martedì 21 ottobre 2008

compagni che tornano ... in mente



Non lo so perché, davvvero! Succede. A guardare la televisione, i suoi servizi giornalistici. Notizie. Morti. Muore giovane chi è caro agli dei, si diceva da qualche parte. E un motivo forse c'era, quello di far sì che non accadesse il peggiore dei mali: diventare la caricatura di sé stesso!
Così apprendo, oggi, della morte dell'ennesimo "padre della patria". Non sto nemmeno a dirne il nome. Il solito percorso, ""Giustizia e Libertà", poi la resistenza e la liberazione. Ah, certo, la CGIL, senza dimenticare il partito di sinistra senza compromessi, mai comunista: il psiup, lo votava anche mio padre (ah, lui era comunista!) e, fra i sessanta e i settanta a Siracusa, ricordo, arrivava oltre l'11%. Un bel primato! Ah dicevo, del morto eccellente. Ho visto passare gli ultimi fotogrammi della sua vita. Agitato come un pagliaccio, insieme ad altri pagliacci della politica. Estrema ingiustizia e vergogna. Ai miei occhi, ovviamente. No, non dirò il suo nome. Ne farò un altro invece. Un modo di rispondere, il mio, come al gioco delle carte. Un tressette, magari.
Alla meno!
Non lo so, dicevo, ma mi è tornato in mente, Gianfranco. Uno che diceva, quando era detenuto a Trani, che "io in carcere sto benone, è il posto migliore dove stare di questi tempi". Lo stesso che, quando scoprì di essere malato di cancro, argomentò: - "allo stato gliel'ho messa in culo!", ritenendo preferibile la morte ad un'esistenza da detenuto. Lo so, libertà è una parola desueta. La libertà con la maiuscola, al singolare. Niente a che fare con le libertà plurali, quelle da confezionare e riporre nei rispettivi contenitori.
Gianfranco, era entrato nel PCI nello stesso anno in cui sono nato io. Forse una differenza d'età eccessiva, per poterlo chiamare amico. Forse. E quando ne è uscito io avevo solo otto anni, Si è laureato che io ne avevo undici, di anni. Poco dopo esce da "Quaderni Rossi", quando si accorge della svolta "entrista" nel PCI che la rivista stava assumendo. Uno come lui che ha riversato i suoi più violenti e dissacranti insulti su pci, sui sindacati, sul movimento operaio e la sua storia, sugli stessi operai! Senza mai esserne fuori, da sinistra. Eran quegli altri, ad esserne fuori. Un partigiano che detestava l'antifascismo! Anarchico per aver studiato Marx e brigatista senza condividersi. E stanco, alla fine, dei tanti disperati tentativi di inventarsi un'altra storia. Una risata che li seppellirà, tutti! Compreso Gad Lerner che su "Il Lavoro" di Genova, il 13 febbraio 1981, provava a scrivergli un necrologio. Borghesi, non avete capito un cazzo!

Gianfranco Faina (Genova, 6 agosto 1935 - Vignola (MS) 11 febbraio 1981 - e oltre)

Qui, in questo zinco
sta un uomo morto,
o le sue gambe o la sua testa
o di lui anche qualcosa di meno,
o nulla, perché era
un agitatore.
Fu riconosciuto fondamento del male.
Sotterratelo. E' meglio
che solo la moglie vada con lui allo scorticatoio.
Chi altri ci vada
è segnato.
Quel che è lì dentro
a tante cose vi ha aizzati:
a saziarvi
e a dormire all'asciutto
e a dar da mangiare ai figli
e a non mollare d'una lira
e alla solidarietà con tutti
gli oppressi simili a voi, e
a pensare.
E siccome quel che è lì dentro ha parlato così,
l'hanno messo lì dentro e deve essere sotterrato,
l'agitatore che vi ha aizzati.
E chi parlerà di saziarsi
e chi di voi vorrà dormire all'asciutto
e chi di voi non mollerà d'una lira
e chi di voi vorrà dar da mangiare ai figli
e chi pensa e si dice solidale
con tutti coloro che sono oppressi,
quello, da ora fino all'eternità
dovrà essere chiuso nella cassa di zinco
come questo che è qui,
perché agitatore, e sarà sotterrato.

(Bertolt Brecht)

3 commenti:

alessio ha detto...

Fra l'altro - non so se lo sai già, penso di si - amico e professore di Joe Fallisi (che me n'ha parlato a lungo), il quale dovette all'ultimo momente cambiare relatore per la tesi, perchè il suo (appunto, lui) era entrato in clandestinità... Quanto all'"ennesimo padre della patria" non era poi (quanto meno a me) il più antipatico... ma le mie opinioni su di lui me le son fatte dai suoi libri più che dalle interviste televisive.

franco senia ha detto...

Che dirti, alessio? Anche a me foa non era antipatico, ma quando ho visto ieri sera il servizio e quelle ignobili burattinate di un foa ormai vecchio a far da sgabello a prodi e compagnia .....

salud

Anonimo ha detto...

...e questa è la fortuna (mia!) di non avere più una TV!