lunedì 3 marzo 2008

Le scarpe strette di Oreste



Il ricordo più vivido, e anche più "lancinante", di quella giornata di quarant'anni fa esatti, il I marzo 1968 a Valle Giulia? Oreste Scalzone non ha dubbi in proposito: quei maledetti scarponcini, prestatigli la mattina dal compagno presso cui aveva dormito. Quel compagno oggi insegna nella stessa facoltà di Architettura che fu teatro della battaglia che, oramai, nell'immaginario sembra essere diventata la radice di tutto il bene e di tutto il male (compreso quello ai piedi di Oreste) che ebbe inizio in quell'anno destinato a durare un decennio.
"Già, le scarpe" - gli ripetè Oreste, guardandolo. Però, a ben vedere, i piedi dei due non sembrano essere poi così differenti , di misura. Un mezzo punto, mi vien da valutare. Ma forse quel mezzo punto ha bisogno di essere moltiplicato per questi quarant'anni trascorsi. Scarpe per anni, chissà cosa diavolo può venirne fuori dall'operazione!
Il bene e il male, dicevo. Un po' come le persone (invitate e non) che questa sera di sabato primo marzo stanno affollando l'Aula Magna, per "commemorare". Già, ma cosa? Lo sfoggio d'eleganza, dalla più parte di loro, stride ed è mal proporzionata al soggetto della serata - va detto! Ma c'era da aspettarselo. Hanno parlato. Quelli (assai pochi) che hanno ancora qualcosa da dire, e hanno parlato i molti che, forse, anche già allora non avevano niente da dire.
Alla fine - va sottolineato - l'apice del ridicolo viene raggiunto quando la docente, che ha organizzato la mostra fotografica contestuale alle "commemorazioni", letteralmente costringe a salire sul palco, per ... esprimersi, le tre allieve che hanno fatto tutto il lavoro (da "negri") di raccolta e organizzazione del materiale esposto.
Finisce così, mentre Portelli si trattiene con Oreste, per farsi raccontare qualche episodio antico, però svoltosi a Terni.
Finisce così come una sorta di grande convegno sul fumo e sulla più grande fumata degli ultimi cinquant'anni; un convegno in cui la maggioranza degli intervenuti ha smesso da tempo di .... fumare.
Cose che capitano!

2 commenti:

vitocola ha detto...

Interessante (a prescindere) il tutto. Sono anni che ho perso le tracce di quel pensiero "operaista" che mi avevano trascinato fina alla fine degli anni '70. Scalzone lo sentivo politicamente vicino ma tanto distante geograficamente.
Che fine abbiamo fatto noi ?

franco senia ha detto...

Io dico che non abbiamo fatto nessuna "fine" :-)
Come vedi, succede ogni volta che si può, ci vediamo, ci incontriamo, ci riconosciamo.... Forse non è molto, ma non è nemmeno poco!

salud