gennaio 2011

facce in libertà

Bertinotti___Cofferati1

Non so più quante volte, in tutti questi anni, ho sentito e risentito lo stesso identico ritornello. Quante volte - troppe - mi è capitato di assistere all'eterno giochino della cosiddetta "ultima volta e poi basta", per cui si toglieva e poi si ridava fiducia - di volta in volta - a questo o a quel sindacato, o meglio all'apparato dirigente di questo o quel sindacato. Verrebbe da dire - e da augurarsi – che siamo arrivati all'ultimo atto, con la cgil e la fiom, ciascuno nel ruolo del poliziotto buono e di quello cattivo. Ma, al peggio non c'è mai fine, ci avverte la saggezza popolare. E quando pensavi di esserti in qualche modo liberato delle facce di certi personaggi, ecco che te le vedi ricomparire - le facce come il culo! "Lavoro e Libertà", l'hanno chiamata così la loro associazione indignata, con cui si proporrebbero di promuovere democrazia e diritti dei lavoratori.
Libertà. La trovi dovunque, 'sta parola libertà, al giorno d'oggi. Ce la infilano sempre, dappertutto, tutti, chissà mai perché. Ce la infilano talmente e talmente a sproposito da farti venir voglia di gridare "abbasso al libertà", come in un film di Bunuel! Ma loro sono professionisti, della democrazia. Quella "democrazia sindacale" così esperta nel far “fruttare” i risultati delle votazioni nel corso delle assemblee. Figli dei Lama e dei Carniti, e nipotini dei Di Vittorio, sanno bene che non vale che l'operaio si volti per contare le mani alzate e per cercare di capire come cazzo abbia fatto a passare i sì all'accordo, quando quasi tutti erano contro! Cose che capitano, quando ci sono dei professionisti. Il bello della politica, e anche del sindacalismo, è che puoi sputtanarti quanto vuoi, ma basta un bel bagno rigeneratore, nella classe operaia e nei suoi diritti, e ne esci come nuovo, mondato, pronto ad affrontare nuove sfide e nuove poltrone.
Hanno messo su una bella congrega. C'è perfino lo studioso di Marx, fra loro, temporaneamente dimentico del terzo volume di Das Kapital, che ci viene a raccontare come sia indignato da "la continua riduzione del lavoro, in tutte le sue forme, a una condizione che ne nega la possibilità di espressione e di realizzazione di sé". Andrebbe mandato davvero, a lavorare per il padrone di Marchionne, per esprimersi e realizzarsi. E pensare che questo signore ha scritto "Operai e Capitale"!!! E certo che viene il sospetto che l'abbiamo (il plurale è dovuto) letto male, quel libro!
Sembra di essere davvero in quel film apocrifo di Sergio Leone dove Nessuno/Hill dice a Beauregard/Fonda - "come ai bei vecchi tempi", e Beauregard risponde - "I bei vecchi tempi non ci sono mai stati!" Ma forse per capire questo sarebbe bastato aver ascoltato mio padre quando mi raccontava delle sue dimissioni di segratario dalla Fiom di Siracusa, alla fine degli anni quaranta.     Bei tempi, un cazzo!
Libertà e lavoro. Così si sono chiamati! I nomi? Cioè, i nomi di questi qui che vogliono "difendere gli operai"? Eccoli: Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati, Gianni Ferrara, Luciano Gallino, Francesco Garibaldo, Paolo Nerozzi, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Aldo Tortorella, Mario Tronti.
Certo, a farsi difendere da gente così, c'è la possibilità concreta che gliel'aumentino, la condanna, agli operai!

2 commenti:

CIRANO2 ha detto...

se a difendere gli operai ci sono quelli che hanno tradito la classe dei lavoratori e hanno ricavato solo carriere non c'è futuro per chi lavora!
CIRANO2 REGGIO CALABRIA

franco senia ha detto...

difendere, è una parola grossa. Piùcchealtro mi dà l'impressione che cercano un qualche modo di "ricandidarsi", considerato che ultimamente sono un po' in ribasso, pur confrontandoli al basso nel cui ambito si muovono.
La speranza è che sappiano riconoscerli per quel che sono