venerdì 3 ottobre 2008

Ottobre, fughe.



«Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa (…) che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga spesso, quando si è lontani dalla costa, è il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione.» Così esordisce Henry Laborit, biologo francese, nel suo "Elogio della fuga".

“E’ possibile che io fugga, ma durante la mia fuga cercherò un’arma”, chiosa George Jackson dalla prigione.

E Francis Scott Fitzgerald riassume: “Ciò mi portò all’idea che coloro i quali erano sopravvissuti se l’erano probabilmente cavata tagliando la corda. Questa è un’espressione particolare, non applicabile a chi evade da un carcere con la prospettiva di andare a finire in un nuovo carcere o di essere costretto a viva forza a tornare nel vecchio. La famosa “Evasione” o “il piantar baracca e burattini” è un’escursione in una trappola anche se la trappola include i mari del Sud, che sono solo per coloro che vogliono dipingerli o navigarli. Tagliare la corda è qualcosa da cui non si torna indietro, qualcosa di irrimediabile perché fa sì che il passato cessi di esistere”.

Non so, perché mi sia venuto di ricostruire, mettere insieme, questa sorta di discorso.
Un discorso, ovviamente, fuori dal tempo.
Fuori dal tempo, come l'isola della fotografia. Un'isola diventata, forse suo malgrado, a causa di un film, "l'isola dei fuggiaschi" (lo preferisco, fuggiasco, come termine, a fuggitivo).
Un posto in cui scappare. Finché sarà possibile, e finché ci saranno posti in cui scappare.

20 commenti:

Sergio ha detto...

Franco, ti lascio un meme aspettandoti nel mio blog Titiritero de palabras, salud, Sergio.

Anonimo ha detto...

elogi di fuga da parte di tre autori che non sono mai fuggiti - al più hanno viaggiato, tre persone che hanno, per tutta la vita, pervicacemente inseguito quello che volevano fare (lo scienziato, la rivoluzione, lo scrittore).
Come sempre, chi davvero fugge lo fa perchè ne sente il bisogno e non passa il tempo a parlare della fuga; chi ne parla, generalmente, non ha alcuna intenzione di fuggire.

franco senia ha detto...

già, non sono mai fuggiti. Del resto credo fosse stato proprio Fitzgerrald a mettere in guardia a proposito della superficialità di coloro che conoscono le cose solo a partire dalla propria ... esperienza personale.
Poi, amerei dire che jackson magari, per scappare, sarebbe scappato. Quanto meno ci ha provato, armi alla mano. E quanto a passare il tempo a parlare della fuga ... be' mi sembra del tutto ingeneroso, almeno nei suoi confronti. Quanto all'intenzione di fuggire ... misuriamo ciascuno la nostra propria...

salud

Anonimo ha detto...

infatti la frase di jackson era l'unica a non parlare della fuga in sè, bensì della necessità di portarsi un'arma, necessità ineccepibile.
A suo modo, Fitzgerald è stato quantomeno onesto, nella frase che riporti, esplicitando che "si fa per parlare" e non perchè si creda davvero che sia bene uccidere il passato tagliando la corda.
Resta dunque verissima, a mio avviso, la notazione che (il più delle volte - mica necessariamente sempre) chi parla di fuga lo fa per esorcizzare la paura che ha all'idea di fuggire, paura che tendenzialmente non riuscirà a sconfiggere.
Se così non fosse ... sarebbe semplicemente già fuggito e avrebbe ormai perso interesse nell'argomento.

franco senia ha detto...

Una notazione, per essere verissima, abbisogna di qualche sostegno in più. Anche perché vengono a mente molti più autori, in fuga, che parlano della fuga, di quanti parlino della fuga, senza esser mai fuggiti. B.Traven, Jack London, solo per dire di due fuggiaschi che scrivono e non esorcizzano. Ma, in fondo, fuga rimane la vocazione del prigionero di contro alla vocazione del carceriere. E a partire da questo, con ogni probabilità, si dà ripartizione. E si sceglie.

salud

Anonimo ha detto...

non mi pare che la fuga, soprattutto nel senso simbolico usato dai brani riportati, sia così inscindibilmente legata al carcere e ai carcerieri, tant'è che anche i brani da te riportati, in due casi su tre, non si riferiscono a nessun carcere e nessun carceriere.
A meno di voler chiamare carceriere una tempesta oppure i mari del sud.
Continuo a pensare che chi vuole fuggire semplicemente ... fugge

franco senia ha detto...

il "carcere" può avere una sua ... immanenza. E la fuga dal carcere non è che necessariamente debba procedere dal fondo di un carcere!
Sì da fuga dal carcere anche quando si prende una strada che devii dalla destinazione carceraria.
Ma non è questo il problema, giusto?
Il problema è che, fin quando esisteranno dei carceri (in qualsiasi accezione) qualsiasi brano (riportato o meno) si riferirà sempre ad un carcere. E lo farà dalla parte del fuggiasco o dalla parte del carceriere.
A scelta!

salud

Anonimo ha detto...

non mi pare, sarebbe come dire che finchè esistono i carceri, allora ogni fuga è un'evasione.

franco senia ha detto...

Ogni fuga è, un'evasione!
Dal carcere, o da quel che è.
Oppure, magari, anche no, ma è suggestivo pensarlo.

salud

Anonimo ha detto...

questo mi sembra solo un espediente retorico per staricare sul supposto carcere e sul supposto carceriere la propria incapacità di fuga.
Ma le prigioni peggiori sono quelle in cui siamo noi stessi prigioniero e carceriere.

giulia

franco senia ha detto...

Esatto!
Infatti, volendo, tutto si riduce al problema posto da Camus, come unico problema "filosofico": se ci si debba suicidare o meno!
L'unica vera fuga possibile.

salud

Anonimo ha detto...

"non si riferiscono a nessun carcere ed a nessun carceriere"... cazzo, qualcuno deve aver ricavato un unico sgabuzzino cieco nel panopticon. più perversi di bentham!

l.

franco senia ha detto...

Magari disegnato da Piranesi!

salud

lucharoja ha detto...

porca miseria! sgabuzzini ciechi, gotici e... artistici.
menomale che al mondo c'è chi dice che edmond dantes è più importante di marx.

l.

franco senia ha detto...

Lo dice taibo, infatti!
Uno che, in un suo romanzo, scrive un episodio salgariano nuovo di pacca, con dentro sandokan e janez in fondo ad una segreta, sottoterra.
Ma anche Salgari attiene alla fuga, giusto? Anche se il mio riferimento rimane "il vagabondo delle stelle"!

salud

lucharoja ha detto...

già. da salgari a london, passando, perchè no, per steve mcqueen...
che dire, se non semplicemente -con il fratello ;-) himes- "corri uomo corri!"

l.

franco senia ha detto...

Chester Himes!!???
Ed io che pensavo a Tomas "Cuchillo" Milian!

salud

lucharoja ha detto...

eheheheh... butta via!

l.

Anonimo ha detto...

good start

Anonimo ha detto...

imparato molto