venerdì 22 maggio 2009

Linea di Condotta



Forse avrei dovuto intitolarlo "la mia libertà", questo pezzo di blog. Come la canzone del mio amico, cui forse per certi versi assomiglia. Ma poi mi ritrovo ad interrogarmi sulle parole e sul loro significato; "amico", "assomiglia" ... E non tiro fuori più un ragno dal proverbiale buco!
No, aspetta, fermi tutti. Non so che cosa io stia facendo, disponendomi a scrivere questa cosa, ma non è - credo - né una domanda, né una confessione (due cose che poi, nei fatti, coincidono spesso). Sono solo io.
Dicevo, non so ma magari questa è solo (ho detto "solo"!!??!!) una "lettera aperta" ai miei "cosiddetti" amici (ho virgolettato "cosiddetti", e non "amici") che magari leggono 'sto blog, e magari si fanno delle domande su di me, sulla mia vita, sulle mie scelte, pensandomi in qualche modo.
Sì, lo so, è la prima volta, e forse non dovrei che, così facendo, mi rovino l'immagine (qui, internettianamente, ci andrebbe la faccina che sorride ammiccante!). E poi, gli amici, quelli veri, non si fanno mai domande su di te! Almeno, così funzionava una volta. E forse funziona ancora così, ed è per questo che oggi siamo tutti davvero un po' più soli ...Pazienza.
Ma procediamo con metodo, e ... per categorie. Credo che ciascuno abbia le sue, di categorie, nel senso di una coppia contrapposta (qualcosa come tipo bello/brutto, buono/cattivo) da usare per aggredire la realtà, per conoscerla, per poterla vivere e per comportarsi. Magari mi sbaglio, e vale solo per me, ma io mi affido alla coppia giusto/sbagliato! Non so più nemmeno da quanto, almeno da quando mi ricordo. Colpa di quelle persone, poche, che hanno esercitato il loro influsso su di me, a partire da mio padre. Così ho cominciato presto; e non ho ancora smesso. Non credo di poterlo fare.
E qui il discorso si inceppa, mentre il portacenere si riempie.
Giusto/sbagliato è una coppia che funziona ancora, solo che, nella mia testa, e nel mio cuore, le percentuali non sono più le stesse, rispetto ad altri anni della mia vita.
Il giusto appare meno giusto, e lo sbagliato meno sbagliato, ma non può essere una giustificazione, questa, per non fare quello che è giusto. Quello che si sa essere tale.
Ragion per cui, lo si fa, e ci si pensa dopo! Bisogna assumersi la responsabilità. Di quello che si pensa, di quello che si sa, in una parola, di quello che si è.
"Io, Corbari, ho ucciso il fascista mio amico. L'amicizia a volte confonde. Ed io voglio assumermi le mie responsabilità", si parva licet, credo che queste parole, pronunciate da Silvio Corbari, possano rendere l'idea. Scelgo, e me ne assumo le responsabilità. Anche di creare dolore, di darlo e di subirlo. Poi continuo a camminare su questo mio crinale che divide il giusto dall'ingiusto, e conto e guardo i miei fantasmi. Sì, mi arrogo il diritto di scegliere cos'è giusto, ed il diritto di spazzare via l'ingiusto dalla mia vita.
Poi, i fantasmi rimangono, con le loro flebili voci, a ricordarmi il prezzo pagato.
A me sta bene così!

2 commenti:

boris battaglia ha detto...

Brecht, in qualche modo?

franco senia ha detto...

In qualche modo, ma anche il numero unico di una rivista di tanti anni fa. Oppure una ricerca, un metodo, un voler essere. Per andare avanti.