martedì 10 luglio 2007

Superstiti e sopravvissuti


C'è un libro, fra i tanti che ho, disperatamente sottolineato (con tratti di matita, ai tempi non c'erano gli evidenziatori), letto e riletto. Le pagine sono oramai ingiallite, però hanno tenuto e la rilegatura non si è disfatta. Il libro è un libro per così dire "sfortunato". Rifiutato dalle due case editrici di riferimento di Danilo Montaldi, che con Einaudi e Feltrinelli aveva pubblicato quelli che sono considerati due classici della cosiddetta "inchiesta militante", "Le Autobiografie della leggera" e "Milano Corea", rispettivamente.

Alla fine "Saggio sulla politica comunista in Italia (1919 - 1970)" venne edito per "Quaderni Piacentini". Non mi erano simpatici "quelli" di "Quaderni Piacentini". Ricordo che da subito, nel 1970, appena sbarcato alla Casa dello Studente di Piazza Indipendenza, avevo conosciuto come inquilino della "casa" stessa uno che con quella rivista ci collaborava. Bruno Accarino. Anche oggi collabora con varie riviste e giornali, fra cui "Il Manifesto" ed ha una cattedra di filosofia da qualche parte. Credo fosse questo, già da allora, il suo scopo, e credo che sia stato proprio per questo che non mi risultò simpatico di primo acchito. Ad ogni modo, a rischio di scivolare nell'aneddotica, ricordo che era amico di un altro napoletano, un pazzo scatenato che si definiva "il barone situazionista" e che, di notte, lasciava cadere il contenuto dei pacchi di pasta dall'ultimo piano della "casa", giù per la tromba delle scale, uno ad uno. Ricordo anche che dovetti faticare non poco per far rimuovere l'Accarino dalle liste nere dei compagni di mezza Italia che lo avevano classificato come "fascista fiorentino". Era successo che, durante l'assalto alla casa dello studente da parte dei simpatici ragazzi che frequentavano la prospiciente sede del "movimento sociale" (c'era in corso una riunione regionale, credo, e si erano sentiti disturbati dalle note delle canzoni che provenivano dall'ultimo piano della palazzina universitaria). Fatto sta che, insieme ai più esuberanti dei ragazzi in camicia nera, anche l'Accarino era finito al commissariato per aver chiesto ad un maresciallo di salutargli ... la signora! Ad ogni modo - a prescindere dalla digressione - il libro venne pubblicato .... e ignorato pressoché da tutti. Pubblicato nel 1976, quando il pci era al massimo della sua fortuna, il libro enuncia la previsione, agghiacciante per la puntualità con cui si è verificata, secondo cui il partito egemone della sinistra, una volta abbandonato del tutto il "sogno rivoluzionario", si avvia mestamente verso il nulla.
Verso i Fassino, i Veltroni, i Mussi......
Non è andata a genio a molti, se non a punti, la tesi che approccia da un altro punto di vista la cosiddetta "autonomia del politico" trontiana, per dichiarare che "la storia della classe operaia italiana è totalmente autonoma dalla struttura istituzionale del movimento operaio".
E questa autonomia della classe, dentro il libro, giace sotto ogni parola, e la sua sottolineatura, che di tanto in tanto mi vado a rileggere. Quasi a mo' di conforto! Quasi sperando che venga un altro Montaldi che sappia trovare il punto di sutura fra i superstiti, i sopravvissuti di oggi e un nuovo ciclo di lotte.

1 commento:

Anonimo ha detto...

E' per leggere cose del genere che guardo tutti i giorni questo blog. Bravo Franco!